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Siddi
Scritto da MARALB   
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Siddi





Siddi




museo



S
iddi è un comune di 799 abitanti della provincia del Medio Campidano, nella regione storica della Marmilla.

La chiesa parrocchiale di Siddi, intitolata alla SS. Vergine delle Grazie (Sa Gloriosa), si trova al centro del paese, in localit denominata un tempo De Cresia.
Orientata con facciata a Sud-Ovest e preceduta da un piccolo sagrato, essa fu edificata a partire dal 1704 (con i lavori che andarono avanti per oltre un cinquantennio) sopra una chiesa pi piccola, costruita forse poco prima del 1600.
La parrocchiale, realizzata con blocchi di marna, arenaria, basalto e materiali vari, mostra un impianto longitudinale con navata unica e volta a botte. Esternamente fiancheggiata da un campanile (lato sinistro - vedi foto inalto) e da sei contrafforti (tre per lato).
L'assetto generale della chiesa legato allo schema delle architetture religiose del Barocco sardo, stile che si svilupp nell'isola con due filoni, uno colto ed uno popolare. La chiesa di Siddi pu essere inserita in questo secondo filone.


nuraghe


Il prospetto, semplice ed elegante, nella parte bassa mostra un'apertura centinata con capitelli da stipite e chiave di volta, a cui s'affiancano una coppia di lesene scanalate concluse da capitelli, sopra i quali posto un architrave modanato che delimita un timpano con arco a sesto ribassato spezzato. Nella parte alta si aprono invece tre finestre con finimenti in marna (due laterali rettangolari e una centrale con centina), sopra le quali il prospetto chiuso da un coronamento a doppia inflessione (o "a cappello di carabiniere"), modanato e in marna.
Il campanile, edificato a canna quadrata e suddiviso in tre ordini sovrapposti, fu ultimato nel 1688. alto 25 m e largo 4,50 m per lato. Nel secondo ordine, sui cui lati sono compresi quattro archetti pensili a sesto acuto forniti di peducci, si aprono quattro monofore archiacute e modanate dove trovano alloggiamento quattro campana di bronzo (due del sec. XVII e due del XIX).
L'interno della chiesa, ampio e poco illuminato, mostra un'aula a pianta longitudinale coperta con volta a botte (m 22,85 di lunghezza per m 8,70 di larghezza), sulla quale si aprono cinque cappelle quadrangolari (tre sul lato sinistro e due sul lato destro) ed una sacrestia sul presbiterio sopraelevato.
Le pareti dell'aula, intonacate e parzialmente affrescate, sono scompartite da dieci lesene lisce in marna sormontate da altrettanti capitelli che mostrano una teoria di decorazioni a cespi d'acanto stilizzato d'ordine corinzio. Lungo tutta l'aula le lesene reggono una trabeazione a dentelli su cui s'imposta la volta a botte rinforzata da due sottarchi decorati con formelle rettangolari.
Il presbiterio, recinto da una balaustra, ospita nella parte centrale il grande altare maggiore in marmi policromi, collocato in opera nel novembre 1815 sotto la guida di un marmoraro della famiglia Franco (probabilmente Domenico).


sorcu


Al centro dell'altare maggiore, entro un'ampia nicchia, posta una grande statua lignea della Madonna col Bambino ( alta 1 m e 76 cm). Dorata e policromata in estofado de oro con motivi a ramages e geometrici (nella veste sono geometrici a formelle, nell'unico esempio isolano a foggia quadrata con spigoli smussati), la sua datazione risale al secondo quarto del secolo XVII, ad opera di un anonimo artista campano immigrato in Sardegna.
Fra le cappelle risulta assai interessante quella del Rosario. Fornita di balaustra in marmi policromi, la prima cappella costruita nella chiesa (dal 1711).
Al suo interno si trova una mensa di marmi policromi con al centro del paliotto un medaglione raffigurante la Madonna del Rosario (databile alla met del sec. XVIII), e un grande retablo ligneo intagliato, dorato e policromato, riferibile certamente a quello pagato fra il 1774 ed il 1766. L'opera suddivisa in tre specchi da quattro colonne tortili, sorrette da plinti che poggiano su uno zoccolo. Fra queste colonne si aprono tre nicchie centinate che ospitano le statue lignee seicentesche e settecentesche della Madonna dell'Incontro Pasquale (al centro), della Madonna del Carmine (a sinistra) e della Madonna del Rosario (a destra). La nicchia centrale poi "incorniciata" da quindici formelle rettangolari, nelle quali sono dipinti i Misteri del Rosario.
Altra cappella interessante quella intitolata a Sant'Antonio da Padova. Interamente affrescata e parzialmente recinta da una balaustra di marmi policromi, la cappella presenta una mensa di marmi policromi con al centro del paliotto un medaglione raffigurante Sant'Antonio da Padova, e una pregevole statua lignea di San Sebastiano, forse ottocentesca.
Altra significativa statua lignea quella del Cristo risorto, probabilmente ottocentesca, posta sul fondo della navata centrale.
Degno di attenzione pure il fonte battesimale, realizzato in marmi policromi dal marmoraro cagliaritano Giovanni Spazzi nel 1793, e poi un secondo fonte battesimale, litico, di forma esagonale e decorato con rosoni a motivi fitomorfi, forse del sec. XVIII.
Anche il pulpito ligneo risulta abbastanza interessante, ed costituito da una tribuna esagonale intagliata con decorazioni e sovrastata da una tettoia anch'essa ornata. probabilmente lo stesso commissionato nel 1615 al falegname cagliaritano Giacomo Serra per la demolita chiesa seicentesca, poi ricollocato nella nuova parrocchiale nel 1727.
All'interno della sacrestia, costruita fra il 1774 e il 1782, si trova una bella paratora lignea di fine Settecento, oltre ad arredi sacri e vari paramenti, alcuni dei quali di notevole pregio e interesse.


san michele



La chiesa di San Michele Arcangelo di Siddi posta su una piccola altura alla periferia del paese, in localita' denominata Santu Miali.
La chiesetta mostra una fattura asimmetrica, con pianta a due navate ed un'unica abside semicircolare nella navata principale. La spartizione dell'interno a due navate risulta cosa abbastanza inconsueta per le chiese romaniche della Sardegna (ma non solo), essendo esse una dozzina in tutta l'isola.
Le sue ridotte dimensioni poi (m 11,60 di lunghezza per m 7,30 di larghezza), la rendono la seconda piu' piccola chiesa romanica a due navate dell'isola dopo quella di San saturno di Ussana (m 10,40 di lunghezza per m 6,65 di larghezza).
La chiesa stata edificata con conci di media e piccola pezzatura in marna bruna e gialla (ma anche con blocchi in arenaria e basalto bolloso), con copertura a doppia falda nella navata principale e a falda unica nella navata unica.
La struttura dell'edificio, perfettamente orientata in direzione Est-Ovest (abside-facciata), pur rispettando tutti i canoni costruttivi romanici, presenta tuttavia modi decorativi gia' sostanzialmente gotici (es. i pilastri ottagonali dell'interno).
Non si hanno purtroppo informazioni sul momento della sua costruzione, anche se i tratti stilistici presenti riconducono il monumento alla seconda meta' del secolo XIII.
Stilisticamente la chiesetta s'ispira alla fase duecentesca della chiesa di San Pantaleo di Dolianova (con la quale ha parecchie cose in comune), e mostra tratti comuni pure con la chiesa di San Pietro di Villamar (sec XIII). Con esse pur non condivide le aggiunte ornamentali d'ascendenza araba, mentre, soprattutto nell'impianto planimetrico, riconduce alle costruzioni binavate di maniera provenzale realizzate soprattutto nel Meridione dell'isola dai monaci benedettini di San Vittore di Marsiglia nel secolo XII.
La facciata, che ha un'altezza massima di m 6,05, mostra un prospetto, bipartito da una lesena centrale (30 cm), cui si aggiungono due larghe paraste angolari (52 cm) ed un alto zoccolo a scarpa (m 1,14 da terra), da cui hanno origine sia le lesene che le paraste.
Nel tratto di facciata corrispondente alla navata piu' grande (quella destra) si apre un portale con larghi piedritti ed alto architrave, preceduto da tre gradini. Sopra l'architrave si evidenziano un arco di scarico sopraccigliato poggiante su peducci consumati ed una lunetta semicircolare liscia. Ancora sopra, un oculo per il passaggio della luce e, ai suoi lati, alcuni conci incavati circolarmente per ospitare bacini ceramici policromi ora purtroppo perduti.
Nella stessa zona si notano inoltre, collocati in posizione ascendente, alcuni conci sporgenti, incompleti e consunti di non facile lettura (forse i resti di un ornamento composto da una serie di archetti ascendenti?).


tomba


La parte superiore della navata, chiusa a doppia falda con una copertina di blocchi di marna, si presenta oggi con il frontone rimaneggiato (doveva essere piu' alto e slanciato).
Nel tratto di facciata corrispondente alla navata piu' piccola (quella sinistra) si apre un portale piu' piccolo dell'altro, ma anch'esso con larghi piedritti ed alto architrave, e anch'esso preceduto da tre gradini. Sopra il portale si notano un arco di scarico sopraccigliato poggiante su peducci consumati, una lunetta semicircolare liscia, ed un archetto provvisto di doppia ghiera poggiante su peducci molto consumati.
La parte alta, a falda unica, si conclude con una copertina di conci in marna.
Elemento assai interessante di questo tratto di facciata risulta il ciclo scultoreo realizzato da un anonimo artista lungo tutta la superficie dell'architrave. Questo mostra infatti alcune particolarissime decorazioni in rilievo che riproducono, inserite entro quattro nicchie rettangolari suddivise e incorniciate da fasce verticali con decorazioni a rombi allineati, cinque misteriose ed affascinanti figure antropomorfe che, sopratutto per la presenza di un singolare "capovolto", costituiscono un'opera unica nel panorama scultoreo medioevale sardo.
Nel lato Sud si apre un altro portale (piu' piccolo degli altri) con capitelli da stipite ed arco a tutto sesto, anch'esso preceduto da tre gradini.
Nel lato Est, ampiamente rimaneggiato, si sviluppa invece l'unica abside della chiesetta, di forma circolare e con al centro una monofora centinata e a doppio strombo. Questa oggi l'unica chiesa binavata della Sardegna a mostrare una sola abside (le altre o ne presentano due o non ne mostrano affatto), anche se in origine pure questa doveva averne due.
L'interno, austero e poco illuminato, presenta navate bipartite da tre arconi a tutto sesto poggianti su due pilastri di marna bruna a sezione ottagonale, forniti di capitelli e basamenti prismatici..
Il pavimento di marna grigia, mentre nella parte alta del muro della navatella si notano due conci incavati a circolo, del tutto simili a quelli presenti in facciata.
Nel presbiterio, leggermente rialzato rispetto al piano della chiesa, si osservano l'abside semicircolare con arco a tutto sesto e doppia ghiera, un piccolo altare litico, due nicchie per la custodia degli arredi sacri e due pregevoli statue lignee di San Michele (una piu' grande, seicentesca, ed un'altra piu' piccola, settecentesca) .

Il Nuraghe a Corridoio
"Sa Fogaia" - Siddi
Il nuraghe Sa Fogaia posto sul versante Est dell'altopiano di Siddi, ad una quota di 325 metri s.l.m. Costruito in posizione strategica su un bordo a strapiombo, esso prende nome dall'area in cui si trova (usata forse un tempo come carbonaia), ed inserito all'interno di un Parco Naturalistico-Archeologico chiamato appunto "Sa Fogaia".
Si tratta di un singolare nuraghe a corridoio, complesso ed irregolare, che si compone di tre grandi corpi megalitici affiancati e varie costruzioni secondarie. Esso ha un'altezza residua di oltre 6 metri ed stato edificato sulla roccia affiorante con blocchi poliedrici di basalto sovrapposti a secco in opera poligonale. Il nuraghe databile nella sua prima fase costruttiva (se ne contano almeno tre, due principali ed una secondaria), intorno al Bronzo Medio iniziale.
Il primo e pi antico corpo di questa struttura (il nuraghe a corridoio vero e proprio), mostra una particolare forma tricuspidata ad Y (la pianta curiosamente simile a quella delle tombe di giganti), con ingresso sopraelevato ( posto a circa 5 metri da terra) e rivolto a Nord/Nord-Est, raggiungibile attraverso una splendida rampa gradonata ogivale ricavata nello spessore murario. Al suo interno si trova un corridoio con andamento curvo e senza copertura ( purtroppo crollata), muri residui aggettanti e dei gradini per raggiungere un terrazzo oggi mancante.
Gli altri due corpi della struttura, aggiunti in seguito sul piano di campagna, si addossano al corpo principale su due lati, da Est e da Ovest/Nord-Ovest. Questo ha creato un ampliamento del monumento ed un conseguente mutamento della sua forma originaria.
Nel corpo aggiunto del lato Est si osserva un corridoio fornito di muri aggettanti e copertura residua con tratti tanto a piattabanda quanto ad ogiva. Sul lato destro di questo corridoio, che termina su un cortile interno aperto, sono inoltre presenti due vani senza copertura, di cui uno rettangolare absidato con muri in aggetto e l'altro curvilineo irregolare con ingresso ogivale.
Nel corpo aggiunto del lato Ovest/Nord-Ovest visibile un ambiente di forma circolare con ingresso architravato, copertura a tholos e una scala di camera che in origine dava probabilmente accesso ad un terrazzo oggi scomparso. Un secondo vano mostra invece forma sub-rettangolare allungata, copertura angolare quasi ad ogiva ed ingresso ancora architravato. Sul lato destro di questo si apre un ambiente pi piccolo di forma sub-circolare, copertura non completa ad ogiva e basso ingresso architravato.
Intorno al cortile si affacciano altri vani circolari minori (purtroppo quasi integralmente crollati), un muro di rifascio e dei gradini residui di una rampa. Dentro il cortile si notano inoltre i resti di alcuni ambienti rettangolari, legati per ad una fase di reimpiego del monumento in et tardo punica e romana. Altri vani rettangolari ed un corridoio della fase di riuso sono visibili pure intorno al lato Sud del nuraghe, sia addossati alla struttura che a ridosso di essa.
Fra i ritrovamenti compiuti durante le due campagne di scavo effettuate nel nuraghe siddese si ricordano tazze, ciotole, vasi, scodelle e teglie appartenenti al Bronzo Medio iniziale (Bonnannaro B), una lesina di bronzo per forare il cuoio e altra ceramica nuragica in frantumi. Gli scavi hanno anche portato alla luce strati tardo punici e romani, con il rinvenimento di anfore, piatti decorati con palmette, una sepoltura sconvolta e diversa numerosa altra ceramica romana.


giganti



La Tomba di Giganti
"Sa Domu 'e s'Orcu" - Siddi

Fra le numerose costruzioni preistoriche visibile sull'altopiano di Siddi spicca, sul versante Nord-Ovest, l'imponente tomba di giganti Sa Domu 'e s'Orcu, uno fra i pi straordinari esempi di architettura funeraria nuragica della Sardegna. Questo monumento si distingue per l'eccezionale stato di conservazione e la monumentalit della sua costruzione, risultando pertanto il luogo ideale per capire come sono fatte queste sepolture solo sarde e individuarne le loro caratteristiche principali.
Sa Domu 'e s'Orcu una tomba della tipologia con struttura "a filari" (quindi senza stele centinata), ed databile al Bronzo Medio (1500-1300 a. C. circa).
Edificata in localit denominata Nuraghe Tuvudu, a circa 6 km dal paese di Siddi, la sepoltura poggia su una lieve sporgenza di roccia basaltica, ad una quota di 355 m.
Essa costruita con blocchi di basalto di medio spessore e allungati (principalmente di forma parallelepipeda rettangolare), sovrapposti a secco con filari quasi regolari, in opera poligonale evoluta (in diverse parti anche sub-quadrata).
La sepoltura mostra una planimetria a forma di protome taurina, con un corpo centrale allungato (m 15,30) chiuso a semicerchio nella parte posteriore (l'abside, che conserva una notevole altezza residua di circa 3 m), cui si affiancano, sul prospetto frontale, due ali laterali semicircolari (di m 2,70 e m 2,60), tronche alle estremit (m 18 di corda), che sembrano "abbracciare" il visitatore.
Era in questo spazio raccolto attorno alla facciata, detto esedra, che quasi certamente si svolgevano tutte quelle cerimonie legate ai morti ed al loro culto (deposizione di offerte votive, rito magico-religioso dell'incubazione ecc.), forse pure con l'accompagnamento di canti e balli rituali.
L'altezza massima residua di questa tomba di m 3,55 (lato Sud-Ovest), con muri inclinati soprattutto nella parte absidata (da 20 a 23).
Il prospetto frontale, rivolto a Sud-Est, ha invece un'altezza massima residua di m 3,20, e scende verticalmente seguendo un'andatura semicircolare. Questo risulta molto bello e assai particolare, essendo fabbricato con blocchi pi piccoli (i primi tre filari), e poi molto pi grandi (i due filari residui pi alti). Ad oggi non si conoscono i motivi di questa scelta costruttiva, che peraltro risultano in contrasto con il generale modo di edificare dei nuragici, che di solito sistemavano i blocchi pi grandi nelle parti basse delle opere, e quelli pi piccoli nelle parti alte.
Al margine della facciata si notano pure i resti di un bancone-sedile semicircolare (non tutte le tombe di giganti ne sono fornite), mentre al centro del prospetto si trova l'accesso alla camera funeraria, che costituito da un portellino trapezoidale di 3 lastroni di grande spessore (due piedritti ed un architrave), di m 1,60 d'altezza attuale, 0,50 di larghezza e 1,30 di profondit.
La camera funeraria ha forma rettangolare ed lunga m 9,60 circa, larga m 1,20 di media (alla base), e alta m 2,60 all'ingresso e m 2,35 nella parte finale. Queste misure rendono la tomba di giganti siddese quella con il vano funerario pi alto di tutte.
La camera chiusa con un solaio piano di enormi lastroni (da 1,50 a 4 mc, da 4 a 12 tonnellate), e termina sul fondo con un grande lastrone monolitico. Il piano pavimentale composto da un "letto" di piccoli ciottoli di basalto, a cui forse da attribuirsi un significato simbolico.
Subito dietro l'ingresso, sul lato sinistro del vano funerario, si apre una piccola nicchia rialzata dal pavimento (m 0,95), lunga m 1,80, larga m 0,95 e alta m 1,10. Particolarmente rifinita e di forma rettangolare, questa costruita quasi completamente con lastroni monolitici. Assai eccezionale come caso (su quasi 800 tombe di giganti presenti nell'isola, solo una mezza dozzina ne sono fornite), la celletta doveva forse servire per la deposizione di offerte votive, o per la celebrazione di qualche rito funerario, o ancora, per la sistemazione, in posizione rannicchiata, di un defunto distinto dagli altri (magari un capo).



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fonte:   http://www.comune.siddi.ca.it/contents/index.php?cop=showpage&id=36









 

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