sterzili (in sardo Istersìli) è un comune di 844 abitanti della
provincia di Cagliari, nella regione storica della Barbagia di Seulo.
Territorio di Esterzili (in rosso) all'interno della provincia di
Cagliari
Il
territorio è dominato dal monte S. Vittoria, che si erge al termine del
crinale montuoso che lo collega alla zona di Arcuerì, nel territorio di
Seui. Proprio per questa conformazione geografica, dalla sommità di
questo rilievo è possibile ammirare uno dei più suggestivi panorami del
territorio che domina l’intero Campidano, il Sarrabus-Gerrei, il
Sarcidano, l’Oristanese, fino alle creste del Gennargentu e ai mari
dell’Ogliastra: un autentico belvedere sulla parte centro meridionale
dell’isola.
Già nella preistoria venne riconosciuta l’importanza di questa
posizione geografica, sono infatti numerosi e di grande importanza i
ritrovamenti archeologici intorno a quest’area: ben settantasette siti
sono stati censiti nel suo territorio: templi, tombe dei giganti, Domus
de Janas, nuraghi, bronzetti sardi. La maggior parte di essi allo stato
attuale risulta fortemente danneggiata, ma altri si presentano ancora
perfettamente integri e di ottima fattura.
La struttura più importante è l'edificio megalitico detto Domu 'e Urxia.
Amministrazione
comunale
Sindaco: Pietro Occhipinti (lista civica) dal 30/05/2006
Centralino del comune: 0782 55323
Posta elettronica: non_disponibile
Periodo Romano
Se ci riportiamo alle vicende isolane dell'epoca dell'impero romano,
constatiamo che i Bizantini occuparono solo la fascia costiera della
Sardegna senza riuscire a penetrare a fondo nella regione delle
Barbagie, dove peraltro erano giunti i Vandali. Nell'anno 594 il duca
bizantino Zabarda fece la pace col capo dei Barbaricini Ospitone e
consentì al Pontefice Gregorio Magno di inviare nella zona i primi
missionari per convertire al Cristianesimo quelle indomite tribù che
"vivevano come insensati animali, ignoravano il vero Dio e adoravano
legni e pietre", come scrisse nel suo messaggio lo stesso Papa.
Sicuramente le parole di Gregorio forniscono la conferma che
sopravvivevano ancora nel VI secolo della nostra Era gli antichi culti
della società nuragica insieme alle altre tradizioni
barbariche senza modificazioni sostanziali.
Il Cristianesimo tuttavia procedeva nella sua opera di
evangelizzazione travolgendo i resti della cultura preistorica e
arrivando a intitolare i Santi della Chiesa gran parte dei
monumenti megalitici, con abili espedienti strumentali. Così ad
Esterzili i recinti fortificati, il villaggio nuragico, il pozzo sacro
ed i nuraghi di Monti 'e Nuxi furono dedicati a Santa
Vittoria; anzi nel medioevo si innalzò una chiesetta in onore di questa
Santa proprio dentro il recinto megalitico in cima alla
montagna. Anche il nuraghe, i resti del villaggio preistorico
e la tomba del gigante sulle pendici occidentali di Taccu furono
dedicati a San Sabastiano alla cui chiesa fu edificata entro
l'area cimiteriale, tant'è che ancora oggi è chiamata Su Cimitòriu.
Periodo Pisano
Intorno al 1000, Esterzili fu compreso nel Giudicato di Cagliari e
incluso nella curatorìa della Barbagia di Seulo insieme a Sàdali, Seùi,
Seùlo, Sichi e Ussàssai; ma, già all'inizio del 300, era sotto il
dominio dei Pisani con l'intera Curatorìa che comprendeva i villaggi di
Seùlo, Sàdali, Seùi, Gertalày, Turbigentillis (oggi località detta
Trobigittèi), Lessèi e Guidalàsso. In ogni "villa" o "bidda" i
dominatori compilavano rigorosi elenchi di contribuenti,
assoggettandoli al pagamento della "datione" o imposta sul reddito, in
due rate, a gennaio ed ad agosto, e "a su donamentu", da cui non
scampava nessuno. I proprietari dei bovini e degli ovini pagavano altri
contributi variabili nelle diverse località per ciascun "segno" del
bestiame, mentre un'altra imposta pagavano i proprietari del bestiame
da lavoro sia in denaro sia in quantità di cereali, i viticoltori col
quarto del vino prodotto, i porcari col decimo del capitale, e infine
tutta la popolazione con una tassa comune detta "silva", che era una
specie di tassa per le spese di caccia delle autorità feudali che
imponevano altri balzelli sulla coltivazione delle terre demaniali e
onerosi dazi sugli animali, il legname il miele, il sale ed il cuoio.
Periodo spagnolo
Nel 1350, circa vent'anni dopo la conquista aragonese , Esterzili
divenne feudo di Giovanni Carroz, e dal 1478 sotto il Governo
Spagnolo, fu incluso nel Regno di Sardegna e assegnato alla
Contea di Quirra, sotto il Feudatario Don Berengario Carroz, il
vincitore di Leonardo Alagon nella infausta battaglia di Macomer.
In questi primi periodi di malgoverno iberico, molti sardi
delle zone costiere cercarono rifugio in Barbagia per sfuggire alla
repressione dei conquistatori, ma sia gli Aragonesi, sia gli
Spagnoli, unificati li perseguitarono organizzando terribili spedizioni
contro i villaggi indifesi e deportarono numerosi prigionieri, venduti
poi come schiavi nei mercati di Alghero, Maiorca, Minorca e
della Spagna.
Fu questo un periodo di frequenti pestilenze si cui si
ricordano con orrore gli anni 1324, 1348, 1376, 1388, 1404 e 1477, per
la gravità delle epidemie che portarono alla morte parte
della popolazione già falcidata dalla malaria, dalla carestia e
dall'acuirsi del brigantaggio.
Causa della depressione economica di questo periodo fu anche
l'eccessivo fiscalismo del governo centrale dei feudatari famelici e
dei loro "podatari" o rappresentanti fiduciari che taglieggiavano le
povere comunità. Ad esempio, in Barbagia i produttori di vino dovevano
versare 10 soldi per ogni "cuba" di 800 litri circa, mentre i pastori
erano costretti a pagare il "beghino" o " sbarbagio", una quota parte
del bestiame di un gregge di almeno 10 capi e una quantità di
formaggio, una forma per ogni "chintàri", ossia il 10% della
produzione. C'erano inoltre altre contribuzioni dovute dagli ortolani,
dai vassalli, da tutti gli abitanti in determinate circostanze in
determinate circostanze, a Natale, a Pasqua e persino a Carnevale, "uno
presenti po pasca 'e Nadàli, po Carrasegàri e po Pasca 'e resurrèxit",
senza contare altre vessazioni d'opera quali l'ospitalità,
l'alloggio e il trasporto dei baroni.
I paesi di Villanovatulo, Esterzili, Sàdali, Seùlo e Ussàssai erano
feudi della famiglia Carroz, ma fino alla sconfitta degli
Arborea, per la resistenza della popolazione e per le difficoltà del
terreno, nessun feudatario osò presentarsi personalmente e neppure
invitare i suoi rappresentanti. E tuttavia a danno delle misere
comunità, si applicavano anche altre forme di imposizioni, quali, ad
esempio l'acquisto quasi obbligatorio della famosa bolla delle crociate
che era in realtà un esemplare di una bolla pontificia che veniva
venduta nelle chiese e che avrebbe concesso indulgenze ed altri favori
agli ingenui e sprovveduti abitanti dei paesi, pressati dalle
insistenze del clero.
Nell'anno 1485 la curatoria della Barbagia di Seulo fu accorpata
insieme alla curatoria di Siùrgus ed assegnata alla Feudataria "dona"
Bianda Carroz. Nel 1603 però questi feudi insieme a tutta la Barbagia
di Ollolài, furono aggregati al marchesato di Mandas sotto il
Feudatario spagnolo Don Pedro Maca e nell'anno 1478 Esterzili contava
soltanto 84 fuochi, ossia famiglie, ridotte a solo 80 nel 1688 con
appena 224 abitanti che, 10 anni dopo, nel 1698 erano 328. Nella
relazione dell'Intendente De Viry dell'anno 1746 Esterzili
figura con 449 abitanti ed una sola famiglia di modesta nobiltà i
Locci. In un documento del 1802 sono elencati i banditi di tutta
l'isola, ma non figurano figurano fuorilegge Esterzilesi. Invece in un
elenco del 1828 tra i 74 latitanti delle Barbagie ce n'è uno di
Esterzili. In questo periodo fu istituito il servizio da Cagliari a
Sassari attraverso l'area della Barbagia, toccando i centri
principali ai quali i corrieri dei villaggi facevano affluire la
corrispondenza con sincronia di orario col passaggio dei corrieri. Le
spese erano a carico delle popolazioni e l'incontrada della Barbagia di
Seùlo era tenuta al pagamento di 99 lire sarde.
Dal secolo XIV al XVI Il
villaggio di Gallilium era ancora abitato ai tempi del Vescovo Giorgio
e viene ricordato come teatro dei miracoli del santo presule della
diocesi barbariense, ma non si sa quando sia stato abbandonato nè per
quale motivo sia scomparsa la memoria di quella popolazione. In base ad
una notizia fornita dal canonico Flavio Cocco, pare che anche nei
secoli XIV e XVI gli abitanti del territorio dove è stata rinvenuta la
tavola di bronzo avessero conservato lo stesso carattere di violenti
invasori dei terreni confinanti. Infatti nell'anno 1358 il villaggio di
Lessèi, oggi località nell'agro di Ulàssai, pagava i diritti feudali ai
baroni della Barbagia di Seulo, i quali al di là del Flumineddu.
Inoltre, come si legge nel "Libro de todas las gracias" nel maggio del
1580 i Sindaci dell'Ogliastra, riuniti in Parlamento a Tortolì,
chiesero l'intervento del Conte di Quirra per riavere i salti di Pauli
usurpati alla comunità di Ulàssai dai pastori di Esterzili in azioni
violente. Questi episodi si ripeterono sino alla fine del secolo
scorso, provocando scontri, liti furiose, contese e vittime.
Secolo XVII
Lo storico Francesco Loddo - Canepa, esaminando la relazione della
visita del vicerè ai diversi centri isolani alla fine del Seicento, ci
ha fornito interessanti dati sulla miserevole situazione dei nostri
villaggi, sulle loro condizioni demografiche ed economiche e sulle
tristi vicende delle povere comunità. Il vicerè Vittorio Ludovico
d'Hallot des Haies e di Dorzano, che governò la Sardegna dal 1767 al
1771, cominciò la sua ispezione partendo il 3 marzo 1770 da Cagliari e
dirigendosi subito verso la Barbagia di Seulo, dove raccolse
poche lamentele sull'andamento dell'ordine pubblico. I sindaci dei
paesi erano scelti dal reggitore del feudo in una terna di uomini probi
eletti direttamente alla comunità, tutti senza stipendio, ad eccezione
di quello di Seui che esigeva tre soldi da ogni abitante che pagava i
tributi. Gli altri avevano solo il rimborso spese alla fine del loro
mandato.
Tra gli abitanti di Seui e quella di Esterzili era in corso da anni una
lite su una porzione di territorio. I seuesi pretendevano il possesso
di Genn'è Mincinas, Erriu 'e sa Mela e Perda Toccori, ma gli
Esterzilesi si opponevano alla concessione e da circa un secolo
portavano avanti la lite con spese gravose e con quotidiane risse e
zuffe nelle campagne con frequenti violenze e omicidi. Mentre il vicerè
sostava a Seui, sopraggiunsero il Sindaco, il Censore e alcuni
cavalieri di Esterzili, che chiesero al dignitario piemontese che "con
una composizione si ponesse fine a tanto male". Raggiunto un accordo
fra le parti, il vicerè stese un progetto di pacificazione con un
compromesso e assegnò a Seui circa 850 ettari nel salto periferico di
Esterzili, ai confini con Escalaplano, Perdasdefogu e Rio Flumineddu,
una superficie forestale e pascolativa di buona qualità. Ma la comunità
di Esterzili non si rassegnò e continuò la lotta. Per fortuna riuscì ad
avere giustizia vincendo un'altra lite con la comunità di Sadali per il
possesso del salto di Taccu Luxèdu, che le venne assegnato con la
sentenza del 12 aprile 1779, passata in giudicato con successivi atti
giudiziari del 1788, 1817 1 1843.
Secolo XVIII
Verso la fine del Settecento gli Esterzilesi riuscirono a spuntarla
anche contro il notaio Pietro Antonio Piras-Sulis, che era appaltatore
dei balzelli feudali, cioè Arrendador de los derechos baronales, e che
pretendeva l'aumento dei diritti pagati dai proprietari dei maiali che
s'introducevano ogni autunno nelle foreste ghiandifere per l'ingrasso.
In base alle antiche consuetudini si pagava un porco ogni venti, ma non
si doveva pagare nulla se i maiali immessi nei boschi di leccio erano
in numero inferiore a dieci capi. S'Arrendadori pretendeva
anche la decima degli alveari ed altre assurde angherie da lui
introdotte. Gli Esterzilesi guidati dai nobili locali Don Salvatore
Locci e Don Antonio Dedoni, difesero i vecchi diritti popolari e
ottennero l'accoglimento
del ricorso nell'ottobre del 1872.
Secolo XIX
Con un editto del 2 febbraio 1821 fu abolita la tortura, che era
considerata prova determinante nelle inchieste giudiziarie; nel giugno
del 1837 furono
aggiornati i corrispettivi dei diritti dovuti ai feudatari e si stabilì
che ai cinque villaggi della Barbagia di Seùlo spettava un pagamento
annuo di 2726 lire sarde; con il precedente editto reale del 1807
Esterzili fu inclusa nella Prefettura di Mandas, con analogo
provvedimento del 1821. L'isola fu distinta in 10 province
e 52 mandamenti: Esterzili divenne provincia di Isili e distretto di
Sàdali; con decreto del 1824 Esterzili fu confermato nella provincia di
Isili contando appena 697 abitanti; infine nel 1839 avvenne il riscatto
del feudo dei Marchesi Tellez Giron che risiedevano in Spagna
e le popolazioni pagarono un'ingente somma
del riscatto per potersi amministrare come liberi comuni del
Regno di Sardegna. Nel 1848 Esterzili cessò di essere provincia di
Isili quando contava appena 681 abitanti, e fu incluso nella provincia
di Cagliari, circondario di Lanusei, insieme ad altri 47 comuni con
circa 60.000 abitanti dei quali circa il 70% erano analfabeti.
Secolo XX
Nel 1927 Esterzili fu assegnato alla Provincia di Nuoro di nuova
istituzione.
La vita, le istituzioni
e le vicende minori di Esterzili.
Col riordino e con l'accorpamento degli archivi parrocchiali nel grande
archivio del nuovo seminario archivescovile di Cagliari dove sono
confluiti i carteggi di diverse diocesi sarde, è possibile ricavare
interessanti notizie riguardanti la vita, le istituzioni e le vicende
minori di Esterzili.
Così si riesce a sapere che i maiòri di giustizia venivano
nominati ogni anno per la ricorrenza della festa di San Michele, al
termine, o meglio all'inizio, dell'annata agraria; che sono
stati investiti di questa carica nel 1625 Gregorio e Pietro Moi; nel
1654 Antioco Tului e Antioco Melis; nel 1617 Domenico Moi; nel 1.629
Antioco Sulis, mentre si accenna a qualche vice maiore e ad
alcuni giurati del luogo e si apprende che nel 600 non c'era la carica
onoraria di Sindaco. Figurano negli atti
parrocchiali alcuni ufficiali dell'incontrada , ai quali Giovanni
Olianas, Giomaria Locci, che rivestivano la carica di capitano di
giustizia o di Armentario, e Antonio Vargiu, familiare del
San'Uffizio. Sulla scorta di dati raccolti dal Canonico Flavio Cocco,
si apprende si apprende che negli ultimi quattro secoli i
natali a 32 sacerdoti diocesani; 19 notai e 7 scrivani. I religiosi
sono stati: Andrea Lai, Nicola Ligas, Matteo Delussu, Nicola Mulas,
Sebastiano Lai, Diego Serra, Sebastiano Dessì,
Nicola Puddu, Giovanni Pietro Lobina, Antioco Lobina, Salvatore
Lobina-Sulis, Giuseppe Marceddu, Antioco Locci, Giovanni
Giorgio Lobina, Francesco Antonio Lobina, Bardilio Lobina, Giovanni
Battista Oliansas, Antonio Mulas, Simone Muccelli, Giovanni
Battista Lai, Efisio Olianas, Angelo Marceddu, Efisio Usai,
Gerolamo Usai, Francesco Moi, Giomaria Locci, Vincenzo Lobina, Antonio
Lobina, Antonio Olianas, Efisio Moi e Pietro Marcello.
I notai sono stati:
Stefano Ligas, Gioachino Marceddu, Stefano Marceddu, Antonio Lobina,
Antioco Marceddu, Nicola Olianas, Pietro Lobina, Antonio Marceddu,
Bachisio Moi, Pietro Marceddu, Antioco Serra, Agostino Angelo Lobina,
Giuseppe Locci, Giovanni Battista Usai, Gioacchino Marceddu, Antonio
Olianas, Raimondo Depau, Antonio Deplano e Raimondo Locci.
Gli scrivani sono stati:
Agostino Lussu, Antioco Barrui, Diego Sulis, Diego Melis, Sebastiano
Moi, Pietro Marceddu, Giovanni Loi, Diego Vacca e Valentino Serra.
A Esterzili era presente anche anche una modesta nobiltà di piccoli
proprietari locali che furono nominati cavalieri e Don dagli spagnoli
nei primi anni del 700. Si ricordano Pietro e Salvatore Locci-Marceddu
(chiamati alla spagnola Marcello), Zii paterni del Giureconsulto
sadalese Salvatore Locci-Ghiani; Antonio Dedoni originario di Nurri;
Gaspare Marras, venuto da Olzai, Pietro Gessa notaio
venuto da Escalaplano, Luigi Tola venuto da Seui, Vincenzo Melis venuto
da Isili; Giuseppe Antonio Melis venuto da Perdasdefogu; Francesco
Madau venuto da Villanovatulo e Don Salvatore Capèce, fratello del
Vescovo di Tempio Mons. Diego Capece venuto dalla Gallura per sposare
Donna
Peppa Muntoni. Inoltre molte donne estezilesi si maritarono con
esponenti della borghesia paesana di altri centri isolani, come una
Lobina che andò sposa
al Notaio Bernardo Mameli di Lanusei nel 1809, una Marceddu (o
Marcello) che divenne moglie di Sebastiano Marcello di Villanova
Monteleone;
Girolama Locci che si sposò nel 1812 con Don Cosimo Tolu di Mamoiada;
ed altre giovani donne di famiglie distinte esterzilesi che ebbero come
mariti Antonio Contu di Villanovatulo; Stanislao Matta di Gergei;
Domenico Valle di Tempio; Giuseppe Cardia di Tortolì; Sebastiano Tolu
di Mamoiada;
Francesco Locci di Tortolì; Francesco Ignazio Deplano di Gergei e
Pietro Giua di San Sperate.
Ai primi dell'800 operava a Gairo un "Flebotomo" di Esterzili (un
modesto medico-chirurgo della povera gente) che si chiamava Giovanni
Cucca. Pare che a Gairo abbia esercitato la sua attività di argentiere
un certo Salvatore Locci di Esterzili, sposato con la figlia di un
argentiere di Escalaplano stabilitosi in Ogliastra. Molte delle persone
citate furono vittime della povertà e della decadenza delle condizioni
di vantaggio, tantè che Don Giulio Tolu, figlio del nobile Don Cosimo,
oriundo di Mamoiada, si ridusse alla vita di servo pastore e fu
implicato in una rapina a Sadali ai danni di Gerolamo Pilìa, rimanendo
poi egli stesso vittima insieme al cugino Don Salvatore Tolu del più
grave errore giudiziario verificatosi in Sardegna dopo la famosa
bardana del 1840.