Mappa del Sito

Nuraminis

gif

I servizi e la consulenza per approntare al meglio la tua attività di commercio elettronico li trovi in
MARALB
SOLUZIONI PER IL COMMERCIO ELETTRONICO.

Banner
Home -- CAGLIARI -- Nuraminis
 
Aggiungi il sito ai tuoi preferitiAggiungi pagina ai tuoi preferitiScegli come HomepageCondividi questa paginaInvia questa pagina via mail
Nuraminis PDF Stampa E-mail
Comuni della Provincia di Cagliari
Scritto da MARALB   
Questo articolo è stato letto: 340 volte
Nuraminis





Nuraminis



san lussorio




N
uraminis (in sardo Nuràminis) è un comune italiano di 2.822 abitanti della provincia di Cagliari in Sardegna.

La storia di Nuraminis comincia all’alba del II Millennio d.C., in una fase cruciale per la storia dell’intera Sardegna. Durante l’XI sec. d.C. infatti, Le Repubbliche Marinare di Pisa e Genova liberano l’isola dalla minaccia saracena e vi installano le loro basi commerciali. Crescita economica, sviluppo culturale rinascita delle città e dei villaggi costieri, recupero delle pianure, crescita demografica sono gli effetti dell’arrivo pisano-genovese in Sardegna. In questo contesto di rifioritura politica, sociale, economica e demografica si colloca la nascita di Nuraminis, di cui si fa menzione per la prima volta in un documento, che attesta la presenza del suo parroco di allora a Cagliari, certo Costantinus Plebanus, in occasione della consacrazione della Chiesa di S. Saturnino, avvenuta il 1° Aprile 1141. In realtà il territorio di Nuraminis conosce la presenza umana da tempi ben più remoti. Lo testimoniano i numerosi siti nuragici, ancora osservabili nelle campagne che si stendono intorno al paese. Tra questi carminedegna di nota è senza dubbio la stazione nuragica di S. Maria, sita a valle del rilievo calcareo de "Sa Kòrona" difesa dai quattro nuraghi che la attorniano.
Tra gli aspetti più interessanti della stazione c’è senz’altro il pozzo nuragico, rintracciabile ai piedi del rilievo calcareo che, come si sa, assolveva ad una
duplice funzione: da un lato garantiva l’approvvigionamento idrico alla comunità residente, dall’altro costituiva luogo di culto e venerazione dell’acqua, sacralizzata dai nuragici. Sulla sommità de "Sa Kòrona" è invece visibile il basamento di una grossa torre nuragica, alta probabilmente dai 5 ai 7 metri e
databile intorno al 1400-1500 a.C. Al lato opposto della stessa barriera calcarea, sono visibili i resti del sito denominato "Serra Kannigas", caratterizzato
 da un grosso mastio centrale, sicuramente fornito di torri laterali e databile intorno al 1400-1100 a.C. Intorno a quest’ultimo sono visibili i basamenti
 di alcune capanne minori, aventi probabilmente funzione abitativa. I nuraghi, siti sulle sommità di "Monti Lonaxi" (1400-1100 a.C.) e di "Su Padru" (1500-1400 a.C.) completano il sistema difensivo della stazione. Di certo le terre nuraminesi erano abitate anche in epoca punica
 (dal III al IV secolo a.C.) e organizzata in comunità di villaggio autonome, ma in piccoli agglomerati concentrati intorno alla casa del Dominus,
collocata al centro dei terreni di cui questo era proprietario. Nuraminis è nota, tra le altre cose, anche per la fertilità dei suoi terreni, i quali venivano
 sfruttati per la coltivazione cerealicola intensiva. Produzione che caratterizzava la vita economica e sociale della Sardegna intera, sia in età punica che in quella romana. Purtroppo le notizie su questi lunghi periodi sono molto scarse e non è possibile ricostruire nel dettaglio la storia abitativa delle popolazioni allora stanziate nell’attuale territorio nuraminese. Più numerose e qualitativamente rilevanti sono invece le tracce lasciate dalla successiva dominazione bizantina ( protrattasi dal VI al IX secolo d.C.). Un indizio è fornito innanzitutto dalla dominazione di Villagreca, paese di circa 400 abitanti) che dal 1868 è divenuto frazione di Nuraminis. Il nome "Villagreca" è un chiaro riferimento all’origine bizantina del villaggio. Infatti l’aggettivo "Greco" si riferisce agli aspetti grecizzanti ed ellenistici che caratterizzano la civiltà bizantina. Ancora più emblematiche del periodo sono le due tessere marmoree incastonate nel campanile della chiesa parrocchiale di S. Pietro e Paolo. Queste sono chiaramente di fattura bizantina: presentano inedite iscrizioni greche e diverse decorazioni che, in linea col gusto bizantino, raffigurano animali di matrice biblica e mitologica. Probabilmente esse facevano parte di siutas  un’antica chiesa bizantina, andata distrutta per motivi ignoti, dalla quale è stato tratto il materiale per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale di  Nuraminis, secondo una consuetudine tipicamente medievale (il c.d. materiale da riporto). Se davvero, come probabile, Villagreca ha un’origine bizantina, si  può sostenere che questo villaggio sia ben più antico dell’attuale Nuraminis, che come già detto, nasce intorno al mille, quando cioè la presenza bizantina in  Sardegna si è già conclusa da tempo, e il susseguente isolamento dell’isola ha favorito, al suo interno, l’elaborazione di quelle originalissime forme di governo,  passate alla storia col nome di Giudicati. Della fase aurorale del periodo giudicale non abbiamo notizie e documenti, così che risulta difficile ricostruire come si  sia giunti i Sardegna all’elaborazione di queste istituzioni originali. L’arrivo dei genovesi e dei pisani determina, oltre al già menzionato sviluppo  socioeconomico, una maggiore sicurezza delle coste e delle pianure sarde (soprattutto in seguito alla sconfitta del famoso Museto, conquistatore musulmano,  avvenuta nel 1016), e il conseguente ripopolamento delle fertili pianure del campidano, ad opera delle popolazioni che ridiscendono dalle montagne, nelle quali  si erano ritirate per sfuggire alla precarietà della vita di pianura. In tale contesto si colloca la vicenda di Nuraminis, che di questo possente processo di  spostamento delle popolazioni è uno dei frutti. La villa acquista da subito un ruolo rilevante all’interno dell’organizzazione istituzionale del Giudicato di Cagliari. Infatti questa diventa sede Curatoria, cioè capitale di una delle amministrazioni provinciali nelle quali il Giudicato si suddivideva. Nella capitale della Curatoria risiedeva il curatore, nominato direttamente dal Giudice. Il Curatore presiedeva all’esazione dei tributi, svolgeva funzione di Giudice Penale e Civile, presiedeva una Corona di notabili. Dai documenti risulta che la Curatoria di Nuraminis era una delle più grandi assieme a quella della Trexenta e, sempre insieme a quella, una delle più fertili e produttive. Tra le diverse ville della Curatoria, molte sorgevano in quelli che sono attualmente i territori di Nuraminis. La meccanizzazione dell’agricoltura e l’incuria hanno però cancellato definitivamente le tracce visive di questi villaggi, il cui ricordo rimane solo nella toponomastica. Sulle zone di campagna tomba bizantinache oggi i nuraminesi chiamano Segavenu, Prumontis, Siutas, Canxeddus, Moratxesus, Nuramineddu, sorgevano i villaggi omonimi, i quali, insieme agli attuali Samassi, Sanluri, Serrenti, Villagraca e alle ville scomparse di Barrala e Borro ( distretto di Furtei) costituivano, appunto, la Curatoria di Nuraminis. Tra il
1320 e il 1480 la Sardegna si trova ad affrontare quello che alcuni storici hanno denominato i Tre Cavalieri dell’Apocalisse (la guerra, la pestilenza, la fame), che gettano le basi per un nuovo periodo di decadimento economico e sociale dell’isola. Le diverse ondate di peste e febbri malariche da un lato, la "Guerra Nazionale" condotta dagli Arborea contro gli invasori Catalano-Aragonesi dall’altro, determinano una condizione nuova e di estrema precarietà, che sarà
fatale per oltre la metà dei paesi allora esistenti nel Regnum Sardinie. Durante questi 160 anni, solo il Campidano di Cagliari conosce una diminuzione del numero dei suoi villaggi che sfiora l’impressionante percentuale del 70%. Villagreca nel 1470, Segavenu, Prumontis ( o Pramonti) e Siutas nel 1476, Nuramineddu, Moratxesus, ( o Nuracesus) e Canxeddus, nel 1486 divengono paesi fantasma. Neppure l’antica villa di S. Pietro di Nuraminis, che era
capitale Curatoria in epoca giudicale, riesce a sottrarsi a questo destino infausto: nel 1436 Nuraminis viene registrata dai notabili del tempo come villaggio disabitato, morto, estinto. Una volta spenti i focolai di peste ancora attivi, terminata la guerra condotta dagli Arborea contro gli Aragonesi (1478),
le condizioni delle popolazioni sarde sono tragiche. Interi pezzi di tessuto civile sono stati spazzati via. Nel frattempo anche l’assetto istituzionale del territorio sardo è mutato. La conquista aragonese ha infatti comportato la progressiva feudalizzazione dell’isola. Il territorio di Nuraminis, da tempo non più organizzato in Curatoria, diviene anch’esso Feudo e si trasforma in Baronia ( dai documenti risulta essere appartenuta a esponenti della famiglia Beltran Sureda tra il 1479 e il 1486, ai Capdevilla tra il 1486 e il 1498, ai Bellit tra il 1498 e il 1597, agli Aymerich-Gualbes tra il 1597 e il 1629, infine ai Brondo tra il 1629 e il 1700). E’ una Baronia che non è però produttiva, dal momento che è quasi completamente spopolata e priva di un tessuto civile in grado di ripristinare i cicli produttivi, spezzati dalle vicende belliche ed epidemiche. Probabilmente, con l’esigenza di riattivare lo sfruttamento dei fertili terreni dell’ex Curatoria, si spiegano gli accordi che il Barone di Nuraminis stipula, dal 1540, con quelli che saranno i 35 nuovi popolatori del villaggio abbandonato nel 1436. Nell’Archivio di Stato di Cagliari è conservata una copia di questi accordi, che ci rivela addirittura la provenienza dei 35 popolatori: 8 venivano da Furtei, 5 da Villagreca, 4 da Samatzai, 4 da Decimoputzu, 3 da Segariu, 2 da Siliqua, 2 da Nuragi, 1 da Villa di Chiesa (Iglesias), 1 da Sarroch, 1 da Gonnosnò, 1 da Donigala, 3 erano di provenienza ignota. Inoltre l’Archivio Arcivescovile conserva una copia della relazione che, nel 1777, il parroco di Nuraminis fece al Vicario Capitolare, circa le condizioni della chiesa parrocchiale di S.Pietro. In tale relazione si afferma che la chiesa sarebbe stata edificata nel 1580. Questo dato appare oggi inesatto; esso si riferisce probabilmente al recupero che della struttura san pietro  è stato compiuto, verosimilmente proprio a spse di quei 35 nuovi popolatori, che da circa 40 anni erano tornati a far rivivere Nuraminis. Nonostante le  difficoltà legate all’ambiente malsano e ad una economia di sussistenza, il Villaggio di Nuraminis si sviluppa durante i restanti 140 anni di dominazione  spagnola.  Rinasce un nuovo ceto contadino, prevalentemente impegnato nella produzione cereagricola e nell’allevamento. Nel 1720 il Regno di Sardegna  passa sotto la sovranità della casata Sabauda. Inizia una fase nuova della storia sarda, che culminerà nella Rivoluzione Risorgimentale Italiana del 1861. Un  episodio in particolare relativo alla Nuraminis settecentesca e ottocentesca, permette ancora una volta di gettare un ponte fra la storia particolare di Nuraminis  e quella più generale, d’Italia ed Europea. La vicenda riguarda la nascita di una delle altre quattro chiesette nuraminesi. La chiesetta in questione è quella della  Madonna del Carmine, la cui storia è legata alla figura di un certo Efisio Corda, il quale ottenne, nel 1725, che l’ordine dei carmelitani costruisse un piccolo  convento ed una chiesetta sul colle che attualmente mantiene il nome de "Su Crammu"( del Carmelo). Poco più di un secolo più tardi, negli anni sessanta  dell’800,quando il movimento di Unificazione Nazionale giungeva a compimento, i carmelitani furono costretti ad abbandonare il convento, il quale veniva confiscato insieme a tutti i beni della Chiesa, dal neonato Regno d’Italia. La dominazione sabauda prima ed il Regno d‘Italia poi significano per la Sardegna e per Nuraminis l’inizio di una fase di sviluppo, che è benefico e doloroso insieme. La storia novecentesca di Nuraminis è storia di progresso sociale, culturale e politico, ma è anche storia di sofferenza e di emigrazione, di guerre combattute lontano da casa e delle quali raramente si è compreso il significato reale e profondo. E’ una storia che non si è conclusa. Le sfide, che questa nuova fase italiana ha posto, non sono ancora state vinte, e nonostante l’oggettivo miglioramento delle condizioni spirituali e materiali di vita, la comunità nuraminese ha bisogno ora più che mai, di mettere la parola fine a quella precarietà che dalle ricerche risulta essere l’aspetto che più di tutti caratterizza la nostra storia. Una precarietà infine, che non è venuta ancora meno, e che non è possibile affrontare e sconfiggere definitivamente, se non si acquista consapevolezza di quella storia secolare che ha concorso potentemente a darle forma e sostanza.



Meteo Nuraminis - Previsioni Meteo offerte da Meteo Webcam




 fonte:   http://www.comunenuraminis.it/storia.htm





 

expedia


 

Ricerca personalizzata

Min Max
Lun. molto nuvoloso rovesci 12 22
Mar. molto nuvoloso 14 21
Mer. molto nuvoloso 15 23
Scegli la città
Cosa ti piace di più della Sardegna
 
Qual è la spiaggia più bella della Sardegna??
 
Quale sezione del sito ti piace di più?