Regione:
Sardegna Provincia:
stemma Nuoro
Coordinate:
39°59′0″N 9°5′0″E / 39.98333,
9.08333Coordinate: 39°59′0″N 9°5′0″E / 39.98333, 9.08333 Altitudine:
540 m s.l.m. Superficie:
35,81 km² Abitanti
1.310 Densità:
36,58 ab./km² Comuni contigui:
Belvì, Meana Sardo, Samugheo (OR),
Sorgono CAP:
08030 Pref. telefonico:
0784 Nome abitanti:
atzaresi Santo patrono:
Sant'Antioco Giorno
festivo: 13 novembre
Atzara (in sardo Atzàra) è un comune di 1.310 abitanti in provincia di
Nuoro.
Il
borgo risale agli anni intorno al 1000 e sorse presso la fonte di
"Bingia de giosso", tuttora esistente. Il centro storico è suddiviso
negli antichi rioni "Iodine", "Montiga e josso", "Montiga e Susu", "Sa
Cora Manna", "Su Cuccuru de Santu Giorgi" e "Su Fruscu", con vecchie
case e gli edifici di carattere più monumentale costruiti
prevalentemente in trachite.
Appartenne al giudicato di Arborea e quindi al Marchesato di Oristano e
agli Aragonesi.
Conserva la chiesa parrocchiale di Sant'Antioco martire della
fine del XV secolo, con semplice facciata liscia e
grande rosone
centrale, in stile gotico aragonese. La torre campanaria è precedente e
di stile romanico. Nei pressi il palazzo signorile di epoca aragonese,
detto "de Su Conte". Anche la casa parrocchiale, poco distante
appartiene a questo periodo. Nel centro del paese si trova il Museo
d'arte Moderna e Contemporanea" Antonio Ortiz Echagüe, inaugurato nel
2000. Il museo nasce da un'idea del Pittore atzarese Antonio Corriga, e
dall'esigenza di trovare una giusta collocazione alla storia dei
pittori che a vario titolo soggiornarono ad Atzara nel passato.
Rispetto a questa storia si può parlare di una vera e propria scuola di
atzara, che ha favorito lo sviluppo della pittura in Sardegna.
Nei
dintorni si conservano i resti di "domus de janas" (località di
Corongiu Senes), "tombe dei giganti" e il nuraghe di Abbagadda (ossia
"Acqua Calda"), con torre centrale di circa 6 m di altezza. Altri
nuraghi sono quelli di Ligios, di Ni' e Crobu, di Su Nurache, di Figus
e di Su Pisu.
All'interno del territorio comunale si trova anche
la chiesa di Santa Maria de Giosso, chiesa campestre dedicata al culto
di Maria.
La
chiesa di Santa Maria Bambina risale intorno all'anno 1000 ed è
collocata sulla strada per Samugheo. Sono inoltre presenti boschi di
querce da sughero e un'antica miniera di grafite e quarzo.
Manifestazioni
* Seconda domenica di maggio: Sagra del
vino e Festa di Sant'Isidoro
* 22 agosto: Festa campestre di Santa
Maria de Giosso
* 8 settembre: Festa campestre Santa
Maria de susu
* 13 novembre: Festa del patrono
Sant'Antioco
* quarto fine settimana di novembre: Dal
Vino Alla Pittura Cortes Apertas ad Atzara.
Amministrazione
comunale
Sindaco: Alessandro Corona ("Centro-sinistra (PdCI-PD)") dal 20/05/2005
Centralino del comune: 0784 65205
Posta elettronica: info@comune.atzara.nu.it
Tra le eccellenze di Atzara c’è certamente quella ambientale.
Un
territorio montuoso caratterizzato da presenza di cime e crinali
prevalentemente scistosi, relitti forestali di origine terziaria, un
manto boschivo costituito prevalentemente da lecci, roverelle e
sughere, maestosi castagni, noccioli e noci paesaggio a gariga con
ginestra corsica, peonia, timo, digitale. Importanti corsi d'acqua e
fonti.
Un territorio che offre angoli naturali di forte
intensità, in cui le stagioni modulano i colori del paesaggio e delle
colline: dalle gradazioni dell’autunno giallo-brune e rossastre, al
verde primaverile, fino rosso-violaceo dei grappoli in estate. La
varietà cromatica racconta la rigogliosa prosperità dei pascoli, i
lunghi filari dei vigneti che, con linee sinuose, disegnano il morbido
profilo delle colline attorno al centro abitato le molteplici specie
floreali tra cui le sughere che svettano nell’incantevole paesaggio.
Un
paesaggio superbo e di grande bellezza, con monoliti granitici, i
cosiddetti tacchi, l'imponenza del Gennargentu, vallate scavate da
fiumi e ruscelli.
Due
zone lo caratterizzano nettamente, l’una è a prevalenza di vigneti,
mentre l’altra, che si allunga in direzione Sorgono, Tonara e
Belvì, è distinta dalla presenza di macchia e di
boschi,
come sa Costa, fitta di roverelle,
sughere, lecci e rari
agrifogli, e su Pranu, con i suoi lecci secolari e le sughere
monumentali.
Il corso del Rio Araxisi accompagna una gran parte del
confine meridionale che separa Atzara da Meana Sardo. L’
Araxisi non è
altro che il fiume Isca o Iscara che nasce sul Gennargentu, percorre
parte dei territori di Belvì, di Tonara e Sorgono, fino a
giungere ad
Atzara e Meana Sardo, dove raccoglie le acque di Rio Polu e di Bau
Erbì. Da qui prosegue verso il territorio di Asuni e Samugheo per
confluire ancora più avanti nel Tirso.
Rinomate le sorgenti del paese come quelle di Paule, Bingia
‘e Giosso, Funtana ‘e Tziu Antiogu e Funtana ‘e Laonisa.
La
fauna locale che qui vive e si moltiplica ancora indisturbata, Le
specie animali annoverano numerosi gruppi di mufloni, simbolo della
fauna sarda, mammiferi quali la volpe, il cinghiale, la lepre, la
donnola, l’euprotto sardo (endemismo); tra l’avifauna, uccelli rapaci
come lo sparviero, l'aquila reale, il gheppio, il falco pellegrino, la
poiana.
L’ Araxisi vanta ancora oggi una fauna tipica degli ambienti
fluviali tra cui il germano reale. Talvolta si scorgono gli aironi
cenerini durante le loro brevissime soste.
Fin dal periodo
Eneolitico l’uomo ha lasciato i segni della suo passaggio nel
territorio di Atzara. Non distanti dal centro abitato, nella zona di
Corongiu Senes, si trovano domus de janas mentre in località Launisa
sono state rinvenute lame e punte di freccia. Alla successiva civiltà
delle tholoi appartengono i resti di alcune tombe dei giganti e diversi
nuraghi Abbagadda, su Pisu, Figus, su Nuraghe, Ni’ e Crobu, Ligios e
Sole‘e Mugadu, che in alcuni casi presentano interessanti soluzioni
tecniche di costruzione.
Il nuraghe di Abbagadda (acqua calda),
a sud ovest del paese, che si presenta in buono stato di conservazione.
In origine i massi che lo compongono erano ricoperti da una patina di
argilla che l’i solava dall'umidità e dalle intemperie. La torre
centrale è alta circa sei metri. Degli scavi effettuati alcuni anni fa
hanno portato alla luce alcuni muri ancora da decifrare.
Risalgono
all’età romana numerosi frammenti di anfore e vasi dalla superficie
interna ed esterna color rosso chiaro e lisciate a stecca. All’anno
1000 circa, invece, si fa risalire la chiesa campestre di Santa Maria
Bambina, ritenuta il centro di culto cristiano più antico della zona.
Dal
punto di vista storico, riveste un certo interesse, per le tracce di un
insediamento medievale, a circa due chilometri dal paese, la località
di Launisa. Secondo la leggenda e la tradizione, a Launisa pare
sorgessero altri due villaggi ormai scomparsi: Baddareddu e Paùli
Cungiau, la cui esistenza è nota per alcuni versi tramandati dalla
memoria secolare: CUADDARIU NIEDDU – SI ANDAS A BADDAREDDU – NARASIDD’A
CILLOTTA – CA SA FIGIA D'EST MORTA – SA CH’HIAT COIAU – A PAULE
CUNGIAU. " O uomo (che te ne vai) vestito di nero sopra un cavallo, se
mai passi nell’a bitato di Baddareddu, di a Cillotta che le è morta la
figlia, quella che lei aveva maritato in Pauli Cungiau".