Regione:
Sardegna Provincia:
stemma Nuoro Coordinate:
40°38′0″N 9°43′0″E / 40.63333,
9.71667Coordinate: 40°38′0″N 9°43′0″E / 40.63333, 9.71667 Altitudine:
37 m s.l.m. Superficie:
33,52 km² Abitanti:
2.394 Densità:
71,42 ab./km² Frazioni:
Montelongu, San Giovanni di Posada, Sas
Murtas Comuni
contigui:
Budoni (OT), Siniscola, Torpè
CAP: 08020 Pref.
telefonico:
0784 Nome
abitanti:
posadini Santo patrono:
Sant'Antonio Giorno
festivo: 17
gennaio
Posada (in sardo Pasada) è un comune di 2.394 abitanti della provincia
di Nuoro ed il capoluogo storico della omonima Baronia.
Storia
Primordi
P
osada è uno dei centri abitati sardi più antichi in assoluto. La
scoperta (negli anni '70) di una necropoli etrusco-nuragica in pieno
attuale abitato, unitamente al ritrovamento di suppellettili di pari
epoche, testimonia la presenza dell'uomo sin da tempi assai remoti.
Teorie non suffragate da riscontri oggettivi, ma comunque di interesse
per la comunità scientifica (che intanto ne discute), vorrebbero che a
Posada sia sbarcato il primo contingente di Shardana ("popolo del
mare") proveniente dalla Lidia (Asia Minore): ciò è parte della teoria
che vorrebbe appunto che la Sardegna sia stata colonizzata da un popolo
del Medio Oriente, e che suggerisce che tal popolo fosse quello degli
Shardana, da cui avrebbero avuto origine i Tirreni (e poi gli
Etruschi), aggiungendo che il primo sbarco sia avvenuto nell'isola, per
poi prolungarsi alla Toscana. Alcuni reperti di ossidiana (il cui
commercio rese la Sardegna immediatamente potente nel Mediterraneo
all'incirca nel IV millennio a.C.) conforterebbero tali ipotesi.
Di fatto Posada fu poi un centro nuragico ed un centro etrusco, forse
anzi il punto di congiunzione di queste due civiltà, i cui contatti
potrebbero essersi sviluppati
nel punto di passaggio di Feronia.
Vista da Posada
Feronia
Feronia è il nome che nelle prime carte nautiche si reperisce per aree
riferibili a quelle di Posada, e qualche documento altresì indica
l'esistenza di un centro abitato con questo nome. Oggi però, il luogo è
scomparso e solo delle teorizzazioni mirano ad identificarne il sito
con l'area attualmente detta di Santa Caterina.
Feronia, in realtà, è anche il nome di una dea etrusca, il cui culto si
celebrava a Fiano Romano (poco a nord di Roma), ed a Terracina, nel Sud
pontino. Era una
dea della fertilità, delle acque, del commercio e di molte altre
importanti competenze, e si è provato a verificare se i toponimi,
presumibilmente estesisi da templi o comunque da centri dedicati alla
dea, potessero riflettere elementi di comunanza fra la nostra e le
dette località.
L'elemento comune principale pare individuarsi nella posizione di
passaggio, con presenza di un foro mercantile, a relativamente poca
distanza dall'acqua (il fiume Tevere per Fiano); in effetti, i tré siti
erano importanti mercati di scambio navale-terrestre, erano tutti tappa
intermedia, diciamo distributiva, per le zone di retroterra, e la dea
appunto dava patrocinio sul commercio, oltre che sulla fertilità dei
suoli (dettaglio importante per la Sardegna, produttrice di grano).
In tema di etimologia toponomastica, si è anche formulata l'ipotesi
latineggiante (coordinata con quella per il toponimo di Oniferi) per la
quale invece il nome verrebbe da qualche forma del verbo "portare"
(fero, fers) seguita da "omnia", a indicare il luogo ove "tutto si
porta" (sottintendendone la connotazione di mercato - riferimento
effettivamente valido anche per Oniferi). Per questa teoria perciò il
medesimo nome etrusco non sarebbe che una coincidenza. Va detto però
che questa tesi gode di poco seguito.
Nemmeno la sopravvenienza dei Romani dovette esser cagione della
scomparsa del sito, poiché le carte nautiche che lo richiamano sono di
molto successive al loro arrivo.
Età Romana
L'arrivo dei Romani risale a data non certa, ma probabilmente non
anteriore al III secolo a.C.
L'arrivo dei Romani segna la creazione (o, assai più probabilmente,
l'ampliamento) del Portus Liquidonis (o Portus Luguidonis) che aveva
ubicazione in località San Giovanni, nella cala a fianco alla torre
aragonese.
È interessante notare che Posada era al tempo un vivace centro di
scambio con i mercati dell'interno, fungendo da tappa intermedia con
Olbia; ad Olbia infatti giungeva il naviglio di grosso tonnellaggio
proveniente da Ostia e dagli altri porti tirrenici, e da Olbia
proseguiva con natanti più agili per il Portus Liquidonis, dove sarebbe
stato sbarcato per proseguire via terra verso il Nuorese lungo le valli
che costeggiano il Monte Albo. Il percorso nautico era estremamente
periglioso, data la conformazione delle coste, rocciose, con
innumerevoli scogli affioranti e sferzate da un tremendo vento di
Maestrale o di Scirocco; i Romani, pertanto, prevedevano
realisticamente, e conseguentemente già calcolavano, una perdita di un
terzo del naviglio viaggiante fra queste due destinazioni, che in
realtà distano fra loro circa una trentina di miglia nautiche.
Nelle acque del Golfo di Posada, pescatori della metà del
Novecento hanno riferito di numerosi ritrovamenti di opere marmoree e
bronzee, statue ed altri lavori presumbilmente destinati
all'arredamento di dimore di rappresentanti dell'Urbe. Tali reperti,
nella non consapevolezza del loro potenziale valore, venivano
semplicemente spostati in zone non navigabili o verso il mare
aperto, essendo la loro esigenza primaria quella di salvaguardare le
reti.
Con i Romani comincia a diffondersi il nuovo nome di
"Pausata" (poi confluito nello spagnolesco attuale), anche nelle
varianti "Possata", "Pasada" (come attualmente in sardo),
"Passata" (latino volgare). Nel nome, il destino di un luogo di sosta,
tappa di viaggio, stazione di cambio cavalli, nodo di scambio fra
trasporto terrestre e marittimo.
Luogo di frontiera, dunque, fra terra e mare, ma anche fra
"terre" e "terre".
Il periodo
giudicale
L'età dei Giudicati sardi, che va dal IX secolo al XIV, vide Posada
quasi costantemente in una difficile situazione di terra di confine, al
limite meridionale del Giudicato di Gallura (di cui era una curatoria)
ed a quello superiore del Giudicato di Arborea.
A ciò si devono dunque la costruzione del Castello della Fava (XII
secolo), più tardi definito "multis proeliis clarum", e la
fortificazione dell'abitato con più cinte murarie, delle quali oggi ne
sopravvive la più alta. Conquistato e riperso più e più volte, con
alterne occupazioni il castello fu sede di residenza dei Giudici
Galluresi e, dall'altro versante, della stessa Eleonora d'Arborea, pur
non essendo un presidio militarmente ben difendibile (a paragone di
altri castelli al tempo disponibili) e quindi "sicuro"; su questo punto
molti studiosi convengono che potesse realmente trattarsi di una sorta
di residenza turistica ante litteram.
La virulenza della malaria, favorita dalla rilevanza delle superfici a
stagno, causò uno spopolamento del paese intorno al 1345, derivandone
sì un calo della produzione, ma non delle tasse pretese dalla Corona
d'Aragona, tanto che, più per l'oppressione fiscale che per timori
sanitari, le zone furono quasi completamente abbandonate.
Poco dopo Posada fu nuovamente di Arborea, e tale si ristette sino al
definitivo declino dell'indipendenza autoctona.
La Baronia
Caduta nel 1410 Arborea, l'ultimo Giudicato sardo, Posada sarebbe ben
presto stata infeudata dalla Casa di Aragona ai Carroz, conti di Mandas
e Terranova (1431), anche formalmente elevata al rango di Baronia (lo
era già, almento territorialmente, da circa un secolo) ed organizzata
come capoluogo di quel raggruppamento di villaggi che naturalmente vi
si sarebbero riferiti: Torpè, Siniscola, Lodè.
Dopo esser stata teatro del primo sequestro di persona a scopo di
estorsione della storia di Sardegna (1477), la Baronia, ora territorio
periferico di un distante regno non isolano, fu oggetto di intense
attività predonesche da parte dei pirati saraceni (spesso tunisini ed
algerini) e di quelli lanzichenecchi e barbari; parallelamente, un
banditismo interno di grassazione (di cui non di rado erano parte preti
sbandati) teneva costantemente sotto minaccia le popolazioni.
I Baroni che vi si successero non ebbero mai molta cura del feudo,
tanto che nel 1623, a seguito di una delle innumerevoli sanguinose
predazioni, il Consiglio del Real Patrimonio d'Aragona in pratica
sequestrò il feudo al legittimo titolare (Michele Portugues, il quale
non vi aveva organizzato alcun sistema difensivo, cagionandone così la
vulnerabilità) e lo costrinse a procedimenti giudiziari di riscatto che
poi lo condussero alla perdita fallimentare della proprietà e del
titolo.
Il banditismo, si diceva, condizionò le attività produttive locali, col
risultato di impoverire le comunità al punto da registrarsi una
tristemente celebre carestia
nel 1681; in intuibile conseguenza, il Seicento fu quindi anche il
secolo della peste, che - sovrapponendosi alla "tradizionale" malaria -
decimò la popolazione (Torpé fu addirittura annientata) e rinfoltì a
sua volta le file delle orde banditesche.
Trascorso il Settecento quasi esclusivamente nella duplice funzione di
pagatrice di tasse e di fornitrice di truppe per eserciti esterni, la
Baronia di Posada sarebbe poi stata l'ultimo feudo ad essere riscattato
dai Savoia, intorno al 1860, l'ultimo ostacolo alla composizione del
Regno d'Italia.
Il Novecento
Posada vista dalla foce dell'omonimo fiume. Sullo sfondo il Monte Albo.
Il passaggio allo stato nazionale fu vissuto a Posada senza grandi
entusiasmi ed in mancanza di gravi danni. La nuova amministrazione di
stampo piemontese prese piede in luogo della scomposta precedente
organizzazione feudale, imponendo un sistema che da tutta l'isola fu
vissuto come esterno e che anche colà tardò ad essere definitivamente
accettato.
Come altrove, anche qui fu soprattutto la trasformazione del sistema
delle proprietà terriere (imposto già dal 1820 col noto "editto delle
chiudende") a creare malcontenti e disordini di lento riassorbimento.
Così la necessità di un riordino catastale (tuttora non compiuto per
gli assetti potestativi). La successione delle modificazioni, la
burocratizzazione dello stato, non ebbero pronto adempimento intorno a
Posada, ed anche sotto il regime fascista vi fu una continuità del solo
caos amministrativo.
La progressiva cessione di territori ai nascenti comuni di San Teodoro
e di Budoni ha nel tempo privato Posada di terreni poi rivelatisi
strategici sotto un profilo economico, per l'avveniente fenomeno
turistico, sebbene del resto non potesse gestirli ed anzi non vi
mostrasse interesse alcuno. Il detto disordine catastale ha fatto sì
peraltro che il comune di San Teodoro, oggi non più direttamente
confinante, tuttora possieda delle misteriose quanto inutilizzabili
enclaves nelle zone meridionali del comune di Posada.
Va però detto che i paesi di Budoni e San Teodoro, per cultura e
variante linguistica (del sardo), sono a tutti gli effetti terre di
Gallura, in poca comunanza di mentalità con i Baroniesi malgrado
l'irrisoria distanza; le cessioni ai costituendi municipi non fecero
dunque che rendere equa ragione di queste differenze.
Povera più che prima sotto la seconda guerra mondiale, Posada fu
parzialmente bonificata nel dopoguerra nel quadro del piano Marshall, e
successivamente (ma non conseguentemente) si riavviò qualche timido
processo produttivo agricolturale, sebbene le opportunità offerte dal
territorio (particolarmente fertile grazie anche alla sua origine
alluvionale) siano tuttora sottoutilizzate.
Nonostante la realizzazione di uno sbarramento sul Rio Posada
(diga di Maccheronis), Posada ebbe sempre a soffrire gravemente (sino a
tempi recentissimi) di crisi idrica, fattore di rallentamento
della produzione agricola ma anche del pur straripante successo
turistico. Pur in assenza di servizi, e nella consapevolezza
dell'impossibilità di fornirne, in tema di turismo fu ideata
la lottizzazione del territorio rivierasco di "Paule 'e mare" (oggi San
Giovanni), oggetto di un rimboschimento a pineta iniziato
negli anni '60 e di una partizione urbanistica (poi non rispettata
appieno in termini di indici) che avrebbe preso corpo durante gli
anni '70 del noto abusivismo edilizio. Il centro, sede di uno
storico quanto rinomato stabilimento balneare della Polizia, superò
comunque la fase edificatoria e sopperì in modi spontanei
alla carenza di servizi, ed è oggi un'ottima destinazione di
villeggiatura.
Agli ultimi decenni vanno ascritte le ormai numerose
iniziative di recupero del pregiato centro storico di Posada, tuttora
ben rappresentativo dell'originario borgo medievale.
I villaggi scomparsi
Oltre alla detta Feronia, si ha traccia documentale della presenza, in
vicinanza di Posada, di altri centri abitati oggi irritrovabili. Si
tratta di comunità della cui esistenza sappiamo grazie alle
registrazioni del "Liber Fondachi", sorta di registro delle entrate
fiscali, in cui si evince che sino al Trecento inoltrato si percepivano
tributi dai villaggi Arischion, Sollai, Loquilla, Stelaya, e da altri
luoghi i cui nomi non sono rilevati con omogenea definizione.
Sulla effettiva ubicazione di tali siti vi sono solo delle ipotesi, o
meglio delle congetture, mancanti però di riscontri validi. Per
esempio, si dice che Sollai sorgesse vicino alla frazione di Sas
murtas, ma non sono mai stati fatti degli scavi per verificarne la
notizia.
Va registrato che, seppure sia riconosciuto l'eventuale potenziale
valore di un approfondimento sugli argomenti, precipuamente al fine di
determinare con maggior precisione e dettaglio quali e quante civiltà
si siano succedute nel territorio (e quando), l'interesse degli
studiosi e delle Autorità segue andamenti ondivaghi, talora suggerendo
nuove campagne di studio, tal'altra "insabbiando" operazioni di scavo
pronte per partire, non potendosi peraltro escludere influenze di
interessi terrieri, a partire dai lavori per la realizzazione della
superstrada Olbia-Nuoro, ovviamente contrastanti con le attività
archeologiche.
Ambiente
La valle di Posada, in pratica creatasi per sedimentazione alluvionale
alle foci del Rio Posada, contiene numerosi spunti di interesse
naturalistico.
Se già la peculiare conformazione geologica manteneva una certa
difficoltà di accesso alle terre scoperte, il dislocamento di numerosi
stagni ed impaludamenti, flemme dei vari tronconi del fiume, ha
certamente avuto un suo ruolo di fondamentale importanza nella
preservazione di endemismi e rarità botaniche e faunistiche, avendo di
fatto tenuto a bada i fisiologici processi di antropizzazione.
Anche la disinfezione antimalarica del dopoguerra effettuata dalla
Fondazione Rockefeller in esecuzione del noto piano Marshall, non ha
lasciato tracce evidenti del suo passaggio, non essendosi reperiti
residui contaminanti (DDT) ad una verifica esperita pochi anni addietro.
Così oggi è tuttora possibile praticare osservazione naturalistica, a
volte senza nemmeno abbandonare le strade asfaltate, di sicuro
interesse e pregio. Dalla tartaruga d'acqua dolce al cavaliere
d'Italia, le zone offrono diversi scenari faunistici alquanto
singolari, essendo quelli entomologici, ornitologici e botanici
tutt'affatto unici.
Anche il mare, sebbene ormai deprivato di pesce dalla pesca a
strascico, resta suggestivamente incontaminato, sia a causa delle
dimensioni delle spiagge che comunque non corre rischi di affollamento
(il Golfo di Posada si estende, dalla punta di Orvile a Santa Lucia di
Siniscola, per circa 20 km), sia per il rapporto fra la lunghezza delle
spiagge ed il fronte di retroterra direttamente sfruttabile (cioe' le
zone non umide).
Come nel resto della Sardegna, attualmente sono in corso programmi di
edificazione di massiccia portata, che taluni intendono come un
pericolo per
l'ambiente in quanto riguardanti aree oramai prossime ai
bordi delle zone umide. Questa tendenza, che peraltro non ha un
concreto fondamento economico, giacché le volumetrie disponibili sono
già ben superiori alla domanda anche turistica di alloggio, ha
pressoché definitivamente avvicendato i precedenti
progetti di realizzazione di un parco fluviale protetto (anni
'90).
Arte
Negli ultimi decenni si sono moltiplicate a Posada le iniziative
culturali, principalmente volte al recupero di valori di valenza
regionale.
Nella letteratura sarda, Posada è sede dell'omonimo famosissimo premio
di Poesia. La selezione riguarda opere in lingua sarda, rimate o meno,
raggruppate per diverse sezioni.
Nella musica, il "Posada Jazz Project" è stato un riuscitissimo
esperimento di promozione di questo genere, consistente nella selezione
di giovani talenti jazzistici da premiare con la copertura delle spese
di produzione dei rispettivi primi dischi. Dopo diverse edizioni, tutte
di successo, e per motivi non noti, la manifestazione è stata soppressa
intorno al 1995.
Turismo
L'offerta turistica di Posada si compone principalmente di affittanza
stagionale in case di civile abitazione, essendovi poche strutture
ricettive. Le località di alloggio sono il centro storico di Posada, le
zone periferiche di Posada e la frazione di San Giovanni (sul mare).
Oltre alle spiagge di San Giovanni, di Su Tiriarzu e di Orvile, sono
oggetto di visita i percorsi fluviali, il lago di Maccheronis, il
centro storico, le campagne di Sas Murtas.
Il vasto porto de La caletta (ca. 1000 posti barca), co-gestito insieme
al comune di Siniscola col quale Posada condivide la competenza
territoriale, è attualmente in corso di adeguamento per la messa in
opera di strutture e servizi per diportisti.
Tra le diverse sagre la principale festeggia la Madonna del soccorso,
che cade in data variabile la prima domenica dopo Pasqua.
Inoltre a Posada si festeggia il patrono, S. Antonio Abate il 17/01,
con una festa in piazza dove si da fuoco ad un unico immenso cumulo di
cisto (sardo: "mudregu"), raccolto dalla popolazione nei giorni
immediatamente precedenti. Il caratteristico rituale prevede 3 giri
intorno al falò in processione. In seguito si distribuiscono dei dolci
tipici, quali "sos cogoneddos" e "s'aranzada", benedetti durante la
cerimonia eclesiastica e rigorosamente fatti a mano dalle signore di
Posada. Oltre a questo un piccolo comitato è incaricato di organizzare
un "rinfresco" con panini con salsiccia arrosto e vino.
La leggenda
del Castello della Fava
Si racconta che intorno al 1300 una flotta di Saraceni sbarcò sulle
coste di Posada. I Turchi (o Saraceni), considerata l'ostile
conformazione del territorio, si resero conto che sarebbero riusciti a
completare l'assedio solamente nel caso in cui la popolazione fosse
ridotta alla fame, ovviamente loro non potevano sapere che la gente si
trovava veramente in quella situazione, e si accamparono nella spiaggia
in attesa di sviluppi. Quando il Giudicato di Gallura, una delle cui
sedi era proprio nella torre, vennero informati dell'assedio, al
Castello scoppiò il panico, Posada non sarebbe mai riuscita a sostenere
un qualche combattimento. Durante l'ennesima riunione dei Giudici,
qualcuno ebbe un'idea, che si rivelò poi quella giusta: fecero mangiare
ad un piccione un pugno di fave, le ultime rimaste, lo ferirono
leggermente e lo fecero volare in direzione degli accampamenti nemici.
Il piccione non resse il volo e cadde proprio nelle tende degli arabi,
i quali, incuriositi dallo strano gonfiore del ventre del volatile, lo
aprirono e vi trovarono le fave. Dedussero allora che, se la
popolazione aveva così tanto cibo da poterne dare una enorme quantità a
un animale, non c'era alcuna possibilità di concludere l'assedio; i
Saraceni lasciarono le coste e a Posada fu festa per giorni e giorni...
Amministrazione
comunale
Sindaco: Roberto Francesco Tola (lista civica) dal 10/05/2005
Centralino del comune: 0784 870500
Posta elettronica: info@comune.posada.nu.it