Muravera (in sardo Murèra) è un comune di 5000 e più abitanti della
provincia di Cagliari.
Caratteristiche
M
uravera è il centro più importante del Sarrabus, famoso per la
produzione agrumicola. Il territorio costiero si estende in prevalenza
a sud del centro abitato. Questo paese è conosciuto anche per le sue
grandi spiagge: della Foce Flumendosa, di San Giovanni, delle Saline e
di Colostrai; oltre quest’ultima si incontra Capo Ferrato, un
promontorio di rocce trachitiche. Ancora più a sud si stende per circa
8 Km la spiaggia di Costa Rei, con l’omonimo insediamento turistico.
Nei pressi si possono visitare anche vari siti archeologici
interessanti; in particolare i menhir di Piscina Rei e di Cuili Piras.
Posizione
Questo importante centro, capoluogo della regione storica detta
Sarrabus è situato nell'area sud-orientale della Sardegna, su una valle
fluviale a ridosso di una cerchia di colline che delimitano un sistema
lagunare con gli stagni di Feraxi, Colostrai, Salinas e San Giovanni.
Molto probabilmente il primo nucleo abitativo era a diretto contatto
con il mare da cui si era dovuto distanziare per sfuggire ai frequenti
attacchi degli invasori e dei corsari, ma l'attuale borgata, che si
presenta come una cittadina e che si è sviluppata sullo spazio aperto
della piana libera da ostacoli naturali, è ancora legata al mare.
Secondo altri studiosi la voce Sarrabus deriverebbe dalle frequenti
incusioni dei pirati saraceni da cui "Is-Arrabus", gli arabi o anche
deriverebbe (molto probabilmente) dalla più antica città punica di
Sarcopos, situata oggi nel comune limitrofo di Villaputzu e che per
ricchezza e influenza controllava una vasta zona che comprendeva anche
Muravera e Quirra.
Storia
Gli insediamenti umani nel territorio muraverese si possono
far risalire al 5000 a.C. come testimoniano il complesso megalitico di
Piscina Rei, e quello di Nuraghe Scalas. Fu soggetta a
insediamenti Fenici e Punici. A causa della sua posizione geografica,
Muarvera, fu oggetto di continue incursioni di pirati, che
spesso veniano respinte dagli abitanti del luogo. A questo
scopo, nel 1600, vennero costruite le torri costiere che ancora oggi si
possono oservare dalle spiagge: Torre delle saline, Torre dei
dieci cavalli, Torre di Capo Ferrato.
Dominazione Pisana fino all'invasione Aragonese nel 1324,
passò sotto la protezione di varie famiglie, tra le quali la potente
famiglia nobiliare dei Cappai, fino al 1839, quando vennero
aboliti i feudi.
La storia di Muravera ebbe un Medioevo tormentato, con il
passaggio al Giudicato di Gallura, con le sanguinose interferenze della
Repubblica Marinara di Pisa, con la conquista Aragonese e con
la superbia dei Carroz (conti di Quirra), dei Cappai (conti di
Villasalto) e di altri famelici feudatari fino al secolo scorso. Alla
fine dell'Ottocento avvenne la chiusura delle terre comunali da parte
dei notabili del paese. La famiglia Sulis divenne in questo frangente
la più potente e influente del paese.
Economia
Le coste sono pescosissime, quasi unite alle lagune rifornite da
fresche e limpide acque di antiche sorgenti filtrate da banchi di
finissima sabbia che alimentano i diversi stagni di riproduzione. Per
questo sono presenti nel territorio di Muravera sono presenti tre
peschiere: una nello stagno in località Colostrai e l'altra a San
Giovanni, entrambe gestite dalla stessa cooperativa.la terza sorge a
feraxi ed è gestita da una cooperativa non di muravera. Il pescato
viene venduto dagli stessi soci della cooperativa, senza intermediari.
Questo centro turistico ha puntato anche su un radicato artigianato
popolare per la produzione di tappeti, e tessuti realizzati con telai
di quercia, manufatti ad intreccio che danno vita a sorprendenti ed
eleganti cestini di canne, vimini e giunchi e nella costruzione di
strumenti fonici di matrice remotissima, le launeddas, considerate i
più antichi strumenti a fonici del mondo mediterraneo.La zona del
Sarrabus ha avuto grandi suonatori di Launeddas, specialmente
Villaputzu e San Vito. A Muravera bisogna segnalare un grande
costruttore che è Attilio Scroccu, personaggio schivo ma di grandissima
arte musicale.
Dopo un avvio pionieristico da una quarantina di anni or sono, oggi il
territorio di Muravera possiede consolidate strutture turistiche,
spesso dotate di animazione, possibilità di locazione di case private,
un ospedale regionale. Inoltre, nel 1979 è stata costruita la centrale
agrumicola nel paese, ma i soci sono agrumicoltori di tutti i comuni
del Sarrabus; nei primi anni ebbe solo la funzione di ricevere e
immettere sul mercato il raccolto degli associati. Da qualche tempo si
progetta la trasformazione del prodotto, è già in corso la vendita di
marmellate e aranciate.
Muravera è anche sede di istruzione del bacino del sarrabus. Infatti
ospita una scuola elementare, una media primaria e varie scuole medie
secondarie come l'istituto tecnico per il commercio e il turismo,
l'stituto tecnico per geometri Luigi Einaudi, l'stituto agrario e il
liceo scientifico Giordano Bruno.
Siti
archeologici
Sono
diversi i siti di interesse storico-archeologico. Al centro del paese
sorgono interessanti monumenti: la chiesa di San Nicola di Bari;
edificio eretto nel 1500. in stile tardo-gotico. L'impianto della
chiesa è ad unica navata con cappelle laterali. La stessa è ripartita
da tre archi ogivali trasversi sui quali si imposta l'orditura del
tetto a due falde, secondo modalità costruttive Gotiche. Tardo-gotiche
sono inoltre le 4 cappelle coperte con volte nervate a crociera ed i
relativi archi d'accesso, come pure la cappella presbiteriale con
l'arco trionfale. L'edificio nasconde nella zona presbiteriale
importanti ed integre testimonianze di una precedente fase costruttiva
d'epoca aragonese. Il campanile è gotico, merlato con i marcapiani e
pilastrini in pietra da taglio a vista. Tra gli arredi preziosi:
l'altare maggiore di marmo policromo eseguito da G.B. Asqueri 1767; 2
retabili in legno dorato di stile barocco; una croce d'argento
cesellato ( dono di uno schiavo che riacquistò la libertà dopo essere
stato prigioniero
dei saraceni) e una bella statua di San Sebastiano in legno
policromo scolpita nel 1603 da Scipione Aprile.
Attiguo alla chiesa, l'ex palazzo comunale della fine del '800,
recentemente restaurato. Superata la Piazza Sant'Antonio, si giunge al
Portico Petretto, piccola costruzione in pietra della fine dell'800,
strutturata a forma di arco sostenente un corridoio balconato che
serviva a mettere in comunicazione due case vicine ed evitava
l'attraversamento della strada durante i forti acquazzoni. Interessante
è anche la casa della Famiglia Zedda, in Via Roma, nella cui cantina è
stata trovata una cisterna romana perfettamente conservata che veniva
usata fino alla fine del settecento per la raccolta delle acque piovane.
Attrazioni
naturalistiche
Capo Ferrato
Uscendo dal paese, in direzione sud-ovest, a 9 Km. circa dall'abitato,
si trova la foresta di Baccu Arrodas, un fitto bosco di macchia
mediterranea, luogo attrezzato per il ristoro nelle lunghe passeggiate
primaverili, un tempo la località era percorsa da carri per il
trasporto di minerali estratti dalla vicina miniera d'antimonio e
d'argento. L'antica carrettiera(carrareccia) è tutt'ora percorribile
almeno fino alla zona di Cuili Paderi, dove è necessario guadare il Riu
Baccu Arrodas per poter accedere all'omonima foresta ricca di lecci e
corbezzoli. All'altezza della marina di San Giovanni lungo uno dei
canali del Flumendosa si trova la Torre dei dieci cavalli (chiamata
dagli spagnoli Torre de la Puerta, storico edificio difensivo che
rappresentava anche la via di ingresso ai paesi del Sarrabus. Dalla
Torre dei dieci Cavalli partivano altrettanti cavalieri che avvisavano
i paesi e i nuclei abitati della zona dell'arrivo dei pirati saraceni.
Sagre e Feste
La Sagra degli agrumi è la più importante manifestazione del paese. La
prima edizione si ebbe nel febbraio 1961 per volontà degli
agrumicoltori e ideata dalla Pro Loco con a capo il presidente Sig.
Luciano Cacciabue. L'iniziativa ha lo scopo di valorizzare il prodotto
principale del luogo, gli agrumi. La manifestazione consiste nella
mostra dei migliori prodotti locali ed in una sfilata per la via
principale del paese di numerosi gruppi folcloristici provenienti da
tutta la Sardegna, accompagnati dalle "etnotraccas" (elemento
fondamentale della sagra),cioè carri trainati da trattori dove si
ricostruiscono scene di vita agropastorale e domestica e paesaggi del
passato, nella serata esibizione dei gruppi folcloristici accompagnati
dalle "Launeddas". Un'altra manifestazione di notevole interesse
turistico è il carnevale estivo , che si svolge nei primi giorni del
mese di agosto dove è possibile ammirare le più importanti maschere
della tradizione isolana.
Amministrazione
comunale
Sindaco: Salvatore Piu (lista civica) dal 10/05/2005
Centralino del comune: 070 990001
Posta elettronica: info@comune.muravera.ca.it
SAGRA DEGLI AGRUMI
La Sagra degli Agrumi trae le sue origini agli inizi degli anni
sessanta per volontà degli agrumicoltori e dell’allora presidente della
Pro-Loco Sig. Luciano CACCIABUE e punta alla valorizzazione della
principale risorsa del luogo, appunto gli agrumi
La manifestazione consiste nella mostra dei migliori prodotti
locali ed in una grande sfilata per la via principale del paese di
numerosi gruppi folcloristici provenienti da tutta la
Sardegna, intervallati dalle cosiddette "ETNOTRACCAS" (elemento
fondamentale della sagra), carri museo curati meticolosamente,
riproducenti prevalentemente ambienti della vita
agropastorale del passato, nella serata esibizione dei gruppi
folcloristici accompagnati dalle "LAUNEDDAS", strumento a
fiato composto da tre canne, di epoca antichissima, che in questo
territorio ha le sue origine.
La Sagra è l’immagine di un popolo antico, che sa rinnovarsi
pur nel rispetto delle tradizioni, meravigliosi costumi, ricchi di
colori, di stoffe preziose lavorate a mano, monili e gioielli
in filigrana, fanno mostra di sé per le vie del paese addobbate con
tappeti ed arazzi.
Nell’arco dei tre giorni si svolgono numerose manifestazioni
collaterali quali convegni, mostre, degustazione di prodotti tipici e
spettacoli musicali di vario genere.
Nonostante il territorio di Muravera sia ricco di testimonianze
storico-archeologiche, solo alcune di esse sono realmente
accessibili per il tramite di sentieri che conducono in loco.
Visitarli permette di vivere esperienze interessanti alla ricerca di
luoghi nascosti e misteriosi che ci riportano, attraverso un
salto nel passato, a scoprire le vicissitudini storiche di questa zona
che è stata abitata sin dalla più antica età preistorica, prima della
cosiddetta “Civiltà Nuragica”. Di quest’epoca possiamo ancora visitare
le domus de janas, tombe scavate nella roccia simili alle abitazioni
dei vivi, edificate vicino ai menhir e ai dolmen, isolate o riunite
insieme in una necropoli, la cui struttura semplice o complessa variava
nelle dimensioni. Curiosa è l’origine etimologica del suo nome che
indicava le “case delle fate o delle streghe”. Le janas, secondo la
legenda, sono delle piccole fate, a volte buone altre cattive e
dispettose, che vivevano in piccoli buchi scavati nelle rocce (le
cosiddette domus de janas) e uscivano solo di notte per non rovinarsi
la pelle candida con i raggi di sole. Si dice che erano abili
tessitrici e che possedevano e custodivano all’interno delle grotte dei
tesori nascosti.
Nel III millennio a.C. la Sardegna e il nostro territorio risentono
della corrente megalitica del Nord Europa, di cui oggi si possono
ancora visitare i complessi di menhir, quasi completamente intatti,
rappresentati da lastre di granito infisse nel terreno
secondo moduli complessi. La loro costruzione è da ricollegare a
finalità religiose pertinenti il culto solare, erano luoghi sacri per
le tribù nuragiche per le quali rappresentavano sia la divinità
maschile che la fertilità nel culto della loro religione.
Vicino ai complessi di menhir possiamo trovare, ben
conservati i resti dei nuraghi, strutture misteriose della preistoria,
aventi funzioni militari, funerarie o abitative. Visitarli non è solo
un’esperienza culturale ma una vera e propria avventura naturalistica,
perché questi siti archeologici si trovano spesso sulla sommità delle
montagne, nascosti dalla tipica vegetazione mediterranea che fa loro da
scrigno, e per raggiungerli occorre spesso percorrere meravigliosi
sentieri che permettono di apprezzare le numerose specie floristiche
del territorio.
Frequente accanto ai nuraghi è la presenza di tombe, individuali o
collettive, costruite in muratura e formate da una cella, un corridoio
e un ingresso, con funzioni di area cerimoniale.
Resti
dell’età punica sono visibili nell’unico esemplare rimasto
rappresentato dalla Fortezza di “Baccu di Monte Nai” risalente al V
sec. A.C. L’opera di colonizzazione da parte dei romani, avvenuta nel
Isecolo a.C, è presente nei resti di vari villaggi. Gli insediamenti,
in quest’epoca, furono costruiti lungo le coste, buon punto d’approdo
per le navi, o vicino ai complessi megalitici considerati luoghi con un
particolare richiamo mistico.
Si trova nella lottizzazione di Monte Nai,i all’interno di un villaggio
turistico, nei pressi delle pendici del Monte omonimo . Definita anche
tomba ipogeica è una sepoltura bicellulare, scavata nel granito e
formata da due celle a cui si accede mediante un apertura di modeste
dimensioni. All’interno non sono visibili tracce di lavorazione sulle
pareti che, al contrario, sono ben levigate.
Ubicato nella località “Cuili Piras”, sulla Strada Provinciale che
conduce alla zona turistica di Monte Nai, all’interno della proprietà
del Signor De Murtas, questo sito archeologico è facilmente accessibili.
Il complesso si trova in buone condizioni, è composto da 53 menhir
formati da lastre di granito, disposte in aggregati di 3-4-5 elementi
è ripartito in tre impianti ben distinti:
-
Il primo è costituito da 29 menhir, i più bassi di tutto il complesso,
che si trovano nella posizione ortostatica originale e si sviluppano in
posizione centrale.
-
Il secondo è formato da 22 menhir, disposti in linea retta,
che si trovano più a nord del primo, di cui alcuni in seguito ai lavori
di cantiere archeologico sono stati rimessi nella loro posizione eretta
originale;
-
Il terzo è composto da 3 menhir isolati che si trovano poco distanti
dal primo e a sud del secondo.
Utilizzati come calendario astronomico di pietra estremamente preciso
ma anche per scopi religiosi, il complesso megalitico per la
particolare posizione e per la distanza con la quale sono collocati i
menhir, presenta numerose similitudini con gli insediamenti megalitici
della Francia e della Gran Bretagna, in particolare con il famoso
complesso di Stonehenge.
Nella stessa area, immersi nella macchia mediterranea, si trovano i
resti del nuraghe “Cuili Piras” di cui è ben visibile l’ingresso, parte
della torre centrale e alcuni resti delle strutture murarie.
Complesso
megalitico di “Piscina Rei”
Nei pressi dello stagno di Piscina Rei, a circa 200 metri
dalla spiaggia di Costa Rei, si può visitare l’omonimo complesso
megalitico, risalente a circa 5000 anni fa. E’ costituito da
22 menhir di granito disposti in aggregati, di cui cinque sono ancora
nella posizione originale , mentre gli altri sono stati rimessi in
posizione eretta durante un lavoro di cantiere archeologico.
La particolarità di questo sito archeologico di modeste dimensioni è
riscontrabile nella presenza di un blocco di granito
probabilmente utilizzato con funzioni di ara sacrificale data la
presenza di una cavità idonea alla raccolta di liquidi. Gli studi
effettuati su questo sito, come in quello di “Cuili Piras”
hanno evidenziato l’importanza di questo complesso megalitico non solo
per le sue funzioni astronomiche ma anche per la valenza
storica e archeologica dell’ara sacrificale utilizzata fino all’età
romana.
Questo complesso è stato sovrapposto in età imperiale romana
da un villaggio denominato “Susalei”, edificato tra il II
sec. e il III sec. d.C comprendente la zona vicina
allo stagno di Piscina Rei e la località “Ibba Sa Cresia”. Nelle
vicinanze dello stagno si sviluppavano le capanne di pianta circolare
di grandi dimensioni, mentre a ovest nella località “Ibba Sa Cresia” si
trovavano gli edifici più importanti dell’insediamento, di cui oggi
esistono ancora le strutture murarie costituite da blocchi squadrati di
arenaria. A est del villaggio si sviluppava una necropoli costituita da
tombe ad incinerazione simili a quelle della necropoli “Casa Murgioni”
in località Feraxi.
Complesso
megalitico “Nuraghe Scalas”
Ubicato sul margine est dell’altopiano “Pranu sa Siliqua”, sulla
sommità di una bassa cresta rocciosa di granito che si affaccia sulla
Costa Rei. E’ il complesso megalitico meglio conservato in Sardegna, ed
è stato dichiarato di importante interesse archeologico con il Decreto
del Ministro Segretario di Stato per i Beni Culturali e Ambientali.
Composto da 43 menhir, disposti a gruppi di 3-4-5 elementi infissi
profondamente nel terreno nella posizione ortostatica originale. Merita
sicuramente una visita poiché in esso si possono ammirare due pietre
megalitiche di forma antropomorfa, maggiori per dimensioni rispetto
alle altre del complesso. La loro funzione è ancora incerta ma comunque
ricollegabile a funzioni astronomiche.
A circa 200 metri dal complesso si trova un nuraghe risalente al tardo
neolitico. Ha una struttura di forma semi-circolare costituita da
pietre di grosse e medie dimensioni disposte in filari murari
irregolari. Si pensa fosse utilizzato per attività metallurgiche poiché
nelle vicinanze sono state ritrovate scorie di fusione primaria.
Complesso
megalitico “Baracca Su Entu”
Situato in
località Feraxi ed è composto da 25 menhir formati da grossi lastroni
di granito e collocati in posizione orizzontale di cui 22 ancora nella
loro posizione originale. In epoca imperiale-romana nell’area
dell’impianto megalitico è stato costruito un villaggio denominato
“Porto Sipicio” costituito da capanne di pianta circolare; poco lontano
dal villaggio è ubicata un estesa necropoli denominata “Casa Murgioni”
costituita da tombe ad incinerazione impiantate superficialmente e oggi
pressoché distrutte. In questa necropoli si possono ancora oggi vedere
alcuni betili, piccole sculture senza raffigurazione, che avevano la
funzione di delimitare la città dei morti e invitare i vivi ad onorarli.
Nuraghe Murtas
E’
ubicato sul bordo della piana alluvionale creata dal fiume “Foxi
Padrionnas”, in località Santa Maria a qualche km dal centro di
Muravera e vicino alla SS 125. Recentemente è stato ripulito e
restaurato e reso accessibile al visitatore.
Di quello che circa 4000 anni fa era un nuraghe formato da cinque torri
e circondato da un villaggio di capanne denominate pinnetas, oggi si
possono vedere solo alcune tracce poiché gran parte del nuraghe è
ancora da scoprire e riportare al suo antico splendore.
Dagli studi effettuati si ipotizza fosse costituito da tre ambienti
uniti da filari murari di pietre di grandi dimensioni disposte in
maniera regolare. La sua struttura è unica nella zona poiché è uno dei
pochi nuraghi ad essere ubicato in pianura.
Nuraghe
“S’Acqua Seccis”
Risalente al II sec. a.C., è situato in località S’Enni, sulla sommità
del monte denominato “S’Aqua Seccis”. Il suo versante est prospetta
verso il mare, in direzione Is Perdigonis e in linea d’aria è a poche
centinaia di metri dalla SS 125 anche se non è visibile dalla
strada a causa di ammassi rocciosi che lo occultano.
Esso domina l’intero territorio e dal punto in cui è posto si può
ammirare un suggestivo panorama. La localizzazione dei nuraghi sulla
sommità dei monti è da ricollegare agli antichi metodi di costruzione
delle popolazioni nuragiche che costruivano tali strutture in posti
alti per poter avere il controllo di tutto il territorio e poter
comunicare con altri nuraghi disposti sulle altre colline. E’ un
nuraghe complesso del tipo a cupola raggiungibile tramite undici
gradini ancora praticabili attraverso i quali si accede alla camera
centrale e ad altre nicchie tutte danneggiate. E’ composto da tre
strutture una centrale e due torri laterali. Le torri laterali sono
collegate da una cinta muraria costruita con pietre di piccole
dimensioni disposte in maniera regolare, la parte centrale è ancora in
buone condizioni e si sviluppa tra le due torri laterali. Vista la
posizione e la grandezza si pensa che questo nuraghe avesse una
funzione militare.
Nei pressi del nuraghe “S’Acqua Seccis” si possono vedere i resti di un
altro nuraghe denominato Nuraghe “Orcu” di cui è rimasta solo una parte
in discreto stato di conservazione. Attorno a quest’ultimo nuraghe sono
visibili anche delle strutture murarie simili a capanne e nelle
vicinanze, nascosti dalla vegetazione, si trovano molti menhir
abbattuti e i resti di una necropoli di epoca imperiale romana.
Entrambi i nuraghi sono facilmente raggiungibili e identificabili
grazie alla segnaletica turistica.
Nuraghe “Ponzianu”
E’ ubicato in località “Baccu Tassonis” ed è l’unico nuraghe
della zona ad avere una struttura a pianta quadrata.
Nuraghe Sa Spadula
Ubicato in località “Sa Spadula”, sulla sommità di uno sperone
roccioso, per la presenza di una fitta vegetazione che lo circonda, è
difficilmente raggiungibile. La sua struttura è composta da una parte
centrale formata da pietre di varie dimensioni che comprende tre camere
di piccole dimensioni a pianta circolare. Nelle immediate vicinanze si
trovano i resti delle strutture murarie delle capanne che costituivano
il relativo villaggio.
Nuraghe
“Santoru”
E’ ubicato in località “Sa Spadula” sulla sommità di un rilievo
granitico difficilmente raggiungibile. Il nuraghe è stato costruito
appoggiando dei bastioni murari, costituiti da pietre di piccole e
grosse dimensioni, alle strutture rocciose della collina. Si sviluppa
in tre piani naturali, di cui il primo rettilineo e gli altri due
curvilinei. La struttura è a pianta circolare ed è costituita da pietre
di varie dimensioni disposte secondo filari murari. Subito dopo
l’ingresso un breve corridoio conduce a una camera di piccole
dimensioni, ricoperta da pietre crollate dalle mura superiori. Si pensa
che questo nuraghe non abbia avuto funzione militare poiché non è
completamente circondato da mura difensive. Nelle vicinanze si trovano
anche i resti delle capanne.
Tomba “Arcu
Ziu Marinu
Questo tipo di sepoltura, tipica della Sardegna e soprattutto della
civiltà nuragica, si è sviluppata tra il 1200 e il 1900 a.C.. Costruite
in muratura erano formate da una camera sepolcrale rettangolare
preceduta da un andito il cui pavimento veniva lastricato. L’ingresso
di piccole dimensioni era chiuso da un portello in pietra e permetteva
di accedere all’area cerimoniale denominata esedra. La tomba vista
dall’alto ha la forma di un toro, considerato un animale sacro nella
civiltà nuragica che simboleggiava la potenza e la fertilità.
Si sviluppa sulla sommità di una cresta collinosa di granito,
nell’altura costiera di Monte Nai. Aveva funzione militare in quanto
era un sistema fortificato per la difesa della costa presa di mira dai
continui attacchi esterni dei pirati. La struttura è costituita dalle
mura di recinzione difensive e dalle strutture abitative composte da
pietre di piccole dimensioni, sistemate con il fango. Nel sito, che è
stato sicuramente riutilizzato in epoca romana, probabilmente si
sviluppava il villaggio di “Arculenti” abbandonato nel XIV secolo e
definitivamente distrutto ed eliminato da moderni mezzi meccanici. Oggi
si possono notare solo i resti di poche strutture murarie.
Nei pressi della fortezza di trova un complesso megalitico composto da
4 menhir ancora integri e in posizione eretta che si trovano sul lato
ovest della collina; altri 3 menhir giacciono abbattuti poco distanti
vicino ai resti di un nuraghe.
I MONUMENTI.
Il territorio di Muravera, oltre alle bellezze naturali riconosciute
spesso quasi esclusivamente nel mare, nasconde al suo interno diversi
monumenti che hanno storie uniche da raccontare.
Nella
presenza di numerose chiese, si denota la forte devozione religiosa,
già a partire dal 1316, grazie a un inventario fatto redigere dalle
autorità del comune di Pisa, è possibile attestare la presenza di
villaggi un tempo fiorenti vicino all’attuale Muravera come Petrera,
Sorrui, Caruti. Gli abitanti di queste ville o “biddas” producevano lo
stretto necessario per la loro sussistenza, sfruttando i prodotti della
terra o dell’allevamento, ma anche e soprattutto, basando il loro
lavoro sulla coltivazione della vite e
sulla produzione e commercializzazione del vino. Quanto prodotto in
eccedenza, veniva investito nella costruzione di chiese.
Ciò è testimoniato dagli archivi storici che indicano la presenza di
ben tredici chiese di cui oggi solo cinque possono essere visitate: due
si trovano nel centro abitato: San Nicola di Bari e Santa Lucia; mentre
le altre tre rurali sono dedicate a San Giovanni Battista, a Santa
Maria e a Sant’Antioco.
A difesa di queste ville (o biddas), nonché del Regno di Sardegna,
furono fatte costruire tra il XIV ed il XVIII secolo le torri costiere
contro le incursioni islamiche e barbaresche. Le torri comunicavano tra
di loro attraverso i segnali di fuoco di notte e di fumo di giorno.
A testimoniare questo passato, fanno da sentinella alle nostre spiagge
la Torre dei Dieci Cavalli, la Torre Salinas e la Torre di Monti Ferru.
Testimonianza di un passato più recente sono i monumenti che possiamo
trovare nel centro storico di Muravera: il Portico Petretto e Sa Domu
de is Candelajus (tipica abitazione in stile sarrabese).
LE CHIESE
CHIESA PARROCCHIALE SAN NICOLA DI BARI
La parrocchiale di Muravera, risalente all’epoca gotico-catalana del
XV-XVI secolo, è dedicata fin dall’origine a San Nicola di Bari, ed è
situata nella Piazza Chiesa del centro storico del paese. Al suo
interno presenta una navata unica su cui si aprono le cappelle
laterali, con il presbiterio avente forma quadrata. Le cappelle che si
aprono sulla navata, due a destra e quattro a sinistra rispetto al
portale d’ingresso, sorsero in epoca più tarda, in prevalenza tra il
XVI e il XVII secolo, e sono dedicate alla Vergine del Rosario, al
Santissimo Crocifisso, a San Giovanni Battista e a Santa Lucia.
La sua struttura è stata interessata da due importanti interventi di
restauro, uno risalente alla fine del XVIII secolo, esattamente nel
1796, dal quale probabilmente deriva la conformazione attuale, il
secondo, più recente, risale al 1993. La chiesa attualmente propone
ancora uno schema di derivazione catalano aragonese; la facciata mostra
un prospetto a capanna, senza nessun ornamento, sovrasta il portale
d’ingresso una finestra rettangolare dalla forma semplice e lineare.
Sulla destra si erge la robusta torre campanaria del XVII secolo
elaborata dalle maestranze cagliaritane abili ed esperte riconosciute
al tagliatore di pietra Julia’ Taris. La sua architettura a canna
quadrata è di stile tardo-gotico, suddivisa in tre ordini in cui, nel
secondo, si aprono le finestre dove sono alloggiate le campane, mentre
la parte terminale è ornata con dei merli.
Nei suoi arredi interni la chiesa conserva gelosamente tratti di
storia: l’arco che permette l’accesso al presbiterio presenta una
particolare decorazione nel capitello costituita dal blasone dei
Carròs, famiglia nobiliare che a partire dal 1332 aveva avuto il
controllo del villaggio di Muravera ricevendolo in feudo fino al 1511,
anno in cui muore Violante Bertran Carròs ultimo erede della famiglia.
Di particolare interesse è anche l’altare maggiore che si limitava fino
al 1750 alla mensa realizzata dallo scultore milanese Domenico Andrea
Spazzi nel cui paliotto pose una formella ottagonale, racchiudente sul
bassorilievo l’icona di San Nicola vescovo (protettore di donne e
bambini) nell’atto di salvare miracolosamente i tre fanciulli nel tino.
L’altare maggiore fu portato a compimento diciassette anni dopo,
esattamente nel 1767,dal marmoraro genovese Giovanni Battista Asquer.
Molto preziosi sono anche i due retabli in legno di epoca barocca e un
statua in legno, scolpita da Scipione Aprile nel 1603, che rappresenta
San Sebastiano. Altrettanto affascinante è la storia della bella croce
d’argento cesellato di cui la leggenda narra che fu donata alla chiesa
di San Nicola da uomo che era stato fatto prigioniero dai Saraceni ma
che poi era stato fortunatamente liberato.
CHIESA DI SANTA LUCIA
La Chiesa di Santa Lucia è situata tra la Via Cambosu, la Via Santa
Lucia e la Piazzetta omonima. Risalente al XVI secolo, faceva parte del
villaggio di Petrera, antico abitato ora denominato Rione Santa Lucia,
che contava nel suo territorio due chiese: quella appunto di Santa
Lucia e quella della Vergine d’Itria, (ora non più esistente). La
Chiesa a pianta rettangolare irregolare, nella facciata è provvista di
campana di bronzo, di piccole dimensioni dove sono raffigurati in
rilievo, la Madonna con Bambino e Rosario, il Crocifisso, ornamenti
floreali e in basso tutt’intorno la scritta con data: AVE MARIA GRATIA
PLENA – ANNO DOMINI 1728. Si accede all’interno attraverso un
portoncino a due ante in ferro bicromato deteriorato dall’usura del
tempo; nei prospetti laterali si trova una piccola finestra per parte
con infissi e scurini in ferro; è divisa in tre navate, aventi ciascuna
tre archi a tutto sesto per parte. Nel periodo che va dal 1920 al 1930
e nell’anno 1960 fu oggetto di interventi sia interni che esterni.
A Muravera si registra fin dall’antichità una forte devozione per la
Santa, così come per San Giovanni Battista, San Priamo e Sant’Antioco
come testimoniano le chiese campestri ad essi dedicate.
In particolare per la Chiesa di Santa Lucia, protettrice della vista, i
fedeli disposero l’acquisto di importanti suppellettili, preziosi
argenti, tessuti pregiati di seta o velluto per le belle statue.
Un’ulteriore testimonianza di devozione popolare sono trenta “occhi di
santa Lucia” in argento ora conservati nella parrocchiale di San Nicola.
Ora è aperta al culto e vi si celebra la messa una volta alla
settimana, e ogni anno, nella ricorrenza delle Palme, dalla Piazzetta
antistante, dopo aver impartito la benedizione parte la Solenne
Processione.
CHIESA DI SANTA MARIA
La Chiesetta campestre di Santa Maria è ubicata a circa due Km dal
centro abitato in prossimità della S.S. 125, ben visibile dalla strada
e poco distante dal Nuraghe Murtas. La sua costruzione rientra in quei
modelli di Architettura Ecclesiastica Minore diffusasi tra la seconda
metà del XVII e la prima metà del XVIII secolo, periodo in cui si
seguono forme più semplici e rigorose.
E’ costituita da un navata unica per il culto; la facciata ha un
semplice portale e termina con un campanile a vela. Il tetto a capanna
è sostenuto da due capriate in legno di ginepro e tegole di laterizio
posate alla sarda direttamente sulle canne e sul tavolato.
L’altare è in muratura ed è sormontato da una nicchia a muro che
accoglieva il simulacro del santo. Anticamente sorgeva nel villaggio
denominato Carruti, uno dei più importanti ed economicamente più vitali
che fu abbandonato a causa delle guerre di conquista e delle incursioni
barbaresche.
CHIESA DI SAN GIOVANNI
BATTISTA
La chiesa di San Giovanni è situata a circa 4 km da Muravera in
direzione Cagliari, sulla strada vicinale da Località San Giovanni alla
Peschiera, che corre parallela alla S.S. 125. Per giungervi occorre
percorrere il bivio di San Giovanni che conduce all’omonima marina, a
120 metri girando a sinistra e percorrendo la strada vicinale, dopo
circa 400 metri si scorge immersa nel verde la chiesetta campestre.
Di essa non si conosce esattamente la data dell’edificazione, anche se
da un inventario fatto redigere dalle autorità del Comune di Pisa nel
1316, si attesta la presenza di villaggi un tempo fiorenti vicino
all’attuale Muravera tra cui vi era la Villa di Sorrui, localizzata
presso la Torre dei 10 cavalli, nella quale sorgeva anche la chiesa di
San Giovanni. Questo era indubbiamente uno dei centri più importanti ed
economicamente più vitali della zona considerata la popolazione ivi
insediata che si attestava intorno ai 150 abitanti. La guerre di
conquista del territorio, il regime feudale imposto nel regno
catalano-aragonese di Sardegna e Corsica dal 1324, le incursioni
barbaresche del XV e XVI secolo, favorirono l’abbandono dei villaggi
costieri con il conseguente ingrandimento di quelli sopravissuti come
fu per Muravera. Dopo questo periodo della chiesetta campestre ci
pervengono notizie storiche dal Casalis (1843) e dall’Archivio
Arcivescovile di Cagliari fin dalla fine del 1700. La chiesa è stata
probabilmente abbandonata fin dalla prima metà del 1800 e di essa si
ritrovano notizie storiche risalenti al 1922 dall’Archivio della Chiesa
Parrocchiale di San Nicola di Bari, nel quale si cita che un gruppo di
volenterose persone del paese guidate da un certo Pitzalis Severino si
misero di proposito a riedificarla e vi riuscirono, aiutati dalle
oblazioni del popolo.
In quell’anno la vigilia della festa che cade il 24 giugno, il
simulacro di San Giovanni Battista, adagiato su un cocchio tirato da
buoi, partiva dopo 80 anni di riposo, alla volta della sua chiesa,
accompagnato dalla Confraternita del Rosario, dalle società religiose e
da tutto il popolo muraverese.
Lì dopo aver benedetto la nuova chiesetta, il giorno dopo si celebrava
la festa, con numeroso intervento di popolo. Da quel momento in poi
tutti gli anni si andava in pellegrinaggio con il Santo e vi si
celebrava la messa cantata, presumibilmente fino al 1931.
Da quel periodo in poi la chiesa è stata nuovamente abbandonata, ma nel
2004, grazie a un intervento di ristrutturazione, è stata ricondotta
alle sue antiche origini con lo scopo di riportare in essa la devozione
per il Santo e le feste che in tale luogo si svolgevano.
CHIESA DI SANT’ANTIOCO
Edificata ai piedi del Bruncu Sant’Antioco, l’omonima chiesa si può
raggiungere dopo aver percorso la provinciale che da Muravera conduce a
San Vito. La costruzione è realizzata con pietre locali, tagliate in
forme irregolari, legate fra loro con argilla. È costituita da un’unica
navata e da una sagrestia. La facciata è rivolta a est, dispone di tre
ingressi ed è priva di campanile.
MONUMENTI STORICI URBANI
IL PORTICO PETRETTO
Imboccando la Via Portico all’altezza della Piazza Europa si giunge nel
cuore del centro storico del paese, dove si può ammirare il Portico
Petretto, un suggestivo monumento in pietra risalente alla fine del
XVII secolo. E’ costruito su un arco che sovrasta l’omonima via, ed è
coperto. Ai lati si aprono quattro piccoli archi, due per lato che
oltre ad abbellire la costruzione danno luce all’interno.I nostri
anziani raccontano che il monumento fu costruito dalla famiglia
Petretto, proprietaria delle due case ai lati della strada, con lo
scopo di transitare da una proprietà all’altra quando pioveva ma
soprattutto durante i forti acquazzoni, molto frequenti nella zona. Il
Portico fu utilizzato fino alla prima metà del 1800, e oggi resta solo
una delle due case che venivano messe in comunicazione dallo stesso.
SA DOMU DE IS CANDELAJUS
(La Casa dei Candelai)
Sa Domu de is Candelajus è ubicata nel centro storico del paese tra la
Via Montis e la Via Speranza, e rappresenta uno dei pochi modelli di
casa sarrabese ancora intatta e presente nel paese, risalente circa al
1790, apparteneva alla famiglia Pilia. La struttura è pressochè
intatta, visitandola si può ammirare l’identità della famiglia che la
abitava, le sue possibilità economiche abbastanza agiate, il carattere
dei suoi prorpietari, i pensieri, i sentimenti più intimi, la forte
devozione cristiana. Percorrendo le sue stanze si avverte, comparando
il nuovo con l’antico, come questa abitazione sia rimasta a
testimoniare un tempo lontano.
Vi si accede tramite un grande portone in legno “su potali” all’interno
del cortile si apre la loggia “su stalu”, un porticato costruito
davanti alle camere su cui esse si affacciano e prendono luce il cui
pavimento, grazie alla mano abile del padrone di casa, forma quasi un
“tappeto speciale” costituito di pietre levigate dal fiume disposte a
formare ricami di fiori. Probabilmente la preziosità di questo ambiente
è da ricondurre al tipico utilizzo della loggia che rappresentava il
centro della casa, il luogo del disbrigo delle mansioni domestiche: vi
si ricevevano le visite, vi si tesseva, vi si accoglieva la servitù,
d’estate vi si sostava al fresco e d’inverno vi si godeva il tepore del
sole. La cucina, chiamata in dialetto “su foxili”, era sempre esclusa
dalla loggia ma comunicante con essa e rappresentava l’ambiente intimo
familiare, spesso vi si concentrava la famiglia nei momenti di lutto
attorno al grande camino circondato da seggioline basse “cadireddas”.
Si accede al piano di sopra tramite una scala in legno, qui si trova la
camera da letto che comprende il solaio “su stazzu” dove venivano
custoditi i cereali, sopraelevato in misura tale che la donna vi
potesse accedere in piedi con una corba in testa. Nella parte superiore
si trova altresì un altro ambiente prezioso nonché insolito, il
laboratorio delle candele, da cui deriva il nome che le è stato
attribuito. Qui infatti l’ultima proprietaria, con devozione religiosa,
produceva le candele per gli ex voto. Ora è adibita a Casa Museo,
frequentemente ospita delle mostre, tra cui l’ultima “Genti de bidda
mia” di Pinuccio Sciola.
LE TORRI COSTIERE
TORRE DEI DIECI CAVALLI
(Anche Torre della Porta)
Percorrendo la S.S. 125 in direzione di Cagliari all’altezza della
Marina di San Giovanni, lungo uno dei canali del Flumendosa, si scorge
la Torre dei Dieci Cavalli unica nel suo genere non solo in Sardegna ma
in tutto il mondo, oggetto e teatro di tante battaglie degli uomini del
Sarrabus. Non si conosce l’anno preciso della sua edificazione, ma si
può collocare nel XVI secolo, in epoca spagnola. Fu costruita per la
difesa dalle frequenti e temute invasioni dei barbari africani che non
si limitavano a far razzia di cose e animali, ma si spingevano ben
oltre attraverso rapimenti in massa di uomini, donne e bambini che
venivano ridotti in schiavitù ma soprattutto utilizzati negli scambi
commerciali del Mediterraneo.
La Torre dei Dieci Cavalli era così chiamata perché era costantemente
presidiata da dieci guardie a cavallo sempre pronte ad avvisare le
popolazioni limitrofe dell’imminente pericolo armati di fucili da posta
e dotati di uno spingardo che sistemato sul lastrico d’armi a circa 10
m dal suolo con il suo micidiale fuoco poteva coprire una vasta area.
Chiamata anche Torre della Porta, si compone di una torre circolare
eretta su un basamento voltato con archi provvisto di una porta
attraverso la quale passava la Strada Reale e si accedeva al territorio
di Muravera.
Risulta in funzione già nel 1581, ben prima che, Filippo II, figlio
dell’imperatore Carlo V, varasse la Reale Amministrazione delle Torri.
Al 1767 risale invece la richiesta per lavori di manutenzione
straordinaria e per la dotazione di munizioni e di un cannocchiale. Dai
documenti d’archivio risulta che i viveri e le munizioni erano a carico
delle ville di Muravera, San Vito e San Priamo.
Cessa la sua attività nel 1774 quando il Conte Ferrero Della Marmora
attraverso una lettera inviata ai ministri di giustizia e consiglieri
della Villa di Muravera delibera l’abbandono della Torre della Porta e
il licenziamento della guarnigione.
TORRE SALINAS
La Torre Salinas è ubicata sull’omonima collina alta 50 m che si
affaccia a picco sul mare. Chiamata anche Torre delle Saline, fu
costruita intorno al 1650 circa per custodire le Saline del Colostrai,
difendere le ville e le proprietà della “Curatoria dell’Incontrada del
Sarrabus” e avvertire le popolazioni del pericolo che arrivava dal mare
attraverso un collegamento visivo con la Torre di Capo Ferrato e con la
Torre dei Dieci Cavalli. Delle torri di Sardegna è l’unica a pianta
quadrata che si sviluppa su tre piani rastremati verso l’alto. Risulta
presidiata nel 1581 e nel 1686 subì un particolare consolidamento.
Nonostante nel 1776 le popolazioni vicine avessero costituito un fondo
per il suo restauro con lo scopo di ricostruirla per la sicurezza di
quei litorali, ancora nel 1785 nessuna opera di ripristino era stata
fatta, così il Governo sollecitò l’inizio dei lavori e promise un
artigliere, uno spingardo e due soldati torrieri per controllare la
foce del fiume, le peschiere e le coltivazioni. I lavori iniziarono
però solo nel 1817 su progetto redatto dal regio architetto Gerolamo
Melis.
La torre, recentemente restaurata nel 2003, rappresenta uno dei punti
panoramici della zona.
TORRE DI MONTI FERRU
Ubicata in Località Capo Ferrato, la Torre di Monte Ferru si trova
sulla cima dell’omonimo monte da cui si può ammirare un vero e proprio
panorama che abbraccia tutto il territorio di Muravera: a destra verso
Costa Rei e a sinistra verso Feraxi. La sua architettura si presenta di
forma tronco-conica di pianta circolare. Come tutte le torri costiere
risalenti tra il XIV e il XVIII secolo fu fatta costruire in una
posizione da cui si poteva vigilare su un vasto settore costiero per
difendere il Regno di Sardegna dagli attacchi islamici e barbareschi,
con funzioni di avvistamento del nemico e di difesa della popolazione
circostante; inoltre era anche adatta a comunicare con le altre due
torri costiere (Torre Salinas e Torre dei dieci Cavalli) con il fuoco
di notte e il fumo di giorno.
Attualmente per raggiungerla vi sono alcuni sentieri tra la macchia
mediterranea difficilmente praticabili, ma da lassù si può ammirare un
vero e proprio paradiso!