arumini è un comune sardo di 1.413 abitanti della provincia del Medio
Campidano, nella regione storica della Marmilla. Nel paese ha sede " Su
Nuraxi", il complesso nuragico più famoso della Sardegna, riconosciuto
dall'Unesco come patrimonio dell'umanità (iscrizione nel 1997).
Il territorio rappresenta un’interessante meta per turisti ed
escursionisti, i quali possono allo stesso tempo inoltrarsi nella
storia e nella natura.
Una visita guidata nella Reggia Nuragica e poi una lunga passeggiata
immersi nel verde della Giara: per scrutare la macchia mediterranea
“accompagnati” dal cinguettio degli uccellini e ammirare in rigoroso
silenzio gli inavvicinabili cavallini selvatici che riposano nella
palude.
Barumini, sito nell'unico tratto pianeggiante della Marmilla, é
contornato a nord dall'Altopiano della Giara e a sud dal colle di Las
Plassas che in cima ospita le rovine del Castello Giudicale, e si
estende su una superficie di 26,57 Kmq.
Sarà spesso capitato di chiedersi:" Barumini è sempre stato il nome
originario del paese?".
La risposta è affermativa, numerosi studi lo hanno dimostrato.
La radice “bar” del toponimo è una radice di lingua dei sardi
significante “cavità”, “avvallamento”, poiché la maggior parte del sito
si estende in basso.
Barumini può significare “bassura”, un fonema in composizione col
suffisso “ùmini” affine a Ladùmini in agro di Serri, che significa
luogo spazioso, e Cugùmine di Noragugùmine (cacumen, cucuzzolo).
Il paese, abitato fin dal Neolitico ha vissuto un susseguirsi di
epoche: Punica, Nuragica e Romana, come dimostrano i siti archeologici
in cui é stata ritrovata la cultura materiale di queste epoche.
All'età Neolitica appartengono i ritrovamenti di numerosi resti di
Ossidiana, denominata "oro nero", che veniva utilizzata per fabbricare
armi, coltelli o utensili.
Il Monte Arci era ricco di questo materiale, il quale veniva esportato
anche nella Francia meridionale.
Il maggior numero di ritrovamenti archeologici risale alla civiltà
nuragica che inizia con l'età del Bronzo antico sino all' età del Ferro.
Nel paese sono presenti ben 27 nuraghi di forma semplice o complessa in
pietra basaltica.
Tra i più importanti e noti ricordiamo Su Nuraxi e Su Nuraxi 'e Cresia,
situato nei pressi della Chiesa Parrocchiale, sul quale alla fine del
'500 venne costruito il palazzo Baronale dei Marchesi Zapata.
La maggior parte dei nuraghi "minori" sono molto rovinati: di essi
rimangono solo tratti delle fondamenta murarie.
Per il momento l'unico nuraghe sul quale é stato possibile effettuare
attenti studi e riportare alla luce gran parte della struttura é il
Complesso di Su Nuraxi, presente lungo la strada provinciale per Tuili.
Nell’anno 1997, il maestoso monumento è stato insignito dall’Unesco con
il titolo di " Patrimonio dell' Umanità "
Tracce di murature romane nel centro abitato fanno supporre che
l’agglomerato fosse una delle tante “ville” di latifondo romano.
Tra i reperti di epoca Fenicio-punica e Romana sono altresì presenti un
ponte romano in località “Ponti” e numerose necropoli.
Nel Medioevo, il paese era il Capoluogo della Curatoria di Marmilla,
appartenente prima al Giudicato di Arborea, poi agli Aragonesi che nel
1541 la incorporarono nella Baronia di Las Plassas.
In seguito Carlo V l’attribuì in feudo alla famiglia Zapata che la
tenne sino al 1839.
Attualmente il nucleo urbano si presenta compatto: sono presenti
abitazioni di tipo tradizionale a corte chiusa su due piani.
Di particolare importanza sono i numerosi portali ad arco presenti in
tutto il territorio, esempio mirabile di uno stile che si è propagato
fino ai giorni nostri.
Dal punto di vista architettonico, danno un tocco di austerità il
Palazzo dei Marchesi Zapata, la Cupola e il Campanile della
Parrocchiale, che dominano sul Paese. il Il Convento dei Cappuccini che
fu edificato a partire dal 1609dove scelsero un luogo a margine del
paese, con bella vista, presso una chiesa minore dedicata a San
Teodoro. è con il favore e il concorso finanziario di Don Francesco
Zapata. E' un' opera di rara bellezza architettonica nonché di
importanza culturale e religiosa del paese.
Nei pressi dei due edifici adiacenti, circa tremila e cinquecento anni
fa nacque il primo nucleo abitativo del paese. Un luogo in alto, ben
esposto, con lo scopo di configurare i due centri di potere: quello
sacro con l’imponente Parrocchiale, e quello laico della baronia con il
Palazzo Zapata.
Il paese è solito abbinare le bellezze archeologiche e storiche
all’agricoltura e alla pastorizia.
Sin dal passato la densità abitativa territoriale di Barumini veniva
favorita dalla presenza di fonti d’acqua potabile e sorgenti, prima fra
tutte su Riu Mannu, e da terreni adatti alle culture cerealicole e alla
pastorizia.
Il nuraghe, simbolo per eccellenza del paese di Barumini, è visitato
ogni anno da migliaia di turisti.
Da sempre ha suscitato grandissimo interesse di studio da parte di
archeologi e storici.
Scopriamo ora come è nato questo monumento megalitico di pietre
basaltiche.
Le fasi di costruzione sono risultate ben cinque.
La prima, denominata “Fase A”, ha avuto origine nel XVI secolo a.C ed è
terminata nel XIV secolo a.C .
Questa prima fase è incentrata sulla costruzione della Torre Centrale,
conosciuta con l'appellativo di Mastio.
Era composta da tre camere sovrapposte.
La camera di base, risultava scorporata rispetto all’asse verticale
della torre poiché era preceduta da un andito profondo.
Era presente una scala che metteva in comunicazione i vari piani.
Attualmente la terza camera,quella più in alto, non esiste più.
La seconda Fase, “Fase B”, XIV-XII Secolo a.C, riguarda la costruzione
del Bastione Turrito Quadrilobato e dell’ Antemurale.
La costruzione possedeva una base a pianta quadrangolare, e negli
angoli erano presenti le quattro torri, orientate verso i quattro punti
cardinali.
Le quattro torri, dotate di feritoie, erano congiunte da muri
rettilinei e possedevano due camere perfettamente sovrapposte.
La camera di base era dotata di varie file di feritoie.
All’interno del Bastione vi sono tutt’ora un cortile e un pozzo ( il
quale rappresentava la riserva idrica dell’intero Villaggio Nuragico).
Le mura del Bastione si appoggiavano al Mastio.
Il Mastio aveva un importanza strategica: fungeva da corpo murario.
Il suo compito principale era quello di controbilanciare il peso degli
enormi massi impiegati nella costruzione del Bastione.
Esternamente, venne innalzato un Antemurale , di cui attualmente si
conservano tre torri.
Il suo scopo era quello di proteggere il Bastione.
Nella regione più periferica fu costruito un insediamento di capanne.
Nella terza fase, “Fase C”, XII-X Secolo a.C è stato effettuato un
rifascio, un potenziamento murario.
Si é ritenuti a pensare che il potenziamento fosse avvenuto per ragioni
militari e difensive.
La quarta fase, “Fase D”, X-VI Secolo a.C, é caratterizzata dalla
decadenza e dal crollo delle strutture sommatali del Nuraghe.
Dal crollo delle macerie nacque un villaggio di capanne.
I muretti bassi delle numerose casette e capanne testimoniano tracce di
vita quotidiana, legate allo sfruttamento e alla trasformazione
dell’agricoltura e dell’allevamento.
Vennero costruite le prime abitazioni, senza un preciso ordine.
Il tutto creo disordine e ciò contribuì a far assumere al Villaggio
Nuragico le sembianze di un intricato labirinto.
La quinta fase, “Fase E” VI-III Secolo a.C ci illustra la fine dell’Età
Nuragica.
Il declino dell’epoca nuragica era ormai alle porte, ma l’area fu
oggetto di interesse di altri popoli che vi si insediarono.
Nel VI° Secolo a.C la Sardegna diventò una provincia Cartaginese.
Molti reperti archeologici indicano la presenza Punica a Su Nuraxi.
In seguito, i Romani presero possesso del territorio.
Durante quest’ultima fase, il nuraghe era ormai un rudere.
I romani lo utilizzavano anche come luogo di sepoltura per i defunti.
Le parti sommatali continuavano a crollare.
Il cortile era colmo di detriti.
Il villaggio di capanne era non esisteva più, era sotterrato quasi
completamente.
Le rovine dei muri venivano utilizzate come basi di costruzione per
altre capanne.
Gli scavi per portare alla luce il Nuraghe ormai sepolto,iniziarono
nella primavera del 1949 e continuarono sino al 1955 con la
supervisione e l’assidua presenza dell’Archeologo e Professore Giovanni
Lilliu.
Numerosi operai parteciparono ai lavori.
Sei anni di duro lavoro servirono per portare alla luce Su Nuraxi.
Grazie alla maestria di un équipe specializzata, all’abilità e alla
costanza degli studi messi a punto dal Professor Lilliu, al lavoro
disumano degli operai, costretti a trasportare ingenti carichi di terra
e mastodontici massi basaltici, oggi tutti noi possiamo ammirare questo
imponente monumento, e soprattutto siamo venuti a conoscenza della
storia dei nostri antenati, della vita che ha racchiuso in se questo
affascinante e colossale monumento.
Nel giugno del 2000 il Nuraghe è stato insignito dall’Unesco con il
titolo di Patrimonio dell’Umanità.
Barumini è un piccolo paese della Sardegna ricco di un immenso
patrimonio culturale, basti pensare al complesso nuragico di “Su
Nuraxi” che dal 1997 è entrato a far parte del patrimonio mondiale
dell’UNESCO.
Il 29 luglio del 2006 è stato inoltre inaugurato il “Polo Museale di
Casa Zapata” costituito da tre sezioni: archeologica, etnografca e
storica.
La particolarità di “Casa Zapata” consiste nella
presenza di un edifcio secentesco che poggia sui ruderi di un nuraghe
complesso chiamato “Nuraxi ‘e Cresia”, ciò crea uno spettacolo unico e
un immenso stupore nel visitatore che rimane affascinato da tale
bellezza.
In seguito agli scavi condotti negli anni ’50 dal prof. Giovanni Lilliu
a “Su Nuraxi”, a Barumini è sempre rimasto vivo il desiderio di creare
un luogo che potesse ospitare i materiali rinvenuti, e “Casa Zapata”
doveva quindi ricoprire la funzione di custodire, far conoscere e
valorizzare tali beni.
Nel 1990, ignari del tesoro che “Casa Zapata”
custodiva al suo interno, si iniziarono
i lavori fnalizzati alla realizzazione del progetto di musealizzazione,
lavori che furono subito interrotti in quanto sotto le strutture del
palazzo vennero alla luce le vestigia di un imponente nuraghe.
Nel corso degli anni si sono susseguite numerose campagne di scavo,
tuttora in corso, e si è portato avanti un progetto museale che ha
cercato di salvaguardare e di non snaturare l’edilizia del palazzo e
allo stesso tempo di rendere fruibile la visione del complesso nuragico
dall’alto, tramite un sistema di passerelle sospese e di pavimenti
trasparenti.
“Casa Zapata” prende la sua denominazione dalla nobile famiglia
aragonese degli Zapata, che giunse in Sardegna al seguito dell’Infante
Alfonso.
Nel 1541 gli Zapata ricevettero in concessione la baronia di Las
Plassas, Barumini e Villanovafranca e la amministrarono fno alla
soppressione del regime feudale.
Gli Zapata istituirono a Barumini la loro sede baronale e tra la fne
del XVI e gli inizi del XVII secolo realizzarono
il loro palazzo, cioè “Casa Zapata”, che
venne costruita secondo il modello classicista imposto da Filippo II e
con forma e stile imitanti l’altro palazzo degli Zapata ubicato a
Cagliari.
La costruzione presenta una planimetria ad L ed è articolata su due
piani, si accede al piano superiore tramite una scala esterna.
All’interno del timpano del portale è scolpito lo stemma degli Zapata:
tre o cinque calzari, di antica foggia spagnola, a scacchi dorati e
neri, rappresentati in uno scudo su campo vermiglio.
Il corpo architettonico principale ospita la sezione archeologica e ad
esso si addossano gli ambienti di pertinenza agricola, che ospitano la
sezione etnografca e la sezione storica.
Innanzi a “Casa Zapata” è ubicata la Parrocchia della Beata Vergine
Immacolata, che rivela forma tardo-gotica semplifcata e al cui interno
è presente lo stemma degli Zapata.
Il complesso nuragico, utilizzato come fondamenta del palazzo
secentesco, a causa della sua
vicinanza con la Parrocchia e per questo è stato battezzato dal prof.
Giovanni Lilliu “Nuraxi ‘e Cresia”.
“Nuraxi ‘e Cresia” è un nuraghe complesso trilobato, costituito da una
torre centrale attorno alla quale si dispongono tre torri perimetrali
raccordate da cortine rettilinee.
Per la sua costruzione vennero impiegati blocchi poligonali, in marna
locale, di grandi dimensioni, disposti secondo flari orizzontali.
Essendo tuttora gli scavi in corso si possono solo ipotizzare le tappe
dell’articolazione cronologica del monumento: ad un primo momento si
colloca la co¬struzione del mastio, nella seconda fase delle due torri
e della cortina di raccordo, e infne nella terza fase della torre di
perimetro ad ovest.
Sono inoltre ancora ben visibili le tracce dell’antemurale e del
villaggio nuragico.
Si pensa quindi che la fase di vita più intensa che ha coinvolto il
complesso nuragico si possa collocare tra il 1200 e il 1000 a.C.
Nella sezione archeologica del “Polo Museale” oltre al nuraghe si
possono ammirare le vetrine contenenti i manufatti della civiltà
nuragica.
Sono presenti oltre 180 pezzi, la maggior parte dei quali sono stati
restaurati nel laboratorio di restauro di reperti archeologici, aperto
due anni fa a Barumini per iniziativa dell’amministrazione comunale.
In origine all’interno del “Polo Museale” era presente un percorso
didattico legato al restauro dei reperti archeologici che a breve verrà
ripristinato nella struttura.
Nella teca della sala d’ingresso del primo piano compaiono dei
manufatti ceramici di “Nuraxi ‘e Cresia” che testimoniano la lunga
frequentazione dell’edifcio dall’epoca nuragica a quella romana ed
alto-medievale, fno ad arrivare al periodo giudicale e infne a quello
aragonese.
Gli altri materiali presenti invece sono stati rinvenuti a “Su Nuraxi”
in seguito agli scavi condotti dal prof. Giovanni Lilliu, e dopo essere
stati studiati e restaurati sono stati collocati anch’essi a “Casa
Zapata”.
In un’altra sala del primo piano i materiali sono presentati seguendo
un criterio tipologico, mentre nella prima sala del secondo piano le
cinque vetrine offrono una sintesi diacronica della storia di “Su
Nuraxi” articolata nelle cinque fasi cronologiche identifcate dal prof.
Giovanni Lilliu.
Infne nella seconda e nella terza sala del secondo piano sono
riproposti alcuni contesti signifcativi di capanne del villaggio di “Su
Nuraxi”; dalla “curia 80” proviene il modellino di un nuraghe monotorre
in calcare.
Alle pareti sono posti dei pannelli che offrono un quadro generale
delle risorse archeologiche, della civiltà nuragica, presenti in
Sardegna e che permettono al visitatore di avere una visione più
completa.
La sezione storica del “Polo Museale” narra la storia vissuta dalla
famiglia Zapata e i suoi rapporti con la popolazione di Barumini.
Si deve a Lorenzo Ingarao Zapata di Las Plassas la cospicua
documentazione riguardante la parte più antica e rilevante
dell’archivio di famiglia, che l’amministrazione di Barumini ha
provveduto a digitalizzare.
All’interno di questa sezione sono presenti documenti in originale,
riproduzioni, vecchie fotografe ed oggetti, suddivisi in settori
tematici, che fanno riemergere la storia di questo casato fn dai primi
anni in cui giunsero in Sardegna.
Nei documenti esposti sono presenti notizie relative al cursus honorum
dei primi baroni, all’ereditarietà delle cariche, agli stipendi e ai
privilegi ad essi connessi, alla vita quotidiana dei baroni a Cagliari
e a Barumini, alla comunidad de Barumini, ai suoi rapporti col
feudatario e alle controversie dovute all’in sostenibile fiscalismo che
rendeva molto diffcile la misera vita dei contadini e dei pastori.
Di particolare rilevo sono i documenti relativi al momento del riscatto
del feudo, avvenuto nel 1839,e quelli riguardanti i ricordi di famiglia
degli ultimi baroni Lorenzo e Concettina.
Nella sezione etnografica sono riproposti utensili, molti dei quali
utilizzati fno a non molti anni fa, e alcuni impiegati ancora oggi
nella vita quotidiana e in quella lavorativa.
Sono oggetti prodotti artigianalmente con materiali poveri come il
legno, il ferro, la pelle, la stoffa, il giunco, il feno, la terracotta
e il vetro.
La produzione di tali oggetti richiedeva una manualità tramandata di
generazione in generazione che rischia di essere dimenticata, pertanto
questa sezione vuole preservare tali saperi almeno in forma di memoria.
La sezione etnografca ospita al suo interno uno spazio riservato alle
launeddas, tipico strumento musicale sardo realizzato con le canne.
Dopo un solo anno di apertura “Casa Zapata” risulta uno dei musei più
visitati della Sardegna, ciò è una grande fonte d’orgoglio per l’intera
popolazione e per l’amministrazione che ha fortemente creduto in questo
progetto.
Il “Polo Museale” e “Su Nuraxi” sono gestiti dalla “Fondazione Barumini
Sistema Cultura” dove lavorano oltre 30 ragazzi del posto, questo è un
dato molto signifcativo per un paesino di 1400 abitanti che sta
cercando di investire le proprie risorse sul suo patrimonio culturale.