Mappa del Sito

Oliena

gif

I servizi e la consulenza per approntare al meglio la tua attività di commercio elettronico li trovi in
MARALB
SOLUZIONI PER IL COMMERCIO ELETTRONICO.

Banner
Home -- NUORO -- Oliena
 
Aggiungi il sito ai tuoi preferitiAggiungi pagina ai tuoi preferitiScegli come HomepageCondividi questa paginaInvia questa pagina via mail
Oliena
Scritto da MARALB   
Questo articolo è stato letto: 924 volte
Oliena




Oliena



veduta



O
liena (in sardo Ulìana) è un comune di circa 7.700 abitanti, situato in Provincia di Nuoro. Il paese, adagiato sotto il massiccio calcareo del monte Corrasi, è cullato a vista dalle cime di Corrasi e Carabidda. Sorge nel centro della Barbagia di Ollolai a 10 km da Nuoro. Il panorama di Oliena si può ammirare, in tutto il suo splendore, dalla cima del monte Ortobene. Nel suo territorio è situato Badde Pentumas, un suggestivo canyon.


Storia

Il primo insediamento abitativo di Oliena, inteso come struttura societaria permanente, si ha in età romana, anche se in tutto il territorio sono presenti tracce dell'uomo fin dall'età neolitica, con una forte presenza di villaggi e tribù nuragiche. Lo testimoniano i numerosi ritrovamenti avvenuti presso la valle di Lanaitto e le zone circostanti l'attuale centro abitato. Il paese, sembra essere nato dall'unione di tribù minori, che si sarebbero poi unite ad un preesistente villaggio, più sviluppato rispetto agli altri, e che quindi offriva più sicurezza contro gli invasori, ormai penetrati in Barbagia. Gli antichi antenati di questi popoli, sarebbero stati gli Iliensi, uomini di mare, fuggiti da Troia in fiamme. Oliena ebbe un primo notevole sviluppo nel periodo medioevale, quando venne edificato un castello di cui però oggi non resta alcuna traccia, se non nella toponomastica, che denomina appunto "Su Hasteddu", quel rione. Il paese, che prima apparteneva al giudicato di Gallura, e alla curatoria di Galtellì - Orosei, nel 1324 risulta sottomesso a Pisa. Durante questo periodo si incrementa l'agricoltura con l'introduzione di nuove colture, per lo più sconosciute ai sardi. Ad Oliena i pisani lasciarono impronte di civiltà. serra orrios    Resiste ancora il ponte in località "Pappaloppe". Era un vecchio ponte romano riattivato dai pisani. I vecchi lo chiamano però "Su ponte 'e sos pisanos". Da qui  veniva esportato il bestiame e i prodotti caseari. Si importavano invece spezie e varie stoffe, tra cui il pregiato broccato, che pisani e genovesi acquistavano  dall'Oriente Mediterraneo. A questo periodo risale anche la costruzione della chiesa di Santa Maria Maggiore, che non a caso fu così chiamata: S. Maria era  infatti la protettrice dei pisani. La bella chiesa, che oggi appare molto diversa rispetto all'originaria struttura, databile tra la fine del XIII e gli inizi del XIV  secolo, troneggiava isolata al di fuori dell'abitato. Al tempo degli aragonesi poi, il paese poteva definirsi spagnoleggiante, tante erano le affinità che legavano gli  olianesi ai "nuovi padroni". Siamo al 1600 circa, e il paese va edificandosi in due distinti rioni: quello di "Sa Banditta" e quello di "Sa Banda Manna", separati in  maniera regolare dal Rio Golathi, al punto che si sente la necessità di costruire più ponti. Nel XVII secolo, Oliena aveva un aspetto molto diverso da quello  attuale. La grossa borgata, fiancheggiata da fitte foreste di lecci, stava arroccata al di sotto del già citato castello medioevale, e le case, addossate le une alle altre, andavano digradando dal rione "Sa Madalena" e "Sant'Idogli" (San Giorgio), verso la chiesa di Santa Maria. Nel '900, lo sviluppo è maggiore e in paese arriva la corrente elettrica. Nel 1935 si dispone di un caseggiato scolastico (prima infatti le lezioni si svolgevano in case private), e negli anni '50 si hanno la rete idrica e quella fognaria. Migliora l'igiene e la popolazione arriva per la prima volta a quota 5.000. Apre il primo sportello bancario, circolano le prime automobili e nel 1953 nasce la prima società calcistica olianese: La Corrasi.

I Gesuiti

La pagina più bella della storia di Oliena, è senza dubbio quella scritta dai gesuiti. Essi arrivarono nel paese nel 1665. Vi trovarono i frati minori di S.Francesco da Paola, che già dal 1525 vi si erano stanziati. Di questi ultimi resta ancora la chiesa. I membri della Compagnia di Gesù, iniziarono la costruzione di un grande convento, ed edificarono in seguito l'attuale chiesa parrocchiale, dedicata al fondatore dell'ordine gesuitico: Sant'Ignazio di Loyola. Per la costruzione della chiesa furono usate le pietre del vecchio castello, ormai in rovina, che vennero smantellate dagli operai. Il convento adiacente fungeva da scuola, e perciò fu detto "Collegio"; qui si insegnavano latino e retorica. Questa scuola accoglieva i giovani di Oliena e di tutta la zona, e probabilmente era la scuola più importante del Nuorese. Oltre un secolo dopo, nel 1773, in seguito alla soppressione dell'ordine, i gesuiti dovettero abbandonare il vasto complesso da loro creato. Sempre nel collegio i religiosi avevano installato un frantoio e piantato un giardino ricco di agrumi e alberi sconosciuti nella zona. Grazie al loro infaticabile lavoro si incrementò l'agricoltura, in quanto introdussero alberi da frutta, e l'allevamento di vacche, pecore, maiali e cavalli. Vennero impiantati anche due gioielli di ortofrutta lavorati in maniera razionale: "S'ortu 'e molinu", "S'ortu 'e su re", e la vigna di Iriliai, dove trovarono posto oltre centomila ceppi di vite. Si costruirono ponti, strade, fontane e utili abbeveratoi, per non parlare poi delle opere di ristrutturazione.

Il centro storico e le chiese

Il centro storico di Oliena è tutt'oggi ben conservato; Le strade, fatte di acciottolato, o d' "impredau", come si dice in paese, ospitano le antiche case, tutte vicine tra loro, che sembrano essere sorte con lo scopo di proteggersi l'una con l'altra. Anche se in gran parte disabitate, le antiche abitazioni conservano intatta la loro struttura originaria. Avevano quasi tutte un cortile interno, "Su porciu", la caratteristica arcata che predominava l'architettura del paese. Di solito allo stesso cortile si affacciavano 3-4 famiglie, quasi sempre appartenenti allo stesso ceppo. Entro il cortile stava il pozzo, e "Sa bicocca" con la scala di granito in bella vista. Il centro della vita domestica era la cucina, al centro della quale sorgeva "su ohile", dove si faceva il fuoco. Non tutti infatti si potevano permettere iloliena caminetto. Il tetto, fatto sempre con canne sostenute da grosse travi, era facilmente deteriorabile. Se la casa possedeva un secondo piano, il pavimento dell'elevato era in legno. Non mancava un piccolo riparo per le capre, che ogni famiglia possedeva. La porta d'ingresso dava sulla strada ed era rialzata rispetto al suolo, per impedire l'ingresso dell'acqua e di animali. C'erano però anche alcune case ben fatte, appartenenti alle famiglie più ricche. Sui muri del centro, si possono osservare oggi svariati murales, che riproducono scene di vita paesana. Un'altra particolare caratteristica del tessuto urbano di Oliena, è l'elevato numero di chiese, all interno dell'abitato se ne contano infatti 11. Abbiamo :

    * Sant'Ignazio
    * Santa Maria
    * Santa Croce
    * Nostra signora d'Itria
    * San Francesco Da Paola
    * San Lussorio
    * Su Carmene
    * Bonaria
    * San Giuseppe
    * Sant'Anna
    * Buoncammino

Non distanti da Oliena troviamo le chiese campestri di:

    * San Giovanni
    * Nostra Signora di Monserrata
    * Nostra signora della pietà

e alcune altre, ormai cadute in rovina.

Costume

"Su hustumene", il costume: è così definito dagli olianesi il modo di vestire tradizionale, quello che si è conosciuto e tramandato dai nonni, il vestiario che si indossava fino agli anni '30 da grandi e piccoli, e che oggi è portato quotidianamente solo dalle donne più anziane del paese, talune volte elegante e ricco d'oro, tal'altre di fattura semplice, adatto ai giorni di lavoro. Oggi il costume si porta come elemento tradizionale e di cultura nelle processioni e manifestazioni folcloristiche. Il costume di Oliena è oggi poco imparentato con gli altri 300 presenti in Sardegna, ed è considerato, assieme a quello di Orgosolo, uno dei più belli dell'isola.

Le principali parti di cui si propone il costume, sia maschile che femminile sono:

    * Su Gippone, il corpetto di panno rosso;
    * Su Muncadore, il copricapo, ricamato a mano con pazienza, che và sulla testa della donna;
    * Sa Hammisa, la camicia, ricamata con delicati pizzi, più complessa quella femminile, più semplice quella maschile;
    * Sos Carciones de Uresi, il gonnellino di orbace del costume maschile;
    * Sas Miggias, le calze, anch'esse di orbace, che ricoprono le gambe dell'uomo;
    * Sa Berritta, il copricapo maschile, fatta di panno nero;
    * Sa Hintoglia, la larga cintura di pelle;
    * Sa Tunica, la gonna d'orbace femminile;
vedute
Il costume olianese, ma anche quello sardo in generale, viene realizzato interamente a mano, è di difficile elaborazione e per questo è prezioso e ha un certo valore. Si indossa con i classici gioielli sardi.

I balli

Gli olianesi per natura hanno il sangue ballerino. Nelle piazze di San Lussorio, Sas Honcias, Sa untana nova, Santa Maria, giovani e anziani si riunivano tutte le domeniche per ballare "su ballu tundu". Si iniziava sempre in pochi, ma si finiva poi con una marea di gente. In paese troviamo cinque balli diversi:

    * S'Arciu;
    * S'Arciu Antihu;
    * S'Arcieddu;
    * Su Durdurinu;
    * Su Passu Torrau;
    * Su Nugoresu;
    * Su Dennaru;

I primi quattro, sono balli che hanno esclusive radici olianesi e sono unici in tutta la Sardegna. "Su Durdurinu", inoltre, è l'unico ad essere accompagnato musicalmente dal "silenzio" e si basa quasi interamente sul ritmo dei ballerini stessi ed il suono (sas istrumpadas) del battere dei piedi.. Gli altri invece sono accompagnati dal Canto a Tenore, la voce solista o l'organetto diatonico. Il ballo sardo ha sempre in ogni caso rappresentato un aspetto positivo per lo sviluppo dei rapporti sociali della comunità olianese.



Oliena è uno dei centri della Sardegna nel quale la tradizione del Canto a Tenore è maggiormente e particolarmente viva, sentita e largamente praticata. Sono numerosissime infatti le persone (uomini) che sanno “pesare una vohe”, intonare cioè una cantata. Non tutti chiaramente fanno parte di un “gruppo” fisso per esibizioni in pubblico, ma negli appuntamenti più sentiti e particolari come le sagre o gli spuntini, non si perde occasione per cantare.

INTRODUZIONE AL TENORE

Il canto a tenore è tipico e tradizionale della parte centrale della Sardegna, in particolare delle zone: Nuorese, Baronie, Goceano, Marghine e altre aree limitrofe. Le origini del tenore sono molto antiche e, probabilmente, vanno messe in relazione con quelle dell’altra modalità musicale caratteristica della Sardegna: le “launeddas”, di cui si hanno tracce sin dall’antichità. Le launeddas, però, sono strumenti musicali ad ancia fatti di canne. Il Tenore è, invece, un canto polifonico composto dall’unione di quattro voci: sa vohe, sa mesuvohe, su hontra e su basciu. Ogni paese dell’area del canto a tenore, pur con caratteristiche essenziali comuni, ha proprie modalità d’esecuzione che lo distinguono dagli altri: perciò il tenore di ogni paese è unico e inconfondibile, nello stesso modo in cui lo sono la parlata e il costume tradizionale. Essendo una forma musicale a carattere locale, arcaico e popolare, il canto a tenore ha una propria storia evolutiva sostanzialmente estranea a quella della musica tonale che caratterizza la tradizione “colta” occidentale (al più vi sono state delle influenze minime e limitate, anche reciproche). Pertanto, in contrapposizione a quest’ultima, possiamo definire il tenore come un canto “modale autonomo”. Il tenore nella sua composizione “ordinaria” è formato da quattro voci, ed ognuna è eseguita da una sola persona di sesso maschile. I quattro ruoli sono:

1) Sa Vohe: la voce di “impostazione e guida”; 2) Su Basciu: la voce di basso; 3) Su Hontra: la voce di contrappunto; 4) Sa Mesu’Vohe: la voce alta;

Il Tenore (in senso ampio), come detto sopra, si compone di soli quattro ruoli; dalla loro combinazione, però, deriva una struttura del canto molto articolata, la cui analisi è tutt’altro che semplice.

Su Puntu: questa è la parola-chiave del Tenore, essa comprende una serie di significati (non tutti ben definibili) che complessivamente qualificano il canto. Infatti, quanto all’armonia, su Puntu indica la nota fondamentale e, quindi, la tonalità del canto proposta dalla Vohe e sulla quale il Tenore costruisce l’accordo. In tal senso si usa distinguere tra: - puntu basciu: impostazione tonale bassa; - puntu mesanu: impostazione tonale media; - puntu artu: impostazione tonale alta. Quanto al ritmo, su Puntu sta ad indicare la velocità di esecuzione e, quindi, si dirà che il canto è: - a Puntu Seriu: se il movimento è compreso (più o meno) tra il lento e il moderato; - a Puntu Lestru: se il movimento sta (più o meno) tra il moderato e l’allegro vivace; Inoltre, su Puntu indica anche le cadenze della sequenza ritmica proposta dalla Vohe e, nei modi d’uso, rimarcate (o rielaborate) dal Tenore. Questa centralità del termine Puntu, si ritrova anche nella valutazione complessiva assegnata alla cantata: perciò se Vohe e Tenore stanno cantando bene si usa dire che hanno “unu puntu vonu (o bellu, ecc.)”, viceversa si dirà che hanno “unu puntu malu (o leggiu, ecc.)”. Al plurale, Puntos, può indicare tutte le note eseguite in una cantata o in una sua parte (in pratica, è l’equivalente del termine nota).
su pinnettu
Su Torradogliu: è quasi un sinonimo di puntu, si usa più che altro per indicarne il lato negativo. Ossia, quando un tenore non tiene e sviluppa in modo appropriato il puntu e, quindi, canta male, si usa dire che ha perso su torradogliu (c’ana perdiu su torradogliu). Più in particolare, indica la nota fondamentale su cui si basano la melodia e l’armonia del canto (su puntu de torradogliu).

S’isterrida: indica la modalità di canto con cui, nella stragrande maggioranza dei casi, s’inizia una vohe a Tenore. Si compone sostanzialmente di due parti: - la prima è eseguita dalla sola vohe che, eseguendo una melodia generalmente semplice (ma può anche essere molto elaborata e presentare delle trasposizioni tonali), canta alcuni versi (di solito due o quattro, ma a volte anche di più) proponendo così al tenore, in fase di ascolto, su puntu della cantata che si intende sviluppare; - la seconda è, per lo più, ambito del tenore, il quale raccolta la proposta di puntu della vohe, in una prima fase, più o meno prolungata, la sviluppa in modo da creare il miglior effetto armonico possibile; nella seconda fase ribadisce tal effetto con alcuni horfos, se occorre anche rimarcando alla vohe le necessarie modifiche da apportare all’impostazione inizialmente proposta. Ad una prima isterrida, ne possono seguire anche altre secondo le necessità del canto o le intenzioni dei cantori.

S’Ahordu: indica l’effetto complessivo raggiunto dalla sovrapposizione (e contrapposizione) delle voci del tenore nell’interpretazione del puntu: ossia, l’accordo armonico del canto.

S’arciada: indica l’innalzamento del puntu; quindi arciare su puntu significa effettuare un trasporto di tono verso l’alto (es. da DO a MI).

S’abbasciada: indica, invece, un abbassamento del puntu; pertanto abbasciare su puntu significa effettuare una trasposizione tonale verso il basso (es. da LA a FA).


Sa marca: indica le segnalazioni fatte dal tenore o da una singola hamba (ruolo) alla vohe riguardo alle modifiche da apportare al puntu. Ad esempio, se la vohe propone un’impostazione troppo alta, il tenore o una hamba evidenziano (markana) con appositi vocalizzi la necessità di reimpostare o continuare il canto con un’intonazione più bassa.

Sa pesada: indica, in particolare, l’impulso con cui la vohe dà inizio al canto del tenore, ma anche ogni impulso successivo con cui essa prosegue la cantata.

Sa Girada: anche questo termine ha una pluralità di significati. I più ricorrenti sono: - Il nome della modalità di canto (giradas appunto) con cui, dopo sas isterridas, si continua la vohe a tenore; qui la vohe continua, secondo determinate cadenze, a cantare i versi del componimento poetico, e il tenore gli si sovrappone con i propri vocalizzi. - L’atto con cui si muta la velocità d’esecuzione di un canto (ossia, quando vi è un’accelerazione ritmica – sa vohe dae seria girà a lestra). - Il cambio del tipo di canto eseguito (es. dal ballo si girada ad ammuttos). - In particolare, può indicare anche le variazioni melodiche e ritmiche proposte da ogni singolo ruolo del tenore (es. la mesu’vohe girada in un certo modo e la hontra in un altro).

Su Johu: indica la sequenza melodica e ritmica sviluppata dal tenore nel suo complesso e da ogni singolo ruolo.

Su Horfu: indica il singolo vocalizzo emesso nel canto da ciascuna hamba. L’insieme continuo di tutti i vocalizzi (sos horfos) equivalgono alle sequenze ritmiche sviluppate nella cantata (sos johos).

Sa Hamba: equivale a ruolo (es. la hontra è una hamba del tenore).

Sa Moda: indica l’insieme delle peculiarità esecutive che contraddistingue il tenore di ciascun paese o zona (es. si usa dire, riferendosi ai paesi: sa moda de Olìana, de Nùgoro, de Vuddusò ecc. o anche sa moda durgalesa, mamujadina ecc.; riferendosi ad ambiti più vasti sa moda baroniesa, kosterina ecc.). Inoltre, può indicare anche lo stile esecutivo di una determinata persona (es.: sa moda mea de àhes su basciu, sa moda de Antoni de àhes sa mesu’vohe ecc.).

MODAS (o interpretazioni di canto a Oliena): Ad Oliena, i modi di cantare sono numerosi ed alcuni tipicamente e distintamente locali. Alcuni di questi avevano una loro caratteristica ben precisa e sostanzialmente differente in origine, ma col tempo e con le diverse “contaminazioni” e influenze non solo di altri centri vicini, ma date anche dall’esuberanza dei giovani nei vari cambiamenti generazionali hanno subìto differenze notevoli che hanno anche portato alla neccessità di distinzione nei nominativi. Alcune di queste “modas” sono anche quasi totalmente scomparse dalle esibizioni attuali, scomparsa dovuta probabilmente all’estrema difficoltà di interpretazione o alla preferenza di accompagnamento data dalla “vohe sola”, e lasciate alla gelosa custodia di pochi anziani e pochissimi giovani che con grande difficoltà stanno cercando di riportarle alla luce riproponendoli nelle varie situazioni canore:

Vohe Seria (o voh’e notte) Girada Ammuttos Attittos Goccios Passu Torrau seriu Passu torrau lestru (o sihìu) Ballu Nugoresu (o lestru) Billaradomba Mamujadinu Ballu Arcieddu Ballu Arciu (quasi totalmente in disuso) Ballu Arciu Antihu (quasi totalmente in disuso)


LE ORIGINI:

 Ad Oliena, le origini del Tenore sono remotissime e bisogna addirittura tornare indietro al 1830-40 per trovare alcune tra le primissime testimonianze scritte ed ufficiali. Nel suo viaggio in Sardegna infatti l’Angius Casalis, dopo una dettagliatissima, accurata ed attenta illustrazione dei balli, in piazza San Lussorio, così scriveva: “…. Gli Olianesi non sono meno degli altri Sardi amanti dei balli, e li fanno girare al ritmo delle quattro voci.!” E’ logico che le quatro voci non potevano che essere quelle del canto a Tenore, visto che nel centro Sardegna (a parte le corali religiose delle confraternite, panorama  formate però da oltre cinque elementi) non esistevano altre forme di coro che potessero accompagnare i balli. Era di Oliena, anche il primo “gruppo” di canto  a  Tenore ad aver attraversato il mare per esibirsi in continente. Parliamo del lontano 1923 e Gabriele d’Annunzio, incantato ed impressionato dall’intonazione  di queste potenti voci durante una delle tante visite presso le cantine del paese, accompagnate da abbondanti bevute, decise di far esibire il Tenore presso il  “Vittoriale”. Non sappiamo come sono stati accolti e che tipo di giudizio critico abbiano avuto quegli uomini vestiti ancora dei loro costumi tipici, possiamo  però immaginare l’impressione che possono aver destato tra i presenti, certamente uomini e donne di ceto sociale elevato e componenti nobiliari, abituati  soprattutto ad ascoltare musiche classiche e a frequentare i “salotti buoni” dell’alta borghesia. Ancora oggi però, sono in corso le ricerche allo scopo di  recuperare eventuali testimonianze (anche audio visive) di quell’evento eccezionale.

LE TESTIMONIANZE “AUDIO”:

 Si sa per certo, che le primissime registrazioni del Tenore di Oliena, sono state effettuate a cavallo tra gli anni ’30 e ’40. Non è chiaro dove e come, e non se ne sono ancora trovate tracce ma vi è la certezza e l’identità di uno dei componenti di quell’evento; si tratta di Ciu Peppeddu Boe, meglio noto con il sopranome di “Vola-vola”. In paese si diceva di lui non solo che avesse una voce straordinaria e indiscutibilmente “superiore”, voce che riusciva a far partire qualsiasi Tenore, ma anche che “s’ha bendiu sa vohe” cioè “si ha venduto la voce”, modo ironico per far presente che per quella registrazione, ciu “Vola-vola” e i suoi amici erano stati ricompensati con una discreta somma di denaro, a quei tempi cosa rarissima. Bisognerà poi attendere gli anni ’50 per avere alcune testimonianze “audio”, registrazioni effettuate pare da una troupe di “radio Cagliari” (la RAI regionale di allora), che in giro per i paesi dell’interno, coglievano anche le cantate “occasionali e spontanee” dentro i bar, le cantine o nelle sagre paesane, e quelle dei ricercatori della famosissima e secolare (anno di fondazione 1585) “Accademia di Santa Cecilia” in Roma. Alcune di queste registrazioni sono state recuperate: molte di loro erano in condizioni ottime in quanto erano state utiizzate per sottofondi musicali di programmi sul folklore, film e documentari sulla Sardegna, senza contare gli appuntamenti della radio Sarda la domenica a mezzogiorno. Conosciamo anche i nomi di molti dei protagonisti di allora, tra i più noti e “veterani” troviamo ciu Antoni Piga “Cuccirinu”, ciu Coseme Congiu “Tramposu”, ciu Jacobbe Puligheddu “Istampa”, ciu Antoni Congiu “Lallai”, ciu Antoni Tolu “Bonette”, ciu Badore Mula “Muleddu”, ciu Babbore “Sarvestru”, ciu Iriheddu Ortu “Tasha”, ciu Antoni Flore “Gaddura”, e altri numerosissimi che hanno anche anche più volte cavalcato i palchi di diverse località dell’Isola partecipando alle “garas” di Tenore durante le feste patronali, che prevedevano la selezione e la premiazione (in denaro) dei primi tre gruppi, riconosciuti da una giuria …più “bravi”. Bisognerà comunque attendere la metà degli anni ’70 per avere una registrazione ufficiale del Tenore di Oliena: la prima è stata registrata dai componenti di 2 gruppi che si sono uniti per l’occasione e hanno diviso la “cassetta” con il gruppo di Benetutti (intitolata appunto “Tenores Oliena Benetutti”) la quale voce solista del gruppo antagonista era un altro Olianese emigrato (Antoni Salis “Sculaccia”). E’ sempre degli anni ’70 la partecipazione del Tenore di Oliena alla registrazione che ha portato alla produzione della cassetta “Tenori Diversi”, composta da più paesi. Nei primi anni ’80 invece, usciva la cassetta interamente firmata da Olianesi: si trattava del “Tenore su Gologone”. Tra il 1992 ed il 1995, il “Tenore Corrasi”, capeggiato da una delle voci più apprezzate della Sardegna, Mimminu Maisola, produsse altre due cassette, la seconda intitolata “Tempos Passados”. E’ invece del 2002 la cassetta de “su Tenore Ulianesu”, nella quale vi è un’accurata ricerca dell’interpretazione delle poesie Olianesi. Il 90% delle cantate infatti, sono in dialetto schiettamente Olianese. Del 2006 è invece la superba produzione del CD del “Tenore Lanaitho”, che ha avuto un largo successo e consensi in tutta la Sardegna. L’ultima produzione musicale nata in casa dei Tenores di Oliena è il CD dedicato al compianto Antoni Mereu (riconosciuto come uno dei migliori “bascios” di tutta l’Isola, scomparso alcuni anni fa) da parte dei suoi amici intitolato “Tenore Rimundu Congiu, in amentu de Antoni Mereu”, nel quale molti dei brani presenti sono interpretati dallo stesso Mereu in alcune registrazioni di prova effettuate poco tempo prima della sua prematura scomparsa.

I GRUPPI:

Attualmente, Oliena può vantare la presenza di ben 9 gruppi di canto (7 dei quali regolarmente iscritti all’albo regionale dei gruppi a Tenore), con un’età dei componenti che va da un massimo di 60 ad un minimo di 13 anni. Naturalmente, non stiamo elencando il numero delle persone (di tutte le età e dei ceti sociali più disparati) che cantano comunque a Tenore anche senza avere una “locazione stabile” in quanto si tratta di cifre altissime. I gruppi di Oliena, in ordine di “anzianità” nel 2008 sono i seguenti:

Tenore “Corrasi” Tenore “Rimundu Congiu” Tenore “Ulianesu” Tenore “Lanaitho” Tenore “Santu Lussugliu” Tenore “Santu Juvanne” Tenore “Antoni Mereu” Tenore “sa Ohe” Tenore “sos Novadiles”

Grazie ad un numero così elevato, Oliena è, dopo Nuoro (che conta però oltre 30.000 abitanti), il paese con la più alta percentuale di gruppi “fissi” di canto.

su cologone
GLI EVENTI:

La presenza sul territorio di un numero così alto di gruppi e di appassionati, permette e incentiva logicamente anche l’organizzazione di numerosi eventi legati al mondo del canto Sardo. A parte le feste patronali più importanti come quelle di San Lussorio e Pasqua (nelle quali il Tenore è sempre uno dei protagonisti principali), feste come quella di “N.S. de Musserrata”, “Santu Juvanne” “Sant’Antoni” e “Bonuhaminu” hanno fatto del canto a Tenore una delle loro caratteristiche principali, dedicando all’esibizione dei “hantadores” intere ed apposite serate. Ad Oliena, si svolge anche la “rassegna di Canto a Tenore” più “anziana” di tutta la Sardegna arrivata oggi alla sua 15° edizione, nella quale in questi anni si sono esibiti quasi tutti i gruppi Sardi e prediligendo particolarmente quelli dei giovanissimi; accade quindi, che numerosi siano i gruppi che (oggi ormai famosi) si sono esibiti per la prima volta in pubblico proprio qui ad Oliena.

Quasi tutti i gruppi di Oliena, sono stati presentati al pubblico in occasione della Rassegna! Altri eventi degni di nota svoltisi ad Oliena sono un importante convegno voluto e finanziato dalla Provincia di Nuoro e curato dall’Associazione Culturale “Sos Hustumenes” intitolato: “su Hantu a Tenore e Trattas de Pastoralismo”, svoltosi il 04/02/2005 con la partecipazione di alcuni tra i più importanti ricercatori, etnomusicologhi e intelletuali Sardi e del continente. Il premio (tutto Olianese) “Tenore pro meritos de Onore (Tenore ad Honorem)” la quale prima edizione è andata al Dorgalese Prof. Andrea Deplano, grande ricercatore e primo ad aver scritto scentificamente sul canto a Tenore. Oliena, è anche l’unico paese della Sardegna ad essersi dotato di una mostra “itinerante”, ricca anche di testimonianze “audio-visive”, dedicata al canto a Tenore, partecipando a diverse manifestazioni in tutta la Sardegna. E’ stata anche prodotta una dispensa (per eventuali usi didattici) nella quale, in maniera semplice ma dettagliatamente comprensibile, il canto a Tenore viene “smontato” ed illustrato nella sua totale particolarità e complessità.

Le feste e i dolci 

A Oliena abbiamo numerose ricorrenze festive, alcune antiche addirittura di secoli, altre più recenti. La notte del 16 gennaio si prepara un grande fuoco, uno in ogni rione del paese, in omaggio a Sant'Antonio abate, e per l'occasione si prepara un particolare dolce, "Su Pistiddu", che si offre agli ospiti insieme a un bicchiere di buon vino, mentre ci si riscalda tutti insieme davanti al fuoco. Per carnevale invece si preparano "Sas Rugliettas" e "Sos Gugligliones", fatti di miele e mandorle. Abbiamo poi tutti i riti della Settimana Santa, comprendenti la Via Crucis, il Mercoledì delle Ceneri, la lavanda dei piedi agli apostoli il Giovedì Santo, e "S'Iscravamentu" il Venerdì Santo, durante il quale Gesù viene tolto dalla croce, ormai morto. A Pasqua poi, si può assistere ad un evento tra i più suggestivi dell'intera isola: "S'Incontru". Questo rito è l'animazione scenica dell'incontro tra la Madonna ed il Cristo risorto. Dalla chiesa di San Francesco parte una piccola processione di fedeli che accompagna la Madonna; Simultaneamente, un'altra processione che parte da Santa Croce, accompagna Gesù. I due simulacri sono ricoperti di ori votivi. L'incontro avviene in piazza Santa Maria. Alla madonna viene tolto il velo nero del lutto, gli spari coprono ogni altro rumore, e ad assistere, oltre ai fedeli, ci sono centinaia di donne e uomini in costume, che rendono ancora più bella la scena. Il 24 giugno invece è la festa di San Giovanni, la quale chiesa, che sorge a pochi chilometri di distanza dal paese, viene raggiunta da una lunga processione di fedeli a cavallo, che una volta arrivati a destinazione ascoltano la messa e gustano il pranzo (di solito "vervehe hin patata") tutti insieme. Arriva poi la festa patronale di San Lussorio, a fine agosto. Nei giorni precedenti la festa, ogni sera viene allestito uno spettacolo diverso, dal cabaret, ai canti a tenore, ai balli sardi, fino al concerto finale, che vede come protagonista ogni anno, un cantante di successo del panorama musicale italiano. Il 21 agosto, giorno proprio della festa, dopo la processione, le vie del paese sciamano di gente fino a tarda notte. Dal 1° all'8 settembre, nel santuario campestre di Monserrata, si festeggia la Madonna. I novenanti alloggiano nelle tante "cumbressias" per tutto il tempo della festa. A metà settembre poi inizia "Cortes Apertas", una manifestazione culturale che oggi interessa tutti i comuni dell'isola, ma che è nata proprio ad Oliena nel 1995. Questa festa vede aprire tutte le case e i cortili vecchi per essere visitati dai turisti, e vengono esposti i prodotti di artigianato locale, e tutti i dolci del posto.

Il vino

              "Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi lasso!"

Con queste parole, Gabriele D'Annunzio, ospite a Oliena per un breve periodo, elogia il vino del paese, il Nepente. Oliena infatti è nota soprattutto per il suo vino, conosciuto in tutto il mondo, e che si produce proprio qui, alle pendici del Supramonte. I giorni di vendemmia sono giorni di festa. Il vino si produce presso privati, oppure nella cantina sociale, che è tra le più produttive, ma il risultato non cambia, non ci sono parole per descrivere quel sapore, quell'odore particolare, o anche solo il colore, del Nepente olianese.

Monte Corrasi

corrasi
Il Supramonte si estende nei comuni di Dorgali, Orgosolo, Oliena, Baunei e Urzulei. Il Monte Corrasi, è la cima più alta del Supramonte, ed è anche il monte di Oliena. Esso è di natura calcarea, ed è ben visibile dai mari che bagnano la Sardegna. Le punte più importanti sono: Corrasi (1.463 m), Carabidda (1.327 m), Ortu Hamminu (1.331 m), Sos Nidos (1.348 m). Su questi luoghi agresti ed impervi, con grotte e "nurres" affascinanti e inaccessibili, dai passi cattivi e inesplorati, dirupi e pietre sospesi nel vuoto, fino a non molti anni fa, planavano maestosi gli avvoltoi grifone, e pascolavano cervi e daini sardi. Oggi è comunque possibile vedere le aquile volare alte nel cielo, e le numerose mandrie di mufloni. In tutto il territorio possiamo osservare lecci secolari, querce e lentischio, i corbezzoli, i ginepri lunghi e contorti che hanno già migliaia d'anni. All'interno del bosco ci sono gli agrifogli, il sorbo, l'alaterno, l'enis e il tasso, comunemente definito "albero della morte", perché come dicevano anziani pastori e caprari, "non la tocca nessuna bestia!". Le risorse idriche, conservate in "sos laheddos", piccole cavità scavate nella roccia, permettono alla fauna del supramonte di abbeverarsi. I cinghiali sono numerosi, ed è possibile vedere il gatto selvatico sardo, il ghiro, la martora, la donnola e lepri in grande quantità. La montagna è praticabile da rocciatori e alpinisti; dagli appassionati di trekking, e dagli amanti della natura in genere; non è del tutto consigliabile una scampagnata a chi non è del posto, infatti non è difficile perdersi.

Sul versante Est del massiccio calcareo del Corrasi, faccia a faccia con "Sa preda 'e Mugrones" (la pietra del muflone), nella fertile e ubertosa valle di Guthiddai, incontriamo una delle fonti carsiche più prestigiose d'Europa, senz'altro la più bella dell'Italia intera. È il magnifico Su Gologone. La sorgente, solo parzialmente esplorata, alimenta il fiume Cedrino. La fonte ha sempre rappresentato un'importante risorsa idrica, che dà acqua potabile ai comuni di Oliena e Dorgali. Dopo la sorgente, a pochi chilometri, ecco la vallata di Lanaitto, luogo dai tratti belli e suggestivi, con grotte interessanti e visitabili con attrezzature speleologiche; ricordiamo tra le tante: Sa ohe, Su ventu, Su mugrone, Helihes Artas. Nella vallata, dal punto di vista archeologico, si possono visitare diversi siti. La Grotta Corbeddu, nella quale sono stati trovati i resti umani più antichi della Sardegna, e il villaggio nuragico di Carros, dove è stata rinvenuta un'importante fonte sacra. Non è facile leggere sotto le macerie di un villaggio che la polvere di almeno 2.000 anni ricopre, eppure, questo villaggio, assai vasto e imponente, quando verrà dissepolto, potrà aggiungere una nuova pagina alla preistoria sarda. Le tombe presenti in esso, conservano solo in parte i suppellettili che un tempo le ornavano, ma all'interno dei nuraghi potrebbero celarsi utensili e oggetti tali da completare le scarse conoscenze che si hanno sulle popolazioni che abitarono la Barbagia. Nel villaggio abbiamo un'altissima densità di nuraghi, pari a 0,60 per km², che lo rendono forse il più vasto della Sardegna, il quale sorge tra l'altro in una zona ancora inesplorata. Le abitazioni erano granitiche, ed è stata rinvenuta una grande officina che produceva diversi manufatti in metallo, che forniva anche i vicini centri di Gurruthone, Sòvana, Biriai e Serra Orrios. Il villaggio non era dunque isolato ma intraprendeva fitti scambi anche con Fenici e Cartaginesi. Sugli aspri costoni della valle si trova il villaggio di Tiscali, dove vivevano popoli guerrieri che mai si sarebbero assoggetati al dominio di Roma Imperiale. Sulla parete rocciosa della fortezza si apre un ampio finestrone dal quale si domina la sottostante valle di Lanaitto. Da li, le popolazioni potevano controllare tutti i movimenti dei romani. Il villaggio era un luogo molto sicuro per i suoi abitanti, e i soldati non si sono mai spinti in zone così impervie per cercare di catturare i ribelli; semmai lo avessero fatto, le popolazioni indigene erano pronte a nascondersi dentro le numerose grotte presenti nella valle, pronti a cogliere di sorpresa gli invasori: Alludeva proprio a queste genti Cicerone quando diceva che i "latrunculi mustrincati" pareva sbucassero da sotto terra come le formiche.


Cittadini illustri

    * Gianfranco Zola - Ex calciatore della nazionale, con titolo di onorificenza inglese.zola
    * Mario Melis - Ex sindaco di Oliena, Presidente della Regione Sardegna, Senatore e Deputato, morto il 1° novembre 2003.
    * Ettore Sequi - Ambasciatore italiano in Afghanistan.
    * Padre Giovannantonio Solinas - Martire missionario, morto in Sudamerica; è attualmente in corso la causa di beatificazione.
    * Peppino Catte - politico italiano

Distanze stradali

    * Nuoro-km 10
    * Sassari-km 120
    * Cagliari-km 192
    * Oristano-km 100
    * Olbia-km 102
    * Alghero-km 134
    * Tortolì-km 84
    * Carbonia-km 216
    * Porto Torres-km 134





Amministrazione comunale

Sindaco: Francesco Capelli ("lista civica") dal 10/05/2005
Centralino del comune: 0784 280200
Posta elettronica: sindaco@comune.oliena.nu.it


Meteo Oliena - Previsioni Meteo offerte da Meteo Webcam


Fonte:     http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Oliena&oldid=20744765




 

expedia


 

Ricerca personalizzata

Meteo Nuorese

Min Max
Lun. molto nuvoloso pioggia 9 15
Mar. coperto pioggia 10 13
Mer. molto nuvoloso piovaschi 12 21
Scegli la città
Cosa ti piace di più della Sardegna
 
Qual è la spiaggia più bella della Sardegna??
 
Quale sezione del sito ti piace di più?