unamatrona (in sardo Luamadrò) è un comune della provincia del Medio
Campidano. È situato a 180 metri sul livello del mare, nella piana
interna della Marmilla tra il Fiume Mannu e la zona collinare della
Trexenta. Dista 56 km da Cagliari.
L'origine del nome ha più interpretazioni. C’è chi lo fa derivare da
Juno, Giunone, accompagnato dall'attributo matrona, chi invece
preferisce rifarsi al termine luna, che identifica la divinità notturna
Diana, la romana Proserpina dea delle tenebre. In questo caso
Lunamatrona acquista il significato di Luna Regina.
Amministrazione comunale
Sindaco: Alessandro Merici (lista civica) dal 10/05/2005
Centralino del comune: 070 939026
Posta elettronica: lunamatrona@comune.lunamatrona.ca.it
La chiesa parrocchiale di S.Giovanni Battista, di considerevoli
dimensioni rispetto all'ambiente paesano, risale nel suo impianto
originario al secolo XVI e fu eretta sull'area di una antichissima
chiesetta che fu centro di spiritualità benedettina nel 1082. Anche se
rimaneggiata nei secoli XVIII e XIX restano alcuni segni delle antiche
strutture nella facciata e nel campanile completato in seguito con la
cupoletta. Di notevole impatto visivo l'interno della chiesa e in
particolare l'interno.
Nella prima cappella a destra, è collocato il Retablo di S. Maria,
provenente dalla omonima chiesa dello stesso paese. E' ritenuto opera
di Antioco Mainas, appartenente alla cosidetta "scuola di Stampace" che
ha nella vena popolaresca innestata su una cultura di impronta gotico
catalana, la sua maggiore originalità.
La quantità straordinaria di scaglie, gli utensili abbozzati e rifiniti
in ossidiana che si rinvengono a destra e a sinistra della grande via
preistorica del commercio dell'ossidiana, che partendo dalla valle del
Riu Moguru, si incuneava nella stretta gola fra il versante sud -
occidentale della giara di Siddi, dove è localizzata "Sa Corona
Arrubia", una composizione di licheni rossastri che ha dato il nome al
Consorzio Turistico, e il versante collinare che culmina nel rilievo di
Genna Maria, indicano chiaramente l'insediamento di piccoli gruppi
umani che, per il momento, attribuiamo genericamente alla fase
prenuragica. Questa via che è diventato crocevia degli itinerari
turistici del Consorzio e località prescelta per l'insediamento di
strutture inserite nell'ambiente esistente (Museo geologico, floro
faunistico e antropico - Parco geobotanico - centro di ristoro) oltre a
strutture che con un minimo di impatto ambientale costituiscono polo di
attrazione non trascurabile per i visitatori.
E' comunque lungo la via dell'ossidiana che si colgono in modo chiaro
gli elementi di una civiltà risale al protonuragico e che, in base a
una cronologia al C. 14 eseguita su lastre di sughero carbonizzate
provenienti da Madugui in territorio di Gesturi, viene datata al secolo
XVIII a.C.
In località Nixias, una tomba di giganti "Su cuaddu de nixias" ha
restituito ceramiche della fase Monte Claro. Questi reperti si rifanno
tipologicamente a quelli rinvenuti presso il protonuraghe "Trobas"
distante appena 270 metri a Sud Ovest, su un modesto rilievo a destra
della via preistorica per Villanovaforru. Anche presso un altro
protonuraghe messo in evidenza nei massi residui del basamento in
località "Is corrazzus de Nixias" , 200 metri a nord della stessa
tomba, altro materiale litico e ceramico ci riporta alla primissima
fase della civiltà del bronzo, ma con una leggera variante rispetto al
materiale del protonuraghe "Trobas" e della stessa tomba. Il
protonuraghe "Trobas" è quanto mai interessante, non solo per la grande
quantità e varietà del materiale restituito, ma anche per la
planimetria che, tenuto conto del periodo a cui si riferisce, è
piuttosto complessa; consta infatti di un vastissimo vano seminterrato
con rifascio di consolidamento (diam. Esterno m. 14,50 - 13,50; diam
Interno m 6,80 - 5,70), di quattro vani adiacenti che possono
considerarsi costruiti in un periodo di tempo immediatamente
successivo. Ma il fatto più interessante è che uno di questi vani è
stato rinvenuto un pozzo e che nelle sue immediate adiacenze sono stati
trovati alcuni vasetti, molto piccoli, di tipo globulare, con colletto
più o meno alto, muniti di 4 anze nella massima espansione, a
ingubbiatura nero lucida. Questi vasi possono riferirsi alla fase medio
nuragica e trovano perfetta rispondenza nei vasetti provenienti dal
nuraghe Sianeddu in territorio di Cabras (Museo Arch. Di Cagliari -
collezione Gouin - vetr. 9). Altro elemento che caratterizzava la zona
di Nixias fino al termine dell'ultimo conflitto mondiale era
l'allineamento di ben 6 betili siti fra la monumentale tomba e il
ripido pendio sud dell'altopiano di Siddi. La tomba di Nixias che, con
la monumentalità della sua stele, domina ancor oggi l'interposta valle
fra il massiccio collinare di Villanovaforru e l'altopiano di Siddi, i
due protonuraghi e i 6 menhirs, danno la possibilità di cogliere,
mediante lo studio dei numerosi reperti, il progressivo evolversi del
nuraghe, dalla primitiva capanna circolare con copertura straminea, ai
numerosi tentativi di una dimora massiccia che denuncia una ricerca di
accorgimenti tenedenti a trasformarla in casa fortezza.
Questa tendenza e questa ricerca saranno attuate pienamente nel corso
di ben 500 anni raggiungendo, con un eccezionale impiego di energie il
massimo splendore tra il 1300- 1200 nel vicino quadrilobo di "Pitzu
Cummu, sito anc'esso sull'antica via a garanzia di possesso di un
tratto del fertile piano della Marmilla che si estende in senso
longitudinale dalla giara di Sini - Gesturi alla piana del Campidano e
in latitudine dal versante orientale dell'altopiano di Siddi alla Valle
del Riu Mannu.
Nella dislocazione dei vari nuraghi di Lunamatrona e dei paesi
limitrofi s'individua chiaramente la sede di un piccolo "reame" in cui
una delle tante civitates barbariae a struttura sociale accentrata e
gerarchica forma una comunità tribale di forti guerrieri che sente e
vive gli obblighi inerenti alla prosperità del gruppo, alle dipendenze
del "Pater".
Ma l'aspetto più significativo dell'efficienza tribale di questo
cantone lo si coglie nell'apparato difensivo disposto nei punti chiave
dell' acropoli naturale basaltica della Giara, dotata di ben 16
nuraghi, alcuni dei quali complessi. A questo dispositivo guerresco
soprattutto era affidata la difesa dell'ampia distesa dei fertili campi
coordinando anche l'efficienza difensiva dei nuraghi del piano, , in
situazioni particolarmente difficili, garantendo l'estremo rifugio per
tutta la comunità e per gli armenti nell'altopiano.
In questa visione unitaria si spiega anche l'eccezionale disseminazione
in tutta la Marmilla di centri agricoli nella fase punico romana: è il
segno dell'immutabile vocazione agricola di questa terra, attestata dai
numerosi denti in ossidiana rinvenuti presso il nuraghe "Trobas" che
servirono per armare i rudimentali falcetti per i primi agricoltori.
Paese agricolo posto al centro della fertile piana della Marmilla
caratterizzato dalle coltivazioni cerealicole.
La quantità straordinaria di scaglie, di utensili rifiniti in
ossidiana, fanno supporre una frequenza insediativa durante il periodo
prenuragico.
Fu frequentato anche in periodo romano, infatti in varie località
intorno al paese sono state rinvenute diverse tombe a lastrone
contenenti vasi e lucerne risalenti all'epoca imperiale.
Nel Medioevo fece parte del Giudicato di Arborea e della Curatoria di
Marmilla.
A seguito della vittoria degli Aragonesi sulle forze giudicali nella
battaglia di Sanluri del 1409, insieme alla gran parte dei centri della
curatoria di appartenenza, entrò a far parte del Marchesato di
Oristano, entità istituzionale in cui veniva trasformato lo sconfitto
Giudicato d’Arborea. Veniva quindi incorporato nella Contea di Quirra,
feudo dei Carroz, e poi dei Centelles, in seguito al fallimento della
rivolta antiaragonese capeggiata da Leonardo Alagon, ultimo marchese di
Oristano, sconfitto nella battaglia di Macomer (1478). In periodo
sabaudo la villa fu ceduta alla famiglia degli Osorio de la Cueva, alla
quale venne riscattata nel 1839.
Di notevole importanza è la tomba di giganti di Su Cuaddu 'e Nixias che
presenta una struttura bipartita nel corridoio funerario, è lunga 13.25
m.
Domina il paese, la maestosa chiesa di San Giovanni Battista. Il suo
impianto originario risale al secolo XVI . Nella prima cappella a
destra è collocato il Retablo di Santa Maria che proviene dalla omonima
chiesa dello stesso paese.
Il Retablo è ritenuto opera di Antioco Mainas appartenente alla
cosiddetta "scuola di Stampace"
La tomba di giganti di Su Cuaddu 'e Nixias (Lunamatrona),che presenta
una struttura bipartita nel corridoio funerario, è lunga 13.25 m.
L'esedra, di 13.90 m di corda, presenta la stele centinata nel mezzo.
La camera funeraria è parzialmente scavata nel banco roccioso di marna.
Sul fondo del vano sepolcrale si trova la parte più antica del
monumento, una cista quadrangolare di circa 1 m di lato e 70 cm di
altezza, segnata sui lati da blocchi disposti a coltello. Il piano
della cista è di poco sopraelevato rispetto all'antistante corridoio
della tomba di giganti, anch'esso limitato ai lati da blocchi
ortostatici e lungo complessivamente 10.30 m.
La stele centinata frammentaria (altezza residua 2.90 m, larghezza 2.70
m, spessore 0.25/0.38 m) si distingue dai numerosi esemplari conosciuti
nel resto della Sardegna centrale per avere la parte inferiore
suddivisa a riquadri incavati ai lati del portello d'ingresso.
Lo stile delle architetture, la presenza della stele centinata al
centro dell'esedra e la tipologia dei manufatti rinvenuti durante lo
scavo, oggi esposti nel Museo Archeologico Genna Maria di
Villanovaforru, consentono di riportare il monumento alle fasi arcaiche
della civiltà nuragica, intorno ai secoli XVI-XV a. C..