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Comuni della Provincia di Cagliari
Scritto da MARALB   
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Sinnai





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panorama



S
innai (in sardo Sìnnia) è un comune di 16.387 abitanti (ISTAT 01/01/2008) della provincia di Cagliari.

Montagna, campagna e mare: nella sua vastissima superficie territoriale, una delle più ampie in Sardegna (l'undicesima per la precisione), che si estende per oltre 220 km², Sinnai racchiude tutti gli elementi naturali.

Il territorio del  Comune di Sìnnai si estende per 22.338 ettari (223,38 Kmq ) a partire dal margine orientale del Campidano di Cagliari ed abbraccia gran parte dei primi rilievi collinari dei versanti occidentali del massiccio del Serpeddì – Sette Fratelli, sul quale, prevalentemente, si sviluppa.

Il territorio comunale comprende l’isola amministrativa di Solanas – Genn’e Mari che si protende dalla costa ai versanti del Monte Minniminni con il quale la catena dei Sette Fratelli ha termine verso la costa meridionale. Il territorio di Solanas include una superficie di 25,8 Kmq e presenta uno sviluppo reale della linea costiera, rideterminato sulla base dei recenti rilevamenti aerofotogrammetrici, di 7.680 metri di lunghezza, di cui 5.610 di costa rocciosa ed i restanti di spiaggia.

campanile  Altre frazioni si sono sviluppate a valle del borgo storico di San Gregorio e nei terreni dell’antica tenuta di Tasonis, lungo le direttrici del Riu Longu e del Rio  Corongiu, ai piedi delle montagne del Serpeddì.

 Il centro urbano (le cui coordinate geografiche sono di 39°18’00” Latitudine e di 3°15’00” Longitudine ovest di Roma M.M.) occupa, in posizione collinare e  panoramica dominante l’ampio arco del Golfo degli Angeli, l’estremo lembo occidentale del territorio comunale, inserendosi nell’hinterland cagliaritano ad una  distanza di 13 Km dal capoluogo.

 I confini del vasto territorio comunale sono condivisi con Maracalagonis (per il tratto più lungo), Quartucciu (per il tratto più corto), Settimo San Pietro, Soleminis,  Dolianova, Villasalto, Burcei, San Vito, Castiadas e, attraverso l’isola amministrativa di Solanas, ancora con Maracalagonis e con Villasimius.

 L’altitudine del centro residenziale è storicamente fissata a 133 metri sul livello del mare, in relazione al punto di riferimento assunto presso il vecchio municipio. Il  recente sviluppo urbano nelle zone collinari ha determinato un aumento del valore medio e, soprattutto, della differenza di quota tra diversi quartieri che giunge a  superare i cinquanta metri.

Punta Serpeddì (Zerpedderi), altezza 1.067 metri, ed i vicini rilievi di Serpeddìeddu, Niu Crobu e Tronu con quota superiore o prossima ai 1.000 metri.

Punta “Sa Ceraxa” dei Sette Fratelli, altezza 1.023 metri;

Mont’e Xena o Mont’e Genna (Monte Genis in italiano), altezza 979 metri;

Tratzalis, altezza 922 metri;

Monti Eccas, altezza 918 metri;

Mont’Arbu, altezza 808 metri;

Le foreste demaniali, curate dall’A.F.D. della Sardegna, rappresentano la meta preferita degli escursionisti di tutto l’hinterland cagliaritano. I servizi predisposti per la fruizione dei boschi riguardano in particolare l’estesa area dei Sette Fratelli, dove sono allestiti il museo del cervo sardo a “Campuomu” ed i locali di rifugio e per la divulgazione scientifica di “Bacu Malu” e “Maidopis”. Notevolmente diffusa è la rete di sentieri opportunamente segnalati, cui si è aggiunto il primo tratto del “Sentiero Italia” – “Sentiero Europa” del C.A.I. in Sardegna, con un tracciato di 50 Km che si snoda attraverso tutto il territorio montano comunale.

Le attività venatorie coinvolgono circa 600 cacciatori locali. Nel territorio comunale ricadono parzialmente alcune zone di tutela della fauna selvatica: l’oasi permanente di protezione faunistica e di cattura di Castiadas – Sette Fratelli, la cui estensione complessiva è di 5.000 ettari ricade per 2.650 ettari nel territorio di Sinnai; l’oasi permanente di protezione faunistica e di cattura, denominata “Monte Genis”, vasta 1.550 ettari, ne comprende 260 in agro di Sìnnai.

Una superficie di circa 3.000 ettari rappresenta la zona in concessione autogestita di “Serpeddì”, alla cui gestione partecipa oltre un quarto dei cacciatori residenti. Nelle restanti zone l’esercizio venatorio è libero, disciplinato dalle norme vigenti e dal calendario regionale annuale.

Particolarmente diffusa è la pratica della raccolta dei funghi, che richiama numerosi appassionati dalla fine dell’estate a tutto l’autunno e nel successivo periodo primaverile. L’attività, come pure la raccolta dei germogli di asparago e delle lumache, non è soggetta ad alcuna regolamentazione ed è praticata liberamente in tutti gli ambiti territoriali.

Lo sviluppo di alcune iniziative imprenditoriali, che hanno rilanciato un antico liquore sardo prodotto con l’infuso delle bacche di mirto, ha determinato l’interesse economico alla raccolta del tipico frutto della macchia mediterranea locale.

Appartiene ai tradizionali usi delle risorse della montagna e delle aree agricole la produzione del miele, qualitativamente diversificata grazie alle molte varietà vegetali del patrimonio botanico che alimenta le arnie.

 
santa barbaraNotevole il patrimonio artistico conservato nella Parrocchiale.

Il pregevole paliotto marmoreo dell’altare maggiore fu realizzato nel XVIII secolo, come pure il pulpito, ricco di marmi policromi, costruito nel 1761 da Domenico Spiazzi.

Altre pregevoli opere in marmo policromo sono il fonte battesimale, che riporta lo stemma del canonico Tarragona, prebendato di Sìnnai, e la balaustra dell’altare maggiore. Entrambe le opere risalgono al XVIII secolo.


Nell’altare maggiore è esposta la statua in legno intagliato policromato con dorature della Patrona Santa Barbara, opera di autore ignoto di scuola spagnola risalente al XVI secolo.

Una seconda statua di Santa Barbara ed un San Sisinnio, sempre in legno intagliato e policromato con dorature, opera di A. Lonis, risalgono al XVIII secolo.

Sono, invece, del XVII secolo le statue lignee policrome dei Santi Cosma e Damiano di cui non si conosce l’autore.

Più recente è la “paratora” in legno della sacrestia, realizzata nel secolo scorso da un artigiano locale.

Restaurato di recente, è tornato all’antico splendore l’altare ligneo del seicento che occupa la parete di fondo del transetto detto “del Santo Cristo”. L’altare è diviso in tre parti da due colonne tortili, in ogni parte vi è una nicchia: in quella centrale è presente un crocifisso ligneo di sapiente fattura su uno sfondo dipinto da artista ignoto (tela attribuita allo Scaletta); nelle altre nicchie sono presenti statue di legno policromo del 1600 – 1700 di cui non si conosce l’autore.

L’altare policromato e dorato dell’Assunta, opera di un artigiano locale, risale al XVIII secolo.

La sacrestia, dopo il recente restauro dei quadri più antichi, è stata allestita come un piccolo museo d’arte, sono esposti molteplici dipinti ad olio su tela, sei dei quali, del primo settecento (1720 circa), opera dello Scaletta (incoronazione della Vergine; San Michele Arcangelo; martirio dei S.S. Cosma e Damiano; martirio e miracolo di Santa Barbara; natività di Gesù; natività della Vergine).

E’ invece opera di Francesco Massa il dipinto dei Sette Arcangeli risalente al 1781.

nuraghe  Dipinti più antichi sono stati recuperati parzialmente: un "San Sebastiano", frammento raccolto in una cornice ovale, è quanto resta di un composito quadro del  1500 andato distrutto; di recente è stato recuperato, ed è in attesa di restauro, un trittico dipinto su tavola, del seicento, inspiegabilmente scomparso dalla  chiesa molti decenni fa, probabilmente in occasione del restauro della “Cappella delle Anime” che avrebbe preso il nome proprio dal soggetto rappresentato  dal dipinto.

 Notevole la qualità artistica del retablo di Santa Vittoria attribuito alla scuola dei Cavaro.

Completano la ricca collezione gli argenti, tra cui una croce astile processionale gotica del 1400, restaurata di recente, prodotta in argento sbalzato da artista di scuola sarda.

Di bottega sarda è ritenuto anche un secchiello in argento sbalzato e cesellato del XVII secolo.

Una pisside (alta) del 1761, in argento, è attribuita all’artista Salvador Mamely; risale allo stesso periodo una seconda pisside (tonda).

Da bottega genovese e prodotti nel 1774 sono un ostensorio in argento sbalzato e cesellato ed un calice parrocchiale.

I paramenti sacri, anch’essi in gran parte restaurati di recente, comprendono un prezioso velo omerale di lamina d’oro, lavorato in Francia e donato, con altri, da Benvenuto Dol.

L’archivio della Parrocchia offre una preziosa documentazione storica risalente al 1700.

Il Patrimonio architettonico, artistico e documentale pubblico

Gli edifici pubblici di interesse storico sono rappresentati dall’antico palazzo municipale (che ospitava anche la scuola comunale, la pretura e le carceri mandamentali) edificato nel 1860 su progetto di Giuseppe Cappai, ed i locali dell’antica Colletta, precedentemente di proprietà della chiesa ed acquistati dal Comune nello stesso periodo.

I locali della ex Colletta, per oltre cento anni adibiti a casermaggio dei Cavalleggeri di Sardegna e, successivamente, dei Carabinieri, adeguatamente ristrutturati, ospitano ora la biblioteca comunale, la pinacoteca e, a breve, la sezione locale del museo archeologico.

Di particolare interesse architettonico risulta il manufatto realizzato nel 1894 per la captazione delle acque del rio Santu Barzolu al fine di alimentare l’acquedotto comunale; oltre alla diga in pietra locale si conservano gli impianti dei filtri ricavati in edifici di mattoni con volta a botte.

La biblioteca, come pure la pinacoteca, deve la sua ricchezza ed importanza, in particolare, alle donazioni del canonico di Sìnnai Mons. Cesare Perra. Su oltre 24.000 testi, 3.500 appartengono alla sezione Sardegna; 665 sono le opere della sezione storica, datate dal cinquecento fino all’ottocento, compresi alcuni manoscritti,.

solanasTra i quadri della Collezione Perra esposti nella pinacoteca comunale vi sono opere del seicento, del settecento e dell’ottocento. Per gli autori si citano Pantaleone Calvo, Toyo Kuni, Francesco Massa, Antonio Caboni, Felice Melis Marini, Tarquinio Sini, Eros Kara, Enea Marras, Giorgio Carta, Antonio Corriga, Tony Geik, Italo Agus, Guido Cavallo, Foiso Fois, Tono Zancanaro, Ermanno Leinardi, Ausonio Tanda, Dino Fantini, Carlo Giordano, Gianni Foschini, Duilio Pasquinucci, Rita Thermes, Salvatore Vargiu, Antonio Mattana, Corradino Atzori, Giovanni Dotzo, Alberto Deplano, Gaetano Brundu, Vincenzo Napoli, Enzo Loi, Primo Pantoli.

L’archivio storico comunale, di cui è in corso il sistematico riordino e la catalogazione dei documenti, conserva materiale di estrema importanza storica e sociale.

Di particolare interesse si presentano gli atti relativi ai tre censimenti fiscali del 1776, 1780 e 1797.

Gli atti dei Consigli Comunitativi, istituiti con la riforma del 1771, formano, con gli altri documenti dell’amministrazione civica, una preziosa fonte di informazioni sulle vicende di due secoli di storia locale.

In seguito alla soppressione dell’ufficio di Sìnnai della Pretura circondariale ed al suo trasferimento nella sede di Cagliari, la documentazione storica dell’ufficio giudiziario, che contiene atti processuali datati a partire dagli anni a metà dell’ottocento, entrerà a far parte dell’archivio storico del Comune, che così integrato diverrà un punto di riferimento di primaria importanza per il ricercatori  e gli studiosi.

I luoghi storici di Sinnai conservano un’importante presenza di edifici di particolare pregio storico ed architettonico. Nel centro urbano la tipologia strutturale ed architettonica e la caratterizzazione urbanistica più antiche comprendono preziosi esempi riconducibili all’economia agricola campidanese, spesso ancora nascosti da una composizione urbana che fino ai primi decenni dell’ottocento non si relazionava con l’esterno se non attraverso i paramenti murari continui, elevati a filo strada, che avvolgevano l’intero isolato, per trovare nelle ampie corti chiuse e negli stretti vicoli interni gli spazi per le esigenze della vita e del lavoro familiare, in un sistema di relazioni ridotto all’essenziale e con modeste motivazioni di rappresentatività che si esprimevano solo nella cura dei portali.

Di notevole interesse è, ancora a Sìnnai ma anche nel borgo di San Gregorio, la testimonianza nel tessuto urbano delle trasformazioni economiche che si ebbero a partire dalla prima metà dell’ottocento.

Pur rimanendo invariata la struttura viaria dei quartieri, nel secolo scorso, a Sìnnai, le nuove costruzioni si edificarono proiettandole sul fronte strada, mantenendo, in genere, una stretta dipendenza funzionale dalla vecchia struttura campidanese edificata oltre il cortile. A differenza del passato le nuove classi mercantili e borghesi, che andavano affermandosi anche localmente, esprimevano l’esigenza di relazionare più efficacemente con l’esterno gli spazi della loro attività: il disegno della facciata e l’organizzazione degli accessi risultano, pertanto, finalizzati alla nuova funzionalità richiesta ma anche a rappresentare l’affermazione sociale del ceto emergente.

A San Gregorio la borghesia cagliaritana stabilì uno dei più ambìti luoghi di vacanza primaverile ed estiva, edificando pregevoli ville integrate architettonicamente e funzionalmente  in splendidi parchi, orti e giardini che contendevano gli spazi alla lecceta ed alla macchia. La perfetta conservazione del borgo giustifica un accurato intervento di restauro da incentivare ed organizzare sulla base di un rigoroso studio particolareggiato.

Nella pianificazione urbanistica generale ed in quella particolareggiata del centro storico di Sìnnai, alla quale si è lavorato contestualmente per concertare le scelte, si è provveduto ad individuare gli ambiti ed i singoli edifici che meritano particolare attenzione per i valori architettonici e storici che presentano.

Un cenno meritano alcune costruzioni che si distinguono per il loro particolare pregio: per la tipologia campidanese si citano la “casa Cocco” di via Amat, le case “Olla” di via Funtanalada e “Casella” della via Mara, e ancora casa “Cocco” di via Santa Vittoria; per la tipologia mista meritano una menzione casa “Bartoli”, casa “Corvetto”, Casa “ Craig e Cocco - Corvetto”, casa “Saddi – Dol” (ora delle famiglie Spiga – Pisano), casa “Ligas”, casa “Serra”, casa “Manca” tutte nell’immediata vicinanza della piazza Chiesa.



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fonte:  http://www.comune.sinnai.ca.it/pagine%20informative/patrimonio_architettonico.asp











 
 

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