ardara è un comune di 4.350 abitanti della provincia del Medio
Campidano, nella regione storica della Marmilla.
Sorge al centro della pianura del Campidano. Le sorgenti di acque
termali e l'equidistanza da Cagliari ed Oristano, ne hanno favorito lo
sviluppo.
Siti di interesse
* Tempio con pozzo nuragico,
* Castello di Monreale
* Chiesa di Sant'Anastasia,
* Chiesa di San Gregorio,
* terme di Santa Maria de Is Acquas.
Il comune di Sardara sorge arroccato su uno sperone marnoso al centro
della fertile pianura del Campidano. È situato nella Bassa Marmilla a
un altitudine di 163 m slm e, con i suoi 4300 abitanti, è uno dei più
importanti degli oltre venti paesi della nuova provincia del Medio
Campidano. La sua posizione, sul limite di confine della provincia di
Cagliari con la provincia di Oristano, ha da sempre avuto un'importanza
strategica che ne ha favorito lo sviluppo.
Storicamente appartenente alla curatoria di Bonorzuli, si caratterizza
per la presenza del castello di Monreale, sulla collina omonima, per lo
stabilimento di acque termali sulle antiche thermae romane,
per il complesso nuragico-fenicio-punico di S. Anastasia nel centro
dell'abitato. Sardara è certamente nata paese rurale ed agricolo per le
sue belle campagne, per la pianura che si apre da Sanluri ad Uras,
insinuandosi fino a Pabillonis e San Gavino, e per il suo sistema
collinare che, oltre al suo Monreale, si sviluppa fino ai confini di
Mogoro, Collinas e Villanova.
Il centro abitato, che si trova ai piedi della collina di su Sibizziri,
nella parte più antica, si sviluppa con un susseguirsi di costruzioni,
offrendo dal poggio antistante un panorama, gradevole e luminoso.
Il centro storico, ricco di fascino ed estremamente evocativo, ci
riporta indietro nel tempo; qui si ritrovano alcune delle architetture
tipiche del Campidano meglio conservate e valorizzate in assoluto,
spesso realizzate con alti muri in trachite inframmezzati da inserti in
mattoni in argilla di colore rossastro " ladiri". Le case a corte fanno
bella mostra di se con i loro portali padronali, curati ed impreziositi
con orgoglio dai proprietari. Molti, conservano ancora inciso
sull’architrave il simbolo d’appartenenza corporativa come fabbri,
sellai vignaioli. Le strade, linde ed ordinate, acciottolate o
lastricate, ci restituiscono atmosfere d’altri tempi.
Interessanti dal punto di vista geologico le discariche di due miniere
situate in una zona poco distante dal centro abitato; attive fino a
pochi decenni fa, presentano una serie di filoni di barite e fluorite
incassati negli scisti di origine paleozoica.
Sicuramente, il punto di forza di Sardara è l’incredibile patrimonio
archeologico, riassunto nel museo Villa Abbas, uno dei più belli della
Sardegna, meta assolutamente imperdibile.
Le chiese, alcune piccoli gioielli d’architettura, arricchiscono
l’interesse della cittadina, quella di San Gregorio del 1300, la chiesa
intitolata alla Beata Vergine Assunta, la più importante, e ancora,
fuori del paese, la chiesetta di Santa Maria Acquas, piccolo santuario,
da secoli meta di pellegrinaggi e sede di un’i mportante festa.
Sardara è famosa per la presenza nel suo territorio delle Terme di
Santa Maria Acquas. Le terme, immerse in un bosco di eucalipti che
dista appena 2 chilometri dal centro abitato, sfruttano fin da tempi
antichi, alcune sorgenti di acque mineralcarbonato-alcaline che
sgorgano a temperature vicine ai 60, 70 gradi centigradi.
A pochi chilometri dal paese sono le Terme di Sardara, moderno
complesso curativo, non lontano dal quale rimangono le testimonianze
della presenza dell'uomo sin da epoca eneolitica, come il nuraghe
Arigau o i resti delle terme romane.
Sotto l’egida del consorzio Sa Corona Arrubia, il paese ha aderito ad
un progetto di sviluppo turistico e si afferma sul mercato anno dopo
anno, grazie al mix dato appunto dal turismo termale e quello
archeologico culturale.
Nel luglio 2005, insieme ad Aggius, Laconi e Gavoi, ha ricevuto la
prestigiosa bandiera arancione del Touring Club, destinata alle piccole
località dell'entroterra che si distinguono per un'offerta di
eccellenza e un'accoglienza di qualità.
Terra di antichissima frequentazione umana (paleolitico e neolitico),
Sardara conserva preziosissime testimonianze del passato. Una tomba
della cultura di Bonnannaro del tipo domus de janas venne individuata
casualmente nel 1932 nelle colline di Pedralba. Assai ampie la densità
di siti nuragici, la più alta di tutta la Marmilla, se ne contano oltre
venti: tra i nuraghi complessi ricordiamo quello quadrilobato di Ortu
Comidu, i nuraghi Perra, Nuratteddu, Axiurridu, Jana e Arbicci.
Il paese stesso di Sardara sorge sull’imponente zona sacra di S.
Anastasia dove si trova l'omonimo tempio a pozzo, risalente al IX-VIII
secolo a.C.. In vari siti sono venute alla luce emergenze
fenicio-puniche, ma è all’epoca romana che risalgono le testimonianze
più rilevanti, come il centro termale Aquae Neapolitanae (II sec.
d.C.), presso il quale sorse un grosso borgo che viene citato col nome
di villa Santa Maria de is Acquas nel trattato di pace stipulato nel
1388 fra Eleonora d'Arborea e Giovanni I d'Aragona.
L'abitato si sviluppò nel periodo giudicale, come dimostra la presenza
del castello di Monreale e fece parte della curatoria di Bonorzuli.
La costruzione del castello, posto in prossimità della linea di confine
che divideva il giudicato cagliaritano da quello Arborense, deve farsi
risalire a poco dopo l'anno Mille, momento in cui la presenza di
elementi politici pisani e genovesi determinò nell'isola una situazione
di competitività fra gli stati indigeni di Cagliari, Torres, Gallura e
Arborea, nella quale la Sardegna era allora divisa. Come conseguenza di
queste tensioni politiche le fortificazioni non vennero più costruite
per la difesa dei litorali ma furono rivolte alla salvaguardia dei
confini interni e il castello fortificato di Monreale risponde proprio
a questa esigenza.
Dal La Marmora si attinge che nel 1324, Ugone II d'Arborea accampato
nei pressi di Pabillonis, affrontò in battaglia i Pisani nel territorio
di Sardara e Sanluri, sbaragliandoli sanguinosamente. Nel 1328, dopo la
battaglia d'Iglesias, nella quale gli Arborensi gli erano stati
alleati, re Alfonso d'Aragona conferma Ugone II, giudice di Arborea,
nel possesso di molte fortezze, tra le quali il castello di Sardara.
Nel 1470 il marchese di Oristano Leonardo Alagon entrò in possesso
dell'importante centro strategico sconfiggendo gli Aragonesi ad Uras ma
l'occupazione fu di breve durata in quanto 1'Alagon venne battuto nella
battaglia di Macomer (1478) e da questa data Sardara passò
definitivamente agli Aragonesi, venne compresa nella baronia di
Monreale e quindi incorporata nella Contea di Quirra, feudo dei Carroz.
Terra di antichissima frequentazione umana (paleolitico e neolitico),
Sardara conserva preziosissime testimonianze del passato. Una tomba
della cultura di Bonnannaro del tipo domus de janas venne individuata
casualmente nel 1932 nelle colline di Pedralba. Assai ampie la densità
di siti nuragici, la più alta di tutta la Marmilla, se ne contano oltre
venti: tra i nuraghi complessi ricordiamo quello quadrilobato di Ortu
Comidu, i nuraghi Perra, Nuratteddu, Axiurridu, Jana e Arbicci.
Il Civico Museo Archeologico “Villa Abbas” di Sardara, si trova nel
centro storico, in piazza Libertà. È allestito all’interno di una
costruzione del primo decennio del secolo scorso (1914),
precedentemente adibita a Municipio, caserma, scuola elementare e in
seguito interamente restaurato. Il percorso espositivo, inaugurato nel
1997, va dal medioevo al periodo dell’Impero e della Repubblica di
Roma, fino alla civiltà punica e all’epoca preistorica, quella nuragica
e prenuragico e si articola su due piani, in otto sale corredate da
vetrine e pozzetti. I reperti provengono principalmente dal territorio
urbano ed extraurbano di Sardara, ma anche da siti posti lungo la S.S.
131, da Sardara fino a Monastir, e dalla XVIII Comunità Montana.