abillonis è un Comune situato nei pressi della confluenza del Rio Malu
e del Rio Ballu, che prendono da qui in poi il nome di Flumini Mannu di
Pabillonis.
La bonifica attuata nei dintorni negli anni Trenta ha evidenziato le
peculiarità del territorio di Pabillonis, molto fertile e ricco di
argille.
La prima caratteristica lo rende ottimo per le colture tipiche delle
pianure (cereali soprattutto, ma non solo), mentre la seconda rafforza
la fama di Pabillonis nella lavorazione delle terre cotte, che lo hanno
fin dal sec. XVII fatto conoscere nell’isola per la produzione di
brocche, pentole ed altri utensili, ora diventati simbolo non
solamente di cucina sana ma anche souvenir di questo Comune.
Nel centro urbano spicca la presenza di un monumentale altare ligneo
del sec. XVI, situato all’interno della chiesa di San Giovanni
Battista. Nel territorio poi si trovano molte testimonianze della
presenza umana nel passato, con l’esempio più eclatante nel Nuraxi
Fenu, che donano a Pabillonis un'ulteriore vocazione turistica.
Le prime testimonianze dell'uomo dei territori di Pabillonis risalgono
al Neolitico (VI millennio a.C. - III millennio a.C.), infatti è
possibile spesso trovare frammenti di ossidiana lavorata. La massiccia
presenza di questi reperti suggeriscono la presenza di numerosi
villaggi presso le sorgenti d'acqua e fiumi. Ancora nessuna traccia è
stata però ritrovata traccia dei monumenti tipici del neolitico in
Sardegna. Tuttavia è probabile che l'uomo abbia abitato queste zone
anche nel Eneolitico. La Civiltà nuragica ha lasciato come
testimonianza il nuraghe "Surbiu" (completamente distrutto), il nuraghe
di "Santu Sciori" ed il "Nuraxi Fenu".
L'origine del nome deriva da "padiglioni" (in latino "Pavilio") oppure
in sardo "Pabillone" o "Pabunzone" ovvero accampamenti militari di
guardia che all'epoca del Giudicato di Arborea erano stanziati a difesa
dei confini.
Originariamente l'abitato sorgeva ad un paio di chilometri dall'attuale
ubicazione, i ruderi si trovano nei pressi della Chiesetta campestre di
San Lussorio in zona "Domu 'e Campu", vicino alle sponde del "Flumini
mannu" (più anticamente Tolomeo si riferisce a "Rivus Sacer" «sacro» o
"Hierus") dove le acque del Rio Piras e Riu Bruncu Fenugu s'incontrano.
L'omonimo nuraghe e un ponte romano (ancora in piedi) chiamato Su ponti
de sa baronessa testimoniano le antiche origini del paese. Durante il
medioevo apparteneva al giudicato di Arborea e più precisamente alla
curatoria di Bonorzuli, l'antico centro fu distrutto dai Mori e
ricostruito nell'attuale posizione. Nei documenti del 1388 che
sanciscono la pace tra Aragona ed Arborea, il paese viene nominato come
"Paviglionis", "Pavigionis" e "Panigionis". In seguito alla vittoria
degli aragonesi il piccolo feudo fu ceduto prima ai Carroz, poi ai
Centelles ed infine agli Osorio. Nel 1584 subì il saccheggio da parte
dei Mori ed il paese rimase abbandonato, lo storico Vittorio Angius
scrisse: «... i barbari furono colà condotti da un rinnegato sardo,
[...], tranne i popolani salvatisi colla fuga, gli altri furono
massacrati o tratti in ischiavitù».
Nel 1934, in epoca fascista, fu realizzata la bonifica delle paludi
attorno al Frummi Mau. Il 5, 7, e 8 settembre del 1943 il campo di volo
di Pabillonis ubicato in Regione Foddi fu bombardato da un totale di
112 aerei P-40 del 325mo gruppo delle forze alleate. I caccia
bombardieri lanciarono bombe da 20 libbre sul campo di volo ed altri
obiettivi. Questo fu l'ultimo atto della guerra in Sardegna. A distanza
di poche ore Badoglio ufficializzava l'uscita dell'Italia dal
conflitto.
San Giovanni
Battista
E' la più antica fra le chiese di Pabillonis e risale al XIII secolo.
In stile romanico con pianta rettangolare a navata unica e volta a
botte ha un campanile a vela con doppia campana.
Gli ultimi scavi effettuati negli anni ‘70 hanno portato alla luce
l’antico cimitero del paese.
Il percorso è inoltre arricchito da visite guidate alle tradizionali
“domus de ladiri” e case in terra cruda. Giovani e competenti guide vi
apriranno le porte e i tipici portoni delle case facendovi entrare in
ambienti unici, di rara bellezza e che vi faranno rivivere momenti di
vita quotidiana dei nostri avi.
Chiesa
parrocchiale (Beata Vergine della Neve)
E' l'edificio con più testimonianze artistiche. Costruito nel XVII
secolo con pianta rettangolare a tre navate, all'interno conserva degli
affreschi. La facciata, semplice, è composta dal portale attorniato da
lesene.
Al suo interno si può ammirare parte di un altare ligneo risalente al
XVII secolo e un organo antico realizzato alla fine del XIX secolo.
Sagre / Feste
2 Sant'Isidoro
3 Sant'Antonio Abate (16 gennaio)
4 San Lussorio (18 agosto)
5 Madonna di Fatima (13 maggio)
6 Beata Vergine della Neve (5 agosto)
7 Sa coja antiga
8 Fantasia di luci (primi di giugno)
9 San Giovanni Battista (24 giugno e 29
agosto)