rbus (in sardo Àrbus) è un comune di 6.779 abitanti della provincia
del Medio Campidano.
Geografia
Il territorio comunale si affaccia ad ovest sul Mar di Sardegna, con
una fascia costiera di circa 47 km di lunghezza, da Capo Frasca a nord,
fino a Capo Pecora a sud.
Scivu
A Torre dei Corsari e Pistis la costa è in prevalenza bassa e sabbiosa.
A Piscinas e a Scivu si trova uno dei pochi deserti esistenti in
Europa, con dune sabbiose che raggiungono un'altezza di 60 m. A Capo
Pecora la costa è rocciosa, ricca di rocce granitiche.
L'entroterra arburese è ricco di zone minerarie, antico ricordo della
principale attività economica del luogo: la zona di Ingurtosu e
Montevecchio è sempre stata conosciuta come sito di estrazione
mineraria, sfruttata già dai Fenici e, diventata zona industriale, fu
trasformata in area di insediamento urbano per tutti coloro che
lavoravano nelle miniere.
Del comune di Arbus fanno parte anche le frazioni di Bau (13,36 km),
Funtanazza (17,57 km), Gennamari (11,99 km), Ingurtosu (9,71 km),
Marina di Arbus Funtanazza (17,74 km), Marina di Gutturu Flumini (16,23
km), Montevecchio (4,58 km), Pistis (25,05 km), Pitzinurri (9,36 km),
Porto Palma (22,31 km), Portu Maga (15,68 km), Sant`Antonio di Santadi
(24,21 km), Sa`Tanca (5,06 km), Torre dei Corsari (23,31 km), Torre di
Flumentorgiu (23,59 km).
Origine del nome
Il toponimo Arbus ha un'etimologia incerta:
* una prima congettura fa risalire il
nome ad albus ("bianco"), riferito forse alla presenza di massicci
granitici di colore chiaro;
* una seconda ipotesi si rifà ad
arburis, per l'abbondanza di alberi che in passato avrebbe
caratterizzato il territorio;
* secondo un'ultima ipotesi il termine
deriverebbe da arabus, con riferimento alle orde saracene che un tempo
avrebbero invaso le coste.
Storia
La data di fondazione di Arbus non è nota: non risulta inserito
nell'elenco delle decime pontificie del 1341, comprendente invece altri
villaggi del territorio, ma già nel 1320 è menzionato come facente
parte della giurisdizione feudale del marchesato di Quirra[2]. Il
comune di Arbus viene citato ancora nell'atto di allodiazione (cessione
di proprietà libera da vincoli e tributi feudali) fatto alla catalana
donna Violante Carroz l'8 novembre 1504 e, successivamente, nella
Storia documentata della popolazione di Sardegna, in cui Corridore
riporta gli atti del parlamento con la statistica dei comuni per fuochi
e popolazione dell'anno 1678.
Il comune conservò la dipendenza dalla baronia di Monreale,
appartenente ancora al marchesato di Quirra, fino al riscatto dei feudi
(1836), quando la Sardegna venne divisa in dieci province, e Arbus fu
assegnata alla provincia di Iglesias.
Il paese, dedito inizialmente all'agricoltura e alla pastorizia, ebbe
uno sviluppo molto lento, tanto che nel 1688 contava appena 989
abitanti e dieci anni dopo ancora a 1282. Nel 1728 la popolazione
saliva a 2126 abitanti e nel 1821 sfiorava le 3000 unità[3]. In quegli
anni fiorì nel paese, grazie anche al vasto territorio comunale,
l'allevamento di ovini, caprini, bovini, suini e cavalli che,
nonostante l'assenza di strade, diede vita ad un commercio intenso
soprattutto con Cagliari e Oristano. Altra attività di rilievo era
quella dedicata alla tessitura dell'orbace, praticata dalla quasi
totalità delle famiglie: su 670 case censite, 600 erano fornite di
telaio.
In seguito all'ampliamento delle vicine miniere di Montevecchio e
Ingurtosu e alla manodopera richiamata da diverse parti della Sardegna,
nel 1901 Arbus con 6450 abitanti era uno dei paesi più grandi della
diocesi di Ales. L'ulteriore sviluppo delle attività estrattive
avvenuto nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale portò la
popolazione negli anni a metà del novecento a superare i 10.000
abitanti, ridottisi poi drasticamente in seguito alla crisi delle
miniere e alla definitiva chiusura degli impianti.
Il XX secolo si è chiuso con nuove prospettive offerte all'economia del
paese dalla valorizzazione delle coste che lambiscono ad ovest il
territorio comunale. Si pensa che possa costituire la risorsa primaria
per la nascita di una solida industria turistica in grado di risolvere
i gravi problemi occupazionali.
Dal Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale di S.M. il
Re di Sardegna, pubblicato a Torino nel 1833 da Goffredo Casalis. Tutta
la parte riguardante la Sardegna fu scritta da Vittorio Angius.
ARBUS, villaggio della Sardegna, nella provincia d’Iglesias, distretto
di Guspini. Figurava nel medio evo come capo-luogo della curatoria o
dipartimento, o, come ancora fu detto del giudicato di Colostrai. È
nobile questo paese per aver prodotto il famoso D. Raimondo Garau,
prima professor di pandette nella regia università di Cagliari, poi
senatore nel reale senato, e membro del supremo consiglio del regno di
Torino, ingegno straordinario, mente prodigiosa ammirato con merito in
quella dominante dai primari personaggi: morì in Genova in età di 56
anni. Ebbevi pure i natali Pietro Leo, professore di medicina, uomo di
profonda perspicacia, e di gran fama, nato a portar più avanti la
nobile scienza e arte che esercitava, del che sarebbe lodato da tutto
il mondo al dì d’oggi, se immaturamente non moriva in Parigi nel 1808
per insuperabile nostalgia.
È questo paese di figura allungata, posto sopra una bassa collina,
avente dalla parte dell’austro a poca distanza alcune piccole eminenze,
altrove dei monti di mediocre altezza. Il clima e l’arie è ottima: il
freddo tollerabile, come il caldo: vi nevica di rado, vi piove però con
frequenza: poche volte soffresi l’ingombro della nebbia, e temesi degli
effetti dell’elettricità. Il numero delle case va a 670. È distante a
marcia di cavallo da Guspini mezz’ora; da Gonnos-Fanadiga un’ora e
mezzo; da Flumini-majore ore 5; da Iglesias, capo luogo di provincia,
ore 10; da Cagliari ore 12. Vi si esercitano varie arti meccaniche, e
vi sono in opera circa 600 telai per tele di varia qualità, e panno
forese, di cui si fa grande smercio nei paesi vicini.
Vi è un consiglio di comunità composto di sette soggetti, un delegato,
e due scrivani per l’amministrazione della giustizia nel mandamento. Vi
è una scuola normale, dove concorrono da 25 fanciulli.
La chiesa parrocchiale è dedicata al martire san Sebastiano. Governasi
da un vicario assistito da tre altri sacerdoti sulla la giurisdizione
del vescovo di Ales. Vi sono cinque chiese figliali una nel paese
appellata da s. Lussorio, le altre rurali; una nella regione di
Santadi, distante dal paese ore 8, denominata da s. Antonio di Padova,
la cui festività annualmente si celebra nel giorno proprio: l’altra del
Salto-Idda, dedicata alla Vergine d’Itria, dove solennemente
festeggiasi; la terza, sotto l’invocazione dei santi martiri Cosimo e
Damiano, sita nella regione denominata san Giovanni di Arbus, la cui
festa cade addì 27 settembre; la quarta, intitolata da s. Stefano, nel
luogo detto Gurzei, ma è già distrutta, come lo è pure altra che
nominatasi da s. Sofia. Alle suddette feste concorresi in gran numero
da tutti i vicini paesi. Il cimitero è posto nel centro del paese, è di
figura rotonda, e assai capace anche in occasione di grave mortalità;
l’anzidetta chiesa di s. Lussorio è nel centro. Vi si festeggia in
onore di questo santo, e si dà lo spettacolo dei fuochi artifiziali.
Si ha dai registri parrocchiali, che l’ordinario numero dei matrimoni
sia circa di 30; delle nascite 105; delle morti 40. La vita si produce
anche oltre il settantesimo anno, e alcuni toccano il secolo. La
malattia più frequente è la pleurissia. Le famiglie sono in numero 666;
le anime di 2760. Questa popolazione somministra al battaglione di
Monreale dei corpi miliziani barracellari soggetti 46.
L’estensione territoriale di questo comune può calcolarsi a miglia qu.
396. Si suol seminare di grano starelli cagl. 3000 (litr. 147,600) che
rende il 20 e 25 per uno nelle annate propizie. Si semina a proporzione
orzo, fave, e civaje. La dotazione del monte frumentario in grani era
di star.1810, in danaro di lire sarde 4178. 2 (fr. 8021.94) ed il fondo
presente granitico è di starelli 2250, il nummario per le angustie dei
poveri contadini è ridotto a lire 222. 6. In anni di fertilità
raccoglie questo comune nei quattro detti generi da 200,000 starelli.
Di lino se ne fa da 300 cantara (chil. 12,195).
Oltre la cultura dei cereali si attende a quella degli alberi
fruttiferi: vi sono già alcuni giardini d’agrumi ben tenuti, e che
prosperano meravigliosamente, e ne crescerà senza dubbio il numero,
mentre vi sono ancora molti siti a ciò idonei, come per crescere il
numero degli orti amenissimi. I peri, noci, fichi, susini, albicocchi,
peschi, e molte altre specie in n° 25 rendono più amene le tenute. Gli
olivi vi prosperano come nei siti più a loro natura conformi. Pochi
sono i gelsi che si hanno, ma di una meravigliosa vegetazione. Il
numero totale degli alberi fruttiferi va a 80,000. Le vigne vengono
felicemente, e uve di moltissime varietà distinguonsi nei filari. Si ha
perciò una copiosa vendemmia, e comunemente si sogliono imbottare da
3000 màrigas, che sarebbero quartieri 42,00 (litr. 210,000). Un decimo
di questa quantità bruciasi per acquavite.
I monti più considerevoli di questo territorio sono Arrio Martino, Bau,
Nara Cauli, Zappajoni, Biaxi Mela, e Roja Cani, tutti ghiandiferi, dove
si portano a ingrassare molte greggie di porci e si taglia il legname,
che serve per gli usi contadineschi. Tra queste selve ed altre restano
privi della coltura poco meno di nove decimi di tutto io territorio,
che è lo stesso che dire, che della superficie di 396, sole 50 miglia
qu. Sono coltivate. Quanto terreno rimane per altra popolazione! Le
specie più comuni di questi boschi sono quercie, elci, e ginepri. L
strade per questi monti sono assai incomode, e in molti siti assai
pericolose.
Nell’anzidetta montagna di Arrio Martino, nel sito che ha nome s’Enna
de Aru-melis, accadde un brillantissimo fatto di arme, dove non più di
14 valorosi di questo paese postatisi assalirono e trucidarono circa
400 barbareschi, che ritornavano dal villaggio oggidì deserto di Serru,
conducendo seco schiavi al porto di Flumini-majore tutti gli abitanti
del medesimo; pochissimi poterono arrivare alle galere ferme nel detto
porto, un maggior numero sviatosi furono trasportati in Cagliari: così
si ha per una ferma tradizione, e riportasi dallo storico Vitale.
Si contano da 400 tanche, dove pascolano tori, buoi, vacche domite, e
cavalli in alcune vi sono piccole selve di quercie ed elci alte più di
28 metri, e grosse 7, e soveri con corteccia grossa 0,25, con dei
pioppi, castagni, olivastri, olmi, e alberi fruttiferi. La pastorizia
coltiva le seguenti specie: pecore n.° 4000, capre 5000, porci 800,
vacche 2400, tori 600, buoi 1000, cavalle 800, cavalli domiti 300, e un
piccol numero di giumenti: il totale dei capi può ascendere 14,800,
tenue quantità in confronto alle sussistenze del vastissimo territorio.
Le abitazione pastori nella campagna sono temporarie. Come delle
granaglie, così il bestiame, e dei prodotti del medesimo se ne fa
commercio con i paesi vicini, e principalmente con Cagliari e con
Oristano. Si coltivano pure le arnie, e del miele e della cera si ha un
nuovo ramo di lucro, che potrebbe crescere a una cospicua somma. Il
selvaggiume è abbondantissimo, ed i cacciatori no devono stentare assai
a trovar occupazione fruttuosa. I cervi, daini, cinghiali, conigli,
lepri, volpi, e altre specie sono in gran numero. Abbondano pure quasi
tutte le specie dei volatili che han nido fisso nell’isola, o che vi
passano.
MINERALOGIA. È questo territorio in una delle tre provincie metalliche
del regno, e forse nella più abbondante. Vi si trovano perciò in varie
regioni dei minerali, e apparisce, che gli antichi ne ricavavano più
frutto dei moderni: esiste infatti gran numero di miniere in
Montevecchio, in Sa Tella, in Arriumanno, in Suingutossu, in
Genna-Mari, dove l’Arbese si attacca ai territori di Flunini-majore, ed
in Zurufusu, dove veggonsi enormi ammassi di materie metalliche.
Ad ogni pare di questo territorio montuoso e selvoso sgorgano le acque,
dalle quali formansi o si ingrossano parecchi ruscelli. Il principale
fra questi è il denominato dess’acqua frida. Nasce dalla montagna di
Monte majore, bagna il territorio di Canali Canna, di Zappajoni, e
Piscina, e peer la confluenza di numerosi rivoli gonfiasi di maniera,
che d’inverno è vietato, mancando i ponti, il passaggio da una ad altra
sponda, e rotta la comunicazione. In tutto il suo corso abbonda di
anguille assai pregiate, e nel sito detto s’Isca forma un piccol lago,
dove, oltre questa specie, nuotano molte altre. L’acqua vi è profonda
in vari unti da 18 a 20 metri, e sarebbe navigabile senza l’impedimento
dei folti tamerici e rovi, che sporgono dalle rive. A distanza di 12
passi dal letto di questo lago entra l’acqua del mare. È questa
un’ottima bevanda in tutta la lunghezza del canale, ed in molti siti
protrebbesi derivare formando dei canali d’irrigazione, che
feconderebbero spaziosi tratti di terreno: al presente se ne profitta
solo per alcuni orti. L’altro ruscello nasce da Guttoro Canera, e,
scorse alcune regioni, va in mare con nome di Bau Logoro. Le amenissime
sue sponde domandano la mano industre del contadino per convertirsi in
deliziosi giardini. Il terzo ha origine dalle sorgenti del monte Arrio
Martino, il quale per molte confluenze va di passo in passo
ingrossandosi sino al sito che dicesi Cuco, ove prende il nome di
fiume, e forma con suo canale la linea di demarcazione tra l’Arbese e
le terre di Gonnos-Fanadiga, sboccando poi nel mare della maremma di
Badu-arena. Abbonda questo fiumicello, e pure i suoi tributari, di
anguille e ottime trote; manca di ponte, è pericoloso a guardarsi, e le
sue piene durando talvolta anche dodici giorni, onde per tanto tempo
resta impedita la comunicazione.
LITORALE. La parte occidentale di questo territorio bagnasi dal mare da
sopra il porto di Flunini-majore, continuando verso all’imboccatura del
golfo d’Oristano sino al sito detto Osu. Due tonnare erano in questo
litorale, una in Perdas-albas già dimessa, l’altra è ancora in
attività, ed è conosciuta sotto il nome di Flumentorgiu. In questo mare
si fa pure la pesca del corallo, della alici, e sardelle. In due
diversi punti di questo litorale sorgono due torri armate, una nella
regione di Santadi, e l’altra in Porto-palmas . Nei tempi addietro vi
frequentavano assai i barbareschi, e vi prendevano uomini e bestiame;
accaddero alcuni fatti d’arme onorevoli a questi paesani, dei quali non
si è conservata che una semplice memoria.
ANTICHITÀ. In questo territorio esistevano altre quattro popolazioni,
le quali da molto sono mancate. Si ravvisano ancora le fondamenta degli
edifizi nelle regioni denominate: s.Sofia, Bidda-Erdi, Bidda.Sciatta,
Bidda-Zei; le parrocchiali erano per la prima s. Sofia, per la seconda
s. St efano, per la terza…., per la quarta s. Nicolò. Il paese di
Serru, di cui si è fatta menzione, è forse lo stesso, che or dalla
chiesa di s. Sofia viene significato. Nel 1584 esse era ancora in
piedi, e non avea sofferto i danni di quella invasione, di cui fu fatta
menzione. Bidda-Zei pare sia stato residuo d’una’antica città. Sopra
una rube alta da 30 in 40 metri, in distanza di mezz’ora dal comune,
veggonsi i residui d’un antico fabbricato, che pare fosse un castello.
Nel monte oggi detto d’Arcuentu, e prima Erculentu, che sollevasi sopra
tutti i circonvicini, appariscono ancora le rovine e gli avanzi
dell’antico castello di Erculentu: vie é anco intatta una stanza a
volta, e tre cisterne. L’estensione superficiale del piano della
sommità del monte, in cui era il castello, sarà presso poco di ari
89.72.
NORACHI. Nella regione di Pedras-albas vi sono alcuni norachi, tra i
quali un solo considerevole.
Condizione del comune. Entra nella signoria di Monreale, feudo del
marchese di Quirra. Per li dritti feudali vedi Monreale.
Personaggi importanti nati ad Arbus
Il paese ha dato i natali a:
* Raimondo Garau (1767 - Genova, 1824,
giurista e senatore del Regno di Sardegna;
* Pietro Leo (1766 - Parigi, 1805),
medico, viaggiò per l'Europa.
Cultura
Feste
La festa di Sant'Antonio da Padova si svolge ogni anno nel mese di
giugno e dura quattro giorni consecutivi (dal primo sabato dopo il 13
giugno al martedì successivo). Vi si svolge una processione che
percorre circa 38 km, accompagnata da gruppi in costume sardo,
cavalieri, dalle tradizionali traccas.
La processione ha inizio ad Arbus il sabato mattina, attraversa il
centro abitato di Guspini e giunge fino alla frazione di Sant'Antonio
di Santadi, a 3 km dalla spiaggia di Pistis, dove i festeggiamenti
proseguono la domenica e il lunedì. Il martedì il simulacro effettua il
percorso inverso e i festeggiamenti terminano la notte ad Arbus, con
l'arrivo del simulacro del santo, salutato con uno spettacolo
pirotecnico.
Altri appuntamenti:
* 19 gennaio: festa di San Sebastiano
(patrono del paese) e accensione dei falò nei vari rioni
* Fine maggio: festa della Madonna
d'Itria
* Fine luglio: sagra della capra (ad
Arbus)
* Settimana successiva a Ferragosto:
festa di San Lussorio e mostra internazionale di minerali e fossili (ad
Arbus)
Amministrazione comunale
Sindaco: Raimondo Angius (centrosinistra) dal 10/05/2005
Centralino del comune: 070 975691
Posta elettronica: ComuneArbus@comune.arbus.ca.it
Miniere scenari di archeologia industriale di valore inestimabile
Montevecchio: Simbolo della Società Italiana del Piombo e dello Zinco -
Montevecchio Montevecchio è stato uno dei più grossi centri minerari
del continente europeo. Incastonato tra verdi montagne, a pochi
chilometri dalle miniere di Ingurtosu e dalle dune di Piscinas nella
regione dell' Arburese, Sardegna Sud-Occidentale, è frazione dei comuni
di Arbus e Guspini.
Le Miniere di Montevecchio vengono generalmente distinte in due gruppi:
- Le Miniere di Levante comprendono i cantieri di Sciria, Piccalinna,
Mezzena-Sartori e Montevecchio 1ª - Sant' Antonio, situate lungo la
strada che da Montevecchio conduce a Guspini.
- Le Miniere di Ponente comprendono invece i cantieri di Montevecchio
2ª - Sanna e Montevecchio 3ª - Telle e Casargiu situate lungo la
carrozzabile che da Montevecchio raggiunge Ingurtosu...
Storia di Montevecchio
Origine, sviluppo e chiusura delle Miniere di Montevecchio
Le origini della miniera
La storia di Montevecchio si perde nella notte di tempi, sono presenti
tracce di insediamenti umani risalenti all'età prenuragica, nuragica,
punica, romana e medievale.
Nel 1628 un pregone accordò a Giacomo Esquirro il diritto di scavare
nelle miniere di Sardegna proibendo di conseguenza a chiunque altro di
effettuare scavi specialmente in territorio di Arbus.
Anni e anni dopo, un prete, don Antonio Pischedda, accortosi
dell'importanza del sito, si rechò a Marsiglia alla ricerca di capitali
per finanziare la coltivazione dei filoni minerari. Qui incontrò
casualmente il sassarese Giovanni Antonio Sanna, che fondata una
società mineraria, ottenne il 28 aprile 1848 la concessione perpetua di
Montevecchio. Sotto la guida del Sanna, il quale investì tutti i suoi
averi, fu sviluppata la miniera intorno al Pozzo Sant'Antonio e alla
Laveria Rio. In poco tempo la miniera di Montevecchio diventò di gran
lunga la più importante del Regno; nel 1865 poteva contare 1100 operai.
Gli avvicendamenti e lo sviluppo
La Società di Montevecchio si presentò nel 1900 all’ Esposizione
Universale di Parigi come una delle maggiori produttrici di piombo e
zinco e ne ottenne significativi riconoscimenti. La dirigenza andava
incrementendo gli investimenti di anno in anno: furono migliorati i
sistemi di lavoro, si procedette all’elettrificazione sia interna che
esterna della miniera, furono adottati moderni sistemi di perforazione.
Uno dei maggiori riconoscimenti alla Montevecchio, Società Italiana del
Piombo e dello Zinco, lo si deve al Signor Letterio Freni che nel
dopoguerra inventò e sperimentò un mezzo gommato utile per lo sgombero
della roccia; l’Autopala consentì di eliminare i binari dalle gallerie
e di ridurre fortemente la manodopera aumentando l’efficienza economica
dei cantieri. La Società intanto andava adoperandosi anche per lo
sviluppo del settore abitativo; a differenza delle vicine miniere di
Ingurtosu e Gennemari, in mano alla società inglese della Pertusola,
furono fatti importanti investimenti anche in campo sanitario,
scolastico e sociale. Molti minatori decisero dunque di trasferirsi a
Montevecchio.
L'illusione prima della fine ...
La prima vera crisi legata alle difficoltà internazionali (del 1929) ma
anche alle politiche industriali della società giunse negli anni '30.
Un accordo con la Società di Monteponi consentì l'istituzione nel 1932
di un polo metallurgico nei pressi di San Gavino Monreale, a circa 18
km da Montevecchio.
Nel dopoguerra il persistere delle difficoltà economiche spinse i
proprietari della Montevecchio a cedere le proprie quote di capitale al
gruppo della Montecatini. Sotto la direzione del presidente di tale
società chimico mineraria, l'Ingegner Guido Donegani, furono fatti
importanti investimenti e la miniera riprese i suoi ritmi di sempre,
producendo grossissimi quantitativi di minerale. La forte concorrenza
dei paesi africani i quali potevano permettersi di produrre a costi
vantaggiosissimi e dunque di offrire il minerale al mercato europeo a
prezzi migliori, aveva costretto la società all'imposizione del "Patto
Aziendale", una sorta di ricatto ai 3750 operai che in cambio della
certezza del posto di lavoro dovevano rinunciare ad una serie di
diritti. Tale patto aveva fornito ai minatori gli elementi per la
storica contestazione del 1949.
Si riuscì comunque a prolungare il ciclo di vita della miniera fino
agli anni Sessanta quando il Patto fu messo da parte. Ma oramai essa
era diventata poco remunerativa, la società passò dunque al capitale
pubblico e si dovette procedere ai primi licenziamenti. Nel 1991 alcuni
minatori si asserragliarono per 26 lunghissimi giorni all'interno del
Pozzo Amsicora per la difesa del proprio posto di lavoro fino al 17
Maggio 1991. Giorno della fine della miniera, e dell'inizio della
speranza...
Ingurtosu
Le miniere prima delle dune di sabbia dorata
Ingurtosu è stato uno dei più grossi centri minerari della Sardegna.
Incastonato tra verdi montagne, a pochi chilometri dalle miniere di
Montevecchio e dalle dune di Piscinas nella regione dell' Arburese,
Sardegna Sud-Occidentale, è frazione del comune di Arbus.
Per raggiungere Ingurtosu da Arbus occorre lasciare la SS126 all'
altezza della località di Sa Perda Marcada, distante 8 Km dal paese e
proseguire per 4 Km.
Storia di Ingurtosu
Origine, sviluppo e chiusura delle Miniere di Ingurtosu
Le origini della miniera
Così scrisse l'Ingegner Baldracco nel 1853: "Nella regione di Su
Gurtosu, anzi citata, ed a cui giugnesi a qualche distanza dal sito di
Sa Tela, molti sono i lavori stati eseguiti per l'addietro...". Ed in
effetti alcuni anni prima un prete di Guspini aveva preso a scavare
illegalmente della galena, fondendola sul posto e facendo credere ai
suoi fedeli che egli si recava ad Ingurtosu per raccomandare le anime
dei defunti (da cui anche il nome: Is Animas). In seguito nel 1829 la
miniera di Ingurtosu venne "scoperta e denunziata" da un fabbro di
Arbus.
Nel 1850 i commercianti liguri Marco e Luigi Calvo ottennero i permessi
per effettuare ricerche nella regione di Gennamari e Ingurtosu e
costituirono la Società Mineralogica di Gennemari. Qualche anno dopo
nel 1857 la miniera fu venduta a imprenditori francesi che costituita
la Società Civile delle miniere di Gennemari e Ingurtosu chiamarono a
dirigerla un esperto tecnico di origini tedesche, l'Ingegner Bornemann.
Gli avvicendamenti e lo sviluppo
In poco tempo le solitarie vallate, frequentate fino ad allora solo da
qualche pastore, vennero attaccate prepotentemente nei loro
affioramenti e divennero crocevia di uomini e di carri carichi di
minerale. Furono apportati da nuovi soci francesi ingenti capitali per
poter sfruttare al meglio i giacimenti; nel 1866 fu chiamato a dirigere
la società l'Ingegner Hoffmann, alla sua guida furono eseguiti
importanti lavori.
Ingurtosu divenne a partire dal 1875 una delle miniere più importanti
del continente europeo, potendo contare nel 1890 circa 1500 minatori.
Importanti lavori furono condotti nella regione di Casargiu, confinante
con l'omonima concessione di Montevecchio e nella regione di Bau,
furono inoltre costruite moderne laverie.
Nel 1899 le Miniere di Gennemari ed Ingurtosu furono cedute alla più
importante società mineraria inglese, la Pertusola Limited, presieduta
dal Lord Thomas Alnutt, visconte di Brassey. Furono subito cominciati
nuovi lavori, in particolare un notevole investimento economico permise
la costruzione di una moderna laveria meccanica nella regione di
Naracauli, costata oltre 400 mila lire e inaugurata nel 1900 alla
presenza di alte autorità del regno.
L'illusione prima della fine ...
Con l'avvento della Pertusola sorse dunque una nuova era di lavori e
impianti: furono approfonditi i Pozzi Maestri di Gennemari e Ingurtosu;
per la coltivazione del filone Brassey, fu intrapresa la costruzione di
un pozzo nella regione di Naracauli, a cui si diede il nome di Lambert.
Una linea ferroviara a scartamento ridotto consentiva il trasporto dei
minerali dalla regione anzidetta fino all'imbarco di Piscinas. Per
collegare inoltre Gennemari a Naracauli furono realizzate delle
teleferiche. A livello sociale è da segnalare l'introduzione del
sistema Bedaux, secondo alcuni dirigenti considerato un modo per far
arricchire il minatore. L'effetto che si otteneva era in realtà quello
di generare un eccessivo affaticamento del minatore, il quale si vedeva
costretto a lasciare la miniera dopo pochi anni.
La nuova era di lavori, spinta dalla Pertusola, aveva la parvenza di
non potersi arrestare, soprattutto nel periodo seguente la prima guerra
mondiale: al costoso impianto di Naracauli si aggiunse la moderna
laveria di Pireddu, fu migliorato il Pozzo Gal e scavato un nuovo pozzo
nella regione di Casargiu che prese il nome di Pozzo 92. Nel villaggio
di Ingurtosu furono proseguiti i lavori per la costruzione della
chiesa, vennero realizzate le scuole e l'ambulatorio medico prese a
funzionare come unvero ospedale, l'energia elettrica raggiunse anche le
abitazioni dei minatori.
Il triste epilogo
Negli anni seguenti la seconda guerra mondiale, per converso, le cose
mutarono velocemente: si cominciò infatti a notare un generale
impoverimento del filone Brassey, considerato la naturale prosecuzione
del filone Montevecchio e su cui insisteva gran parte della miniera. A
ciò si aggiunse la forte concorrenza dei paesi africani e il fatto che
la Pertusola meditava un veloce abbandono.
Gli anni '50 furono caratterizzati da numerose contestazioni operaie, i
minatori avevano visto come fumo negli occhi l'imposizione del Patto
Aziendale che prevedeva la rinuncia a molti diritti e lamentavano
inoltre le precarie condizioni di lavoro. Era, come si suol dire,
l'inizio della fine, che vide la Pertusola, in un clima particolarmente
arroventato, abbandonare la scena, lasciando a terra centinaia di
minatori. Negli anni '60 Ingurtosu passò al gruppo
Monteponi-Montevecchio che procedette alla chiusura di tutti i
cantieri, trasferendo gli operai in altre miniere dell'isola.
La Costa Verde
Il fascino selvaggio del mare di Arbus
Il mare dell' Arburese è chiamato Costa Verde, 47 Km di coste dal Capo
della Frasca fino al Capo Pecora, nella parte Sud-Occidentale
dell'isola. Un paesaggio selvaggio, talvolta privo di insediamenti
turistici, dune dorate, scogliere che calano a picco sulle acque
cristalline e la perenne macchia mediterranea a far da contorno a
scenari unici e incomparabili. Partendo dalla Piana di Santadi che
chiude l'area del Poligono Militare del Capo della Frasca, procedendo
verso meridione si incontrano le spiagge di Pistis, Torre dei Corsari,
Tunaria, Funtanazza, Gutturu 'e Flumini, Portu Maga, Piscinas e Scivu.
Pistis
Costa Verde: Pistis / Torre dei CorsariSituata a sud dell'area del
poligono militare di Capo Frasca è la località più vicina alla frazione
di Sant'Antonio di Santadi. Adagiata sull'insenatura di S'Enna 'e
s'Arca, si dilunga fino quasi a sormontare la spiaggia di Is Arenas 'e
s'Acqua 'e s'Ollastu, lunga circa due chilometri. La spiaggia
comunemente nota con il nome di Sabbie d'Oro si protrae fino a
raggiungere il villaggio di Torre dei Corsari, situato all'estremità
opposta e meridionale del golfo. La sabbia dorata penetra l'entroterra
per lunghi tratti fino a farsi avvolgere rigogliosamente dalla macchia
mediterranea, che in questo tratto si presenta particolarmente
composita con l'immancabile cisto, il corbezzolo, l'erica e più
distanti dal mare l'olivastro e il ginepro.
Torre dei Corsari
Costa Verde: Torre dei CorsariSituata a qualche chilometro dalla
frazione di Sant'Antonio di Santadi, è così chiamata per via della
presenza della Torre di Flumentorgiu che fu eretta dagli Spagnoli nel
XVII secolo a difesa delle incursioni dei pirati saraceni. Il
promontorio su cui si erge la torre interrompe e chiude a sud la lunga
spiaggia delle Sabbie d'Oro. Le imponenti dune di spingono verso
l'entroterra fino a raggiungere le prime abitazioni; le acque
cristalline del mare, in lontananza di un azzurro intenso, con
l'abbassarsi dei fondali in prossimità della riva assumo una
colorazione verdastra.
Torre dei Corsari è la più grande località della Costa Verde e può
accogliere potenzialmente circa 3000 persone.
Tunaria - Porto Palma
Costa Verde: Tunaria Il piccolo villaggio di pescatori di Tunaria dista
solo pochi chilometri da Torre dei Corsari. Anni fa era qui presente
una tonnara; la società a cui era stata venduta negli anni '70 si
chiamava Porto Palma, motivo per il quale la località è conosciuta
anche con questo nome. L'emblema della tonnara era un leone in
posizione eretta con una croce fra le zampe anteriori e doveva
rappresentare con molta probabilità il simbolo della famiglia che aveva
in proprietà la tonnara. >
Funtanazza
Costa Verde La località è conosciuta per la presenza della colonia
marina "Casa al mare Francesco Sartori"- La Montevecchio, Società
Italiana del Piombo e dello Zinco, fece costruire un imponente
complesso destinato ai figli dei minatori, a soli 18 chilometri da
Montevecchio. Inaugurato il 13 Maggio 1956 alla presenza del Presidente
della Regione Sardegna On. Prof. Giuseppe Brotzu, fu uno degli ultimi
interventi in campo sociale della Società. >
Gutturu 'e Flumini
Costa Verde: Gutturu 'e Flumnini Poco più a sud di Funtanazza sorge il
piccolo villaggio di Gutturu 'e Flumini, altrimenti conosciuto con
l'appellativo di Marina di Arbus. Si succedono lungo il litorale
piccole calette intervallate da ammassi rocciosi. Nella parte nord uno
scivolo di cemento armato consente l'ingresso in acqua di piccole
imbarcazioni. Ancora più a nord la parete calcarea di Punta Calada
Bianca, risalente all'era terziaria.
Portu Maga
Costa Verde: Portu Maga La splendida insenatura di Portu Maga è situata
tra il villaggio di Gutturu 'e Flumini e le dorate dune di Piscinas; la
spiaggia si compone di una sabbia piuttosto grossolana dall'
inconfondibile colore giallo scuro. Tutto intorno macchia mediterranea
e sullo sfondo un villaggio turistico sorto intorno agli '90.
Piscinas
Costa Verde: Piscinas Il fascino di questo paradiso terrestre è
incomparabile. Piscinas evoca la pace e il silenzio del deserto. Le sue
imponenti dune dorate raggiungono anche i 90 m di altezza e penetrano
l'entroterra, modellate e spinte dal vento di Maestrale.
La vicina scenografia delle rovine minerarie di Ingurtosu e Naracauli
con quel che resiste di pozzi, laverie, scavi e di materiale di scarto
imbalsamato sulle colline conferisce a tutta l'area un'atmosfera
magica.
Scivu
Costa Verde: ScivuProseguendo lungo il litorale di Piscinas superando
di volta in volta gli scogli che inframmezzano le varie calette si
raggiunge la selvaggia località di Scivu che altro non è dunque che la
prosecuzione di Piscinas. Lo scenario è dunque simile anche se le dune
non si spingono verso l'entroterra e la natura appare ancora più
selvaggia. Le pareti di arenaria che cingono la spiaggia di finissima
sabbia dorata assumono al calar del sole una colorazione rossastra.
Capo Pecora
Costa Verde: Capo PecoraLa suggestiva località è conosciuta dagli
anziani del paese con il nominativo di Perdas 'e Albas. Il Capo della
Pecora si distingue infatti per la presenza di grossi massi dai colori
biancheggianti e di forma ovale, adagiati su calette intervallate da
scogliere che calano a picco sul mare. >
Le cinque vele di Legambiente
Costa Verde: Cinque Vele LegambienteLe Cinque Vele sono il massimo
riconoscimento della Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano
assegnato ai comuni costieri d'Italia che possono godere di mari
limpidi e cristallini e strutture efficienti in grado di preservare gli
ambienti marini e il paesaggio naturale.
Il comune di Arbus è riuscito ad ottenere il prestigioso riconoscimento
negli anni dal 2002 al 2006