là dei Sardi è una cittadella di miraggi, in cui verità a legenda si
confondono. Essa si presenta in un quadro fondamentalmente unitario che
si rivela frutto di un'esperienza umana millenaria di un passato le cui
tracce concorrono a moltiplicare l'interesse e l'attrattiva del luogo.
Il sistema alberghiero è ancora sul nascere. I progetti sono tanti; ma
per ora il movimento turistico trova alimento nell'ospitalità che è
inveterato retaggio dei primi popoli della Sardegna.
In questi ultimi decenni il paese si è molto sviluppato. Le costruzioni
più moderne sorgono lungo la via principale, alberata, ampia e
civettina. Il progresso edilizio è sulla via di un continuo
miglioramento.Su puttu 'e mesu idda
Nell'abitato, lungo le vie e dentro qualche casa, esistono alcuni pozzi
più o meno profondi, tra i quali, i più ben conservati, sono: quello di
Mesu Idda (al centro del paese) e quello di S'Oltu Mannu (l'orto
grande). L'acqua sorgiva, limpida, trasparente, è fresca d'estate e
tiepida d'inverno; disseta, però si beve con cautela. Presso la via
principale sorge la fonte pubblica per l'approvvigionamento idrico di
tutta la popolazione.
Sfilano a breve distanza l'uno dall'altro, il caseggiato scolastico,
l'ufficio postale, la caserma dei carabinieri, la farmacia, bar, caffè,
rivendite e si raggiunge la piazza ove si svolge tutta la vita
cittadina, tra il brusio gaio e vivace della gioventù, sotto il cielo
vivido che ha un aspetto di sogno. Di fronte a questa visione,
suggestiva e incantevole, si presenta piena di sole, la nuova chiesa
parrocchiale, vero gioiello di architettura.
Appartengono alla parrocchia altre tre Chiese: una. quella dedicata
all'Apostolo S. Giovanni, angusta e abbastanza bassa che sembra
togliere il respiro. Questo sacro recinto diede ospitalità a S.
Agostino, patrono e titolare del comune, per tutto il tempo che la
Chiesa parrocchiale rimase un cumulo di macerie. Le altre due, belle
nella loro veste modesta, sono le Chiesette di S. Antonio di Padova e
quella di S. Francesco d'Assisi, sita nella regione Norile, in aperta
campagna, a qualche chilometro dal paese. Nelle frazioni esistono, per
interessamento dell'Opera Pontificia, alcune Chiesette: San Giuseppe
nella frazione di Badde Suelzu, Santa Maria a Mazzinaiu e San
Giovanni in quella di Sos Sonorcolos.
Ad Alà tutte le feste popolari, oltre le solennità religiose, si
solenizzano con balli, canti, gare poetiche e di canto, giostre e, una
volta, anche con fuochi pirotecnici.
In occasione delle feste popolari, molti sono i forestieri che vi
affluiscono da paesi vicini e lontani.
Secondo lo Spano, il nome di Alà, deriva da «ala» che significa: luogo
posto in alto. Ala è il comune della Venezia Tridentina ove il 29
ottobre 1918 si presentarono gli inviati del Comando Austriaco a
chiedere l'armistizio. Ala di Stura è il nome di un paese, nei dintorni
di Torino, ameno posto di villeggiatura. Ala si chiama un fiume della
Dancalia nell'Africa Orientale. Ala è pure chiamato, il migliore dei
tredici nuraghi sparsi nel territorio di Pozzomaggiore. Ala, in termine
Militare, è l'estremità destra o sinistra di un corpo d'esercito
disposto in ordine di battaglia. Potrebbe quindi anche darsi che ad Ala
vi fossero in un primo tempo delle soldatesche distaccate per la
guardia e difesa d'una piazza forte o d'un presidio. Di qui il nome
primitivo di Ala al quale col succedersi degli anni si aggiunse solo un
accento.
Altri, invece, credono nella leggenda popolare: Ad un vecchio ramingo
nella notte fonda, per la campagna tacita e tetra, si presentò
d'improvviso, « su mascazzu » (fantasma) circonfuso da uno sprazzo di
luce abbagliante e gli disse: Vedi, lontano, la luce di quel fuoco che
arde e risplende? Ebbene, all' « ala » destra di quella fiammata
costruirai un paese che diverrà ricco e della massima importanza, e per
la distesa dei campi pioveranno abbondantemente tre manne (ghianda,
miele e sughero).
Il fantasma scomparve. Il paese sorse come per incanto, gli fu imposto
il nome di Alà perché costruito all'ala destra del posto prescelto,
poi, col tempo, lo stesso nome venne distinto col segno dell'accento.
Alà divenne ricca e molto importante. Sull'altipiano si raccolgono
ancor oggi le testimonianze della splendida civiltà protosarda.
Gli abitanti dei paesi limitrofi danno ad Alà il nome di Elà e dagli
abitanti quello di Elaesi. Elà richiama il nome di Elam, figlio di Sem
padre degli Elamiti, soggiogati dagli Assiri nel VII secolo a. C. Ciò
posto non sarebbe forse erroneo asserire che Ela sia stata fondata dai
popoli della fede mosaica sparsi in tutto il mondo.
Alà ospitò l'illustre piemontese, storico ed archeologo, illustratore
della Sardegna, il Conte Alberto La Marmerà, durante il periodo delle
sue faticose peregrinazioni. Ancora esiste la casetta che ospitò il
grande viaggiatore.
A pochi chilometri di Alà dei Sardi, esisteva un importante
centro abitato, attualmente completamente distrutto. In antico la zona
importantissima dal lato archeologico, chiamatasi Balare poi fu
battezzata col nome di Su Pedrighinosu (zona pietrosa o pietraia) a
causa dei ruderi e dei detriti ivi sparsi o accumulati.
Il nome Balare chiama alla memoria i « celeberrimi Balares » di Plinio:
gli stessi che Pausania giudicava « mercenari », provenienti dalla
Libia o dalla Spagna ed invaserò prima la Corsica poi penetrarono in
Sardegna. Questo popolo, degno di menzione, imponente per densità e per
potenza costituiva un nucleo abbastanza forte, rinomato anche in epoca
romana.
Nel «Pedrighinosu», centro di vita sociale, esisteva un luogo di culto;
forse una fonte o un pozzo sacro, un tempio ipetrale, un altare
consacrato ad una divinità sconosciuta. La località formava il centro
di un santuario, scelto da una tribù o da una schiatta per celebrare in
comune le feste, per prender parte alle cerimonie rituali e all'offerta
dei sacrifìci.
Dopo dei lavori con l'aratro vennero alla luce alcuni bronzetti votivi
dell'età nuragica: Una statuetta d'arciere o tiratore d'arco, Una
statuetta femminile e una Testa di una statuetta di guerriero. Poi con
altri scavi, anche clandestini, vennero fuori un rozzo vaso, un panello
di rame e alcuni aghi crinali. Alcuni di questi oggetti si possono
trovare nel museo di Cagliari.
Giovanni, Spano, parlando delle scoperte archeologiche fatte nel 1867,
informa che in un sito denominato Lathari, che da il nome anche al
nuraghe, si son trovate giarre, altri vasi minori, tazze, stoviglie, un
anello d'oro che aveva il ritratto di un imperatore ed altri oggetti di
bronzo, tra i quali un idoletto vestito da guerriero che forse
raffigurava Marte. Si crede che ivi fosse una stazione romana situata
nella via che da Caput Thjrsi conduceva ad Olbia e a Gemellas.
Resistono ancora al dente edace del tempo: il nuraghe Alteri, Binioni,
Boddò, Columbos, Marcheddine, Nuraghes, Sos Muros, S'Originale, Intro e
Serra.
Alcuni resti di tombe di giganti si trovano nelle località di Sas
Tumbas, di Malagarruca, di Alteri e di Dolifichina. Questi monumenti
sepolcrali, dell'età della pietra, erano formati da lastre granitiche
accatastate come una cripta o cassetta bassa.
Nella regione Padentes si trova un'altra tomba dolmetica, già frugata e
senza lastroni di copertura. Il dolmen ha una lunghezza di circa 10 m.,
vi si nota il solito emiciclo con l'ingresso di m. I X 0,90.
In aperta campagna, ad oltre 400 m. dalla chiesetta semirurale di S.
Antonio, e precisamente nella località detta Oriscudu, sorge, sfidando
il tempo da millenni, un grosso masso basaltico alto m. 2,70; detta
"Pedra de Lughia Rajosa".
A circa 300 m. dall'estremità del paese, verso oriente, su di un
piccolo promontorio, coronato di rocce d'impari altezze, spicca isolato
e netto, un masso di granito che, visto da lontano, rappresenta la
testa e il petto, senza le braccia, di un uomo aitante e robusto.
D'antica data, quest'opera erosiva è stata battezzata dagli alaesi col
nome: « Sa conca e su padre » (la testa del frate), e sopra vi hanno
tessuto una leggenda; Parlano di un anacoreta cristiano dedito alla
preghiera e alla penitenza. Di questi scherzi della natura, or
leggiadri e a volte mostruosi, se ne ammirano anche in diverse altre
località montuose dello stesso territorio.
La chiesa in costruzioneQuesta nuova chiesa è sorta sui ruderi della
vecchia parrocchia che ebbe una storia tormentosa
Da circa un secolo, il decrepito campanile, alto, isolato, leggero, e
pericolante, sembrava che guardasse con occhio stanco i miseri avanzi
del sacro recinto, da 74 anni andato completamente in rovina, e
attendesse, impietrito dal dolore, la pietosa e vivificatrice mano
dell'artefice.
La fede del popolo e il coraggio delle autorità civili e religiose non
riuscirono a ricostruirla. Progetti e controprogetti si seguirono per
lunghi anni, rimanendo tutti sulla carta per. mancanza di mezzi. Dopo
una stasi così prolungata, finalmente venne l'uomo della Provvidenza. A
don Pigozzi balenò l'idea di ricostruire la chiesa. Spinto da un
fervoroso spirito di fede, dall'amore che nutriva verso i suoi
compaesani, chiamò a raccolta le persone più importanti del suo paese
natio e costituì un comitato. Si raccolsero generose offerte, frutto di
sacrifìci e di rinuncie, e col ricavato si acquistarono ben 16 mila,
conci di pietra non scalpellata.
La distrutta chiesa aveva per patrona la Madonna del Rosario. La
statua, scolpita in legno, rimase nellaLa Madonna del Rosario nicchia
pericolante, fin dopo il crollo di una buona parte dei tetto e la
rovina di alcuni muri perimetrali.
Il popolo, devoto e fedele, nel 1886, volle rimuovere la statua dalla
nicchia e portarla processionalmente nella vicina chiesetta di San
Giovanni che fin da allora, in attesa di migliori eventi, fu eretta a
Chiesa parrocchiale. La statua non volle cedere al pio desiderio dei
suoi devoti; rimase ferma come se fosse saldata e pesante come se fosse
di bronzo massiccio. Ogni tentativo fu inutile, ogni sforzo fu vano. Un
vecchio venerando, certo Angelo Porcheddu, Priore della Confraternita
del SS. Rosario, noto per la sua pietà e per la sua viva fede, vedendo
vani tanti tentativi, si fece ala in mezzo alla folla, salì
sull'altare, si prestò sulla nuda mensa e a mani giunte, supplicò: O
buona Madre, vieni tra le mie braccia ! Vieni, te ne prego, ti porto
alla Chiesa di S. Giovanni e tutti insieme processionalmente ti
riporteremo qui appena ricostruita la Chiesa.
A tale promessa la statua divenne leggera e con giubilo, la folla
plaudente l'accompagnò alla provvisoria dimora.
Sant'AgostinoDopo alcuni anni (1961) di lavori costosi e difficili,
continuati dal parroco Don Giuseppe Addis, con quell'attenta cura che
chiedeva l'opera, la chiesa, finalmente, apparve in una festa di luci,
di colori, di linee, di decorazioni, armoniosa e bella. Il lieto
avvenimento portò fino al delirio l'entusiasmo dei fedeli.
La statua della Madonna del Rosario venne trasportata alla Chiesa
restaurata di fresco, in forma solenne, tra le salmodie dei sacerdoti e
i canti della folla esultante.
I fedeli di oggi si prostrano riverenti davanti a quella statua della
Madonna del Rosario, su cui, più di una volta, i loro antenati, avevano
fissato lo sguardo supplichevole, implorando misericordia e perdono.
Oggi un grande occhio bianco, nell'alto della nuova torre campanaria,
sembra seguire tutti, ovunque, e frugare implacabile da ogni lato, come
un tremendo giudice inquirente
Chiesa di San Francesco
Giovanni PisceraGiovanni Piscera, modesto e pio contadino, più di cento
anni fa, stanco dai faticosi lavori di un'intera giornata, s'era quel
giorno coricato presto. D'improvviso un bagliore di luce lo investe; si
scuote, scruta e vede circonfuso da una luce viva la figura ieratica di
un umile frate che indossava il saio francescano. Una voce tenera e
melliflua aleggiò soave nel silenzio della notte fonda: « Giovanni,
seguimi ». E Giovanni lo seguì.
Proseguirono per un breve tratto il viaggio e poi si fermarono su di un
prato lussureggiante di verdura, trapuntato di fiori variopinti. Qui
l'umile fraticello raccolse delle pietre e mano mano che le raccoglieva
le metteva a breve distanza l'una dall'altra, circonscrivendo un'area
rettangolare. Appena tratteggiato il disegno arguì: «Io sono Francesco
d'Assisi. Qui, secondo il tracciato, eriggerai una Chiesa in mio onore
».San Francesco
— Ma io son povero, non posso e non ho mezzi, rispose Giovanni. Prega,
divulga il fatto, chiedi ed otterrai — soggiunse il Santo, e così
dicendo scomparve.
In un primo tempo apparsero dei dubbi, delle perplessità, accompagnate
da diffidenza e mancanza di persuasione, ma poi, ricchi e poveri, con
generose oblazioni e con la prestazione della mano d'opera
gratuitamente prestata, videro felicemente realizzato il loro sogno
ch'era l'espressa volontà di San Francesco d'Assisi.
La Chiesetta tutta pervasa di un senso pio e spirituale, invita alla
preghiera. Tutti gli anni vi si celebra la festa popolare con grande
solennità religiosa e civile.
Le altre Chiese
Chiesa di Sant'AntonioChiesa di Sant'Antonio. Questa Chiesa è
relativamente recente, fu edificata infatti nel 1931. Pare che per la
sua costruzione venne utilizzato il materiale recuperato dallo
smantellamento della precedente Chiesa parrochiale demolita nel 1928
Chiesa di San Giovanni. Questa chiesa venne edificata certamente prima
del 1830. San Giovanni è importante per il paese perchè esso ha
ospitato per circa settant'anni la statuetta in legno della Madonna del
Rosario, che ha la sua dimora nella Chiesa parrochiale del paese,
Sant'Agostino. Dal 1880 al 1961, anno della restaurazione di
Sant'Agostino, la statua è stata conservata qui, e ad essa hanno
rivolto le loro preghiere gli alaesi devoti.
Feste ed
Eventi
MARZO
19 SAN GIUSEPPE di Badde Suelzu
APRILE
6 TROFEO ALASPORT. Manifestazione
Internazionale Top Maschile e Femminile di Atletica Leggera - Cross
AGOSTO
- RASSEGNA INTERNAZIONALE DEL FOLCLORE E
MINI FOLK
- SAGRA DEL MAIALETTO
26/27 SANTA ROSA. Processione e Santa
Messa, giochi, sagra dei prodotti tipici alaesi, spettacolo serale in
piazza
28 SANT'AGOSTINO (PATRONO DI ALA' DEI
SARDI). Processione con la banda musicale e Santa Messa concelebrata
dal vescovo e dai preti del territorio, Miglio per la pace, Giochi vari
in piazza, Spettacolo Serale in Piazza
29 SAN SEBASTIANO. Processione e Santa
Messa, caccia al tesoro, giochi, spettacolo serale in piazza
SETTEMBRE
- -
OTTOBRE
3/4/5 SAN FRANCESCO. Processione
accompagnata dai cavalieri e dai costumi dei vari paesi della Sardegna,
Santa Messa concelebrata dal vescovo e dai preti del territorio, Pranzo
per tutti, Balli e Canti nella piazza, Sagra, Spettacoli serali in
Piazza