uili è un comune di 1.185 abitanti della provincia del Medio Campidano
situato ai piedi dell’altopiano della Giara, nella regione storica
della Marmilla.
Nell'antica regione dell'Isola di Sardegna chiamata Marmilla,
dal termine latino mammillae, con cui i romani indicavano le
tipiche colline a forma di cono che caratterizzano la zona, sorge il
tranquillo e ospitale paese di Tuili. Vi sono diverse ipotesi sul
significato del suo nome, una prima ipotesi lo farebbe derivare dal
termine cartaginese Tehel ,che significa "Gente immigrata",
una seconda da Tulliola, sorella del pretore romano di
Usellus o ,ancora, dalla parola latina Cuili che significa
Ovile.
La fertilità dei terreni e il riparo naturale offerto dall'Altopiano
della Giara favorirono l’insediamento delle prime culture stanziali; i
resti di lavorazione dell'ossidiana e le Domus de Janas, pazientemente
scavate nelle rocce calcaree, testimoniano la loro presenza. La civiltà
megalitica dei nuraghi ebbe in questa zona un forte sviluppo, il
proto-nuraghe Bruncu Madgui (1800 a.c.) ne rappresenta il precursore,
la reggia nuragica Su Nuraxi di Barumini ( patrimonio UNESCU )
l'emblema.
I nuraghi Tutturuddu, Nuridda, Santa Luisa, Su Uraxi, e i numerosi
resti di altri sparsi nel territorio di TUILI sono esempi di queste
antiche costruzioni che ci rimandano indietro nel tempo di tremila anni
ad assaporare l’ atmosfera magica di un periodo fiorente per l’isola. I
nuragici vissero incontrastati in questo territorio fino all'avvento
dei Fenici, popolo di navigatori che si insediarono inizialmente sulle
coste e in seguito penetrarono all'interno dell'Isola, dove convivendo
pacificamente con i nuragici per buon parte dell'età del ferro, diedero
vita a scambi reciproci di conoscenza. A loro si deve l'introduzione
dell'ulivo che ancora oggi gode di notevole importanza nella tradizione
agricola tuilese. Si ritiene inoltre che siano stati gli stessi Fenici
a importare il tipico cavallino di piccola taglia, con gli occhi a
mandorla, unico in Europa che ancora oggi è possibile ammirare nella
splendida cornice della Giara. Grazie alle novità da loro importate la
marmilla diventò una zona ricca, in particolare di grano. Ciò attirò
popolazioni come i cartaginesi e i romani, che lottarono
contro le popolazioni indigene per il predominio del posto.
Tutte queste invasioni sono testimoniate da resti di vasellame e
insediamenti. Con la fine dell'impero romano la Sardegna passò ai
Bizantini; di questo periodo non si hanno testimonianze che attestino
la loro presenza. Con la nascita dei Giudicati, fase storica tipica
dell'Isola, Tuili fu inserito nel giudicato di Arborea. Fece
parte in seguito alla Corona d'Aragona, con la concessione
del feudo da Pietro IV a Matteo Doria. Dopo vari scambi e
vendite del feudo, Ferdinando il Cattolico lo concesse
a Giovanni Santa Cruz, committente del
retablo del Maestro di Castelsardo, tesoro inestimabile presente ancora
oggi nella chiesa parrocchiale. La dominazione pisana e quella spagnola
diedero l’attuale conformazione al paese e favorirono l’impianto
intensivo dell’ulivo con l’emanazione di leggi speciali. Con i
piemontesi si visse un altro periodo caratterizzato dalle costruzione
della Villa Asquer e della Villa Pitzalis. Edifici nobili in stile neo
classico perfettamente inseriti nel contesto architettonico del paese,
le ville andarono ad affiancarsi alle tipiche case a corte creando uno
stile originale ancora conservato. Durante la stessa dominazione si
continuarono a sfruttare le ricchezze della terra, a questo periodo
risale l'impianto del primo uliveto di grandi dimensioni, ancora oggi
noto come Sa Tanca. Questo fu un ulteriore conferma della tradizione
legata all’olio che si tramandava da secoli nel 1856 Tuili contava 30
macine e strettoi per la lavorazione dell’olio. Ancora oggi l'ulivo è
parte integrante della vita agricola e non degli abitanti di Tuili,
così come lo sono stati il grano i cavallini. Non a caso questi tre
aspetti sono rappresentati nel gonfalone comunale. Oggi, si punta alla
promozione turistica del paese; alcuni esperimenti sono già stati
avviati a riguardo, come la realizzazione del parco Sardegna in
Miniatura e la costruzione di un Camper Service gestito dalla
Pro Loco.
All’interno della parrocchiale di Tuili, dedicata a S. Pietro
Apostolo, è possibile ammirare, fra diverse opere d’arte, un capolavoro
del rinascimento sardo: il retablo del Maestro di Castelsardo.
I retabli secondo l’etimologia del loro nome “retro tabula”
che significa “dietro l’altare”, venivano posti dietro la mensa in cui
si officiava il rito eucaristico.
Si tratta di una pala d’altare, divisa in scompartimenti dipinti di
varie forme e grandezze; i soggetti rappresentati erano sacri e
riguardavano la vita dei santi e episodi della vita di Gesù.
Questa opera fu voluta dai coniugi di Santa Cruz , Giovanni e sua
moglie Violante, feudatari del paese di Tuili; questo atto è
testimoniato dal contratto che i coniugi firmarono davanti al notaio
Carnicer di Cagliari il 4 giugno del 1500, dove si impegnarono a
costituire un vitalizio annuo in favore del nobile Nicolò Gessa per
pagare il retablo che avevano fatto dipingere per la loro chiesa di San
Pietro.
Questo atto è molto importante perché ci permette di datare l’opera e
inoltre testimonia il fatto che l’opera non lasciò mai il suo luogo
d’origine.
Il retablo che si trova nella prima cappella a destra per chi
entra dall’ingresso principale, è alto 5,50 metri e largo 3,50; dal
1893 è stata dichiarato “Monumento Nazionale” da parte della
Sovrintendenza ai Monumenti.
Lo schema decorativo è quello tipico dei retabli, dove nello
scompartimento centrale è raffigurata la Vergine, in questo caso seduta
in trono, e nello scompartimento superiore la crocifissione mentre in
quelli laterali sono rappresentati santi o episodi della loro vita così
pure nella predella. Nel retablo di Tuili negli scompartimenti laterali
sono dipinti: San Michele, San Giacomo Maggiore, San Pietro e San
Paolo; nella predella episodi della vita di San Pietro e nei polvaroli
undici figure di santi.
Il retablo in questione è opera del Maestro di Castelsardo, artista di
cui non sono note le generalità. Si pensa non fosse sardo, si presume
potesse essersi formato in una scuola barcellonese e poi trasferitosi
in Sardegna dove lavorò, in particolar modo a Castelsardo, da ciò
l’appellativo di Maestro di Castelsardo.
Nella parte più bassa del paese, lungo la strada provinciale per
Barumini sorge la bella chiesa dedicata a S. ANTONIO ABATE,
attigua e contemporanea dell' antico convento dei "Frati Minori
Osservanti" -ora distrutto-.
Venne fatta erigere dal vescovo di Ales Fra Lorenzo da Villa Vincenzio
nel 1582 e affidata alla custodia dei frati che ben presto però,
esattamente nel 1640 abbandonarono Tuili a causa dell' insalubrità
dell' aria lasciando il convento in rovina. La chiesa che
invece rimase, durante lo scorrere del tempo fu ampliata
anche grazie ai numerosi lasciti dovuti alla forte devozione che i
feudatari di Tuili nutrivano per il santo. Devozione e
rispetto che tuttora è rimasta nei Tuilesi tutti. La chiesa in stile
spagnolo è magnifica nella sua serietà e semplicità, di perfetta pianta
a croce latina è circondata da un ampio cortile e recinta da un alto
muraglione. L' accesso al piazzale è possibile grazie a tre portoni.
Anticamente la chiesa era circondata da loggete "Cumbessias",
alcune delle quali sono ancora visibili,che durante la festa dedicata
al santo, venivano utilizzate come ricovero per i numerosi pellegrini e
ospitavano un fiorente mercato. Tale usanza è testimoniata dall' Angius
nel dizionario Casalis (1835) ed è durata sino agli anni '50. La chiesa
custodisce al suo interno un prezioso altare ligneo di stile barocco
placcato in oro zecchino, da apprezzare per le quattro colonne tortili
con decorazioni vitinee che sorreggono una trabeazione decorata a
fiorami, dentelli e teste di angioletti. Nella nicchia centrale si
trova la statua del santo vestita da sette vesti di pregiata
lavorazione.... una tradizione popolare vuole che tale statua rimossa
dalla sua posizione sia capace di scatenare tremendi diluvi.
La popolazione di Tuili, nella circostanza della Pasquetta, nel lunedì
dell’Angelo, e nel giorno di Santa Maria, l’8 settembre, ha da sempre
la consuetudine di recarsi sulla Giara in scampagnata per assistere
alla messa celebrata sull’altarino ai piedi della statuina della
Madonna, di fronte alla nicchia costruita dai giovani dell’Azione
Cattolica nell’ormai lontano Anno Santo 1950. Nonostante i notevoli
disagi dovuti al viaggio reso faticoso per la mancanza di una vera
strada, i tuilesi salivano numerosi sulla Giara, quasi in
pellegrinaggio in onore della Vergine Maria. È stato quindi sempre
presente nell’animo degli abitanti di Tuili il desiderio di veder
realizzata sulla Giara una chiesetta in onore della Madonna, che
vegliasse dall’alto del monte su Tuili e accogliesse tutti nel giorno
della Sua festa.
Con la realizzazione nel 1975 della strada che porta sull’altopiano
della Giara, si è subito intravista la possibilità di tradurre in
realtà ciò che a lungo era rimasto un sogno. In quello stesso anno, l’8
settembre, il parroco, rendendosi interprete del desiderio tante volte
manifestato dal suo popolo, invitava tutti a costituire un comitato per
la costruzione della chiesetta sulla Giara. Si stabiliva di dare subito
inizio nel paese ad una raccolta di fondi necessari per l’ acquisto del
materiale e veniva prospettato alla signorina Annetta Pitzalis il
desiderio di poter realizzare la chiesetta in territorio di sua
proprietà, nella località di Santa Luisa. La proposta venne accolta con
entusiasmo dalla signorina Pitzalis e dal nipote Luigi Lugas e con
scrittura, in data 21 novembre 1975, facevano donazione alla parrocchia
del terreno destinato alla costruzione.
Un mese dopo si dava inizio ai lavori di costruzione con la posa della
prima pietra. E così, quasi in una gara di buona volontà, il paese
rispondeva con l’offerta di 446 giornate lavorative e in denaro a
tutt’oggi di circa 3.600.000 lire, mettendo a disposizione anche i
mezzi meccanici per il trasporto del materiale e degli operai. Con
l’entusiasta partecipazione di muratori, manovali, falegnami, fabbri-
oltreché di tutto il popolo- è stato possibile realizzare l’opera che
oggi possiamo ammirare.
Il 9 aprile 1976, presente popolo di Tuili, autorità civili e
religiose, Sua Eccellenza Monsignor Antonio Tedde, Vescovo di Ales,
benediceva la chiesetta e vi celebrava la prima Santa Messa.
La chiesetta resta a testimonianza dell’amore e della fede dei Tuilesi
verso la Madonna e testimonierà sempre la loro generosità e abnegazione
che ha permesso, senza nessun aiuto esterno, la realizzazione di una
così bella opera.”