onti (in sardo Monte, in gallurese Mònti) è un comune di 2.440
abitanti della provincia di Olbia-Tempio. Monti sorge ai margini
meridionali della Gallura. Situato alle falde della catena montuosa del
Limbara, è circondato da vasti sughereti e vigneti che offrono un
rinomato Vermentino. Dal paese è possibile raggiungere facilmente
l'altopiano di "S'Ambiddalzu", caratterizzato da un paesaggio fatto di
bassi cespugli ed enormi massi granitici erosi dal vento.
All'interno del suo territorio, di proprietà del demanio forestale
sardo, esiste un'oasi di ripopolamento e di salvaguardia
agro-faunistica in funzione e in piena efficienza da 70 anni. È
popolato da cervi, cinghiali, mufloni, capre selvatiche, astori, falchi
e talvolta si avvista anche "s'intulzu" la poiana Sarda. È meta di
turisti e scolaresche data la facile percorribilità delle stradine al
suo interno attraversate di tanto in tanto da ruscelli cristallini e
incontaminati.
Amministrazione comunale
Sindaco: Giovanni Maria Raspitzu (lista civica) dal 10/05/2005
Centralino del comune: 0789 478200 Sede di Su Canale: 0789 47113
Posta elettronica: monti@pec.comune.monti.ss.it
Frazioni
* Su Canale, (in Gallurese Lu Canali)
con più di 600 abitanti[senza fonte], si trova all'ingresso della
vallata del comune di Monti, da cui dista 9 km, lungo la strada tra
Sassari e Olbia (strada statale 199). L'economia del paese è basata
sull'agricoltura, più precisamente sulla viticoltura e l'apicoltura. La
frazione è suddivisa in varie borgate: "La Palazzina" (centro), "Frades
Berritteddos", "Frades Tilignas", "La Piana" (quest'ultima in parte nei
territori comunali di Telti e Loiri Porto San Paolo).
* Sos Rueddos, piccolo borgo a pochi km
dal santuario di San Paolo, lungo la strada statale 389, in direzione
Alà dei Sardi.
* Chirialza, a 2 km da Su Canale e 7 km
da Monti, sorge tra i boschi di sugherete, caratteristica del
territorio gallurese, che costituiscono il confine tra Gallura e
Logudoro, attraversata dalla ferrovia che collega Olbia con Sassari, è
dotata di una stazione ferroviaria dismessa.
Al centro della Gallura, a quattro chilometri dalla superstrada che in
pochi minuti conduce all'aeroporto di Olbia e ai porti di Olbia e Golfo
Aranci, alle falde della catena montuosa del Limbara posta a dominio di
una vasta conca lussureggiante di vigneti e sugherete, Monti sorge
nell'immediato entroterra della Costa Smeralda, uno dei litorali più
belli e rinomati al mondo in cui spiagge, calette, insenature e
isolotti di granito si specchiano nei fantastici colori di un mare di
cristallo.
Nel centro abitato, che nella sua parte più antica conserva belle
costruzioni in conci di granito, è notevole il campanile della
parrocchiale di San Gavino, eretto intorno al Seicento e preesistente
all'attuale edificio della chiesa.Uscendo da Monti lungo la statale 389
per Alà dei Sardi, si sale fra sughere e pini fino a giungere
all'altopiano detto S'Ambiddalzu, dallo stupendo e solitario paesaggio
di bassi cespugli ed enormi massi granitici erosi dal vento.
Deviando a sinistra al km 7,1 si giunge al santuario campestre di San
Paolo Eremita, dalla bella e semplice architettura con pietre a vista.
L'attuale impianto della chiesa risale al XVII secolo, ma una pergamena
conservata nell'archivio parrocchiale fa risalire al 1348 la sua
consacrazione ad opera di Marzochus, Vescovo di Bisarcio.
Storia
Nel medioevo il territorio di Monti rappresentava il confine orientale
del Giudicato del Logudoro e risentì positivamente dei nuovi sviluppi
storici. Fu assiduamente frequentato dai mercanti pisani che qui
acquistavano pelli, grano, cereali e il legno dei boschi di cui erano
ricoperte le valli e le colline della zona. La dominazione dei Doria è
testimoniata dalla presenza dei resti del castello di Crasta, costruito
nella seconda metà del Duecento ed espugnato dai Pisani già sul finire
del XIII secolo. In seguito Monti divenne proprietà dei Malaspina, nel
XIV secolo fu annesso al Giudicato di Arborea, quindi divenne dominio
degli Aragonesi che lo cedettero in feudo alla famiglia Deffenu da cui
passò alla famiglia Farina fino al 1839, anno in cui fu abolito il
feudalesimo.
Archeologia
Il territorio di Monti, come del resto tutta la Gallura, è ricco di
emergenze archeologiche, architettoniche e ambientali di grande
interesse. Il quadro della frequentazione umana si fa risalire al
Neolitico per proseguire poi al periodo Nuragico. Lo storico De Rosa,
in un breve articolo divulgativo intitolato "Dell'uso dei nuraghi"
(1909) ci ricorda il Nuraghe Logu di Monti per la particolarità di
avere "sei nicchie nella camera". E' senza dubbio il monumento meglio
conservato e di maggiore interesse; chiamato anche Concanu Calvu trae
origine dalla località omonima e consta di una torre che si appoggia ad
-un doppio affioramento granitico di notevoli dimensioni, integrato da
murature nei punti aperti ed includente una sorta di cortile. La Carta
archeologica del Taramelli del 1939, riporta altri Nuraghi quali il
Terra, S. Michele o Tuzzera, Binza Alvina e Sa Cobelciada. Nel 1949
vengono segnalati resti Romani in località Binzalvino mentre nel 1973,
in una carta di distribuzione delle sepolture Dolmeniche della Sardegna
curata da V. Santoni, compare "l'Allèe couverte di Terra" collegabile
ad ulteriore frequentazione Neolitica Recente nonché dell'Età del Rame.
In epoca più recente, nel corso di una ricognizione effettuata dalla
Dott.ssa G. Manca di Mores emergono due tombe di giganti ed altre
strutture antiche presso il Nuraghe Logu di Monti, ove tutt' intorno
vengono raccolti interessanti materiali di età storica . In sintonia
con quanto avvenuto nel resto dell'Isola, sia la tomba megalitica che i
menhir di Monti possono ascriversi ad un arco cronologico compreso tra
la fase più tarda della Cultura Ozieri, del Neolitico recente, e i
primi tempi dell'età del Rame. A partire dal Bronzo medio (1600-1300 a
C.), ma probabilmente già nella fase precedente, anche il territorio di
Monti è investito dallo sviluppo demografico ed economico che
caratterizza la Sardegna nuragica fino alla conquista Cartaginese (fine
del VI sec. a.C.). Ed è, infatti, l'età nuragica quella che finora
sembra meglio documentata con due tombe di giganti ed almeno dieci
nuraghi; non grandi numeri, come si vede, ma abbastanza significativi
per un territorio ancora tutto da indagare. A luoghi di sepoltura, ma
anche per la vita, potevano essere destinati i Tafoni che sono stati
segnalati in località Monte Fulcadu e in regione Su Canale, la cui
attribuzione culturale potrà essere accertata soltanto con ulteriori e
più apprenditi scavi. Per quanto riguarda l'età storiche, attraverso il
territorio di Monti dovettero incanalarsi correnti di traffico ancora
poco chiarite (si pensi all'anfora massaliota di Vl-V secolo, giunta a
Monti prima della fondazione Punica di Olbia) o di più agevole
definizione (anfore puniche del IV secolo). Nel 1949 vengono segnalati
resti Romani in località Binzalvino mentre nel 1973, in una carta di
distribuzione delle sepolture Dolmeniche della Sardegna curata da V.
Santoni, compare "l'Allèe couverte di Terra" collegabile ad ulteriore
frequentazione Neolitica Recente nonché dell'Età del Rame. In epoca più
recente, nel corso di una ricognizione effettuata dalla Dott.ssa G.
Manca di Mores emergono due tombe di giganti ed altre strutture antiche
presso il Nuraghe Logu di Monti, ove tutt' intorno vengono raccolti
interessanti materiali di età storica . In sintonia con quanto avvenuto
nel resto dell'Isola, sia la tomba megalitica che i menhir di Monti
possono ascriversi ad un arco cronologico compreso tra la fase più
tarda della Cultura Ozieri, del Neolitico recente, e i primi tempi
dell'età del Rame. A partire dal Bronzo medio (1600-1300 a C.), ma
probabilmente già nella fase precedente, anche il territorio di Monti è
investito dallo sviluppo demografico ed economico che caratterizza la
Sardegna nuragica fino alla conquista Cartaginese (fine del VI sec.
a.C.). Ed è, infatti, l'età nuragica quella che finora sembra meglio
documentata con due tombe di giganti ed almeno dieci nuraghi; non
grandi numeri, come si vede, ma abbastanza significativi per un
territorio ancora tutto da indagare. La presenza romana, puntualmente
rilevata in tutte le aree interessate da insediamenti nuragici,
conferma la capillare rioccupazione del territorio nei secoli finali
della Repubblica e in quelli dell'Impero, come era logico in un'area
interessata dal tracciato di una arteria di vitale importanza per
l'economia della regione, come la strada a Karalibus Olbiae che oggi
collega il capoluogo di regione con la città di Olbia Più tardi Ia zona
fu frequentata da popoli provenienti dalla vicina Corsica e dalla
Spagna e a testimonianza dell'importanza che la chiesa bizantina
esercitò sull'area restano la chiesa di San Michele Arcangelo e riti di
origine greca sopravvissuti fino all'epoca moderna, come il far
piangere i propri morti dalle prefiche che, a pagamento, intessevano le
lodi dei defunti. A pochi chilometri ad est di Monti, vicino alla
chiesa di San Michele Arcangelo, si possono vedere resti di sepolture
sotto roccia e di capanne circolari utilizzate in diverse epoche.