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Fonni
Scritto da MARALB   
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Fonni




FONNI


panorama fonni




F
onni (in sardo Onne o Fonne) è un comune italiano della provincia di Nuoro nella antica regione della Barbagia di Ollolai del quale rappresenta il centro più importante. Adagiato sulle pendici settentrionali del Gennargentu a 1000 metri s.l.m. è il paese più alto della Sardegna. È noto in tutta l'isola come centro di turismo invernale essendo dotato degli unici impianti sciistici di risalita sardi situati sul Bruncu Spina e ai piedi del Monte Spada.


Amministrazione comunale 

Sindaco: Antonino Coinu ("lista civica") dal 30/05/2006ഀ
Centralino del comune: 0784 59131
Posta elettronica: comunedifonni@tiscali.it


Cenni Storici

Dalla dominazione romana al medioevo

Il nome Fonni deriva probabilmente dal latino fons che significa fontana o anche dio delle fonti. Il paese infatti conta numerose fontane sorgive. Nel 238 a.C. le legioni Romane sbarcarono in Sardegna. I Romani erano attratti dalle produzioni cerealicola e mineraria ed inoltre l'Isola era l'ideale per costituire una base militare marittima posta al centro del Mediterraneo. Inizialmente insediati lungo le coste occuparono in seguito le pianure. Ricostituirono il latifondo e tolsero alle popolazioni montanare quello spazio vitale indispensabile per la loro sopravvivenza, rendendoseli nemici mortali.
madonna dei martiri fonni
Panorama di fine Ottocento Da qui le prime scorrerie e le prime lotte contro l'invasore latino. Nel 231 a.C. Pomponio Matone, console romano, impiegò per snidare i Pelliti dai loro rifugi cani particolarmente addestrati nella caccia all'uomo. Da qui deriverebbero i mastini fonnesi, razza di cani usati nell'Ottocento dai banditi barbaricini anche nelle bardane. La colonizzazione romana si radicalizzò anche nella Barbagia, seppur tardivamente, per oltre sette secoli: i Sardi assorbirono la lingua latina facendone la base delle parlate attuali. La penetrazione romana nel territorio di Fonni è attestata anche da una mansio, a un chilometro dal paese, nonché dalla strada romana Kalaris-Ulbia che attraversa gran parte della Barbagia di Ollolai. Le invasioni continuarono con i Vandali che occuparono l'Isola nel decennio fra il 456-466 e vi rimasero per circa ottant'anni. Probabilmente distrussero la mansio di Sorabile con l'aiuto dei barbaricini, momentaneamente alleati dei "nuovi padroni". La mansio fu data alle fiamme ad ancora oggi si riscontrano sui mattoni e sulle pietre che costituiscono la struttura i segni del vasto incendio. Ad ogni modo nessun giovamento venne da questa distruzione: la promessa di un compenso da parte dei Vandali rimase disattesa. Dopo la dominazione vandalica seguì quella bizantina. Questa non sembra aver avuto influenze in questa zona, almeno dal punto di vista militare e politico. Tuttavia la chiesa di rito greco pose radici anche nelle zone interne, così come dimostrano alcuni toponimi fonnesi: Sos grecos, Logotza, Canio, S'erimu. Proprio a S'Erimu, secondo la tradizione, esisteva un convento di monaci greci.
Dominazione Aragonese-Spagnola

Aragonesi e Spagnoli dominarono nell'Isola per quattro secoli ossia dal 1492 fino al 1714. Fonni ai primi del 1600 faceva parte del ducato di Mandas. La presenza dei nuovi dominatori si manifestò inoltre con la costruzione del carcere e con l'ufficio di "colletteria" per esazione dei tributi fiscali. Nobili, preti, frati parlavano e scrivevano lo spagnolo, i notai stipulavano gli atti esclusivamente in quella lingua; tutti i libri di amministrazione delle chiese di Fonni e dei priorati vennero redatti fino ai primi dell'Ottocento in lingua iberica, nonostante i Piemontesi avessero introdotto l'italiano quale lingua ufficiale in Sardegna fin dal 1764.ഀ

Termini spagnoli e catalani si possono individuare ancora oggi nel lessico fonnese: galanu (elegante), ermosura   (bellezza), losa (tomba), ventana (finestra), noida  (conosciuta), cofa (cesta), sartaina (padella), vardellinu (gonna) , gana (voglia) ecc. I francescani di Fonni erano considerati "sovversivi" dai nuovi dominatori perché nell'arco di oltre un secolo avevano realizzato nel convento un centro culturale dove si insegnava grammatica, teologia, latino, spagnolo.
Periodo Sabaudo

La dominazione sabauda ebbe inizio nel 1720 e perdurerà fino al risultato del referendum "Repubblica-Monarchia" del 1948. L'italiano, introdotto ufficialmente nel 1764, stentò a penetrare nell'interno. Il primo atto notarile in lingua italiana rintracciato a Fonni è del 1804.Via Sechi - Rione Logotza Il governo sabaudo intraprese una campagna contro analfabetismo istituendo con una legge del 1859 la scuola elementare in tutti i comuni dell'Isola. Nella seconda metà dell' Ottocento si accrebbe l'imposizione fiscale, aumentò la disoccupazione, si intensificò il sistema poliziesco e venne meno l'istruzione. Il Monte Novu (3621 ettari) è stato luogo di controversie durante due secoli e mezzo fra pastori dei comuni confinanti (Fonni, Villagrande, Villanova Strisaili). La lite ebbe termine quando il Re di Sardegna Vittorio Emanuele I concesse al comune di Fonni, in enfiteusi perpetua, il salto conteso, già proprietà di Villagrande (1811). Durante quel periodo, e fino al ventennio fascista, i prinzipales, eredi delle famiglie avvantaggiate dal riformismo piemontese, detenevano in  Fonni il potere politico, economico e culturale. Il primo potestà a reggere l'amministrazione comunale di Fonni fu Antonio Maccarone (19261927), seguito da Guglielmo Bulla (1927-1928) e da Ettore Tola (1928-1929). Questi non erano fonnesi (probabilmente c'era poco affidamento nel designare uomini del posto) e soltanto dopo la caduta del fascismo un fonnese, Don Carlo Meloni, assunse l'incarico di commissario prefettizio.

La nascita di Fonni

Il paese come lo conosciamo oggi nacque con tutta probabilità intorno alla fine del primo millennio ed il tessuto urbanistico ebbe origine attorno alla chiesa gotica di San Giovanni Rione PupuaiBattista, patrono attuale. Dal Seicento in poi un altro nucleo di abitanti si stabilì attorno al convento francescano di Santa Maria dei Martiri. Le case, piccole e modeste erano ad un solo piano, addossate le une alle altre, con tetti di isciandula alla romana. Avevano un solo ingresso e poche finestre con camere intercomunicanti tutte in funzione di sa cu'ina (la cucina). Erano le abitazioni dei contadini e dei pastori. Sos meres (i ricchi) abitavano invece in case di maggiori dimensioni, talvolta a due piani con scale interne di legno. Le case dei nobili e della piccola borghesia locale erano di norma costruite a due piani con balconi all'esterno e scale interne in granito, con camere e cucina

 intonacate e pianellate e con soffitti talvolta dipinti.       bruncu spina

Il Settecento

Agli inizi del Settecento maestranze qualificate venute dalla Lombardia diedero un impulso qualitativo per un diverso modo di costruire: edificarono la Basilica dei Martiri con uno stile spagnoleggiante-barocco che presto venne imitato dalla borghesia e da sos meres per l'ammodernamento delle loro dimore e in particolare per le rifiniture esterne. Questa situazione urbanistica andò avanti fino ai primi anni del secolo scorso.

Il Novecento

Panorama di Fonni 1920Nella prima metà del Novecento venne intrapreso un nuovo riassetto urbanistico dovuto soprattutto ai bisogni abitativi delle famiglie pastorali: nuove case vengono costruite accanto a quelle vecchie. Nell'ultimo trentennio avvengono i maggiori sconvolgimenti dell'antico tessuto urbano. Nuovi quartieri, case, strade, con conseguenti sventramenti e nuovo cemento, intaccano rovinosamente anche il centro storico. Le abitazioni più tradizionali risultano basse, con la cucina al piano terra. Alla casa si accede attraverso sa logia (l'andito), che porta poi alla cucina e ad una camera da letto, usata anche come ripostiglio (sa domo le ‘ara); un'altra stanza, s'apossentu, e su ma‘assinu (il magazzeno) completano più o meno la struttura delle antiche case. Sa logia talvolta era un piccolo andito, altre volte un locale più ampio dove stazionava il telaio femminile e altri arnesi. Qui si riponevano nelle ma‘erinas (nicchie) i recipienti d'acqua potabile e vi si poteva alloggiare sa mannalita (la capra domestica). Nella domo le 'ara, luogo di riguardo, dormivano i genitori, si riponevano i beni della famiglia (alimenti, corredo); si svolgevano i riti della vita familiare.

Il rione su Piggiu costituisce probabilmente il nucleo più antico di insediamento, sia perché si concentra intorno alla chiesa di San Giovanni Battista, la più antica parrocchia di Fonni, sia perché caratterizzato da un tessuto urbanistico frammentato e irregolare, risultato delle numerose divisioni ereditarie. Il rione comprende la zona che si sviluppa tra Canio e Logotza da una parte, e Pupuai e Ghinio dall'altra, gli altri rioni principali del paese.

Il rione Canio si sviluppa a ud dell'abitato ed è nel luogo più alto, traendo origine dalla naturale espansione de su Piggiu successivamente alla costruzione della chiesa di San Giovanni Battista. Si suppone infatti che dopo la distruzione di Sorabile ad opera dei vandali, alcune tribù siano state spinte verso siti più sicuri e si siano insediate nell'area circostante la chiesa di San Giovanni, dando origine al primo nucleo abitativo di Fonni.

Il rione Pupuai si estende invece verso nord-ovest dell'abitato, ed è la parte più bassa del Piazza Italia 1955paese. Si è sviluppato a cavallo della via San Cristoforo e in esso vi erano numerose fontane, tra cui sa untanedda de intinge peddes (la fontanella per tingere le pelli) e sa funtana 'e sa oncia (sempre per la concia della pelli). Questo quartiere era anche molto ricco di orti che, in seguito, sono stati sostituiti dalle abitazioni. La proprietà dei terreni era molto frammentata in quanto erano poche le famiglie proprietarie di vasti lotti. Anticamente a Puppuai vi erano "sas argiolas", spazi di terreno in cui veniva portato il grano in covoni per essere trebbiato. Ancora oggi, in questa zona, si svolge, per la festa del patrono, "sa arrela 'e vrores", una competizione equestre accompagnata dalle emozionanti pariglie.

Il rione Ghinio, sviluppatosi dopo il 1850 (e in particolare tra il 1850 ed il 1875), ha tratto origine dal nucleo antico Tarunele. La tradizione locale narra che quando gli abitanti del villaggio di Pira e Onne, posto in territorio del marchesato di Quirra nell'altopiano di Villanova Strisaili, scampati alla peste nel 1528, si rifuggiarono nel territorio di Fonni, i fonnesi li segregarono nella zona di Tarunele-Pupuai, allora disabitata. A questo primo nucleo si aggiungeranno in seguito altre migrazioni.ഀ
fonni
 Infine il rione Logotza, sviluppatosi tra il XVI secolo ed il XVII secolo, comprende la zona ad ovest del paese. Sorse attorno al convento francescano e alla basilica dei Martiri ed  era abitato inizialmente dai ricchi proprietari terrieri.


 




Manifestazioni Popolari


Nelle tradizioni fonnesi,  nel suo modo di celebrare la religione e le sue icone, si riflette un passato millenario, una tradizione del sacro che diventa  un'esperienza turistica unica. Le manifestazioni che animano Fonni, derivano da una cultura autoctona in cui la tradizione pastorale, madre natura  che crea immagini colorate e inconfondibili, le tradizioni equestri, la gastronomia, i miti, le superstizioni e la religione incantano il  visitatore.

Ogni anno Fonni è animata da manifestazioni tradizionali e religiose di grande rilievo, ciascuna delle quali testimonia aspetti di una cultura che viene da lontano.
Tradizioni Equestri

Per gli antichi Romani che percorrevano la Kalaris-Ulbia (Cagliari-Olbia), la mansio di Sorabile (110 - 115 d.C.) era una importante stazione per il cambio dei cavalli. Allora il veloce animale veniva usato non solo come mezzo di trasporto, ma anche come efficace strumento da combattimento.Processione a Cavallo Fra le numerose curiosità si ha notizia, tra l'altro, di su tiratrimpanu, uno strumento a percussione usato dai Barbaricini in grado di disarcionare i soldati romani. Questo congegno, costruito con la pelle d'asino o di cane e col sughero, emetteva un suono tanto spaventoso che faceva innervosire qualsiasi animale, in particolar modo i cavalli. L'allevamento degli equini era di fondamentale importanza per le società agro-pastorali. Era consuetudine donare ai figli maschi che intendevano diventare pastori un gregge ed una cavalla. Per quanto riguardava le figlie, invece, la cavalla veniva regalata allo sposo. Si trattava del cosiddetto donu 'e lunís (dono del lunedì).

Quasi fino ai nostri giorni il cavallo è stato l'unico mezzo di trasporto, e non solo. Ha assunto talvolta funzioni militaresche. Il 13 giugno 1829, l'allora principe di Carignano Carlo Alberto di Savoia, futuro Re d'Italia, giunse a Fonni con la sua carrozza. Nella località di Sorabile andarono ad incontrarlo un gruppo di cavalieri, per poi scortarlo fino al Convento dei Martiri, dove venne ospitato assieme ad Alberto La Marmora. L'avvenimento è testimoniato in una lapide commemorativa conservata in una parete del Convento. Sino ai primi del '900 quando il Vescovo giungeva a Fonni per la visita pastorale, veniva accolto dai cavalieri in costume e "scortato" dalla periferia del paese fino alla chiesa. A Fonni, quale centro più importante del nuorese, vi era anche una Tenenza dei Carabinieri a cavallo. muralesFino a 30 anni fa era in uso fare sa limùsina (la questua) per raccogliere fondi per la festa, Sa 'Arrera de Vroresandando in giro per l'abitato con i cavalli messi a disposizione dagli allevatori dei principali rioni del paese. Con il diffondersi dell'impiego dei mezzi meccanici, l'uso cavallo venne meno come anche il numero degli allevamenti. Tuttavia in questi ultimi anni, grazie alla passione e all'interesse per gli sport equestri da parte dei giovani, si assiste al fiorire di un rinnovato interesse per i cavalli. Le competizioni sportive richiamano un crescente numero di spettatori ed appassionati. Nel passato le corse dei cavalli a Fonni si svolgevano in tre ricorrenze: il 24 giugno per i festeggiamenti di San Giovanni Battista, patrono di Fonni; il 29 giugno per la festa di San Pietro, ormai in disuso; il 29 agosto per il martirio di San Giovanni Battista. Venivano dette rispettivamente Sa 'arrela de vrores, Sa 'arrela de Santu Predu e Sa 'arrela de Santu Juvanni isconcau (San Giovanni decapitato). E' documentato che in tempi ancora più remoti si svolgevano anche Sa 'arrela de Santu Micheli e Sa 'arrela de Santa Justa. San Sas ParigliasMichele, infatti, era il patrono dei pastori, a lui era dedicata la chiesa campestre bizantina, i cui ruderi sono ben visibili nella zona di Urrui. Alle varie manifestazioni ippiche il numero dei cavalli partecipanti non aveva limiti prestabiliti: se ne sono contati anche 120. I cavalieri (sos cadderís o sos currillos) indossavano il costume tradizionale solo per sa 'arrela de vrores e per quella de Santu Predu, e si esibivano con cavalli ben addobbati con sos pipiolos (i collari con i sonagli) esclusivamente nelle pariglias su un percorso in terra battuta di circa un chilometro. Per Santu Juvanni isconcau, invece, non indossavano il costume tradizionale e si gareggiava per vincere dei premi, 'urrere a pannu, ossia correre per il panno di cui era costituito appunto
il trofeo o la bandiera. I cavalli partecipanti a questa gara non raggiungevano il numero di 10. I vincitori, primi tre classificati, ripetevano la gara per altre due volte senza tuttavia ulteriori premi. Gare ippiche a pannu si svolgevano anche in occasione dei festeggiamenti di San Michele e ovviamente in quel periodo i cavalieri non potevano che indossare il costume tradizionale, l'abito giornaliero. Vittorio Angius nel suo Dizionario Geografico Storico scrive che a Fonni nel 1836 c'erano 650 cavalli e nel 1838 se ne contavano, fra cavalli e cavalle, 700.

Antichi Sapori

I sapori del passato

A Fonni la natura incontaminata della Barbagia custodisce le vestigia di una civiltà millenaria. Tradizioni sacre e profane si fondono per proporre una gastronomia che ha radici profonde e viene da lontano. Fra le strade urbane, le montagne, i sentieri e i boschi, Fonni offre al visitatore la tradizione, l'arte e la cultura di una civiltà antichissima: il dono di una storia millenaria, che la natura conserva gelosamente da sempre.

Dolci Tipici

I sapori della cucina fonnese si tramandano nel tempo, passando per le mani di generazioni di artigiani, autentici custodi di una tradizione culinaria antica, che incontra il gusto dei palati più raffinati. Fra i prodotti locali vanno ricordati il pane carasau, i prosciutti ,i salumi e i formaggi ,i primi piatti gustosissimi come "sos “ulurgiones", "Sos maharrones de busa ", “sos malloreddos”,"su pane vrattau".

Murales

Oppure i secondi piatti : "S’angione e su proheddu a orrostu", "Su tattaliu" “Sa orda”. Da sottolineare qualche piatto tradizionale come “su ministru ‘in lampathu” “su martinette” “s’arremodde”.








Sulla tavola non possono mancare i dolci , un vasto assortimento , simili a opere d'arte ma sempre preparati con cura artigianale: "Sas sevadas", "Sos amarettos", "S'aranciada", “sos marigossos”,“su pane ‘in thapa”, “su gattò”e il “Biscotto di Fonni” da gustare a colazione o con il vino bianco. 



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Fonti:       http://www.comune-fonni.it/Nuovosito/artigianato.html    e  http://it.wikipedia.org/w/index.php.title=Fonni&a



 

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