Regione:
Sardegna Provincia:
stemma Nuoro Coordinate:
40°23′0″N 9°37′0″E / 40.38333,
9.61667Coordinate: 40°23′0″N 9°37′0″E / 40.38333, 9.61667 Altitudine:
35 m s.l.m. Superficie:
56,82 km² Abitanti:
2.471 31-10-2007 ( ISTAT ) Densità:
43,48 ab./km² Comuni
contigui:
Dorgali, Irgoli, Loculi, Lula, Onifai, Orosei CAP:
08020 Pref.
telefonico: 0784 Nome abitanti:
galtellinesi Santo patrono:
SS. Crocifisso Giorno festivo:
3 maggio
G
altellì (in sardo Garteddi) è un comune di 2.471 abitanti della
provincia di Nuoro.Fra le sue strade è ambientato il romanzo di Grazia
Deledda Canne al vento, nel quale appare con il nome di Galte. A pochi
passi dall'ex cattedrale di S.Pietro, infatti, è possibile visitare
ancora oggi quella che fu l'abitazione dove soggiornò l'autrice.
Galtellì conserva le tracce del suo glorioso passato in quanto essendo
sede di diocesi aveva un ruolo molto importante in tutto il territorio
dell'antico giudicato di Gallura e, in particolare, nel territorio
della Baronia. A Galtellì è possibile ammirare uno dei centri storici
più caratteristici e meglio conservati della Sardegna, nel quale si
possono ammirare numerose chiese quali la sopra citata cattedrale di
San Pietro che conserva all'interno un interessante ciclo di affreschi
romanici, la chiesa di Santa Maria delle Torri (attuale SS. Crocifisso)
dove è custodito un Crocefisso miracoloso (sudorazione sangue nel
1612), la Chiesa dell'Assunta (Sec. XVI) la chiesa di Santa Croce (Sec.
XV), molto importante a livello architettonico l'antica casa padronale
"Domo de Marras" attualmente adibita a Museo Etnografico, nella quale
sono allestiti i vari ambienti della vita e cultura agropastorale.
Galtellì è bagnata dal Cedrino e nell'inverno 2004 è stata oggetto di
un' inondazione causata dalle straordinarie precipitazioni del periodo.
Importante è ricordare che si trova alle pendici del monte Tuttavista,
che a sua volta lo separa dal mare ed offre agli abitanti la
possibilità di rifornirsi d'acqua potabile. In tempi non troppo recenti
era ricchissimo di selvaggina e quindi territorio di caccia anche per
paesi limitrofi. È attraversato da via Nazionale che data la struttura
urbanistica svolge efficacemente le funzioni di piazza. In essa è
infatti facile imbattersi in un bar oppure in un negozio. Anche qui
come del resto in molti paesi della Sardegna è molto sentita la
presenza di vari bar, che offrono facili spunti di aggregazione sociale.
Galtellì è passato recentemente alle cronache per aver deciso di
cancellare tutti i riferimenti a Casa Savoia, dopo le frasi ingiuriose
rivolte dal figlio dell'ultimo Re d'Italia al popolo sardo. Via Umberto
è stata rinominata via Karol Wojtyła e via Vittorio Emanuele via Beata
Vergine Assunta.
Amministrazione comunale
Sindaco: Renzo Soro ("lista civica Pro Garteddi") dal 17/06/2008
Centralino del comune: 0784 90095
Posta elettronica: comune.galtelli@tiscali.it
Le origini
Galtellì entra ufficialmente nella storia agli inizi del sec. XII,
quando viene nominato per la prima volta come sede di
Diocesi. Il suo
nome deriverebbe foneticamente da castellum, e in questo caso la
costruzione del borgo sarebbe contemporanea o immediatamente
successiva
alla edificazione, verso la fine del sec. XI, della rocca che dall’alto
dei suoi 175 m. di quota controllava la sottostante valle del
Cedrino,
transito obbligato da e verso il vicino mare di Orosei.
Il suo territorio risulta popolato ininterrottamente da epoca
preistorica, come ben testimoniamo alcune domus de janas (in
regione
Malicas, ormai inglobate nel centro urbano), i ben 19 nuraghi e alcune
tombe dei giganti.
La presenza romana
Se poco significativa è da ritenersi la penetrazione punica, ben
documentata risulta all’opposto la presenza romana di cui sono emerse
tracce in località Sa Turritta (da cui provengono numerose monete e una
lucerna africana con probabile simbologia paleocristiana) e nella
stessa area del centro abitato dove sono state scavate anche di recente
alcune tombe "alla cappuccina" provviste di un modesto corredo
funerario.
Medioevo
Nel Medioevo Galtellì, appartenente al Giudicato di Gallura, assolve un
ruolo di primo piano in quanto è capoluogo della Curatoria omonima (di
cui facevano parte una quindicina di centri, tra cui Dorgali e Orosei)
ed è sede vescovile, con giurisdizione ecclesiastica anche sui villaggi
della Curatoria di Montalbo e di quella di Bitti.
Il castello
Il castello, di cui si possono ammirare cospicui avanzi in regione
Pontes (Km. 8,3 della SS129), doveva essere considerato un punto
strategico di enorme importanza dal momento che più volte venne
ristrutturato e rinforzato nel quadro delle lotte che videro tra di
loro opposte le forze pisane, prima, e giudicali, poi contro la potenza
aragonese. Ceduto in feudo ai baroni Guiso nel 1449 (assieme a tutta la
Baronia di Galtellì y Encontrada de Orosey) da questi venne abitato
fino alla fine del Quattrocento.
Con l’abbandono iniziò il suo disfacimento; ancora nell’Ottocento erano
visibili due torri, adesso alcune strutture basali che consentono
comunque una completa ricostruzione planimetrica dalla quale emerge
un’opera militare di tutto rispetto. L’antica cattedrale, dedicata a
San Pietro, sorge attualmente nei pressi del cimitero, a sud- est del
paese. Recenti restauri vi hanno messo in luce un interessante ciclo
pittorico affrescato (cronologicamente ascrivibile agli anni compresi
tra la fine del sec. XII e gli inizi del XIII), riportate scene del
Vecchio e nuovo Testamento (tra cui Creazione, Diluvio Universale,
Annunciazione, Natività, Battesimo di Gesù).
La chiesetta
romanica
Per dare maggiore dignità alla sede vescovile, si intraprese la
costruzione di una nuova, grandiosa cattedrale a pianta basilicale a
tre navate, purtroppo mai portata a termine forse per mancanza di mezzi
finanziari; ne restano alcune strutture perimetrali interessanti, la
zona absidale e buona parte del muro della navata laterale sinistra.
Abbandonato questo ambizioso progetto, si ripiegò sul più modesto
ampliamento della primitiva chiesetta romanica a navata unica, cui fu
affiancato anche un proporzionato campanile cuspidato.
La soppressione della diocesi nel 1495 e la sua conseguente
aggregazione a quella di Cagliari segnò un lento ma inarrestabile
periodo di decadenza, accentuato anche dal quasi contemporaneo
trasferimento di residenza dei baroni Guiso da Galtellì a Orosei.
Se il castello e la cattedrale, come sedi rispettivamente del potere
politico e religioso, sono stati i due assi intorno a cui si è
alimentata la storia galtellinese delle origini, è anche vero che il
centro abitato si andò sviluppando intorno alla primitiva sede
giudicale (la curia regni), che era protetta da due torri (Turri
Nighella e Turri Alba) ed affiancata da una chiesetta denominata Santa
Maria delle Torri.
La tradizione è stata sempre concorde nel riconoscere in questa chiesa
l’attuale parrocchia del Santissimo Crocifisso, il cui titolo gli
derivò dalla presenza, fin dall’ultimo Trecento, di una bella immagine
lignea ritenuta miracolosa.
Recenti restauri in questa chiesa hanno messo in luce una struttura
primitiva, conservata in tutte le parti, salvo in quelle abbattute
(probabilmente nel corso del Cinquecento) per l’ampliamento del tempio,
diventato nel frattempo meta dei pellegrinaggi da tutta la Sardegna; in
seguito alla sudorazione miracolosa di sangue dal Crocifisso, avvenuta
nel 1612, il culto si accentuò ulteriormente.
Il convento dei Mercedari
La fondazione di un convento di Mercedari nel 1611, l’istituzione di
due confraternite, l’erezione e la manutenzione di numerose chiese
filiali e rurali stanno a testimoniare la profonda pietà popolare della
gente galtellinese, che ha saputo conservare fino ad oggi questo
prezioso patrimonio.