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Turri
Scritto da MARALB   
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Turri




Turri




monumento


T
urri è un comune di 533 abitanti della provincia del Medio Campidano, nella regione storica della Marmilla.

II paese si è formato come pagus (insediamento rurale) in epoca romana. Ha vissuto in comune con il resto della Sardegna il periodo bizantino, epoca a cui risalgono le  festività dei santi di provenienza orientale tradizionalmente festeggiati a Turri: S.Maria Maddalena, la Madonna d'Itria e S.Elia. Successivamente fece parte del Giudicato di Arborea, ove era incluso nella Curatoria di Marmilla. Nel 1388, anche Turri inviò i propri rappresentanti alla ratifica del trattato di pace fra Eleonora d'Arborea ed il re d'Aragona; erano in tutto 12 persone, guidate da Sadurru de Serra, maggiore della villa.

Caduto il Giudicato d'Arborea, nel 1410, Turri passò sotto il dominio catalano-aragonese: assieme ad altri paesi dell'Incontrada di Marmilla, fece parte inizialmente del marchesato di Oristano, poi, in data incerta, passò sotto il dominio dei Carroz, marchesi di Quirra. Nel 1470 Leonardo Alagon riorganizzò i sardi contro il dominio aragonese sino a giungere alla vittoria nella battaglia di Uras, alla quale parteciparono anche combattenti della Marmilla al grido di “Arborea! Arborea!”. Successivamente l’Alagon fu sconfitto nella battaglia di Macomer del 1478. Nel 1477 il re Giovanni d’Aragona pubblicò la sentenza di condanna dell’Alagon, indicando fra le motivazioni gli insulti e l’assalto subiti dal funzionario regio nelle terre di Marmilla, i cui abitanti, Turri incluso, erano indubbiamente favorevoli all’Alagon.
Nel 1504 il re Ferdinando d’Aragona confermò alla marchesa di Quirra, Violante Carroz, il possesso, anche allodiale, dei feudi già appartenti ai suoi avi, inclusa l’Incontrada di Marmilla.. Nel 1653 il censimento dei fuochi contava a Turri 58 famiglie con una riduzione rispetto ai censimenti precedenti causata dalla pestilenza.
Negli anni intorno al 1680 esisteva in Turri un carcere distrettuale: nel libro dei morti della parrocchia di quegli anni sono registrati i nominativi di diverse persone morte in carcere; nella prigione si suppone dovesse essere l'antica torre, che ha dato il nome al paese; nel luogo ove si trovava la prigione c’era anche una piazza, ancora oggi chiamata Prazza de presoni. Nel censimento del 1698 a Turri risultavano presenti 68 famiglie con 122 uomini e 122 donne.
Nel 1718, con la pace che pose fine alla guerra di successione spagnola, la Sardegna, col Trattato di Londra, fu assegnata ai Savoia, per cui il duca Vittorio Amedeo divenne re di Sardegna. Nel 1744, causa una guerra continentale che contraponeva i Savoia alla Spagna, in Sardegna vennero confiscati i feudi appartenenti ai feudatari domiciliati in Spagna, fra cui il Marchesato di Quirra, comprendente anche l’Incontrada di Marmilla, per cui fu mandato per conto del Reale Patrimonio un commissario a prendere possesso delle diverse ville.
A Turri il commissario Contini riunì in Piazza Prigione i vassalli il 2 ottobre. Erano presenti 36 cittadini, fra cui il sindaco Antonio Paulis ed il Mayor de Justitia Giuseppe Montis, davanti ai quali tutti giurarono d’osservare l’editto che trasferiva il possesso del feudo dal Marchese al Reale Patrimonio. Nel 1748 però la pace di Acquisgrana restituì il feudo al Marchese. Dal 1797 i vassalli dei dipartimenti di Parte Valenza, Parte Usellus e di Marmilla si rifiutarono di pagare al marchese il diritto feudale detto di roadia, per cui nacque un contenzioso, risolto d’autorità dal re Vittorio Emanuele, che nel 1805 inviò i soldati nei paesi ribelli.
Ci fu, nel 1812, un ricorso del sindaco e dei consiglieri di Turri contro il comportamento del rappresentante del marchese, maggiore di giustizia Antonio Orrù, che si rifiutava di pagare ai carrattoneris il trasporto a Cagliari dei grani di roadia, per cui dovette intervenire la Segreteria di Stato, che ingiunse il pagamento, tra l’altro anche degli arretrati.
Turri fu riscattato e divenne libero dai vincoli feudali nel 1836.
Da tempi remoti diversi villaggi della Marmilla si rifornivano della legna necessaria per il fuoco sulla Giara, pagando all’appaltatore del Marchese di Laconi il diritto per l’uso di legnare e pascolare che loro accordava.



sebastiano 

 

Dopo l’abolizione dei feudi la vasta estensione che apparteneva al Marchesato di Laconi passò al Regio Demanio ed il Comune di Genoni ottenne l’appalto al triplo del prezzo precedente, per cui tentò di triplicare anche quanto dovuto dai paesi della Marmilla per l’antico diritto di legnare e pascolare sulla Giara. I sindaci ed i consigli comunitari di Turri, Baressa e Baradili si rivolsero all’Intendenza della Provincia di Isili, che ordinò di permettere ai Comuni ricorrenti la facoltà di legnare pagando l’antico prezzo, che per Turri era di nove scudi l’anno.

 Con Decreto Reale del 26 aprile 1928 Turri venne aggregato al Comune di Tuili, perdendo la sua autonomia, che riacquistò, dopo 18 anni, col Decreto Legislativo 1° febbraio 1946 firmato dal Luogotenente del Regno Umberto di Savoia.
L’unica chiesa esistente oggi a Turri è la chiesa parrocchiale dedicata a S. Sebastiano. Risale al primo ventennio del 1600. Pregevoli sono il Fonte Battesimale e l’Altare Maggiore, in marmo, realizzati rispettivamente nel 1783 e nel 1786 dal marmista cagliaritano Giovanni Battista Spazzi. Importanti sono inoltre due paliotti di marmo intarsiato a colori vivaci con disegni di rami piegati a cerchio, ornati di grandi foglie, con medaglione centrale. Entrambi del 1725, sono stati realizzati da mastro Pietro Putzu di Cagliari. Uno, dedicato a S. Sebastiano, è collocato nella cappella del Carmine, mentre l’altro, con medaglione raffigurante la Madonna, si trova nella cappella del Rosario. Degno di nota è inoltre il pulpito in legno, realizzato dall’artista Battista Medinas di Cagliari nel 1788, un piccolo gioiello, che da solo merita una visita.
La facciata, sormontata da un campanile a vela bifora con luci ogivali, è costruita con conci squadrati in trachite, che, malgrado sia del Seicento, la collocano di diritto fra le chiese romaniche.

Il Monte Granatico

Di fronte alla chiesa sorge una costruzione risalente alla seconda metà dell’Ottocento, sede del Monte Granatico.
Esternamente l’edificio ha un pregevole aspetto signorile con decorazioni palladiane sopra l’architrave delle finestre, che denotano l’appartenenza dell’autore alla scuola classicheggiante formatasi in Sardegna in epoca sabauda.
Lo stabile, oltre al Monte Granatico ubicato al pianterreno (oggi occupato dal Banco di Sardegna), è stato sede, al piano superiore, per un centinaio d’anni, dell’Amministrazione Comunale di Turri.
Interessanti sono, inoltre, nella facciata nord che dà in via Dante, la campana civica e la porta d’ingresso, ove è curioso notare la presenza di una piccola apertura rotonda, appositamente lasciata perché i gatti potessero entrare liberamente nel magazzino allo scopo di eliminare i topi, sempre comunque presenti nel deposito di granaglie.

I Portali

Le case a corte, tipiche costruzioni delle zone ad agricoltura cerealicola, diffuse in tutta la Marmilla, sono presenti ancora numerose a Turri. Lo schema costruttivo di questa tipologia di casa prevede uno spazio tutto circondato da muri, con dietro l’abitazione un piccolo orto e davanti un vasto cortile, che dà sulla strada con un ampio portale.
I più antichi portali di Turri risalgono all’Ottocento, mentre sono numerosi quelli del secolo scorso e qualcuno è addirittura recentissimo del 2000.
Questi portali variano in dimensione, materiale utilizzato (ladiri, marne, calcare) e decorazioni, a seconda dell’artigiano che li ha realizzati e delle esigenze o richieste del proprietario, mentre la tipologia assume quasi ovunque la forma di volta ad arco a tutto sesto, per lo più con frontale più alto dei muri circostanti. Esistono comunque anche diversi portali architravati, privi di motivi decorativi, ma certamente interessanti e suggestivi quanto quelli archivoltati.
Nel campidanese parlato nella nostra Marmilla, quello che Wagner definisce rustico, is portalis diventano is pottabis.

Il Monumento ai Caduti

Il Monumento ai Caduti sorge nella piazza più importante del paese, oggi Piazza Martiri, un tempo Funtà Noba.
E’ opera di maestranze locali, realizzato dal 1948 al 1949, su disegno di Agostino Murru di Tuili. L’esecuzione venne affidata allo stesso Murru che scolpì le pietre, provenienti dalla cava di Tuili, assieme a Benigno Melis ed a Massimino Corona, che, come capo mastro, ebbe anche la direzione dei lavori, lavori ai quali partecipò anche Raimondo Sanna; eccetto il Murru, gli altri artigiani erano tutti di Turri. In corso d’opera, grazie all’interessamento dell’Opera Nazionale Combattenti, , giunsero da Cagliari le quattro bombe, che vennero collocate ai lati del monumento arricchendolo di questo elemento decorativo ed altamente significativo. L’inaugurazione avvenne nel 1950 alla presenza del Prefetto e del Vescovo di Ales.

 

Su ponti e s’arrieddu

Quando, alla fine dell’Ottocento, fu progettata e costruita una nuova strada all’interno del paese, l’attuale Corso Vittorio Emanuele, segmento allora della strada Tortolì-Oristano, per superare s’arrieddu, al centro del paese, fu costruito un ponte. S’arrieddu, all’epoca, trasportava le acque piovane, che, provenienti dalla campagna, allagavano il vicinato di Putzobeddas, raggiungeva l’attuale piazza Martiri e continuava poi il suo corso sino al ruscello fuori dal paese. Oggi, a seguito della bonifica del 1926, non esiste più ed il tratto, largo 2-3 metri, che s’arrieddu percorreva fra le case è diventato una semplice stradina, percorribile solo a piedi.
Il ponte, ad arco ogivale, collega questa stradina alla piazza Martiri, ma non è più visibile dalla piazza, perché sono state aggiunte opere edili, che ne hanno mutato l’aspetto. Recentemente, nel 2002, con l’intervento di ristrutturazione della piazza Martiri, è stata ricostruita la facciata dell’arco, con una riuscita scelta archittettonica che ne ha restituito la visibilità.
Una passeggiata, partendo da piazza Martiri, passando sotto su ponti e percorrendo tutta la stradina de s’arrieddu, suggestiva e romantica, merita veramente di essere fatta da chiunque voglia immergersi nell’atmosfera del passato storico di Turri.

Il Parco degli Ulivi

Nella zona chiamata molinu, all’entrata del paese per chi proviene da Tuili, si trova la più grande concentrazione di ulivi secolari di tutta la Sardegna. Si tratta di circa 200 piante racchiuse in poco più di due ettari di terreno con numerosi tronchi che raggiungono circonferenze di 3-5 metri. Caratteristica storica di questi alberi è che non appartengono al proprietario del terreno e sono invece posseduti da altri proprietari, per cui, al fine di evitare confusioni ed appropriazioni indebite, gli alberi vengono da sempre marcati con le iniziali del nome del proprietario. La tradizione racconta che sono stati i Pisani ad accordare, in tutta la Marmilla non solo a Turri, ai sardi che avessero innestato gli olivastri la proprietà degli ulivi sviluppantesi dall’innesto.
Per la valorizzazione turistica del sito è in fase di studio e progettazione il Parco degli Ulivi, che prevede un museo storico, dei percorsi guidati ed un centro di accoglienza.

Il Cimitero monumentale di S. Elia

Alla periferia est del paese si trova il Cimitero di S. Elia, cimitero dichiarato monumentale nel 2004, dopo oltre 50 anni dall’ultima sepoltura avvenuta nel settembre del 1950.
Si tratta di un piccolo cimitero, che era contiguo alla chiesetta di S. Elia, l’antichissima chiesa parrocchiale di Turri, sorta in epoca bizantina ed oggi completamente distrutta. Di questa chiesetta rimangono una grossa pietra scavata, ritenuta l’antico Fonte Battesimale, e, secondo la tradizione orale, la pavimentazione ricoperta da uno strato di terra, sedimentazione delle macerie.
La particolarità del Cimitero, ove i monumenti funebri presenti sono opera di artigiani locali, risiede nella sua forma poligonale a cuore rovesciato e nella suddivisione dello spazio cimiteriale in tre settori. Il primo era riservato inizialmente alla sepoltura dei non battezzati e successivamente venne esteso a tutti i bambini; il secondo, che occupa la maggiore estensione, accoglieva le sepolture dei battezzati; il terzo, ove sorgeva la chiesetta, rimaneva privo di sepolture, con un piccolo spazio, terra non benedetta, riservato ai miscredenti, ma mai occupato da tombe.

La Festa della Mietitura e Trebbiatura del Grano.

Il desiderio di non disperdere il patrimonio etnico-culturale del lavoro contadino tradizionale e di farlo conoscere anche agli altri ha portato Turri ad organizzare, per la prima volta nel 1994, la Festa della Mietitura e Trebbiatura del Grano. La manifestazione si svolge l’ultima domenica di giugno. Iniziando alle prime luci dell’alba, si miete a mano con la falce, dietro i mietitori seguono le spigolatrici, poi i covoni vengono trasportati all’aia, che si trova dentro il parco di ulivi secolari, dove il grano viene trebbiato con i buoi. Contemporaneamente, in un’altra parte dell’aia, è in funzione una trebbia meccanica, tipo anni 50. Ai turisti, a metà mattina, viene offerto su murzu, una ricca colazione contadina a base di pane e formaggio, cipolle crude, patate lesse ed un bicchiere di vino nero. La sera si può degustare la classica maccarronada, una spaghettata tradizionale con cui si festeggiava la fine della mietitura. Fanno da cornice mostre varie ed il tradizionale mercatino dei prodotti locali.

La Mostra degli Spaventapasseri  (Is Mustaionis)

La prima domenica di settembre si svolge a Turri la Sagra del Melone. La coltivazione del melone in asciutto è tipica di Turri e di altri paesi della Marmilla. Questo melone coltivato con metodi naturali, acquista un aroma ed un gusto particolari, inconfondibili, di elevato valore gastronomico. Si tratta di una varietà di melone tardivo, che si conserva bene a lungo per tutto l’inverno.
In occasione di questa sagra viene organizzata una Mostra-Concorso degli Spaventapasseri. Negli orti di melone, infatti, ogni anno vengono ancora collocati numerosi spaventapasseri, che continuano  a svolgere con successo la loro tradizionale opera di guardiani. Ogni produttore presenta al concorso un proprio spaventapasseri, costruito con paglia e fieno e vestito con abiti usati, secondo la tradizione sarda. Tutti gli spaventapasseri, il giorno della sagra, rimangono esposti in piazza Pertini dall’alba al tramonto, a disposizione dei turisti che accorrono ogni anno sempre più numerosi per farsi fotografare simpaticamente abbracciati con gli spaventapasseri.

La Sagra dello Zafferano

Turri è il paese dello zafferano. E’, infatti un centro, assieme a pochi altri paesi in Sardegna, ove la coltivazione dello zafferano ha una tradizione secolare. Oggi questa coltura è in grande crescita ed il paese, con i suoi circa 8 ettari coltivati, si colloca al secondo posto nella produzione in Italia, dopo S.Gavino Monreale e davanti a Navelli.
All’epoca della fioritura, la seconda domenica di novembre, da oltre dieci anni, a Turri si organizza la Sagra dello Zafferano. Oltre al mercatino dei prodotti agroalimentari ed artigianali, si possono visitare i campi in fiore, assistere alla lavorazione dello zafferano e degustare piatti tipici della cucina sarda a base di zafferano. Si svolgono anche un convegno ed un concorso di cucina, a cui partecipano cuochi e massaie, provenienti da varie parti della Sardegna, con piatti in cui lo zafferano ha il posto d’onore.

 
I Nuraghi

Oggi un solo nuraghe, quasi completamente distrutto, in località Planu Saduru, è intieramente in territorio di Turri. Tutti gli altri nuraghi delimitano i confini del salto di Turri con i paesi limitrofi: con Pauli Arbarei il nuraghe Su senzu, con Ussaramanna i nuraghi di Sirissi e Cabonu, con Setzu il nuraghe di Setzu. Nessuno di questi nuraghi è stato fatto oggetto di scavi, se si eccettuano quelli abusivi dei tombaroli.



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fonte:  http://www.comune.turri.ca.it/








 

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