Mappa del Sito

Vallermosa

gif

I servizi e la consulenza per approntare al meglio la tua attività di commercio elettronico li trovi in
MARALB
SOLUZIONI PER IL COMMERCIO ELETTRONICO.

Banner
Home -- CAGLIARI -- Vallermosa
 
Aggiungi il sito ai tuoi preferitiAggiungi pagina ai tuoi preferitiScegli come HomepageCondividi questa paginaInvia questa pagina via mail
Vallermosa PDF Stampa E-mail
Comuni della Provincia di Cagliari
Scritto da MARALB   
Questo articolo è stato letto: 394 volte
Vallermosa






Vallermosa



nuraghe acqua cotta


V
allermosa (in sardo Bidda Ermosa) è un comune di 2.010 abitanti della provincia di Cagliari.

Se la fondazione di Vallermosa si può far risalire con una certa sicurezza al 1645, questo non vuol dire che tale data segni l’origine degli insediamenti umani nel territorio.
Notevoli tracce di antichissime frequentazioni risalenti al periodo nuragico si trovano sparse in diverse località: in un sito a 700 m. di quota al confine col territorio di Villacidro, chiamato Matzanni, si trovano 3 pozzi sacri, i resti di 13 capanne e di una lunga struttura muraria. I Pozzi sono costituiti da un atrio, dal vano scala e dal pozzo vero e proprio. Recenti scavi hanno evidenziato, davanti al pozzo “A”, una serie di strutture di forma semilunare dotate di “basi” per le offerte votive. Presso i pozzi si svolgevano cerimonie legate al culto delle acque: sia a fini terapeutici che per la pratica dell’ordalia. Il santuario “federale” religioso rivestiva una funzione sociale e politica: richiamo e incontro per le popolazioni del circondario. Presso i pozzi di Matzanni i Cartaginesi costruirono un tempio, dando continuità sacrale al sito.
Notevoli monumenti dello stesso periodo sono il nuraghe Baccheri e l’imponente complesso nuragico “Casteddu de Fanaris”, dotato di cortine perimetrali e torre centrale, contemporaneo del nuraghe di Barumini, situato al confine col territorio di Decimoputzu. Una curiosità: G.Spano ha tentato di ubicare nel territorio di Vallermosa la mitica antica città di Valeria.
Gli insediamenti del periodo romano erano piuttosto ragguardevoli tanto da potersi permettere una struttura termale di buona fattura. A poche centinaia di metri dal paese, in direzione Villasor sorge una chiesetta campestre edificata sui resti murari di antiche terme romane risalenti al secondo secolo d.C. di cui si possono tuttora ammirare alcuni componenti: i pavimenti, il frigidarium, la base del calidarium e l’ impianto idraulico. Sono state costruite con la tecnica dell’Opus Vittatum Mixtum,(una fila di mattoni e una di “tufelli”). Nel IV secolo la struttura termale divenne luogo di culto cristiano. Per le decorazioni presenti venne chiamata “Curte Picta”.
chiesa santa mariaLa chiesa in seguito andò in rovina e venne più volte riedificata: da ultimo nel 1926 quando assunse l’aspetto attuale.
Poco dopo il mille nuovi padroni arrivarono in Sardegna: Pisani e Genovesi invitati dal Papa per cacciare gli Arabi.
In ricompensa il giudice Mariano di Cagliari donò loro ampi territori tra cui la curatoria di Gippi, di cui faceva parte la valle del Rio Pau, che passò
alla famiglia pisana dei Visconti.
Pau de Jossu e Pau de Susu erano alcuni dei villaggi che popolavano la Valle; i loro nomi appaiono per la prima volta nel 1094 quando il giudice Costantino li donò ai monaci di S. Vittore di Marsiglia ai quali restarono fino al 1183.
Nel 1272 il giudice cedette in feudo la Villa di Pau de Susu (o “deVignas”) alla famiglia pisana dei Lanfranchi. Nel 1338 si impadronì della Villa un notaio di Iglesias che vantava crediti nei confronti di Pisa. Durante la dominazione aragonese le due Ville continuarono a versare tributi a Pisa fino al 1414 quando passarono a Giovanni Civiller, Conte di Villasor, che ne divenne il signore feudale.
Nello stesso periodo scomparvero molti villaggi tra cui anche quelli della valle del Pau. Gli abitanti superstiti si riunirono in una zona di pianura corrispondente al territorio dell’attuale Vallermosa.
La fondazione di Vallermosa non avvenne dunque ex novo ma qualificò giuridicamente un centro già esistente (pur con l'inserimento di nuovi abitanti).
L’ atto di fondazione ufficiale del nuovo villaggio avvenne nel 1645 per volere di Biagio Alagon marchese di Villasor ma gli abitanti continuarono a lungo ad usare il vecchio nome di Pau. Patrono continuò ad essere S.Lucifero al quale è dedicata la chiesa parrocchiale costruita intorno alla metà del XVII secolo in stile neoclassico, con la volta a botte. La costruzione delle cappelle iniziata nel 1863 fu portata a termine nel 1954. Il campanile, originariamente “a vela”, è stato ricostruito e ampliato nel 1938. Una delle campane proviene dal distrutto villaggio di Pau de Susu. Nell’abside dell’altar maggiore si può ammirare una tela settecentesca del pittore Sebastiano Scaleta che rappresenta S.Lucifero nell’atto di intercedere per il paese.
Ben presto i coloni intrapresero con la feudalità un contenzioso per regolamentare i rapporti all’interno del feudo, soprattutto per la parte economica e fiscale. I regolamenti, chiamati Capitoli di Grazia, vennero concessi nel 1683.
pozzo sacro  Per le note vicende storiche, la Sardegna fu assegnata al Piemonte la cui amministrazione tenne in vita i Capitoli di Grazia. Con l’editto del 1771 si raggiunse in  tutta la Sardegna una certa unitarietà amministrativa con l’istituzione dei consigli comunitativi: quello di Vallermosa era composto da 5 membri in  rappresentanza dei tre “ordini” censuari in cui era divisa la popolazione.
 Qualcosa di positivo arrivò nel 1776 con l’ istituzione dei monti frumentari. A capo della giunta amministrativa era il parroco. Purtroppo era attivo solo il monte  granatico (non quello nummario).
 Nel 1838 Carlo Alberto dispose l’abolizione dei feudi. Bisognava pagare al feudatario il “riscatto”. L’ ultimo di essi ricevette come riscatto la somma di 37.619  lire sarde.
 Nello stesso periodo erano attive nel villaggio altre istituzioni le cui origini si perdono nel tempo: i Barracelli, corpo di guardia campestre; il maggiore di prato,  che controllava l’utilizzo dei prati da parte del bestiame; il maggiore di giustizia, che aveva il compito di far rispettar le leggi e la guardia nazionale, corpo di volontari armati che vigilavano sull’ordine pubblico, sovrapponendo spesso, la loro funzione a quella dei barracelli. La delimitazione del territorio venne effettuata nel 1842; i territori privati e quelli comunali erano situati attorno al paese, mentre quelli demaniali costituivano la fascia esterna. Nel 1851 fu istituito il catasto fondiario e quindi al tributo feudale subentrarono le tasse statali che convissero fino al 1853 con le decime ecclesiastiche.
Dopo l’ abolizione dei feudi fu istituita la comunione dei pascoli chiamata “comunella”, che consisteva nel mettere in comune i terreni privati per il pascolo della comunità. Potevano usufruirne anche i pastori della transumanza.
La posizione del paese, incuneato nella confluenza dei fiumi Rio Pau e Cannas era importante ai fini irrigui:ai vantaggi della posizione però si aggiungevano gli svantaggi derivanti dalle frequenti alluvioni che, periodicamente, devastavano le campagne e lo stesso centro abitato.
La situazione economica e sociale di Vallermosa attorno alla metà del 1800 viene descritta da Vittorio Angius, nel suo dizionario geografico, con tinte particolarmente pesanti. “Potrebbero...ma non fanno!” Ma il cattivo stato della produzione agricola e la miseria degli abitanti avevano altre cause e non erano dovuti all’ indolenza. La popolazione, spinta dalla necessità, era costretta ad abbandonare le coltivazioni per andare nei boschi a far legna e carbone da vendere. A questo si aggiungeva il fatto che il bestiame, specie quello forestiero, pascolava incontrastato e distruggeva parte dei raccolti. Questa situazione era continua fonte di scontri con i pastori transumanti.
Nel 1848 con l’ istituzione dei consigli comunali l’ autonomia amministrativa delle comunità fece un decisivo passo in avanti benché lo stato dei salti, aperti all’utilizzo da parte delle tre comunità dell’ ex marchesato, fu per lungo tempo causa di liti e rimostranze : gli abitanti di Vallermosa si ribellarono allo sfruttamento del loro territorio da parte delle popolazioni limitrofe.
Alla fine dell’ ‘800 e durante il primo decennio del ‘900 il paese contribuì al movimento migratorio noto come “la grande migrazione”. Destinazione preferita furono le Americhe.
Dopo l’ interruzione nel periodo fascista il movimento migratorio riprese all’inizio degli anni ‘50. Meta preferita furono le nazioni industrializzate europee: Germania, Belgio, Francia.
Alla fine degli anni ‘60 l’economia del paese subì una scossa per la progressiva presenza di industrie situate nella zona industriale di Villacidro, Macchiareddu e Portovesme, operanti per lo più nel settore tessile e derivati dall’ industria petrolchimica, che assorbirono notevole forza lavoro dal settore agro-pastorale. Come nel resto dell’ isola l’esperienza industriale è fallita con conseguente cassa-integrazione e licenziamenti.
Attualmente il paese cerca di risollevarsi con iniziative economiche di vario genere dalla crisi generale i cui versa la società sarda.
L’origine del nome, dalla sua fondazione nel 1645 (in sardo locale Biddaramosa) è chiaramente spagnola. E’ sempre stato accreditato il significato letterale di “valle bella”, ma recentemente è nata l’ ipotesi che il nome “Vallehermosa” rimandasse a quello di una famiglia spagnola vicina agli Alagon.
Il paese viene attraversato dalla s.s.193 nella sua parte inferiore. Arrivando da Siliqua appare quasi d'improvviso la piazza della chiesa di un bianco abbacinante. Chi arriva dal nord incontra le strutture di servizio: il distributore e un'area di ristoro per automobilisti dall’aspetto “country”. All’ingresso del paese ecco un hotel-ristorante diviso su due costruzioni che si fronteggiano. L’accoglienza continua lungo la via Roma con un ristorante-pizzeria. Fronteggiano l’hotel le strutture sportive e uno spazio dedicato agli spettacoli. Il comune è dotato di una farmacia, di un ambulatorio comunale, di due studi medici e di uno dentistico. Istruzione e cultura sono rappresentati dalla scuola materna, dalla primaria e dalla secondaria di primo grado che fanno parte dell' Istituto Comprensivo di Siliqua, nel paese opera una biblioteca ben fornita e un centro polifunzionale; la moderna struttura di un museo si staglia verso le montagne a nord del paese.
Poco distante dal paese sorge la chiesetta campestre di S. Maria costruita sui resti delle terme che è diventata meta di numerosi pellegrini e devoti.
L’attività economica prevalente è sempre stata quella agropastorale: attualmente Vallermosa conta 35 aziende agricole con circa 15000 capi ovini; esistono altre forme d' allevamento secondarie ma pur sempre significative: caprini,7 aziende e 770 capi;equini, 3 aziende e 22 capi;vi sono inoltre alcune aziende avicole con circa 11000 capi. Invero fino alla seconda guerra mondiale erano operanti alcune piccole fabbriche di laterizi che utilizzavano l’ argilla di buona qualità presente nel territorio; purtroppo l’alimentazione dei forni avveniva a scapito dei boschi.
termeUn moderno oleificio lavora una discreta quantità di olive, la cui coltivazione costituisce una buona integrazione al bilancio familiare degli abitanti.
La mancanza di strutture irrigue e il conseguente sistema di coltivazione di tipo oasistico ha bloccato lo sviluppo delle colture protette e delle altre coltivazioni di tipo industriale (carciofi,pomodori,barbabietole ecc.) che, nei paesi vicini come Decimoputzu e Villasor, ha costituito una valida alternativa al lavoro in fabbrica. Le coltivazioni tradizionali, grano e avena, che in passato costituivano la base della produzione agricola sono state del tutto abbandonate. Qualche ulteriore risorsa proviene dal terziario:dal settore statale e da alcuni operatori del settore ricettivo e di quello commerciale e distributivo operanti nella zona industriale, dove tre aziende specializzate nel settore dell’ edilizia e in quello idraulico operano ormai a livello regionale. Invece la piccola fabbrica di tappeti sardi ha fermato la sua produzione.
L’ambiente ancora in buona parte intatto e la riscoperta di costumi e tradizioni possono dare una spinta alternativa a diversificare lo sviluppo economico che ha visto crollare il settore industriale di riferimento, (petrochimica e tessile) su cui erano state riposte le speranze per un riscatto appena sfiorato e subito svanito. Nell’ area boscosa di Gutturu Mannu, ci sono delle zone attrezzate per i picnic e le escursioni naturalistiche.
Vallermosa ha conservato e usa tuttora la varietà del sardo campidanese simile a quella dei paesi del Medio Campidano. Questo anche per ragioni storiche legate all’ appartenenza alla Curatoria di Gippi.
Per quanto riguarda le feste tradizionali si festeggia con grande partecipazione (20 maggio) S. Lucifero patrono delle antiche ville scomparse; A. Figus (autore di alcuni libri su S.Lucifero e sulle chiese di Vallermosa) ipotizzava addirittura che il Santo fosse stato ospite del convento annesso alla chiesetta paleocristiana di S. Maria i cui festeggiamenti (8 settembre) non sono da meno di quelli in onore del patrono.
Si stanno riscoprendo, anche in funzione turistica, tradizioni e sagre come quella della “Pira Camusina”, la Sagra della Pecora e la Festa della Montagna, che richiama a Matzanni la popolazione di Vallermosa e dintorni. Queste ed altre occasioni di incontro vedono la partecipazione del gruppo Folk col riscoperto antico costume. La festa dell’ arte che si svolge d’ estate a cura della associazione culturale locale crea eventi musicali e artistici di vario genere. Nuovi fermenti dal lato culturale: nel 2005 il comune di Vallermosa si è gemellato con quello catalano di Pedrola anche in seguito alle ricerche sulle proprie origini. Il recupero della antica casa Montis, in stile campidanese, ha permesso di avere uno spazio aperto alle più svariate iniziative socio-culturali. Il nostro comune è stato per tre anni, 2004-2006, promotore e sede del premio letterario di poesia satirica in sardo, “S’Arriò” (lo Sberleffo) ideato dal poeta-scrittore Francesco Carlini (premio letterario Grazia Deledda 2002) che ha pubblicato raccolte di poesie come Biddaloca e Murupintu e il romanzo Basilisa.
Nell’ampia sala consiliare avvengono presentazioni di nuovi libri, dibattiti letterari e culturali come quello sulla poesia satirica in Sardegna, sulla storia, archeologia e cultura locale,
compresi gli antichi mestieri e le tradizioni; ricerche concretizzate in alcune pubblicazioni e in ricorrenti mostre fotografiche.



Meteo Vallermosa - Previsioni Meteo offerte da Meteo Webcam



fonte:  http://www.comune.vallermosa.ca.it/album_foto/index.php









 

expedia


 

Ricerca personalizzata

Min Max
Dom. quasi nuvoloso 1 10
Lun. poco nuvoloso 1 8
Mar. poco nuvoloso 0 9
Scegli la città
Cosa ti piace di più della Sardegna
 
Qual è la spiaggia più bella della Sardegna??
 
Quale sezione del sito ti piace di più?