Regione:
Sardegna Provincia:
stemma Nuoro Coordinate:
40°10′0″N 9°11′0″E / 40.16667,
9.18333Coordinate: 40°10′0″N 9°11′0″E / 40.16667, 9.18333 Altitudine:
970 m s.l.m. Superficie:
27,34 km²
Abitanti:
1.579 Densità:
57,75 ab./km² Comuni
contigui:
Gavoi, Mamoiada, Olzai, Ovodda, Sarule, Teti CAP:
08020 Pref.
telefonico: 0784 Nome
abitanti:
Ollolaesi (Ollolaèsos in sardo) Santo patrono:
San Michele Arcangelo Giorno festivo:
29 settembre
O
llolai è un comune della Sardegna centrale situato nella provincia di
Nuoro. Antica sede di curatoria e capitale dell'omonima Barbagia, conta
1.579 abitanti ed il suo territorio si estende su una superficie di
2.734 ettari.
Storia
Sul monte di Santu Basili ci sono le radici del paese. Qui infatti si
hanno testimonianze dei primi insediamenti umani risalenti al 4000 a.C.
Successivamente a queste genti si unirono clan di nuragici fuggiaschi
delle pianure del Campidano per sottrarsi all'invasore Cartaginese: gli
Iolaesi, il cui nome, nel tempo mutò in Iliesi. Da essi avrebbe avuto
origine il paese.
Oltre a Santu Basili, vari reperti sono stati trovati nelle località di
Sinasi, Su Tri'inzu, Puzone, S'Enucrarzu, Sa 'Erina, Sos Molinos,
Donni'eddu (di origine giudicale), Sos Gadones, Moroniai, Orroco'ina.
Gli abitanti della Barbagia di Ollolai ( chiamata così in quanto il
paese, sede di curatoria in epoca giudicale, doveva esserne il centro
più importante) praticavano ancora il paganesimo, mentre nelle pianure
della Sardegna il cristianesimo si era rapidamente imposto (IV secolo).
L'imperatore bizantino Maurizio, comprendendo che il dominio non
sarebbe mai stato completo fino a che i Barbaricini fossero rimasti
autonomi, chiese l'intervento del Papa Gregorio Magno. Il pontefice si
rivolse allora al capo dei barbaricini, Ospitone, che viveva, secondo
la leggenda, sui monti di Santu Basili. Si rivolse a lui in quanto
questi si era già convertito alla religione cristiana, per aiutare o
quanto meno non ostacolare l'opera missionaria dei suoi inviati Felice
e Ciriaco. Periodo giudicale
Il famoso Crocifisso ligneo sale ad Ollolai
Nella Cattedrale di Santa Giusta si conserva il crocifisso ligneo
proveniente da Ollolai
Durante il periodo giudicale, della curatoria di Ollolai, anticamente,
facevano parte i comuni di Gavoi, Lodine, Fonni, Ovodda, Olzai,
Mamoiada, Teti, Austis, Tiana. In un secondo momento, vennero integrati
Orgosolo e Oliena
Evento cruciale nella storia dell'antica capitale della Barbagia, fu
l'incendio del 5 agosto 1490, che distrusse gran parte dei rioni del
villaggio. Le cause del disastro furono viste nella Disamistade di
quegli anni tra le due famiglie più potenti del paese, gli Arbau e i
Ladu, i primi erano favorevoli agli Aragonesi, i secondi parteggiavano
per Arborea. Accadde che un figlio dei Ladu, che i frati francescani
istruivano con cura, venne ucciso e il suo corpo fu ritrovato nel pozzo
dell'orto del convento [1]. Del delitto probabilmente imputabile agli
Arbau, vennero accusati i frati che, abbandonando in tutta fretta il
villaggio, portarono con loro solo un pregevole Crocifisso ligneo [1],
ancora oggi conservato nella Cattedrale di Santa Giusta a qualche
chilometro da Oristano. Due giorni dopo la loro partenza, si scatenò
improvvisamente l'incendio che la leggenda attribuisce alla maledizione
lanciata dai frati che, nel partire per non più tornare, del paese
batterono anche la polvere dai calzari, affinché niente andasse con
loro. È molto più probabile che l'incendio fosse dovuto a una
rappresaglia contro gli ollolaesi, ancora fedeli alla ormai estinta
casata degli Arborea a cui i francescani erano legati.
Secondo la tradizione orale, dei sette vicinati dell’antica capitale
della omonima Barbagia: Ollolai, su Triqinzu, Moroniai, Donniqeddu,
Mirisone, Orrocoqina, Su ‘e Pezzi (citati anche da Vittorio Angius),
protetto dal Santo patrono, non scampò che il primo.
Lingua
La parlata locale
Ollolai, assieme a Oliena, Orgosolo, Mamoiada, Lodine, Fonni, Ovodda,
Olzai e Gavoi, fa parte del gruppo dei nove paesi barbaricini in cui
viene parlata una variante del sardo logudorese (in opposizione al
campidanese), che presenta un mutamento fonetico unico in tutta la
Romania, cioè la trasformazione di k (nella maggior parte dei casi) in
occlusione laringale: il così detto salto o colpo di glottide.
Ollolai
ollo (suffisso arabo) = " Che sta oltre il monte". Ollo-lai = paese che
sta oltre il monte (geograficamente è vero)
Donniqeddu : Il termine, significa Donnicello. Quel che è ora un cumulo
di pietre, era uno dei rioni storici dell'antica capitale. Il toponimo
fa supporre che ivi risiedesse il donnicello o il majorale degli
Arborea. La tradizione vuole che, la notte, si sentano ancora suonare
le campane d'oro.
Su Triqinzu: Anch'esso uno dei rioni distrutti dall'incendio; si notano
ancora i segni delle antiche abitazioni. Il toponimo significa " Il
vicinato"
Sa perda itta: "La pietra conficata". Giovanni Lilliu vi segnala la
presenza di un menhir di grosse dimensioni, ma fino ad ora, non si son
trovate tracce della sua riutilizzazione.
Su Nodu de S'Asqisorju: " Le rocce del tesoro". Essendovi in zona un
insediamento nuragico, non è improbabile vi si cercassero tesori.
Sa Untana de sos Pardes: "La fontana dei frati" ( sul monte San
Basilio). Secondo la tradizione orale, dovrebbe essere quello, il pozzo
dove fu gettato il corpo del ragazzo. La cosa sarebbe stata
praticamente impossibile: la fonte si trova dentro un anfratto e, il
bacile di raccolta delle acque ha un diametro massimo di 50 centimetri
e una profondità di 30. È molto più probabile che il nome faccia
riferimento all' antico cenobio dei monaci basiliani e ad un uso
terapeutico delle acque di gran lunga precedente.
Cultura
Pur essendo un paese povero, piccolo, arroccato sui monti, Ollolai è
stato centro di vivace attivita culturale.
Vi trascorse gli anni della giovinezza, presso la casa dell zio rettore
Nonnis, e vi rimase sempre legato, il pittore olzaese Carmelo Floris:
gli anziani lo ricordavano mentre, spesso in compagnia dell'amico
Giuseppe Biasi, disegnava su cartoni, seduto su una pietra presso la
chiesetta di Santa Susanna, scene di vita paesana.
Molti, i ritratti di donne ollolaesi, processioni, feste e scene di
vita familiare.
Tradizioni
Nella tradizione orale ollolaese, il patrono San Michele Arcangelo , è
visto come " Giove Pluvio": è lui che apre e chiude le porte del cielo!
La sua festa ricorre due volte l'anno: il 29 di settembre, con l'arrivo
delle prime piogge e lampi e tuoni non più pericolosi, e l' 8 di
maggio, con i temporali estivi e lampi e tuoni altamente dannosi. La
prioressa di San Michele, è quella principale. Di grande venerazione,
con relativa prioressa, gode la Madonna del Monte Gonare, della cui
festa, l'8 di settembre, si fanno carico, con alternanza annuale, il
paese di Sarule e quello di Orani.
San Basilio Magno, è festeggiato nella chiesetta sull'omonimo
monte, il 1° di settembre (qapidanni): primo giorno dell'anno, secondo
il calendario bizantino.
Legata ad antichi riti di alleanza e unione matrimoniale,
così come lo era il pellegrinaggio verso il Monte Gonare, è la festa
dell'Immacolata, l'8 dicembre. Durante la notte della
vigilia, i giovani annunciavano, accompagnati da " su quncordu", unioni
e fidanzamenti veri o presunti.
Legata a una visone cristiana del mito di Prometeo e al culto
di Esculapio, è la festa dedicata a Sant'Antonio abate, il 17 di
gennaio. La sera della vigilia, vengono benedetti il falò e
le arance a cui si dà grande potere taumaturgico.
Molto sentito, era il Carnevale con mascheras limpias,
intintos e bumbones, seguito dai riti della Quaresima e della Settimana
Santa culminanti con s' incontru della Pasqua con gli auspici
per la bella stagione.
Ormai scomparsa, con l'avvento dei trattori, è la festa per San Isidoro
con la processione dei carri trainati da gioghi di buoi inghirlandati
di rose e spighe.
In tutte le feste estive, dominano i cavalli, ad iniziare da quella per
San Giovanni Battista il 24 di giugno: prima del sorgere del sole, si
raccolgono erbe medicinali e antiparassitarie, si compiono riti
terapeutici e si traggono auspici per una buona stagione e un buon
matrimonio.
La festa di San Bartolomeo è oggi la più importante. Dura tre giorni,
dal 23 agosto, con i vespri in onore del Santo, e prosegue nei giorni
24, con la messa solenne, processione in costume e esibizioni equestri,
25 e 26, con altre manifestazioni civili. La festa viene organizzata
dai ragazzi della leva: coloro che nell'anno compiono 18 anni.
Letteratura
Chiesa di San Michele Arcangelo
Chiese
Nella piazza principale del paese, sistemata ai primi del 1900
incanalando il torrente Su Rivu Mannu che la attraversava, sorge la
parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo. In essa, oltre ad alcune
tavole del pittore Carmelo Floris, si trova nell'abside, sopra il coro
ligneo del 1600, il grande crocifisso dipinto dal noto pittore
ollolaese Franco Bussu.
La chiesa ebbe diversi rimaneggiamenti, la parte più antica è la
cappella dedicata a San Bartolomeo apostolo.
Nei pressi della piazza, sorgeva la chiesetta dedicata a Santa Susanna,
ora completamente demolita.
Al centro del nucleo più antico del paese, vi è la chiesa dedicata a
Sant'Antonio di Padova; ivi, per tradizione, si svolge la festa di
Sant'Antonio abate, con l'accensione del falò nella pizzola adiacente.
A qualche chilometro dal paese, verso valle, si trova la chiesa
dedicata a San Pietro apostolo ricostruita, negli anni settanta, dopo
la demolizione dell'antica chiesa romanica.
Sul monte omonimo, in una valle nascosta e ben proteta dagli ammassi
granitici delle cime circostanti, la chiesa dedicata a San Basilio
Magno, edificata dai monaci basiliani e utilizzata, dopo la loro
cacciata, dai francescani. L'annesso convento e "muristene"
(cumbersia), utilizzando nella costruzione conci di trachite
provenienti dalla chiesa, parrebbe d'epoca posteriore.
Accanto al cimitero, prima dei recenti ampliamenti, erano ancora
visibili le tracce della chiesa dedicata a Santa Vittoria. Alla voce
Ollolai del "Dizionario", Vittorio Angius, sbagliando, ne cita una
dedicata a Santo Stefano. Si tratta, in realtà, di quella dedicata a
San Sebastiano le cui rovine sono ancora visibili sull'omonima cima che
domina la vallata di Ottana.
L'errore deriva certamente dalla somiglianza del nome dei due Santi
nella parlata locale: " Istene" ( Stefano) e "Istianu" ( Sebastiano).
Sempre l'Angius, parla di una chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena,
che si trovava a circa un miglio dall'abitato, di cui gli ollolaesi non
conservano memoria.
Al centro del paese troviamo la chiesa dedicata a "San Antonio da
Padova"
A qualche chilometro dall'abitato di Ollolai, si trova la chiesa
dedicata a San Pietro
Acque e sorgenti
Il territorio è ricco d'acque e sorgenti. Entro l'abitato, la più
famosa e abbondante è quella di Gupunnio, conosciuta come " Sa Untana
Manna" e dottamente ribattezzata Regina Fontium.
Minore per portata d'acqua, è la fontana de Su Sapunadorju (il
lavatoio), detta Sa Untanedda (la fontanella)[2]. A qualche centinaio
di metri dall'abitato, vi è la fontana de Su Puthu, un tempo utilizzata
come abbeveratoio. Le acque sono tutte fresche e leggere, ma, ciascuno
degli ollolaesi, ha le proprie preferenze. Nella zona di Littu, vi sono
altre rinomate fonti.
Immagini dei fontanili di Ollolai
Itinerari
Volendo, si può scendere fino alla cima di Mareddu, o andare a perdersi
tra rocce e anfratti, alla ricerca di ultracentenari tassi.
Monte Santu Basili
Dall'abitato si percorre una strada in salita ma in buone condizioni,
costeggiata da lecci, roverelle, eriche, cisti e timi ed elicrisi
profumati. Proseguendo per l'antica strada si arriva alla piccola valle
nascosta, dove sorge la chiesetta bizantina dedicata a San Basilio
Magno e si intravvedono le rovine dell'antico convento. Tra i massi,
spuntano agrifogli e tassi ultracentenari.
Dalla valle, con una certa fatica, improvvisandosi capre, si sale a Sa
Punta Manna chiamata la "finestra della Sardegna" perché, dai suoi 1126
metri di altezza, è possibile spaziare lo sguardo, quando l'orizzonte è
terso, sia sul Mar Tirreno sia sul Mar di Sardegna. Molto più agevole,
l'ascesa a Su Nodu de S'As'isorju, che, anche se non appare, la supera
in altezza.
Da questi due balconi naturali, è possibile contemplare tutta la valle
del Tirso, i piani del Marghine con i monti omonimi, il Montiferru e il
Campidano superiore di Oristano. All'imbocco del sentiero che porta a
S' Asqisorju, a destra, si trova l'anfratto de 'Sa Onca Frabiqà,
utilizzata come riparo e come sepoltura, dal paleolitico al tardo
Medioevo. Lungo la vecchia strada, sempre a destra, Sa Untana de Sos
Pardes e i resti di un villaggio nuragico.
Gosqini
Paesaggisticamente eccezionale, di primo mattino, è la strada che,
attraverso Gosqini scende al lago Cuqinadorja. È il regno dei
corbezzoli, dei ginepri e di mille altre essenze odorose.
Palai
Una strada di buona percorribilità, porta a Palai. L'Angius, vi cita un
nuraghe, ma, ai nostri giorni, non se ne notano tracce evidenti.
Monte Sant'Istianu con le rovine dell'antica chiesa e un insediamento
nuragico. Dall'altura, si domina Olzai, la piana di Ottana e ci si può
divertire ad individuare quasi altri trenta paesi.
Paesaggi
I monti di San Basilio visti da Abini (Teti)
Personalità
* Franco Columbu, bodybuilder e attore
Amministrazione comunale
Sindaco: Efisio Arbau ("lista civica") dal 08/05/2005
Centralino del comune: 0784 51051
Posta elettronica: non_disponibile