a Maddalena (in gallurese e corso A Madalèna, in sardo Sa Madalèna ) è
un comune di 11.668 abitanti della provincia di Olbia-Tempio ed è
costituito dall'arcipelago di sette isole principali (La Maddalena,
Caprera, Santo Stefano, Spargi, Budelli, Santa Maria e Razzoli) e altri
isolotti minori, la cittadina, risalente al settecento, sorge a sud
dell'isola principale e si affaccia verso Palau.
Rinomate sono le spiagge e l'arcipelago, come la celebre spiaggia rosa
situata a nord ovest dell'arcipelago nell'isola di Budelli, celebre per
essere stata il set del film Il deserto rosso di Michelangelo Antonioni.
Cultura
L'arcipelago è noto anche per essere stato l'ultima dimora dell'Eroe
dei Due Mondi Giuseppe Garibaldi che costruì, a Caprera la famosa "Casa
bianca", oggi casa Museo aperta al pubblico e dove si può visitare la
tomba dove riposa.
Il dialetto Maddalenino (Isulanu), simile al tipo Gallurese, essendo
frutto di immigrazioni dalla Corsica sette-ottocentesche (e quindi
relativamente recenti) è quello che maggiormente presenta affinità con
i moderni dialetti del Còrso (in particolare con l'entroterra di
Bonifacio e Porto Vecchio, mentre gli altri dialetti galluresi si
presentano più affini alle varianti conservative del Sartenese e
dell'Alta Rocca), anche se con alcune sfumature caratteristiche a causa
delle contaminazioni genovesi, spezzine e ponzesi.
In particolare si distingue per l'innovazione nell'uso degli articoli
("u", "i", "a" come in còrso, per il gallurese e corso arcaico "lu",
"li", "la"), il mantenimento del gruppo "qu" ("quistu" per "chistu",
"quiddu" per "chiddu"), la conservazione della "v" non betacizzata
("avà" per "abà"), il mantenimento della pronuncia della -r- fino alla
ipercorrezione ("portu" per "poltu", "durci" per "dulci") e l'impiego
di un lessico aderente a quello odierno del corso meridionale ("acqua"
per "ea", "nosciu" per "nostru", "zitèddu" per "stèddu", "nun" per
"no"). Per queste caratteristiche potrebbe rientrare a pieno titolo tra
i dialetti del sud della Corsica. L'intercomprensione reciproca tra
còrso meridionale, maddalenino e gallurese è in ogni caso pressoché
assoluta.
Storia
Nel 2009 ospiterà il summit del G8.
Unità Navali
* Cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi -
Gravemente danneggiato dal fuoco di batterie costiere tedesche presso
La Maddalena il 9 settembre 1943 e finito da un attacco aereo tedesco
alcune ore più tardi.
* Roma, nave da battaglia
* Incrociatore pesante Gorizia -
Gravemente danneggiato da un bombardamento aereo americano nella rada
di La Maddalena il 10 aprile 1943.
* Incrociatore pesante Trieste -
Affondato da un bombardamento aereo americano nella rada di La
Maddalena il 10 aprile 1943.
* USS Simon Lake.
* USS Emory S. Land dal giugno 1999 al
30 settembre 2007.
* USS Hartford (SSN-768) - Sommergibile
USA classe Los Angeles danneggiato in rada il 25 ottobre 2003.
* Monte Stello - Traghetto francese
incagliatosi presso Barrettini il 1° gennaio 1994.
Economia
La piazzaforte militare ha rappresentato la principale risorsa
economica per almeno un secolo ma oggi ha perso molta della sua
importanza strategica considerato anche che la base statunitense di
appoggio sommergibili presente sull'isola di Santo Stefano è stata
dismessa definitivamente il 25 gennaio 2008.
Molto importante per l'economia maddalenina è stata per quasi due
secoli la cava di granito situata presso cava francese, rinomata per la
qualità del materiale, infatti le 'opere' realizzate dagli scalpellini
maddalenini venivano richieste in tutto il mondo, una leggenda
metropolitana (che non è stata mai accertata) vuole che la base in
granito della Statua della Libertà sia fatta proprio di granito
maddalenino.
Il turismo balneare e naturalistico grazie anche al parco marino
transfrontaliero, rappresenta senz'altro il futuro di questo stupendo
arcipelago. La pesca è tutt'oggi assai praticata.
Trasporti
L'isola è raggiungibile esclusivamente via mare da Palau. Sulla rotta
Palau - La Maddalena operano:
* Saremar (Isola di Caprera, Isola di
Santo Stefano)
* EneRmaR (Camogli, Agata, Pace, Teseo)
* Delcomar (Erik P)
Personaggi legati a La Maddalena
* Franco Solinas
* Franco Pinna
* Giuseppe Garibaldi
* Orazio Nelson
* Domenico Millelire
* Giuseppe Branca
* Mario Ferrari Aggradi
* Benito Mussolini - Prigioniero a Villa
Webber dal 7 al 27 agosto 1943 (Vedi anche Operazione Quercia)
* Gian Maria Volontè
* Salvatore Fresi
* Ammiraglio di Squadra Romualdo Balzano
- Medaglia di Bronzo al Valor Militare
* Lia Origoni - cantante lirica
Valerio Scanu cantante e concorrente del programma "Amici di Maria de
Filippi"
Amministrazione comunale
Sindaco: Angelo Comiti (lista civica) dal 10/05/2005
Centralino del comune: 0789 790600
Posta elettronica: non_disponibile
* Cap: 07024 La Maddalena (capoluogo),
07020 Isola di Caprera (Stagnali), 07020 Moneta
Gemellaggi
La Maddalena è gemellata con le seguenti città:
*
Bandiera della
Francia Ajaccio, Francia
*
Bandiera della
Francia Nizza, Francia
LE ORIGINI ED I PRIMI INSEDIAMENTI UMANI
Nato dallo sgretolamento della massa granitica della vicina gallura e
dal successivo innalzamento del livello marino dopo l'ultima
glaceazione, l'Arcipelago di La Maddalena è posto fra mare e vento a
cavallo fra Sardegna e Corsica, sulle bocche di Bonifacio. Oltre alla
maggiore delle isole, da cui prende il nome, è costituito da sette
isole minori contornate da numerosi isolotti disabitati. Geologicamente
ne fanno parte anche le isole corse di Lavezzi e Cavallo appartenenti
alla Francia; sulle Bocche di Bonifacio, infatti, corre la linea di
confine fra Sardegna e Corsica e fra Francia e Italia.
Nel corso dei secoli queste isole hanno avuto una storia ricca di
eventi alternata a lunghi periodi di silenzio. Le prime tracce della
presenza umana nell'arcipelago risalgono al neolitico; abitazioni in
"ripari sotto roccia" e sepolture in "tafoni" sono le uniche
testimonianze di quegli antichi abitatori di qui la presenza giunse a
notizia di Omero che nel vicino Capo d'Orso volle ubicare la terra dei
Lestrigoni. I numerosi strumenti di ossidiana ritrovati durante una
campagna di scavi circa venti anni fa, dimosrano che l'arcipelago fu
una stazione intermedia nel flusso di quell'antico traffico che irradiò
in tutta l'Europa il prezioso materiale proveniente dalle Eolie e dal
Monte Arci.
Bisognerà tuttavia arrivare al periodo romano per ritrovare nelle
"cuniculariae" la più antica denominazione dell'arcipelago. Il
ritrovamento del relitto di Spargi, ancore di piombo e blocchi di marmo
apuano, dimostrano che le isole furono costantemente frequentate dai
navigatori romani che, attraverso le Bocche, raggiungevano il nord
della Sardegna e successivamente le coste galliche ed iberiche.
IL GRANDE SILENZIO ED I MONASTERI BENEDETTINI
Dopo la caduta dell'impero romano l'arcipelago segue le sorti di buona
parte della Sardegna: un lungo assoluto silenzio lo taglia fuori dagli
avvenimenti storici del continente. Le isole, pur disabitate, sono
tuttavia luogo di sosta e di incontro dei corsari saraceni e dei loro
antagonisti pisani e genovesi.
Intorno al 1200, cessato l'incubo delle scorrerie piratesche, giunsero
nell'isola alcuni eremiti seguiti subito dopo da pescatori e da
fuoriusciti politici. Il primo documento scritto che prova la presenza
umana nell'arcipelago è costituito da una bolla di Papa Innocenzo IV,
indirizzata al priore di Santa Maria di Budelli, con la quale, il 12
ottobre 1243, gli eremiti venivano inquadrati nella regola di San
Benedetto.
I conventi sorsero nell'isola di Santa Maria e a La Maddalena presso
Cala Chiesa (Sant'Angelo in Porcaria); essi assursero a notorietà
storica quando il pontefice concesse al priore di Santa Maria il
privilegio di assolvere dalla scomunica la giudicessa Adelasia di
Torres ed i pentiti partigiani di re Enzo.
Sicure fonti storiche danno per certo che le chiese annesse ai conventi
furono officiate fino al 1584; in quell'anno, i turchi imperversando
con le loro scorrerie lungo le coste del Mediterraneo, saccheggiarono
le isole e rasero al suolo i conventi.
Sull'arcipelago cade di nuovo il silenzio e le isole diventano ancora
un volta il luogo di rifugio e convegno di pirati.
LE PRIME COMUNITA' DI PASTORI E PESCATORI
Dopo l'avvento della Repubblica di Genova nella vicina Corsica, con il
fiorire dell'agricoltura nelle zone costiere e pianeggianti, vennero
meno nell'isola i pascoli invernali nei quali i pastori corsi erano
soliti transumare i loro armenti. I pastori bonifacini, pur con
notevoli sacrifici, trovarono dunque nelle isole deserte
dell'arcipelago uno sfogo che li sottraeva alle pesanti sanzioni loro
imposte per l'utilizzazione dei pochi pascoli costieri e per i danni
che inevitabilmente le greggi arrecavano all'agricoltura.
I pastori corsi furono dunque i primi abitatori stabili dell'arcipelago
e dopo di loro, scoperti i banchi di corallo,cominciarono ad arrivare i
primi pescatori liguri, toscani, ponzesi e napoletani di Torre del
Greco. Nei primi anni del 1600 si hanno notizie di concessioni di pesca
nelle acque delle Bocche e del battesimo in Bonifacio di bambini nati
nelle isole di La Maddalena e Caprera.
LE ISOLE CONTESE E L'AVVENTO SABAUDO
Annessa la Sardegna al Piemonte con il trattato di Londra del 1720, le
isole dell'arcipelago, delle quali non si fece cenno nella cessione,
divennero praticamente terra di nessuno. Di questa situazione
approfittarono tanto i pastori che i pescatori; l'arcipelago, infatti,
divenne in breve base indisturbata di un flusso di contrabbando e di
illeciti traffici diretti tanto in Corsica che in Sardegna.
Nel 1728, preoccupato del crescente fenomeno che tanti danni arrecava
all'erario, il Vicerè di Sardegna propose al sovrano l'occupazione
delle isole, ma il re, per evitare incidenti con la Repubblica di
Genova, suggerì di contattare i pastori corsi imponendo loro il
pagamento di un canone e sollecitò nel contempo la ricerca di eventuali
titoli di sovranità sull'arcipelago. In quell'occasione furono
rovistati tutti gli archivi della Sardegna, ma nulla fu trovato per
dare prova esauriente alla sovranità sulle "isole intermedie". Ne
ebbero successivamente maggior fortuna i francesi, eredi della
Repubblica di Genova, quando vollero anch'essi vantare il predominio
sulle isole; l'arcipelago, dimenticato da tutti, doveva diventare
oggetto di una lunga contesa.
Ma gli avvenimenti bellici di quegli anni posero la cosa nel
dimenticatoio. Il governo piemontese, però, tornò alla carica nel 1767
inviando sulle Bocche un "pinco" da 14 cannoni al comando di Allione di
Brondel ed il "felucone" San Gavino al comando di Giovanni Maria De
Nobili. Loro compito era quello di sorvegliare i traffici sulle bocche
e contattare i pastori corsi proponendo la sottomissione alla sovranità
di Carlo Emanuele III° ed offrendo come contropartita la cessione dei
pascoli ed il miglioramento delle condizioni economiche degli abitanti
delle isole.
Gli isolani, capeggiati da Pietro Millelire, capostipite della più
gloriosa famiglia maddalenina, accondiscesero alle proposte di
sottomissione a condizione che l'occupazione avvenisse in forma
militare in modo da poter salvare la faccia nei riguardi dei loro
padroni corsi ed evitare il pericolo di ritorsioni. L'occupazione
dell'arcipelago sia pure senza colpo ferire, avvenne in forma militare
con un corpo di spedizione composto di 140 uomini. Alle 17.30 del 14
ottobre 1767, salutata da una salva di fuciliera, la bandiera sarda fu
innalzata sul punto più alto dell'isola di La Maddalena, a Guardia
Vecchia.
Pietro Millelire, salutando i nuovi padroni con la storica frase "viva
chi vince", si limitò a consegnare a nome di Bonifacio una nota di
protesta subito seguita da una lunga serie di richieste che
costituivano la contropartita al raggiunto compromesso.
LA NASCITA DELLA COMUNITA' MADDALENINA
Dopo l'occupazione piemontese continuarono a sopravvivere nell'isola di
La Maddalena due distinte comunità: quella dei pastori corsi sulle
alture di "Collo Piano" e quella dei marinai e pescatori alla marina di
"Cala Gavetta". Una terza comunità era quella degli occupanti. Non
mancarono le diatribe per la scelta definitiva del sito in cui doveva
sorgere il nuovo abitato. Giovanni Maria De Nobili, che possiamo
considerare il fondatore di La Maddalena, lo voleva a Cala Gavetta,
mentre il capitano ingegnere Cochis, inviato dal sovrano sabaudo per
dare un aspetto definitivo all'abitato e alle fortificazioni, voleva
mantenerlo a Collo piano.
La vinse il De Nobili e l'abitato cominciò a svilupparsi a Cala
Gavetta. Per dare nuova forza alla comunità e per interrompere i
contatti con Bonifacio, venne eretta dopo qualche anno l'attuale
chiesetta della Trinità, originariamente consacrata a Santa Maria
Maddalena. Prima di allora, mancando nelle isole, un terreno
consacrato, i morti venivano seppelliti nella vicina Gallura nei pressi
della chiesetta rurale di San Michele di Liscia.
Ben presto le tre comunità cominciarono a fondersi; i pastori cui non
mancavano le qualità marinare acquisite in tanti anni di perigliose
traversate tra un isola e l'altra e fra l'arcipelago e Bonifacio,
allettati dal servizio nella marina regia, cominciarono a scendere a
Cala Gavetta.
In breve l'abitato prese consistenza: la comunità isolana era nata.
IL DESTINO ANTINAPOLEONICO DI LA MADDALENA
Gli isolani ebbero presto l'occasione di manifestare la coesione
raggiunta e la loro fedeltà al sovrano piemontese. Erano gli anni in
cui gli eserciti rivoluzionari della Convezione tentavano di estendere
il predominio sul Mediterraneo per assicurarsi la supremazia
sull'Inghilterra. La conquista della Sardegna avrebbe consentito ai
francesi gia padroni della Corsica di occupare un posizione strategica
predominante. Per i bonifacini, poi era l'occasione buona per
rivendicare le isole contese.
L'attacco venne tentato a sud su Cagliari e al nord su La Maddalena.
Una squadra composta da 23 unità salpò il 20 febbraio 1793 da Bonifacio
alla volta delle nostre isolette; al comando delle artiglierie il
generale Colonna Cesari, che guidava la spedizione, aveva posto il
giovane lungo tenente corso Napoleone Bonaparte. Ma i maddalenini
avvistati gli invasori, dopo aver posto al sicuro al centro dell'isola
i vecchi, le donne e i bambini, si preparano a resistere nelle batterie
di Punta Tegge, Guardia Vecchia e Forte Sant'Andrea. Il 22 febbraio la
flotta nemica raggiunse l'arcipelago ma dovette rifugiare a Cala
Villamarina, sull'isola di Santo Stefano da dove, sbarcati i cannoni,
cominciò a bombardare l'abitato. Il primo giorno furono esplose 500
bombe e sparate oltre 5000 palle; pare che Napoleone abbia sparato
personalmente 60 cannonate.
Di fronte a forze nemiche tanto preponderanti i maddalenini erano
certamente costretti a soccombere, ma durante la notte, il nocchiero
Domenico Millelire ed il timoniere Cesare Zonza, eluso il blocco
francese, riuscirono a piazzare due cannoni allo Stintino di Capo
d'Orso ed il mattino successivo aprirono il fuoco sul ridosso di Santo
Stefano dove avevano trovato rifugio sicuro i legni gallocorsi.
L'impresa fu ripetuta la notte successiva ed in breve la squadra navale
assediante si trovò nell'imprevista situazione di assediata. Ai
francesi di Napoleone non restava che la via della fuga.
Il fallito tentativo di sbarco fu l'occasione in cui la giovane
collettività maddalenina ebbe modo di dimostrare con lealtà e fermezza
il proprio attaccamento all'isola e alla dinastia sabauda. E questi
sentimenti si concretarono nell'improvvisata bandiera fatta sventolare
sul Forte Santo Stefano per incitare gli isolani alla lotta. Il drappo
raffigura Santa Maria Maddalena ai piedi della croce, con un manto che
rappresenta il contorno dell'isola ed il motto "Per Dio e per il Re
vincere o morire".
Napoleone ebbe dunque a La Maddalena la sua prima sconfitta e a
Domenico Millelire fu conferita la prima Medaglia d'Oro d'Italia. Ma il
destino antinapoleonico di La Maddalena doveva concentrarsi con la
presenza in queste acque dell'Ammiraglio Nelson. Nel 1803, infatti,
Nelson scelse La Maddalena come sede e base della flotta inglese per
poter sorvegliare la flotta napoleonica e tenerla bloccata nel porto di
Tolone. Da La Maddalena, Nelson, che definì l'arcipelago "il più bel
porto del mondo", Partirà all'inseguimento dei francesi l'11 gennaio
del 1805 per concludere otto mesi dopo la sua esistenza nella gloriosa
battaglia di Trafalgar.
NASCE A LA MADDALENA LA MARINA ITALIANA
Nel 1799; durante l'esilio dei reali piemontesi in Sardegna, giunse a
La Maddalena Giorgio Andrea Des Geneys, il più illustre ed ardimentoso
marinaio della flotta sabauda, oggi giustamente riconosciuto il vero
fondatore della Marina Sarda, dalla quale, per fusione con le Marine
regionali doveva nascere nel 1861 la Marina Militare Italiana.
A La Maddalena Des Geneys iniziò la sua opera di riorganizzazione della
flotta ponendo in mare una agguerrita squadretta con la quale svolse
intense campagne contro i pirati barbareschi. Ancora una volta i
maddalenini si coprono di gloria: Cesare Zonza fu decorato di Medaglia
d'Oro nel 1809 e Tommaso Zonza nel 1811 per il suo comportamento nella
battaglia di Capo Malfatano.
A Des Geneys, considerato uno dei più grandi Benefattori dell'isola, si
deve la costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Santa Maria
Maddalena. Per rinsaldare i vincoli di affetto a questa terra degli
antichi pastori corsi, egli volle che l'altare maggiore fosse identico
a quello di Bonifacio. Nella chiesa parrocchiale è conservato un altro
prezioso ricordo: due candelabri ed un crocifisso d'argento che Nelson,
prima di partire volle donare ai maddalenini quale segno di
riconoscimento per l'ospitalità ricevuta.
I NUOVI DESTINI DELL'ARCIPELAGO
Restaurato il regno sardo-piemontese, nel 1815 la sede della Marina si
trasferì da La Maddalena a Genova con al seguito molte famiglie.
L'isola cadde nella più assoluta miseriae per molti anni la consistenza
demografica fu scarsissima. Ben presto,però, richiamati dalla pesca e
dal fiorire delle cave di granito, giunsero numerosi i liguri, i
toscani, i ponzesi ed i napoletani. All'originario ceppo corso andarono
ad unirsi tante piccole comunità differenti per cultura, trdizione
dialetto che tuttavia costruirono in breve una collettività solida e
compatta in cui l'apporto di tutti costituisce un caso unico non solo
in Sardegna ma anche in Italia.
Accomunati dalle molteplici attività tutte protese sul mare, gli
isolani costituirono per lunghi anni fonte di valorosi marinai sulle
flotte militari e mercantili di tutto il mondo. La tradizione dei
Millelire e degli Zonza sarà raccolta da centinaia di isolani, da
Giovan Battista Albini a Primo Longobardo che iscriveranno il loro nome
nell'albo doro della massima decorazione italiana.
Un ruolo importantissimo, quale maggior piattaforma marittima del
tirreno, sarà sostenuto dall'arcipelago a cavallo fra le due guerre ed
ancora oggi, malgrado siano maturati i mezzi e le tecniche, l'isola è
considerata come la definì Nelson "il più bel porto del mondo".
anche se purtroppo l'ammiragliato verrà trasferito a Cagliari, e
l'arsenale Militare non è più quello di un volta.
IL FUTURO TURISTICO DELL'ARCIPELAGO
Passati i tristi anni del dopoguerra i turisti hanno scoperto
l'arcipelago. I motivi di richiamo non mancano: un natura generosa e
selvaggia; un mare incontaminato ricco di pesci e di molluschi;
migliaia di spiaggiette dalla sabbia ora bionda, ora dorata, ora rosa;
decine di isole completamente deserte coperte da una impenetrabile
vegetazione spontanea. Qui e possibile ritrovare se stessi, con
centinaia di cose semplici che altrove sono state definitivamente
perdute e talvolta dimenticate.
Le rocce granitiche che formano l'arcipelago si sono originate circa
300 milioni di anni fa. L'innalzamento del Mediterraneo successivo
all'ultima glaciazione, le ha separate dalla Gallura. Le coste
presentano profonde insenature (rias) scavate da antichi corsi d'acqua
e piccoli tratti sabbiosi. Il granito cavato dall'acqua e dal vento ha
assunto a volte strane forme, come l'orso di Palau, la testa della
strega di Cala Corsara o il polpo de La Maddalena. Quest'ultima è
l'isola più grande e l'unica ad essere stabilmente abitata; è percorsa
da una strada panoramica e da alcune secondarie che conducono al mare o
sulle alture centrali fino alla fortezza di Guardia Vecchia (oggi
Osservatorio meteorologico). Molto suggestivi sono il Forte d'Arbuticci
e Poggio Rasu Superiore, realizzati nell'Ottocento. Oltre alla
Maddalena, le maggiori isole che formano l'arcipelago sono Caprera (ad
est, con una superficie di 15,75 kmq e uno sviluppo costiero di 34 km),
Budelli, Razzolo, Santa Maria, Spargi, Santo Stefano. Ad esse si
aggiungono una miriade di isolotti disseminati nel tratto di mare
compreso tra le Bocche di Bonifacio e la Costa Smeralda. A Caprera (il
cui punto più elevato è il Monte Teialone alto 212 m) si accede dalla
Maddalena attraverso una diga lunga circa mezzo chilometro e un piccolo
ponte. Attraversando una suggestiva pineta si giunge alla Casa di
Garibaldi. Una via sterrata percorre l'isola di Caprera da sud a nord,
attraverso promontori e distese di macchia mediterraea. Ad est, nei
pressi di Punta Coticcio, un faro segnala la secca dei Monaci, dove si
possono avvistare i delfini. Di fronte a Palau si trova l'Isola di
Santo Stefano, dove, aimè, si trova una base USA con sottomarini
nucleari.
Flora e fauna
Il paesaggio tipico delle isole dell'Arcipelago de La Maddalena è
caratterizzato da rocce di granito e macchia di lentisco, olivastri,
mirto, ginepri, lavanda e rosmarino. A Spargi è presente una formazione
di lecci e corbezzoli, mentre a Caprera si trovano tratti di pineta. Le
sabbie costiere sono popolate da un'interessante vegetazione
psammofila, composta da rose di mare, sileni, elicriso, giglio
marittimo.
Molto interessante l'avifauna presente sulle isole: marangone dal
ciuffo, berta maggiore, gabbiano corso, taccola, sparviero, poiana e
molti uccelli che frequentano i cespugli di macchia (occhiocotto,
sterpazzolina, magnanina sarda). Presenti inoltre la testuggine
marginata e quella di Herman (Testudo hermanni).
Isola di Budelli
Tipologia: Area Marina Protetta istituita con D.M.A.M.B. 29 luglio
1992, ricompresa nel Parco Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena
Comune: La Maddalena (SS)
Poco più a nord dell'isola di Spargi è famosa per la mitica spiaggia
rosa. L'arenile color corallo (effetto dovuto ad una elevata presenza
di bioclasti derivanti dalla frammentazione di briozoi e foraminiferi,
in particolare Miniacina miniacea di colore rosa) l'intensità cromatica
dei colori del mare e le forme dei graniti che cingono la cala
costituiscono uno spettacolo unico al mondo.
Isola di Caprera
Riserva Naturale Biogenetica Statale istituita con D.M.A.F. 8 agosto
1980, ricompresa nel Parco Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena
Comune: La Maddalena (SS)
Collegata all'isola della Maddalena da un ponte, è protetta da un
vincolo assoluto di inedificabilità. La Riserva Naturale di Caprera
rappresenta infatti uno degli ambienti ecologicamente più integri del
Mediterraneo.