Regione:
Sardegna Provincia:
stemma Nuoro Coordinate:
40°17′0″N 8°50′0″E / 40.28333,
8.83333Coordinate: 40°17′0″N 8°50′0″E / 40.28333, 8.83333 Altitudine:
510 m s.l.m. Superficie:
67,46 km² Abitanti:
1.543 Densità:
22,87 ab./km² Frazioni:
Mulargia Comuni contigui:
Birori, Bolotana, Dualchi, Macomer,
Silanus CAP:
08012 Pref. telefonico:
0785 Nome abitanti:
bortigalesi Santo patrono:
Santa Maria degli Angeli Giorno festivo:
2 agosto
B
ortigali (in sardo Bortigale) è un
comune di 1.543 abitanti della
provincia di Nuoro.
Collocato ad anfiteatro ai piedi del monte trachitico di Santu Padre,
il paese di Bortigali è posto ad un’altitudine media di 510 metri, e
conta attualmente circa 1500 abitanti. Per la vicinanza alla S.S. 131
(che si lascia al km 142, bivio per Macomer-Nuoro) e per la posizione
centrale è facilmente raggiungibile da tutte le parti della Sardegna.
Cenni storici
La ricchezza di testimonianze archeologiche (soprattutto nuraghi e
domus de janas) attesta la presenza umana già in età preistorica in un
territorio che doveva distinguersi per la fertilità dei luoghi. Così
come risultano testimoniati e documentati gli altri periodi sino al
Medioevo (Mulargia era centro noto sulla strada Karalis-Turris
Libissonis; il paese di Ortucale era citato nei vari "Condaghi" del
‘300). Ma il periodo in cui il paese acquista consistenza è sicuramente
quello compreso tra i secoli XVI e XVII; risalgono infatti a questo
periodo quasi tutte le numerose chiese, come pure gli architravi
tardogotici che ancora si possono vedere nelle case dell’esteso centro
storico. Nell’ ’800 contava oltre 3000 abitanti, era il centro più
grosso del Marghine e vi risiedevano molte famiglie nobiliari, che
naturalmente portavano ricchezza e benessere. Nel 1907 vi nacque la
prima Cooperativa casearia della Sardegna (l’attuale La.Ce.Sa., i cui
formaggi tipici quali il provolone, su casizzolu, sa fresa ‘e autunzu,
sono rinomati e ricercati in tutti i mercati). Nella II Guerra Mondiale
è stato sede del Comando generale delle Forze Armate della Sardegna, e
diede i natali nel 1943 a Radio Sardegna, prima emittente libera
d’Italia. Ha pagato più di altri paesi il problema emigrazione, con un
notevole calo demografico negli anni ‘50-’60.
Ilterritorio
Il territorio amministrativo del comune di Bortigali occupa una
superficie di 67 km², e si estende dall’altopiano di Campeda a nord
sino alla piana del rio Murtazzolu a sud, passando per le vette della
catena del Marghine. E’ possibile visitarlo con percorsi e itinerari di
notevole interesse, alcuni dei quali già tracciati e valorizzati a cura
del Comune, della Pro Loco e della sottosezione del CAI. Da segnalare
in particolare il “Sentiero Natura” da Bortigali a Mulargia che,
attraverso un percorso ricco di importanti emergenze naturalistiche,
permette di visitare anche i più significativi monumenti archeologici,
giungendo infine alla frazione di Mulargia, piccolo borgo rurale che
deve il suo nome alle “mole” di cui sin dal periodo romano era centro
di produzione (se ne posso osservare ancora tanti esemplari nei cortili
privati). Altro itinerario da segnalare è il sentiero “Bortigali –
Santu Padre”, che, passando per zone di superba bellezza paesaggistica,
raggiunge la vetta del monte S. Padre (1030 metri s.l.m.), una delle
più alte della catena del Marghine, da cui si può osservare un
paesaggio mozzafiato che abbraccia buona parte della Sardegna
sud-occidentale, dai monti del Gennargentu al mare di Oristano e Bosa;
le sue falesie sono frequentate stagionalmente da alcune colonie di
grifoni.
L’archeologia
Bortigali vanta un patrimonio di monumenti archeologici molto ricco e
soprattutto diversificato nelle tipologie. Si contano ben 43 nuraghi
(una decina del tipo a corridoio, gli altri del tipo a torre, semplici
e complessi), 10 domus de janas, 2 dolmen, 2 tombe di giganti. Il
monumento più rilevante è certamente il maestoso nuraghe Orolo
(raggiungibile sia a piedi col Sentiero Natura, sia in macchina dalla
provinciale per Mulargia, seguendo le indicazioni presenti), posto in
posizione molto panoramica e al centro di una zona ricca di altre
interessanti emergenze; è composto da una torre centrale a due piani e
da un corpo aggiunto bilobato; un recente restauro ne ha messo in
evidenza la bellissima scala elicoidale di 56 gradini con la quale si
sale agevolmente alla sommità.
Radio Sardegna
Bortigali divenne, durante la 2° Guerra Mondiale, il punto di
riferimento di tutta la Sardegna, dopo che il Generale Basso la scelse
(forse per la sua posizione “centrale” e per la “protezione” del monte
Santu Padre) come sede del Comando Supremo delle Forze Armate della
Sardegna. Nel ’43, poi, quando gli americani fecero credere ad un loro
sbarco in forze nell’isola, la sua importanza valicò i confini
strettamente regionali. Nei giorni successivi all’armistizio dell’8
settembre, grazie all’intuizione e all’opera di alcuni ufficiali e
soldati addetti alle stazioni radio (tra le più potenti del periodo),
furono mandate in onda, in Sardegna e in tutto il mondo, delle brevi
trasmissioni (che, nel primo periodo, avevano uno scopo “umanitario”:
inviare al di fuori dell’isola le notizie di quanti, militari e civili,
vi risiedevano), precedute dalle prime note dell’Inno Sardo e dalla
sigla “Qui Radio Sardegna, libera voce d’Italia…”. Era nata quella che
poi divenne (potenziandosi e trasferendosi a Cagliari) l’emittente
regionale. Ma soprattutto era la Prima e Unica Radio Libera (libera
perché, contrariamente alle altre zone d’Italia - e forse anche
d’Europa – i tedeschi erano già andati via e gli americani non erano
ancora arrivati). I suoi microfoni (che per motivi tecnici dovevano
stare lontani e isolati rispetto alle potenti radio R6) furono
sistemati, dopo un breve periodo, nel rifugio antiaereo posto alla
periferia del paese. Nel 1945, trasferitasi a Cagliari, diede in
anteprima mondiale (venti minuti prima di Radio Londra) l'annuncio
della fine della guerra.
Il centro storico: architettura
ed arte
Visitando Bortigali non si può prescindere dal fermarsi nel suo centro
storico (forse nel suo insieme uno dei più ben conservati dell’isola),
perdendosi nelle stradine col caratteristico selciato, alla scoperta
delle vecchie architetture rurali ingentilite e ornate da portali e
architravi catalano-aragonesi (se ne contano oltre 80, di recente
“ripuliti” a cura della Pro Loco), dei palazzi borghesi del Corso
Vittorio Emanuele, delle sue chiese (nel solo centro abitato se ne
contano ben sei – la parrocchiale S. Maria degli Angeli, il Rosario, S.
Palmerio, S. Croce, S. Giuseppe, S. Antonio – tutte ancora ben
conservate e “vive” grazie alla presenza e alla cura di confraternite,
obrieri, prioresse, e tutte ricche di beni artistici anche di grande
pregio, il cui fiore all’occhiello sono i quattro bellissimi quadri del
Retablo della chiesa parrocchiale, che richiamano la pittura
rinascimentale italiana, fiamminga e tedesca, e che sono attribuiti da
molti studiosi alla scuola del Maestro di Ozieri)
Gli architravi
Sono classificabili come finestre e portali tardo-gotici o
“catalano-aragonesi”. Quelli censiti sono oltre ottanta, e si sa per
certo che molti sono andati perduti negli anni. Gli studiosi
definiscono spesso “aragonesi” questi portali e finestre, non per
attribuirgli uno stile architettonico, ma per riferirsi alla loro
origine storica. Gli Aragonesi, infatti, nel processo di consolidamento
del loro potere in Sardegna, promossero una campagna di
“colonizzazione” che includeva tutti i campi, da quello religioso a
quello politico, da quello artistico a quello architettonico. Risulta
che già subito dopo un anno dal loro sbarco in Sardegna (1323) essi
chiamassero maestranze dalla Catalogna a dirigere i lavori di chiese e
monumenti. Al
loro seguito si riscontrò una notevole immigrazione di “picapedres”,
che costituirono una vera e propria scuola di scalpellini-costruttori.
Furono quasi sicuramente gli eredi sardi di questa scuola a continuare
la tradizione della lavorazione della pietra nei periodi successivi,
compreso quello in cui possono essere collocati gli architravi scolpiti
a Bortigali, e cioè ‘500 – ‘600 Non è semplice assegnare uno stile
unico a
questi elementi architettonici. Molto spesso infatti compaiono assieme
stili di epoche diverse: i “picapedras” locali
continuano ad utilizzare ancora e soprattutto elementi del repertorio
tardo-gotico introdotto dagli scalpellini catalani, ma li fondono con
elementi rinascimentali, barocchi e di altri stili. Particolari
costruttivi: l’arco inflesso ( il cosiddetto motivo “a fiamma” al
centro dell’architrave, cioè quella punta rivolta all’insù di diretta
derivazione islamica), il simbolo IHS (marchio dei Gesuiti, che
arrivarono in Sardegna dopo il riconoscimento ufficiale fatto dalla
Chiesa col Concilio di Trento del 1540), i peducci ornamentali ornati
da motivi fitomorfici, le abbondanti decorazioni a rosette e la
ricorrente abitudine di porre la data della realizzazione, nonché
l’utilizzo dello stesso materiale – la bella trachite rossa locale –
rendono il centro storico di Bortigali un insieme omogeneo e degno di
particolare attenzione.
Confraternite a Bortigali
Denominazioni e funzioni
Vi sono a Bortigali tre Confraternite, ognuna titolare dell’omonima
chiesa (o Oratorio):
* di Santa Croce, istituita nel 1624
(documento)
* delle Anime, istituita nel 1777
(documento)
* del Rosario, consacrata nel 1864, ma
sicuramente preesistente (esiste un registro del 1839)
Sono associazioni di soli uomini, di carattere religioso: partecipano
alle funzioni parrocchiali e ai funerali.
Culto
* La confraternita di S. Croce nacque
per la venerazione della croce (ed è quella che segue in modo
particolare i riti della Settimana Santa)
* La confraternita delle Anime per il
culto dei morti (ed è quella che deve presenziare ai funerali; in
questa occasione porta i ceri).
* La confraternita del Rosario nacque in
segno di fede e culto per la Madonna del Rosario.
I confratelli
Anticamente l'appartenenza alle confraternite avveniva per status
sociale ed economico; infatti appartenevano alla confraternita del
Rosario soltanto i nobili, i benestanti invece facevano parte di quella
delle Anime, alla confraternita di S. Croce apparteneva il popolo (i
cosiddetti "rustici"). Per poter accedere alla confraternita bisogna
fare un periodo di noviziato, dopodiché si riceve la consacrazione a
vita. Per quanto riguarda la composizione numerica attuale, ciascuna
confraternita è composta da circa venti componenti.
Cariche
La carica principale è quella del priore, responsabile della
confraternita per un anno. Vi sono poi le figure del vice-priore (che
funge da amministratore dei beni della confraternita e che di solito
rimane in carica per più anni) e del “massaggiu” (che esegue i lavori
materiali). Sono entrambi nominati dal priore, il quale provvede anche
alla nomina della prioressa (di solito in famiglia), la cui funzione
consiste nel curare la pulizia e l’addobbo delle chiese (coadiuvata in
questo da due sottoprioresse, sas “suttas”). Il priore viene eletto tra
una terna di confratelli (la terna viene stilata dal priore uscente e
dal vice-priore) che viene consegnata al parroco; prima della messa
ogni confratello comunica verbalmente al parroco la propria preferenza;
dopo che tutti hanno espresso la propria preferenza il parroco proclama
l'elezione (generalmente viene nominato priore il primo nominativo
indicato nella terna). Il priore della confraternita delle Anime viene
eletto la 1^ domenica di settembre; quello di S. Croce il 14 settembre;
quello del Rosario la 1^ domenica di ottobre. Le confraternite vivono
coi lasciti (possiedono infatti delle proprietà terriere) e con le
offerte, che in genere vengono date anche in occasione dei funerali.
Saluto
I confratelli, oltre a darsi del “voi” (in quanto “compari” a vita), si
salutano nel modo seguente:
* Confraternite del Rosario e delle
Anime: “Ave Maria” - risposta: “Gratia plena”
* Confraternita di S. Croce: “Deu
gratia” - risposta: “Sempre Deu gratia”
Paramenti e vesti
Ogni confraternita possiede tutti i paramenti sacri per la celebrazione
della messa. La veste (“s’abidu) è rispettivamente composta da:
* S. Croce: tunica bianca stretta in
vita da un cordone bianco, frange nere nelle maniche, nastro nero,
cappuccio bianco appeso alle spalle.
* Anime: tunica bianca, cordone rosso,
frange rosse, nastro rosso, cappa rossa e fazzoletto appeso al cordone.
* Rosario: tunica bianca, cordone
bianco, frange nere, nastro nero, cappa nera e fazzoletto e rosario
appesi al
cordone. Il fazzoletto bianco viene messo in testa sopra un cappello in
segno di lutto.
Insegne
Alle processioni solenni ogni confraternita porta un crocifisso
sormontato da un drappo (“su Cristos”), due lampioni, tre bastoni
sormontati da una croce (“sos baculos”) – che servono ad individuare i
titolari delle cariche - oltre alle candele (“azzas”).
Guarda il video su Bortigali
Sagra campestre di Santa Maria
de Sauccu
La sagra, di cui si hanno notizie documentate da registri
amministrativi sin dal 1606, ha mantenuto quasi intatte le sue
caratteristiche tradizionali (tra cui quella di essere a totale carico
di un “obriere” a nomina annuale) e la sua genuinità. Inizia il 7
settembre di ogni anno per concludersi il 17. La mattina del sette due
distinte processioni accompagnano i due simulacri della Madonna alla
chiesa nell’omonimo villaggio montano (raggiungibile anche in macchina
dalla provinciale Campeda-Bolotana): la prima è formata esclusivamente
da fedeli a piedi e porta il simulacro più piccolo, Santa Mariedda; la
seconda parte qualche ora più tardi, è formata da una cinquantina di
confratelli a piedi vestiti con la tunica bianca e da un centinaio di
cavalieri (alcuni dei quali portano in groppa la dama su un’originale
sella detta “striglione”), e accompagna il simulacro più grande di S.
Maria Manna. La partenza e l’arrivo (dopo circa tre ore) delle due
processioni sono salutati dal suono dei tamburini e da migliaia di
colpi di fucileria a salve. Nel villaggio di S. Maria, formato da una
cinquantina di “muristenes”, si svolgono le tradizionali “novene”, con
momenti dedicati alla fede e altri al divertimento (musica, balli e
abbondanti libagioni). Il giorno 17 le due processioni effettuano il
percorso inverso; in particolare il simulacro di S. Maria Manna giunge
a Bortigali intorno alle 12, per tutta la sera viene portato in giro
dai confratelli presso tutte le famiglie del paese, ed infine viene
riposto nella chiesa di S. Croce, sempre accompagnato dal saluto dei
fucilieri.
La
“Cooperativa”
Il 25 agosto 1907 fu costituita a Bortigali la “Latteria Sociale
Cooperativa”, primo e per molti anni unico esempio di cooperazione nel
settore caseario in Sardegna. Nacque per l’esigenza degli allevatori
locali di opporsi all’egemonia degli industriali del continente che da
qualche anno avevano impiantato a Macomer i primi caseifici per la
produzione del pecorino romano. Per molti anni si distinse tra le altre
cooperative sarde, anche di altri settori, per il giro d’affari e le
capacità organizzative. Ancora oggi, con la denominazione di La.Ce.Sa.
(Latteria Centro Sardegna) è una delle realtà più importanti e note del
settore.
Curiosità
* Presso la Parrocchiale si trova un
retablo smembrato della scuola di Giovanni del Giglio,
convenzionalmente noto come Maestro di Ozieri, databile attorno al 1551.
* Il 15 giugno 2007 nei pressi del paese
un incidente ferroviario tra due veicoli delle Ferrovie della Sardegna
ha causato tre vittime e sei feriti gravi.
Amministrazione comunale
Sindaco: Marco Mura ("lista civica") dal 10/05/2005
Centralino del comune: 0785 80530
Posta elettronica: non_disponibile
Personalità legate a Bortigali
* Ernesto Sequi
* Domenico Fois
* Francescangelo Dessì
* Anna Maria Falchi Massidda
* Ignazio Salaris