imentel (in sardo Pramantèllu) è un comune di 1.238 abitanti della
provincia di Cagliari, nella regione della Trexenta.
Il territorio fù abitato fin da epoche remote, quando vi si stanziarono
comunità di genti già pervenute ad uno sviluppo sociale e civile che
praticavano un'agricoltura evoluta.
Ne è prova la presenza delle Domus de Janas di corongiu e s'Acqua
salida, databili alla fine del neolitico recente ( fine del IV secolo-
inizio del III millennio a.C.), e riutilizzate poi in periodi
successivi ed ancora in età punica, come testimonia il materiale
ceramico ritrovato durante le campagne di scavo.
Nella necropoli prenuragica sono state ritrovarte anche ceramiche di
epoca ronama repubblicana ed alto-medievale.
Testimonianze risalenti all'età nuragica si trovano nella località
"Sioccu" o "Tanca Mastia", dove si ergeva un nuraghe complesso; altri
nuraghi si trovano a "santu Pedru" e "Satu Sibippu"; un altro alcentro
dell'antico rione di "Nuraxi", una volta distrutto, fu riutilizzato per
la costruzione di abitazioni.
In età romana erano abitate la località di "Sioccu", "Villa Dei" e
"Santu Sibippu".
Nel
territorio è presente un sito archeologico di notevole interesse. Poco
distante dall'abitato, scavate nella superficie rocciosa, si trovano le
pregevoli
domus de Janas di Corongio e S'Acqua Salida o Pranu efis, risalenti al
Neolitico recente, ai tempi della Cultura di Ozieri (3400-2700 a.C.).
Le Domus de Janas, che nelle fiabe e nelle leggende sarde sono
considerate abitazioni di streghe, gnomi o fate (janas in sardo), sono
in realtà sepolture ipogeiche di genti pacifiche dedite
all'agricoltura, dal forte senso comunitario.
Erano popolazioni che vivevano aggregate in villaggi in cui vigeva il
matriarcato e che credevano nella continuazione della vita nell'al di
là.
Perciò affidarono ad abili scalpellini specializzati il compito di
scavare nella roccia, utilizzando solo strumenti di pietra, le tombe
per la comunità.
Le grotticelle artificiali di s'Acqua Salida sono raggruppate in una
necropoli ubicata a nord del paese, divisa in due complessi sepolcrali,
A e B.
Il gruppo A comprende le tombe 1-2-3-4-5-5 bise 6 ed una zona sacra
sovrastante articolata in un focolare rituale e numerose coppelle.
Si erge a circa 150 metri ad ovest del gruppo B.
Quest'ultimo include le tombe 1-2-3 e coppelle e si trova anch'esso su
una piccola collina rocciosa, ora intaccata da una cava disabbia.
L'esistenza
della necropoli fu resa nota fin dal XIX secolo dagli studiosi Vittorio
Angius e Giovanni Spano.
La sua importanza viene indicata anche dalle successive segnalazioni
degli illustri archeologi E .Atzeni, G. Lilliu, M.L. Ferrarese Ceruti,
E. Castaldi e della dottt.ssa E. Usai, alla quale si devono gli studi
più recenti che hanno fatto seguito agli scavi archeologici iniziati
nel 1981. Gli ipogei si presentano nei due tipi fondamentali a
proiezione verticale con pozzetto d'accesso, anticella e cella, il tipo
più antico, e a proiezione longitudinale, in un caso caratterizzato da
un lungo corridoio d'accesso. L'impianto planimetrico è vario e
presenta anche il tipo di tomba con impianto a T riscontrato in
numerose necropoli sarde, in cui ad un'anticella si sussegue una grande
camera sepolcrale, come nelle tombe 1-2 del gruppo B e 1 e 5 del gruppo
A. In alcuni ipogei sono scolpiti nella roccia alcuni elementi che
dovevano essere presenti nella capanna neolitica, quali banconi,
pilastri, nicchie, travi, portelli. Infatti, secondo la religione del
Neolitico recente, per poter proseguire la vita oltre la morte, il
defunto doveva essere collocato in un ambiente simile alla sua casa.
Ecco allora la tomba 6 del gruppo A che nella cella di fondo presenta
la pianta circolare della capanna neolitica, di cui riproduce la
travatura interna del tetto conico e delle pareti. Può essere
confrontata con una domu di Sant'Andrea di Bonorva (SS).
Tuttavia la particolarità e il fascino delle domus de Janas di Pimentel
è data dalle decorazioni graffite o dipinte con l'ocra rosso bruno,
colore del sangue e della vita, simbolo di rigenerazione, che rimandano
alla raffigurazione della coppia divina adorata nel Neolitico recente,
la Dea Madre ed il dio toro.
Nell'ipogeo di Corongiu, sopra e ai lati del portello
d'ingresso alla cella, si può ammirare il graffito costituito, tra
l'altro, da un elemento verticale da cui si dipartono
lateralmente delle spirali, che è stato interpretato come la
raffigurazione della dea Madre, quì rappresentata anche come la Dea
degli Occhi onniveggente. Alla sua protezione venivano
affidati i defunti nel viaggio verso l'aldilà compiuto su agili barche,
ugualmente raffigurate sopra un motivo a zig-zag, forse tonde.
Le decorazioni trovano riscontro sia in Sardegna che fuori,
in Sicilia, a Malta, in Irlanda e nelle Cilcadi. L'altra divinità
protettrice, il Dio Toro, simbolo di fertilità, è dipinta con
l'ocra rosso bruno nella tomba 2 del gruppo A sotto forma di due
protomi taurine con schema a T delimitate da un riquadro. Esse
difendevano la sepoltura con la propria presenza rassicurante
e sono assimilabili alla protome di toro in rilievo della domu di
Istevene - Mamoiada (Nu) e ad altre dipinte in rosso prsenti
nell'Isola.
A detta degli studiosi la tomba 2, anche per la sua
monumentalità e per la presenza della coppelle, doveva essere una tomba
- santuario, dove sicelebravano riti per propiziare lo
spirito degli antenati.
Altri riti dovevano svolgersi in tutta l'area sovrastante le tombe del
gruppo A; la presenza di coppelle, piccole cavità circolari per le
offerte votive e di un focolare la indicano come area sacra destinata
al culto della divinità dei defunti.
Il
dolce paesaggio collinare, ricoperto da una rigogliosa macchia
mediterranea, ospita una delle due feste dedicate alla madonna di
Lourdes, quella che si festeggia alla fine di maggio.
In quel periodo la statua della Vergine viene portata in processione
nella vicina località di "Is Arutas" (le grotte), dove si svolgono i
festeggiamenti religiosi
e civili.
Il 16 Luglio ricorre invece la festa più importante, "Su Cramo",
celebrata in onore della Madonna del Carmelo, patrona di Pimentel.
Un tempo riservata solo ai più ricchi, è oggi organizzata dal comitato
de "Is Coiaus" (Gli sposati).
L'antico e pregevole simulacro ligneo della Vergine che una volta
veniva portato in processione la vigilia della festa, oggi è sostituito
da una statua più recente.
Una ricorrenza che rimanda a una storia più antica è "Su Cramixeddu".
Si festeggia il 1° lunedì di settembre ad opera del comitato de "Is
Bagadius"
(gli scapoli) e vuole ricordare la fine del rapporto di lavoro
("S'Accodriu") che anticamente legava i proprietari terrieri e di
bestiame e la servitù.
Alla fine dell'estate accadeva infatti che i servi si trasferissero con
"Sa Stoia", la stuoia, che fungeva da giaciglio, a casa del nuovo
padrone.
Nel frattempo le serve andavano al fiume a compierere "S'urtima
liscia", l'ultimo lavaggio del vestiario prima del nuovo anno di lavoro.