Regione:
Sardegna Provincia:
stemma Nuoro
Coordinate:
40°18′0″N 8°39′0″E / 40.3, 8.65Coordinate: 40°18′0″N
8°39′0″E / 40.3, 8.65 Altitudine:
centro abitato 509 massima NUR. FIOROSU
m 710, min. S'Adde m 290. m s.l.m. Superficie:
58,30 km² Abitanti:
1.971 Densità:
33,81 ab./km² Comuni
contigui:
Macomer, Pozzomaggiore (SS), Sagama (OR), Scano di Montiferro
(OR), Semestene (SS), Suni (OR) CAP:
08018 Pref.
telefonico: 0785 Nome abitanti:
sindiesi
S
india è un comune di 1.971 abitanti della provincia di Nuoro, nella
antica regione della Planargia.
Storia
Il territorio sindiese fu abitato in modalità diffusa fin
dall'antichità, come dimostrano gli oltre 40 nuraghi presenti nel suo
territorio.
Anche in epoca romana, Sindia, ebbe una posizione di importanza
strategica: il suo territorio è attraversato da vari tratti di strade
romane secondarie (dette "diverticulae") nelle regioni di Sos Contones,
"Montecodes" e dai resti di due ponti romani sul "riu Carrabusu" e di
"Oinu". Tracce di ceramiche e sepolture furono rinvenute in tempi
passati presso i nuraghi Sa Mandra, Sant'Arvara, Corizanas.
L’odierno abitato di Sindia, nasce intorno alla chiesa medievale di San
Pietro, costruita dai frati cistercensi e dai servi che lavoravano
nella Grangia (azienda agricola, legata alla chiesa di Santa Maria di
Corte). Probabilmente esisteva già un piccolo nucleo abitativo,
composto da abitazioni denominate pinnettas (tradizionali abitazioni a
cono, coperte, costruite a secco da piccole lastre di pietra e usate
dai pastori) intorno al nuraghe Giambasile (situato in via Eleonora
all’interno del cortile di casa Virdis), intorno alle zona denominate
"Coa pira" e "Maraseche". A questo pre-esistente nucleo, intorno
all'anno 1150, si concentrarono ed unirono gli abitanti sparsi in
piccoli centri demici nelle località di Muristevene, Sa Mandra 'e Sa
Giua, Santu Deormitti (dove esisteva un santuario pre-esistente
all'attuale chiesa), Corizanas, Sant'Arvara, Campeda, Solomo, forse Sa
Cherina e di Nodos Lados, anche in "attrazione" alla Grangia (azienda
medievale cistercense), che si andava formando intorno alla chiesa di
San Pietro.
Il nome Sindia e’ attestato per la prima volta nel Condaghe di San
Nicola di Trullas (CSNT, scheda 274,nel XII secolo), viene citata anche
nel Liber o Libellus Iudicium Turritanorum (LJT, sec. XIII)), dove
viene raccontata la donazione dell'azienda curtense "curtis" di
Capuabbas ai monaci cistercensi da parte del giudice (iukike) o sovrano
di Torres, Gonnario II de Lacon. L'arrivo dei cistercensi a Sindia fu
conseguenza dell'incontro di Gonnario, al rientro da un pellegrinaggio
in Terra Santa con San Bernardo di Citeaux. Sindia è citata varie volte
da Pietro Sella nelle sue Rationes Decimarum Sardiniae e da Dionigi
Scano "Relazioni tra la Santa Sede e la Sardegna". Nell’età giudicale
Sindia fece sempre parte della Curatoria della Planaria, sia durante la
sua permanenza nel Giudicato di Torres, alla caduta di questo
giudicato, intorno al 1272, divenne parte dei possedimenti privati dei
Malaspina, nel 1308 venne perfezionato l’acquisto della Planargia e di
Bosa Nuova da parte di Mariano III e Andreotto de Bas, Giudici
d’Arborea.
Abbiamo la notizia (Tola, "Ultima pax Sardiniae") ed i nomi dei suoi
rappresentanti che il 9 gennaio 1388 si recarono presso la chiesa di
San Giovanni Battista
a Magomadas nella Corona (=assemblea) di Curatoria, per
firmare la pace tra il Regno d’Arborea (governato dalla reggente
Eleonora) e la Corona
d’Aragona (governata da Giovanni I il Cacciatore), pace che avrebbe
portato il 1 gennaio 1390 alla liberazione di Brancaleone Doria, marito
di Eleonora.
Nel 1416, l’ufficiale reale della Planargia di Bosa e Huguets de Serra,
Maiore del Porto, riferirono a Jeorgi Oliverii, incaricato del re
Ferdinando I di Aragona, di compilare un inventario dei beni e delle
rendite della Planargia che il villaggio di Sindia conta fuochi, pari a
abitanti. Dopo la caduta del Giudicato ed il passaggio al Regno di
Sardegna e Corsica; fu infeudata nel 1430 a Guglielmo Raimondo de
Moncada e nel 1453 la "villa" di Sindia ed il feudo vennero confiscati
dalla Corona. Nel 1469 Sindia, passò in possesso di Giovanni de
Villamarì, ma alla metà del secolo successivo ritornò alla Corona. Nel
1629 il re spagnolo vendette il feudo della Planargia al Antonio Brondo
a cui fu confiscato nel 1670. Nel 1698 fu Giuseppe Olives ad acquistare
il feudo e infine nel 1756 passò ad Antonio Ignazio Palliaccio, da
allora il Marchese della Planargia assunse anche il titolo di "Conte di
Sindia". Alla fine di questo secolo si schierò contro i feudatari (in
particolare le famiglie Delitala e Pinna) e Giommaria Angioy, protetto
dagli abitanti trascorse una notte nell’accampamento dei suoi
fedelissimi situato nelle località di Corte e nella località boschiva
di Matta Sindia. Nel 1839 anche il feudo della Planargia venne
riscattato e liberato dopo 500 anni dal fardello feudale. Con Regio
Decreto del 2 gennaio 1927 passò dalla provincia di Cagliari,
Circondario di Cuglieri alla nuova provincia di Nuoro. Nel 2004 ha
scelto di restare con la provincia nuorese, staccandosi dopo secoli
dalla Planargia che ha invece scelto il transito con quella di Oristano.
Monumenti e
luoghi di interesse
Nel territorio di Sindia, risultano da studi e citazioni i seguenti
nuraghi: Miali 1 e 2, Sos Bandidos, Utturos de Gannas, Tziu Andria, Su
Furrighesu, Stioccoro-Istioccoro-Su Ludrau, Corizanas, Tziu Mameli,
Serras, Nelu, Serrese, Sa Fenestra, Sa Cherina, Biancu, Bidu Margiani,
Codinatta, Su Annargiu, Mariotto, Nela, Sant'Alvara, Sos Benales,
Pizzinnu, Fiorosu, Sa Casina, Monte Codes, Giambasile, Moresa, S'Ena 'e
Solomo, Losa, Mura è 'Coga, 'Elighe, Giunturas, Mura 'Ena 1 e 2, Sa
Tanca 'e sos Salighes, Mandra 'e Puddredros, a cui si sommano tombe di
giganti (alcune come su furrighesu e solomo importanti) un pozzo sacro
e un dolmen. Quasi tutti questi monumenti sono in un pessimo stato di
conservazione.
Il paese conta attualmente le seguenti chiese: Nostra Signora
del Rosario (parrocchiale), San Giorgio, San Pietro, San Demetrio,
Santa Croce (inglobata asilo parrocchiale) ed i resti
dell'Abbazia Cistercense di N.S. di Corte o Cabuabbas.
Si hanno notizie di altre chiese ubicate nel territorio:
Monsignor Giuseppe Masia nella sua opera del 1982 ricorda quelle di
Santa Sofia e San Michele, Padre Vittorio Angius (1860 circa)
ricorda quelle di "Sas Recomandadas" e di "Sant'Arvara", Vittorio Pinna
(2002) cita quella di Santu Lianu (Sant'Eligio), ma in
realtà, secondo Mario Antioco Sanna era forse dedicata a San
Giuliano (2005), lo stesso Sanna ha ipotizzato l'esistenza di una
chiesa intitolata alla Nostra Signora D'Itria. Ipotesi che
sembrerebbe confermata da taluni documenti parrocchiali custoditi
dall'attuale parroco Monsignor Giovanni Niola.
Amministrazione
comunale
Sindaco: Francesco Scanu ("lista civica") dal 08/05/2005
Centralino del comune: 0785 41016
Posta elettronica: non_disponibile