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I Giudicati
Scritto da MARALB
Sabato 13 Dicembre 2008 17:37
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I Giudicati
IL PERIODO DEI GIUDICATI
I
Giudicati sardi erano entità statuali autonome che ebbero potere in
Sardegna fra il IX ed il XV secolo e del tutto diverse dalla forma
feudale vigente nell'Europa medievale, più prossime a quelle tipiche
dell'esperienza bizantina.
Il re (o giudice) governava sulla base di un patto col popolo
(cosiddetto "bannus-consensus"), venuto meno il quale il sovrano poteva
essere detronizzato ed anche ucciso legittimamente dal popolo medesimo,
senza che questo incidesse sulla trasmissione ereditaria del titolo
all'interno della dinastia regnante.
Fondendo tradizioni autoctone (usi ed istituti di presumibile
derivazione dalla civiltà nuragica) ed istituti giuridici
romano-bizantini, i quattro giudicati si discostavano dai contemporanei
regni medievali in quanto non sottoposti ad un regime privatistico,
secondo la tradizione barbarico-feudale.
Cause storiche
La Sardegna, sino all' VIII secolo, era stata una provincia dell'Impero
Bizantino, da Giustiniano e Belisario riconquistata ai Vandali nel 535.
Gli Arabi in poco più di ottanta anni conquistarono un immenso impero e
gli Abbasidi di Baghdad svilupparono loro flotte e condussero la
conquista delle isole più vicine a Bisanzio e poi.
Dal 703 al 733 la Sardegna subì una serie di incessanti attacchi che
tendevano a distruggere la potenza navale bizantina, mentre gli
Omayyadi di Damasco, consapevoli dell’invincibilità araba in terraferma
condussero un’espansione lungo le rive meridionali del Mediterraneo.
Le incursioni
musulmane
A causa delle frequenti scorrerie arabe che flagellavano le coste, la
Sardegna si trovò sempre più isolata da Bisanzio. Le condizioni di
estrema povertà portarono addirittura a dover reintrodurre il baratto.
Le fortificazioni sarde resistettero però ai diversi attacchi islamici,
tanto che in una missiva dell'851 papa Leone IV chiederà aiuto allo
Judex Provinciae (giudice della provincia) della Sardegna per la difesa
di Roma.
Cessate le scorrerie improvvise, i musulmani si riorganizzarono e
tornarono questa volta con un più ampio schieramento di forze cercando
di occupare la parte meridionale dell'isola.
Fu durante le occupazioni arabe che il re longobardo Liutprando
recuperò le spoglie di Sant'Agostino e le portò in salvo a Pavia.
Dal 705, con lo sbarco dell'Islam in Europa iniziarono le scorrerie dei
corsari musulmani provenienti dal Nordafrica e dalla Spagna. Le
incursioni improvvise non trovarono efficace opposizione nell'esercito
bizantino e gli Arabi arrivarono addirittura a occupare per un
brevissimo periodo Cagliari.
L'allontanamento
da Bisanzio
L'Isola si trovò sempre più isolata da Bisanzio e dovette
necessariamente rendersi economicamente autonoma. Non potendo contare
sull'aiuto imperiale per difendersi dagli attacchi dei pirati e dei
corsari musulmani, gli amministratori dell'isola, poco a poco,
dovettero organizzare le difese in proprio e pian piano presero
coscienza di agire di fatto più per proprio conto che per conto di
soggetti esterni.
Pian piano il distante potere imperiale scomparve dalla vista, ed è
deduttivamente condiviso che i "lociservatores" (luogotenenti,
letteralmente), funzionari di grado assimilabile al "praeses" (sorta di
prefetto imperiale) abbiano ben presto avvicendato la precedente
gestione.
In ogni caso è sicuro che fino alla metà del IX secolo vi fosse ancora
un unico giudice ad avere - per lo meno formalmente - autorità su tutta
l'isola, tanto che si possono rintracciare tre missive di papa Leone IV
che scrive al giudice sardo per informarlo riguardo ad alcune questioni
di diritto canonico e per chiedergli aiuto militare.
Sos Judikes
(I Re Giudici)
La gravità della situazione e la distanza del governo
bizantino portarono tra l'851 e l'864 i luogotenenti che governavano le
quattro Partes ad organizzarsi autonomamente. Ciascuno di loro si
nominò Judex: sono i re giudici dei quattro giudicati. Sull'antica
suddivisione amministrativa e territoriale bizantina si formarono così
i Giudicati di Calari, Arborea, Torres (o Logudoro) e Gallura che
divennero in pratica regni indipendenti uno dall'altro. In una missiva
dell'864 nella quale papa Niccolò I si rivolge ai giudici sardi
invitandoli ad evitare matrimoni tra consanguinei, il plurale sta ad
indicare che erano già nati i quattro giudicati di Logudoro (dal sardo
Locu de Torres o di Torres), di Gallura, di Arborea e di Cagliari.
Poco si conosce del primo periodo, dato che le tracce storiche partono
solo dall'XI secolo quando alla Sardegna iniziarono ad interessarsi le
repubbliche marinare di Pisa e Genova.
I quattro
Regni sardi
I Giudicati sardi erano entità statuali indipendenti che ebbero potere
in Sardegna fra il IX ed il XV secolo.
I Giudicati di Cagliari (o Calari), Arborea, Torres (o Logudoro) e
Gallura erano in pratica regni indipendenti, ciascuno dei quali
"superiorem non recognoscens", formatisi come conseguenza
dell'isolamento cui fu costretta la Sardegna in seguito all'espansione
araba nel Mar Mediterraneo, tra VIII secolo e IX secolo d.C., ed al
contemporaneo abbandono da parte dei Bizantini.
Dopo la conquista della Sicilia da parte degli Arabi, il territorio
sardo si ritrovò diviso in più entità autonome che presero la
fisionomia di quattro regni indipendenti. I quattro territori, in
realtà, corrispondevano a quelli rispettivamente precedenti dei 4
"lociservatores" che l'Impero aveva lasciato sul posto a gestire
l'amministrazione.
Non si hanno notizie certe sullo sviluppo e l'organizzazione originaria
di questi regni autoctoni, si sa invece che si affacciarono al nuovo
millennio con una struttura territoriale e amministrativa già
abbastanza definita.
Tutti e quattro furono retti da sovrani chiamati Giudici, inizialmente
tutti appartenenti alla potente famiglia dei Lacon-Gunale, la quale,
secondo l'opinione di alcuni storici del Medio Evo Sardo (in
particolare Francesco Cesare Casula), fu titolare nell'ultimo periodo
di dominazione bizantina della Sardegna, dell'ufficio di judex
provinciae nei territori che poi corrisponderanno ai Giudicati.
L'origine storica dei regni sardi medievali risiederebbe, quindi,
nell'evoluzione delle antiche circoscrizioni bizantine in entità
sovrane autonome.
Il Giudicato
o Regno (in sardo Rennu) di Cagliari (o Calari)
Il Giudicato di Calari (o Cagliari), che si estendeva sul territorio
corrispondente a quello delle odierne province sarde di Cagliari, di
Carbonia-Iglesias e d'Ogliastra. Aveva come capitale Santa Igia, le cui
rovine dovrebbero attualmente trovarsi sotto i quartieri occidentali di
Cagliari.
Era il Giudicato che aveva nel suo territorio i Campidani di Cagliari,
terre fertili e produttive, oltre ad altre ricchezze come le attività
minerarie dell'Iglesiente.
Ebbe buoni rapporti con Pisa, fino all'improvviso mutamento politico
che portò la repubblica marinara toscana ad attaccare a sorpresa il
giudicato e conquistarlo senza grossa difficoltà (1258), ponendo fine
alla sua storia.
Il Giudicato
o Regno (in sardo Rennu) di Torres (o Logudoro)
Nel nord dell'isola si trovava il giudicato o regno di Torres (o
Logudoro), con capitale inizialmente Torres (oggi Porto Torres) e
successivamente Ardara.
Il giudicato si estendeva sul territorio corrispondente all'odierna
provincia di Sassari e alle parti più settentrionali delle attuali
province di Oristano e di Nuoro e alla parte a SO di quella di
Olbia-Tempio. Questo regno giudicale, di tradizione vicina a quella
carolingia nei costumi e negli usi diplomatici, venne meno allorché la
sua ultima regina, Adelasia, venne abbandonata dal legittimo consorte
(Enzo di Sardegna, figlio di Federico II di Svevia), e lasciò il regno
nelle mani rapaci dei suoi vassalli (1259). Il giudicato venne così
suddiviso tra le potenti famiglie dei Doria e dei Malaspina, ma perse
alcuni territori anche a favore del confinante giudicato di Arborea.
A testimonianza del suo glorioso passato si può trovare ad Ardara (oggi
un paese del sassarese) una
bellissima chiesa romanico-pisana, antica cappella
palatina dei Giudici turritani.
Il Giudicato
o Regno (in sardo Rennu) di Gallura
A nord est dell'isola era situato il piccolo giudicato di Gallura, per
posizione e scarsità di risorse ben presto controllato da Pisa, che ne
determinò l'estinzione grosso modo in contemporanea col giudicato di
Calaris, incamerandone il territorio.
Il Giudicato di Gallura si estendeva sul territorio corrispondente
all'odierna provincia di Olbia-Tempio (regione storica della Gallura)
nonché sulla parte settentrionale della provincia di Nuoro (regione
storica delle Baronie). La sua capitale era ubicata a Civita
(ricostruita sui ruderi dell'antica città romana di Olbia, il cui nome
compare per la prima volta nel 1113, anche se la corte giudicale, si
ipotizza, itinerasse spesso tra i maggiori centri delle curatorie del
regno, ma la cosa non è né assodata né accertata. Ultimo Giudice (Re)
di Gallura fu Nino Visconti nel 1296.
Il Giudicato o Regno (in sardo Rennu) di Arborea
Il più longevo dei quattro fu il giudicato di Arborea, con capitale
Tharros e poi (dal 1076) Oristano.
Si estendeva sul territorio corrispondente all'odierna provincia di
Oristano (eccetto le zone più settentrionali), a quella del Medio
Campidano e a gran parte della Barbagia;
Prosperò sino al XIV secolo, allorché dovette affrontare le pretese
sulla Sardegna del regno di Aragona, a cui il papa Bonifacio VIII aveva
concesso una "licentia invadendi", la patente di conquista sull'isola.
La lunga guerra che divise i due regni si prolungò fino al 1420, quando
l'ultimo re di Arborea, Guglielmo III di Narbona, cedette quel che
rimaneva dell'antico regno alla Corona aragonese per 100.000 fiorini
d'oro.
Il Giudicato fu retto nel tempo degli Arborea, il nome con il quale si
facevano chiamare le dinastie dei Lacon - Gunale, dei Lacon - Serra,
dei Bas - Serra, dei Cappai de Baux, e alla quale apparteneva l'eroina
leggendariamente celebrata Eleonora d'Arborea, che governò come
reggente in nome dei figli dal 1383 al 1402, data in cui
presumibilmente morì di peste.
Organizzazione
giudicale
Le caratteristiche principali dei regni giudicali erano la loro natura
superpersonale e la loro organizzazione amministrativa.
Fondendo tradizioni autoctone (usi ed istituti di presumibile
derivazione dalla civiltà nuragica) ed istituti giuridici
romano-bizantini, i quattro giudicati si discostavano dai contemporanei
regni medievali in quanto non sottoposti ad un regime privatistico,
secondo la tradizione barbarico-feudale.
I Giudicati erano retti da una particolare forma di monarchia, mista
tra quella ereditaria e quella elettiva, per cui i monarchi venivano
generalmente scelti nella famiglia del defunto Giudice secondo le
proprie regole di successione, ma la loro scelta veniva formalmente
effettuata dalla Corona de Logu, il Parlamento giudicale.
La Corona de
Logu
Il sovrano ("su judike") non aveva il possesso del territorio
né era il depositario della sovranità.
Essa era in mano alla "Corona de Logu", il parlamento, che
nominava il re e gli conferiva la somma potestà, mantenendo tuttavia il
potere di ratificare gli atti e gli accordi che riguardassero
l'intero regno ("su Logu").
Il re governava sulla base di un patto col popolo (cosiddetto
"bannus-consensus"), venuto meno il quale il sovrano poteva essere
detronizzato ed anche ucciso legittimamente dal popolo
medesimo, senza che questo incidesse sulla trasmissione
ereditaria del titolo all'interno della dinastia regnante.
Su Judike
Il Giudice non era quindi un sovrano assoluto, anche perché egli non
poteva dichiarare guerra, firmare trattati di pace né disporre del
patrimonio del Giudicato senza l'assenso della Corona de Logu; vigeva
una netta separazione tra il patrimonio dello Stato e quello personale
del Giudice, e questi, laddove avesse compiuto atti di tirannide,
poteva essere perfino legalmente "giustiziato" dal popolo in rivolta (è
storicamente attestato che ciò avvenne nei Giudicati di Arborea e di
Torres).
Nel governo del regno, il Giudice era assistito dal Cancelliere
statale, in genere un vescovo o comunque un alto esponente della
Chiesa, e da altri funzionari denominati "maiores" (tra i quali il più
importante era il "maiore de camera").
Amministrazione
territoriale
Il giudicato comprendeva un territorio detto logu, diviso in curatorie,
formate da più villaggi chiamati ville. Le curatorie erano rette dal
curatore, coadiuvato, soprattutto in materia giudiziaria, da un
consiglio detto Corona de Curadoria.
Il Majore
Il curatore nominava il majore (il sindaco) ossia il capo del villaggio
che era competente alle investigazioni giudiziarie.
Le Curatorias
Il territorio del giudicato era suddiviso in distretti amministrativi,
elettorali e giurisdizionali che si chiamavano "curadorìas" o
"curatorìas" (curatorie), amministrate da un "curadore" di nomina regia
o comunque approvato dal judike.
Il curatore era funzionario del giudicato con mandato a tempo
determinato che aveva autorità sull'esazione fiscale, sull'azione
giudiziaria penale e civile, sugli organi di polizia e
sull'arruolamento dell'esercito.
Le dimensioni di questi distretti venivano definite per far sì che la
popolazione residente in ogni curatoria fosse approssimativamente
uguale; di conseguenza i confini erano fluidi e dipendevano dai diversi
tassi locali di crescita demografica.
Come già evidenziato, le curatorie erano anche distretti elettorali:
gli uomini liberi di ogni curatoria si riunivano periodicamente in
assemblea al fine di eleggere il proprio rappresentante presso la
"corona de logu".
Sas Biddas
I singoli centri abitati erano "sas biddas", i villaggi (900 e più sino
al 1300, poi ridottisi, in seguito alla peste, alla guerra ed alla
repressione aragonese dopo la conquista, agli attuali 380 circa).
Era un sistema radicato ed estremamente efficace di gestione del
territorio, venuto meno con l'imposizione del sistema feudale da parte
degli Aragonesi, nel corso del XIV e soprattutto del XV secolo.
Su Fundamentu
Del territorio della villa, chiamato fundamentu, solo la parte più
vicina al villaggio veniva recintata e coltivata da singoli
proprietari. Il resto del territorio era proprietà di tutta la
collettività ed era diviso in due parti che venivano destinate ad anni
alterni alla semina (era la parte chiamata vidazzone) e a pascolo
(chiamato pabarile).
La parte più lontana del villaggio era anche questa di proprietà
comune. In questa gestione collettiva dei beni di interesse comune e
nella difesa comune del territorio si riconosce l'eredità della cultura
nuragica.
Il Sardo, lingua
nazionale
Nel periodo dei giudicati si sviluppò il sardo che diventò la lingua
più parlata.
Il cristianesimo
Il cristianesimo si diffuse in buona parte dell'isola già dai primi
secoli, esclusa la gran parte della Barbagia, dove non erano riusciti
ad arrivare neanche i Fenici, né i Cartaginesi e neppure i Romani e i
Bizantini.
Ingerenza pisana e
genovese
All'inizio dell' XI secolo ripresero gli attacchi degli Arabi di
al-Andalus che nel 1015, condotti da Mujāhid al-Āmirī detto Museto o
Mugetto, signore di Denia, nelle Baleari, sconfissero la resistenza
sarda e conquistarono Cagliari.
Sollecitate dal papa, le repubbliche marinare di Pisa e Genova si
allearono e nel 1016 sconfissero l'esercito di Mujāhid. La Sardegna
venne liberata dai musulmani ma le due repubbliche marinare
cominciarono a interessarsi all'isola e a interferire nel suo governo.
L'ingerenza politica pisana e genovese sui re giudici durò dall'XI al
XIV secolo, trasformandosi lentamente prima in protettorato, poi in
dominazione.