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Scritto da MARALB
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bizantini
I BIZANTINI
L 'età bizantina nella storia sarda si fa iniziare convenzionalmente
con la riconquista da parte di Giustiniano (534). A quella data, però,
si mantenne una continuità sostanziale con la fase romana. L'invasione
dei Longobardi (568), che mutò il volto dell'Italia, non toccò la
Sardegna (si veda 599) anche se vi sono nell'isola tracce della loro
presenza documentate dal ritrovamento di diversi oggetti.
Storia
Durante il pontificato di Gregorio Magno (590-604) la Sardegna rientra
ancora in una sfera romana partecipando dell'opera di tutela,
amministrazione ed evangelizzazione del grande papa. Le molte lettere
che il pontefice dedicò a personaggi e problemi sardi sono, inoltre, la
documentazione più ricca che possediamo sulla Sardegna tardo-antica.
Esse ci documentano - tra l'altro - la perdurante divisione della
Sardegna in un'area romanizzata (coste e città costiere, pianura) e una
regione interna ancora barbarica. Alla conversione al Cristianesimo di
queste popolazioni dell'interno Gregorio Magno si adoperò inviando
lettere e degli emissari. In particolare, per convertire le popolazioni
dell'interno, inviò il dux Zabarda che nel 594 stipulò un patto con il
capo dei Barbaricini Ospitone.
È, comunque, a partire della mancata invasione longobarda (599) che la
storia della Sardegna comincia a divergere da quella dell'Occidente
romano-barbarico e ad entrare in una vera e propria fase bizantina. È,
invece, dall'intensificarsi della presenza araba nel mediterraneo
occidentale (con data cruciale nella conquista araba della Sicilia -
vedi 827) che i contatti con Bisanzio dovettero diradarsi;
probabilmente nei secoli IX e X venne a maturazione l'autonomia
politica che troveremo propria della Sardegna giudicale .
Nella Sardegna giudicale, vissuta per secoli estranea alla cultura ed
alle istituzioni politiche dell'Occidente feudale, troviamo molte
tracce dell'eredità bizantina; soprattutto una concezione del diritto
di stampo prettamente romano e una concezione dello Stato e della
dimensione pubblica come nettamente separata da quella privata
(l'esatto contrario del feudalesimo ). Si ricorda che, in età
giudicale, vigeva la distinzione tra patrimonio pubblico (de rennu =
del Regno, dello Stato) e patrimonio privato del giudice (detto de
pegugiare, ossia "peculiare"). Da ricordare, inoltre, l'indivisibilità
del regno anche nei casi - che talvolta si sono dati - di condominio
tra coeredi della corona di Giudice.
Estranea al feudalesimo sarà anche l'istituzione giudicale della
servitù; nella Sardegna giudicale il servo (in genere tale dalla
nascita) era soggetto nei confronti del padrone (o di più padroni) a
delle prestazioni d'opera, ma (a
differenza che nell'Europa feudale) aveva personalità
giuridica, poteva testimoniare o ricorrere in giudizio ed era libero p.
es. nel contrarre matrimonio o nell'acquistare, vendere, trasmettere in
eredità beni di sua proprietà (sono documentati
perfino casi di donazioni a chiese); poteva anche riscattarsi tramite
pagamento.
Molti altri aspetti si potrebbero aggiungere a proposito
delle permanenze bizantine. Occorre, però, anche ricordare che, dopo
l'età di Gregorio Magno, questa fase ci ha lasciato pochissima
documentazione diretta.
Un aspetto di solito sottolineato negativemente è il
fiscalismo: le popolazioni soggette all'Impero Bizantino furono vessate
con il lavoro e ogni sorta di tributi a cui si aggiungevano i
"suffragia", tassazioni aggiuntive con cui gli ufficiali
imperiali cercavano di recuperare le somme spese per ottenere
l’incarico.
Cronologia dell'età bizantina
* 552 Brevissima occupazione da parte
degli Ostrogoti di Totila.
* 565-578 A Giustiniano succede Giustino
II. Politica fiscale più mite.
* 590-604 Pontificato di Gregorio Magno.
Suo interesse missionario nei confronti della Sardegna. Lettera ad
Ospitone per la conversione dei Barbaricini.
* 594 Pace tra Bizantini e Barbaricini.
* 599 Viene respinto un attacco
longobardo alle coste del Cagliaritano.
* 603 L'inviato papale Vitale è
incaricato dai possessores sardi di recarsi presso l'Imperatore Foca
per chiedere una diminuzione del carico fiscale.
* 642 Inizio della conquista araba dell'
Africa bizantina.
* 669-673 Attacco e assedio arabo di
Bisanzio.
* 698 La conquista di Cartagine è una
data decisiva dell'occupazione dell'Africa nord-occidentale da parte
delle forze califfato omayyade e dell'islamizzazione di quella regione.
Cronologia:
dalle incursioni arabe all'età giudicale
* 705 Prima incursione araba documentata
(forse nell'isola di San Antioco), inviata dal califfo Abd-el-Aziz
(egiziano).
* 709 Incursione ordinata dall'emiro
Musâ.
* 711 Importante incursione araba sulla
Sardegna, contemporanea della conquista della penisola iberica. Sebbene
fallita da più punti di vista, questa incursione è rappresentativa di
un decisivo balzo in avanti dell'espansionismo islamico.
* 733, 736 Altri attacchi arabi.
* 753 In seguito ad un attacco, secondo
un'attendibile fonte araba (Ibn-al-Atîr), viene imposto ai Sardi il
pagamento della giziah. Segue un periodo di circa cinquant'anni sul
quale non abbiamo notizia di incursioni.
* 760 L'imperatore Costantino V prepara
una flotta, abbastanza efficiente, per difendere il Tirreno
dall'espansione araba e dalle scorrerie.
* 807 Tentativo di incursione degli
Arabi di Spagna (probabilmente presso le coste di Oristano), che però
viene bloccato, con gravi perdite fra gli invasori (il fatto è narrato
nella Cronaca di Saxo e dovette avere una certa risonanza fuori
dell'isola).
* 810-812 Un altro tentativo dalla
Spagna fallisce, mentre – nell'812 – un'incursione si limita a toccare
la Corsica. Nello stesso periodo si preparava anche un attacco alla
Sardegna da parte degli Arabi africani, che non giunse a termine perché
la flotta fu dispersa da una tempesta.
* 815 Ambasciata di sardi ("legati
sardorum de Carali civitate") presso Ludovico il Pio, che richiedono
assistenza militare (il fatto è narrato negli Annali di Eginardo).
* 816 Saccheggio di Cagliari, la flotta
viene però dispersa al ritorno da una tempesta.
* 821 Altra incursione.
* 827 Gli Arabi iniziano l'occupazione
della Sicilia; questo evento è probabilmente rilevante nel segnare una
tappa della separazione della Sardegna dall'impero bizantino.
* 829 Passaggio in Sardegna del conte
Bonifacio (il feudatario carolingio preposto alla Toscana e alla difesa
navale nel Tirreno) diretto verso le coste africane.
* 934 A quest'anno risale un'incursione
proveniente dall'Africa; si trattò di un fatto di una certa gravità; la
cronaca di Ibn-al-Atîr parla di una grande strage di abitanti e di
distruzione di navi effettuata in Sardegna da una flotta diretta a
saccheggiare Genova.
* 947 Trattato di pace tra Impero
bizantino e Califfato omayyade di Spagna.
* 972-1001 Al-Mansur è ministro e, dal
996, califfo a Cordova. Avvia un'ambiziosa politica espansionistica. È
suo liberto e protetto Mujiahid, poi wali (principe) di Denia (Baleari).
* 1015-16 Tentativo di conquista
dell'isola da parte di Mujiahid. L'intervento di Pisa e Genova, che
ricacciano l'esercito di Mujiahid, apre le porte della Sardegna alle
due repubbliche marinare. Riprendono anche i contatti dell'isola con la
Chiesa romana.
* 1065 A quest'anno risale la donazione
di due chiese all'abbazia di Montecassino da parte del giudice di
Torres Barisone di Lacon-Gunale. Si tratta del più antico scritto
pervenutoci della Sardegna giudicale. Da questa data in avanti le
nostre conoscenze sono sempre meglio documentate.
Amministrazione
bizantina
I dati essenziali sull'organizzazione amministrativa bizantina in
Sardegna sono i seguenti:
A capo di ogni prefettura c'era un capo militare (magister militum) e
un capo civile (prefetto del pretorio).
A capo d’ogni provincia c’era un praeses, detto anche iudex provinciae,
con incarichi civili che risiedeva a Cagliari e un dux con compiti
militari che risiedeva, assieme ai soldati di manovra (comitatenses), a
Fordongianus (Forum Traiani) che era sin da tempo romano un baluardo
fortificato contro gli abitanti delle Barbagie.
Lungo questo antico confine, in fortezze come quelle di Austis,
Samugheo, Nuragus e Armungia, furono stanziati soldati detti limitanei.
Le due più importanti cariche, nel VII secolo furono unificate.
Per permettere il controllo delle rotte che attraversavano il mar
Tirreno l'isola era sede di scali per la flotta bizantina.
La Sardegna viene inizialmente costituita quale ducato nell'ambito
dell'Esarcato d'Africa, successivamente alla caduta dell'Esarcato il
ducato dipende direttamente da Costantinopoli divenendo in seguito
arcontato nel X secolo, cioè una circoscrizione con le stesse
caratteristiche del thema ma meno ricca e territorialmente estesa. I
governatori dell'isola portavano inizialmente il titolo di hypatos per
poi passare a quello di protospatario ed infine a quello più importante
di patrizio dalla metà del IX secolo.[1]
Ordinamenti
bizantini in Sardegna
Gli storici hanno spesso evidenziato le affinità delle istituzioni
bizantine con quelle sarde giudicali, che rendono molto probabile una
filiazione.
Abbiamo accennato sopra alle caratteristiche, derivate da una
concezione romana del diritto, che separano nettamente la Sardegna
giudicale dal contesto dell'Europa feudale.
Un settore importante è quello della concezione dello Stato e delle
modalità di esercizio della sovranità. Si è voluta riscontrare
un'affinità tra le strutture dello Stato bizantino e quelle sarde
giudicali. Per esempio, Francesco Cesare Casula scrive:
« L’impero bizantino era uno Stato
autocratico, perché tutto ruotava attorno alla figura dell’imperatore,
che creava e sostituiva i ministri a piacimento; aveva il totale
controllo delle finanze; la legislazione era nelle sue mani; era il
comandante supremo di tutte le forze militari ed era, inoltre, il capo
della Chiesa.
Tuttavia, in virtù della lex de imperio, il trono non era ereditario ma
elettivo per acclamazione del senato, dell’esercito e del popolo il
quale, se ingannato nelle proprie prerogative, «aveva il diritto legale
alla rivolta». Era ammesso, nella pratica, che il sovrano potesse
scegliere per cooptazione il suo successore; e poteva anche darsi che
coesistessero contemporaneamente più imperatori, di cui però uno solo
esercitava l’effettiva autorità (autocrator basiléus).
Molte di queste istituzioni saranno assunte nel X secolo dai regni
giudicali di Calari, Torres, Gallura, Arborea" »
(F. C. Casula Breve storia di Sardegna, Delfino, Sassari 1994, pag. 62)
Altri autori sono molto più cauti nell'indicare analogie. Francesco
Artizzu scrive che, nel considerare la funzione di patrocinio che i
Giudici sardi esercitavano sulla chiesa locale, verrebbe quasi da
parlare "di una forma – tipicamente orientale – di cesaropapismo su
scala ridotta". Ma poi osserva anche che
« nessun documento, fra quelli a noi
pervenuti, riferisce di decisioni prese dai giudici in materia più
propriamente ecclesiastica. Si sarà arrivati all’imposizione dall’alto
di un cappellano, o forse anche di un vescovo, ma nessuna testimonianza
ci è pervenuta, ripetiamo, di decisioni prese dai giudici in materia
teologica e liturgica. In questo, l’atteggiamento dei giudici si
discostava molto dalla tradizione bizantina »
(F. Artizzu La Sardegna pisana e genovese, Chiarella, Sassari 1985,
pagg. 26-27)
Le chiese
bizantine
La Chiesa sarda seguì il rito orientale per cui battesimo e cresima
erano impartiti assieme. Il battesimo era effettuato per infusione in
vasche
dove l’acqua arrivava alle ginocchia dei catecumeni. 
Fonti battesimali simili si trovano a Tharros, Dolianova, Nurachi,
Cornus e Fordongianus.
Nel periodo bizantino furono erette diverse chiese a croce greca, con i
quattro bracci con cupola sulla parte centrale. Fra queste la basilica
di San Saturnino a Cagliari, Nostra Segnora de Mesumundu nota anche
come Santa Maria Bubalis di Siligo che fu costruita alla fine del VI
secolo sulle rovine di un preesistente insediamento romano del II
secolo d.c., Santa Sabina di Silanus, Santa Maria Iscalas di Cossoine
San Giovanni in Sinis, il santuario di Santa Maria di Bonarcado, San
Lussorio di Fordongianus, San Giovanni d’Assemini, Santa Sofia di
Villasor, Santo Stefano di Maracalagonis, Sant’Elia di Nuxis,
Sant’Antioco di Sulcis, San Saturno di Cagliari, San Pietro pescatore
di Giorgino, Sant’Efisio a Nora, Sant’Elia e sant’Enoc (Nocco) a
Lunamatrona, Santa Croce di Ittireddu, ecc. ecc.
I monaci
Basiliani
Accanto al clero secolare operavano i monaci Basiliani (da San
Basilio), che diffusero il cristianesimo in Barbagia fino all’XI
secolo. Non
erano eremiti (solitari), ma cenobiti (vivevano in comune).
Costruivano i loro conventi in località d’antico culto pagano e
ponevano le loro celle attorno alle chiese (muristenes o cumbessias).
Queste
non erano nuove in Sardegna , ove si ricordi il santuario nuragico di
Santa Vittoria di Serri. Sono edifici di questo genere Santa Maria di
Bonarcado, San Salvatore di Cabras, San Mauro di Sorgono, Nostra
Signora di Gonare, Santi Cosma e Damiano di Mamoiada, San Francesco di
Lula, Beata Vergine d’Itria di Gavoi, i Santi Martiri di Fonni, San
Gavino a Porto Torres, San Serafino a Ghilarza e Santu
Antine di Sedilo. Proprio all’inizio dell’impero di
Giustiniano I di Bisanzio nel 529 san Benedetto da Norcia fondava a
Montecassino il
monachesimo occidentale basato sul motto “ora et labora”.
I basiliani diffusero il vangelo tra i Barbaricini e introdussero la
coltura d’alberi (melo, fico, ulivo) dei cui frutti si cibavano nei
periodi d’astinenza e di digiuno. Introdussero pure alcuni vitigni per
la produzione di vini dolci per la messa (moscato e malvasia),
praticavano i riti della Chiesa orientale, avevano la barba fluente e
dedicarono le chiese ai santi del calendario greco. Tra questi notiamo
il San Salvatore (Redentore) a Cabras, Villamar, Nuoro; La Madonna
d’Itria (Odigitria o del Buon Cammino), la Vergine Assunta (dormiente),
la Madonna del Carmelo, i Santi Profeti Elia ed Enoc; tra gli apostoli
Andrea e Giacomo, tra i santi normali ci sono San Basilio, San Giovanni
Battista, Santa Sofia (Suia), Santa Reparata e Santa Barbara.
La vita nelle campagne
L'albero del fico (in sardo: figu maseda), fu introdotto nell'Isola dai
bizantini.
Nelle campagne continuò il permanere dei grandi latifondi, ma anche le
piccole proprietà e le terre comuni. La vita rustica era condotta da
liberi (i possesores) e servi che abitavano nei paesi (ville) o nei
vici, formati da poche case.
Lavoravano i fondi privati e le terre comunitarie con la zappa e l’
aratro a chiodo, pascolavano il bestiame brado, pescavano a rete e ad
amo. Si coltivavano le vigne e
sembra che esistessero pochi frutteti. Ad opera dei monaci basiliani,
fu portato nell'isola l'albero del fico (ancora oggi ne esiste in
Sardegna una grande varietà) e sembra
fosse stato introdotto per necessità in quanto tale frutto
sostituiva la carne nei periodi di digiuno.
Le donne erano obbligate ai lavori domestici pesanti, alla cura della
casa, generalmente bassa e con pochi arredi, costruita con mattoni
crudi o pietre, senza intonaco e
con il pavimento in terra battuta. Mangiavano cibi semplici e
poco nutrienti. Lo stesso clero e i ricchi mangiavano carne e pesce
solo la domenica e per le feste. L’ anno
civile iniziava nel mese di settembre e tale usanza è rimasta ancora
negli usi attuali della Sardegna contadina: questo mese è ancora
chiamato cabidanni e a cabidanni si rinnovano i contratti agrari.
Esisteva un sistema scolastico che, a livello elementare, era condotto
nelle parrocchie a vantaggio dei chierici ed alcuni laici. Pochissimi
proseguivano gli studi nelle scuole vescovili per conseguire una
licenza d’insegnamento o di notariato (tabellionato).
La lingua ufficiale era il greco bizantino con cui erano scritti i
decreti, impartiti gli ordini militari e officiati i riti religiosi.
Termini
bizantini
Risalgono a questo periodo termini come:
* arrogai, da èrroga (rompere, fare a
pezzi),
* cascài, cascàre(log.) da caschèin
(aprire la bocca, sbadigliare),
* arropai dal termine ròpalos (bastone)
col significato di bastonare, picchiare
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