illanovafranca (in sardo Biddanòa Franca) è un comune di 1.491
abitanti della nuova provincia del Medio Campidano, nella regione
storica della Marmilla. È situato a 292 m sul livello del mare. Ai
piedi della collina, dove sorge il paese, scorre il Flumini Mannu. Si
ritiene che il nome Villanovafranca abbia le sue origini nel fatto che
il paese aveva concessioni di franchigie. Mancano documenti però che
chiariscano se la villa sia sorta con i benefici delle concessioni o,
se come tutte le altre Villanovae, sia nata in funzione rurale e abbia
modificato la propria denominazione quando acquisì le concessioni.
Nuraghe Su Mulinu
A meno di un chilometro dal Paese, su una dorsale che domina il Flumini
Mannu, si trova il complesso nuragico di Su Mulinu.
Si tratta di una costruzione che risale al 1500 a.C. che presenta la
particolarità di essere composto da diverse tipologie costruttive come
quelle a corridoio e a falsa cupola. La parte meglio conservata è
quella risalente al VII - VI secolo a.C.
All'interno di una torre è stato ritrovato l'unico esempio di altare
nuragico della prima Età del Ferro costituito da una pietra scolpita a
motivi verticali con una effige della dea Luna.
Amministrazione comunale
Sindaco: Daniela Figus (lista civica) dal 10/05/2005
Centralino del comune: 070 9367356 - 070 9367262
Posta elettronica: comunedivillanovafranca@cert.legalmail.it
Brevi cenni sulla realtà socio-economica. Villanovafranca (altitudine
260 metri slm) è un piccolo paese di circa 1500 abitanti ubicato nella
Sardegna centro meridionale ai limiti della Provincia di Cagliari con
quella di Nuoro. Adagiato in posizione dominante sulle caratteristiche
colline dell’alta Marmilla, al confine con la Trexenta, il paese vanta
nel suo territorio la presenza di numerosi insediamenti e siti
archeologici prevalentemente riferibili ai periodi proto nuragico e
nuragico. Il più importante di questi è sicuramente il nuraghe “Su
Mulinu” (XVI° sec. a.c.- XI sec. d.c.). Ancora in fase di studio e di
scavo, ha restituito un prezioso cimelio, unico nel suo genere: un
altare sacrificale nuragico con vasca in arenaria locale, rinvenuto
all’interno del vano E, cronologicamente riferibile all’ VIII° secolo
a.c.. Il monumento megalitico, di forma complessa, si impone
all’attenzione degli studiosi soprattutto come compendio dello sviluppo
delle tecniche costruttive nuragiche dalle forme più arcaiche,
aggittanti con corridoi piattabandati, fino alla tholos. Il monumento è
parzialmente visitabile, con servizio guida su prenotazione. Si
ricordano inoltre i nuraghe di Tuppedili, Baracca Dragonis, Trattasi,
Perdu Atzeni, Riu Stangiu, Ruinali sa figu, Pranu sa feurra, Salamai,
Paberi, Pranu, e altri ancora. L’economia del paese è prettamente di
carattere agricolo-pastorale. Di particolare rilevanza le produzioni di
grano duro e le colture dell’ulivo, vite, mandorlo e zafferano.
Rinomati i dolci prodotti con la pasta di mandorle. Ultimamente
l’economia si sta diversificando interessando i settori agrituristico,
bed & breakfast, valorizzazione prodotti locali e turismo
culturale. Di particolare pregio e orgoglio per la cittadinanza è
l’esistenza del “Civico Museo Archeologico Su Mulinu”, con annesso
laboratorio di restauro, che raccoglie i più significativi reperti
rinvenuti nel territorio comunale ed in particolare nella zona nuragica
di “Su Mulinu”. All’interno del museo, oltre alla riproduzione a
grandezza naturale dell’altare sacrificale nuragico, è presente anche
un percorso tattile per non vedenti. Altra realtà fonte di particolare
interesse per i visitatori è il “kartodromo San Lorenzo”. Con la sua
pista di oltre un chilometro, la più lunga in Sardegna, omologata anche
per gare nazionali e internazionali, costituisce una forte attrattiva
per gli amanti dello sport e per gli appassionati di automobilismo
formula karting in particolare. Ancora in cantiere, ma comunque in
avanzato stato di realizzazione, ricordiamo l’area del “Parco
Archeologico Su Mulinu”, gli impianti del maneggio per cavalli e gli
impianti sportivi di tiro a piattello con annesso percorso di caccia.
Fortezza nuragica "SU MULINU"
Nuraghe "Su Molinu" La fortezza nuragica di "SU MOLINU" sorge in
prossimità dell'abitato sulla dorsale collinare che domina il corso del
Fiume Mannu, antica via fluviale che collega la fertile pianura del
Campidano al giacimento di rame di Funtana Rapinosa (Gadoni). Il
monumento, attorno ai primi anni sessanta, venne fatto oggetto di una
sommaria indagine da parte dell’illustre Archeologo Prof. Giovanni
Lilliu, il quale ne rivelò l’enorme interesse scientifico legato
principalmente alla contemporanea presenza di strutture architettoniche
protonuragiche (corridoi piattabandati) e nuragiche (torri con volta a
tholos). Successivamente tre campagne di scavo, realizzate nel 1983,
nel 1985 e nel 1988 dalla Soprintendenza Archeologica di Cagliari, con
finanziamenti assegnati al Comune di Villanovafranca dall’Assessorato
al Lavoro della Regione Sardegna, favorirono l’acquisizione di
ulteriori ed interessanti informazioni sul nuraghe di "SU MOLINU",
rilevandone tra l’altro una straordinaria ed inedita valenza templare.
La fortezza e la vita nell’ampio insediamento ad essa circostante
ebbero probabilmente inizio a partire dalla metà del II Millennio a.C.,
perdurando, con alterne vicende, sino ai tempi dell’alto Medioevo
(VI-VII secolo d.C.). L' assenza di manufatti punici arcaici
evidenzierebbe come l'insediamento sia stato frequentato solo
occasionalmente nel corso del VII-VI secolo a.C., per poi essere
abbandonato del tutto tra il V ed il IV secolo. a.C. circa. Verso la
fine del IV-III secolo a.C. una nuova occupazione del sito è
testimoniata dal consistente rinvenimento di monete e ceramica punica.
Tratti murari ortogonali, riferibili a complessi edifici plurivano, e
livelli culturali con monete, ceramica ed oggetti ornamentali,
documentano infine, in maniera esaustiva, le varie fasi romane ed alto
medioevali, sino ai tempi in cui la Sardegna entrò nell’orbita di
Bisanzio (VI-VII secolo d.C.). Sono state attualmente individuate tre
principali fasi edilizie che caratterizzano l’evoluzione architettonica
della fortezza di "SU MOLINU". Nella prima fase, forse pertinente ai
tempi del Bronzo Medio I (XVI-XV secolo a.C.), il bastione, d’impianto
non ancora ben definito, sarebbe stato provvisto di un’originalissima
cinta antemurale a sviluppo radiale, costituita da corridoi e celle con
copertura a forma gradonata tronco-ogivale. Durante la seconda fase,
riferibile al Bronzo Medio II (XIV secolo a.C.), sull’edificio
preesistente si sovrapponeva un secondo bastione, verosimilmente
trilobato e con profilo sinusoidale concavo-convesso, provvisto di
ambienti a sviluppo planimetrico ellittico. Nel bastione venne quindi
ad innestarsi una nuova cinta antemurale la quale, costituita da una
linea avanzata di quattro torri raccordate da cortine ad andamento
sinuoso, permise di ricavare un vasto spazio circolare a cielo aperto,
la "corte d’armi". Questa, con un’ampiezza di oltre 600 mq, avrebbe
dunque consentito non solo la raccolta della guarnigione a difesa della
fortezza ma anche, all’occorrenza, il rifugiarsi, al suo interno, della
popolazione dell’abitato circostante. La terza fase, presumibilmente
risalente al Bronzo Recente (XII secolo a.C.), si caratterizza per
alcune importanti modifiche. Queste comportarono la realizzazione di un
altro bastione e di una torre di impianto circolare, la cosiddetta
torre E, mentre la cinta antemurale esterna, sottoposta a
rimaneggiamenti, venne rinforzata da una nuova grande torre, pure
circolare, provvista di feritoie (torre F), e da cortine rettilinee.
Nel corso di questa fase architettonica fece la sua prima comparsa una
nuova tecnica costruttiva che, basata sull’utilizzo della fune, del
compasso e di un sistema metrico lineare, permise di realizzare cortine
murarie rettilinee e vani circolari. Grazie alla fortunata campagna di
scavo che nell’1988 ha interessato il "vano E", localizzato nel livello
inferiore del bastione, è stato possibile raccogliere preziosi dati
relativi alla pratica di cerimonie sacre, documentando, per la prima
volta in modo organico, le vicende di un luogo di culto all’interno di
un nuraghe.
Verso la fine del X inizi del IX secolo a.C., infatti, probabilmente in
conseguenza di un generale passaggio da un sistema politico monarchico
tutelato dai castelli turriti, ad istituzioni di tipo aristocratico
regolate da una struttura organizzativa di tipo templare, il nuraghe
"Su Molinu" cessa di essere una fortezza per diventare, sino alla fine
del XI secolo d.C., un luogo di culto. Di eccezionale interesse appare,
a questo proposito, la scoperta, all’interno del "vano E", di un grande
altare in arenaria il quale, provvisto di vasca, ripropone lo schema
planimetrico e lo sviluppo in elevato del bastione della fortezza di
"Su Molinu". Evidenti tracce denotano che le due facce a vista
dell’altare erano coronate da oggetti in bronzo. L'altare vasca,
posizionato all’interno del vano, nel corso della prima età del ferro
(VII secolo a.C.), testimonia la solennità dei riti sacri ad esso
legati i quali, celebrati con un’articolata liturgia, dovevano
prevedere sacrifici animali, vegetali o l’offerta di manufatti votivi.
Questi, inoltre, sarebbero riconducibili sia alla sfera della
fertilità, nell’ambito delle attività agricolo-pastorali, sia ai riti
di iniziazione dei giovani che superavano l’età puberale, o di coloro
che entravano a far parte di un gruppo socialmente elevato. Alla luce
dell’indagine condotta sul nuraghe di SU MOLINU, acquista nuova
fondatezza la datazione della tholos nuragica che appare sempre più
coerente con la cronologizzazione dei miti di Aristeo ed Iolao (XV
secolo a.C.). In particolare una ciotola dipinta, rinvenuta nel vano F3
del nuraghe, denuncia una precoce, seppure sporadica, penetrazione di
modelli culturali Egei anche in zone ormai interne del retro terra
cagliaritano confermando una comunque stretta relazione tra la Sardegna
ed il mondo miceneo in tempi anteriori al bronzo recente e finale. La
campagna di scavi recentemente avviata ed ancora in corso non mancherà
sicuramente di dare importanti risposte agli studiosi che così potranno
sempre meglio materializzare l’affascinante puzzle della civiltà
nuragica. Accesso - Si segue la S.S. 131 sino al km. 40,900. Qui si
svolta percorrendo la statale 197 per imboccare sulla destra, al Km.
13,4, il bivio per Villanovafranca il cui abitato, da questo punto,
dista appena 3,5 Km.. Proprio all’ingresso del paese, come peraltro
indicato da apposita segnaletica, ancora sulla destra, percorriamo per
intero la Via Verdi. Superata la zona sportiva, ci si affaccia
sull’aperta campagna e, in fondo sulla destra, si intravede
l’inconfondibile sagoma del monumento nuragico. Dopo circa 800 metri,
eccoci arrivati all’area archeologica.