Regione:
Sardegna Provincia:
Nuoro Coordinate:
40°35′0″N 9°42′0″E /
40.58333, 9.7 40°35′0″N 9°42′0″E / 40.58333, 9.7 Superficie:
199,96 km² Abitanti:
10.954 Densità:
54,78 ab./km² Frazioni:
Berchida, Capo Comino, La Caletta, Santa
Lucia Comuni
contigui:
Irgoli, Lodè, Lula, Onifai, Orosei, Posada, Torpè CAP:
08029 Pref.
telefonico: 0784 Nome abitanti:
siniscolesi Santo patrono:
San Giovanni Battista Giorno festivo:
24 giugno
S
iniscola (in sardo Thiniscòle) è un comune di 10.954 abitanti della
costa orientale della Sardegna, in provincia di Nuoro, nella regione
storica delle Baronie.
Siti
archeologici
* Grotta "Sa Prejone e s'Orcu" sul
Montalbo;
* Area archeologica di Bèrchida:
villaggio prenuragico;
* Tomba dei giganti "Su Picante", tra
Capo Comino e Irgoli;
* Tomba dei giganti "Su 'Itichinzu", tra
Capo Comino e Irgoli;
* Villaggio di Rempellos nei pressi di
Bèrchida.
Spiagge
La Caletta, Santa Lucia, Sa Petra Ruja, Capo Comino, Bèrchida.
Evoluzione
demografica
In base ai dati del censimento 2001 nel Comune di Siniscola sono stati
rilevati 10.900 abitanti residenti, dei quali 7.739 abitanti (pari al
71%) nel centro urbano di Siniscola. Le rimanenti località abitate del
territorio comunale sono La Caletta con 1.348 abitanti, Santa Lucia con
154 e Capo Comino con 27 abitanti, mentre la restante popolazione
sparsa ammonta a 1.632 unità.
Personalità legate a Siniscola
* Kenze Neke, gruppo etno-rock
Storia
In rapporto alle caratteristiche del paesaggio e alla vastità del
territorio comunale, le testimonianze relative al periodo prenuragico
sono estremamente frammentarie. Microliti geometrici in selce e
ossidiana del tipo a trapezio e a semiluna, attribuibili al Neolitico
AnticoMedio (VI‑V millennio a.C.), sono stati raccolti in passato nelle
dune di Capo Comino e nella valle di ßèrchida ma non risulta siano mai
stati pubblicati. La generica notizia di numerose grotte con evidenti
tracce di frequentazione umana fin dal Neolitico, ha trovato invece
concreto riscontro tra gli elementi di cultura materiale rinvenuti
all'esterno della grotta di Elène Portiche sita sul versante
occidentale di Monte Lattu.
Dal terreno di risulta di devastanti scavi abusivi, che hanno
irrimediabilmente sconvolto il deposito archeologico già compromesso
dai cavatori di guano, provengono frammenti di vasi finemente decorati
nella tipica sintassi dell'orizzonte culturale di Bonu Ighinu (seconda
metà del V millennio a.C.): minuti tratteggi e file di puntolini
impressi sottolineano orlo e carena di piccoli recipienti dalle
superfici ben levigate e lucide, di colore nero o camoscio. La porzione
superiore di una ciotola carenata presenta anche un motivo ad archi o
cerchi concentrici. Si segnalano inoltre schegge di ossidiana, valve di
conchiglia forate e un pendaglio litico, assieme ad ossa umane e
abbondanti resti di Prolagus, piccolo roditore ormai estinto.
Alla successiva cultura di Ozieri (IV‑III millennio a.C.) va riferita
invece, almeno nel suo impianto, la domu de janas scavata sulla cima di
un modesto rilievo dal toponimo significativo di Cuccuru 'e Janas, che
si eleva poco oltre il centro abitato lungo la strada che conduce a La
Caletta. Si tratta di una sepoltura ipogea scavata nello
scisto,
composta da quattro piccoli ambienti quadrangolari con angoli
arrotondati, provvisti di portelli a luce trapezoidale o rettangolare.
Per l'età del Rame o Calcolitico, solo l'indagine archeologica potrà
confermare l'attribuzione alla cultura di Monte Claro (metà del III
millennio a.C.) di un insediamento localizzato da A. Boninu sul
versante sud‑orientale del Monte Godunu, composto da una serie di
capanne a pianta rettangolare, circolare ed ellittica e da una muraglia
megalitica che si integra perfettamente con le barriere naturali
offerte dal locale granito. Di incerta collocazione cronologica, ma pur
sempre riferibili ad un momento anteriore allo sviluppo della civiltà
dei nuraghi, sono due piccoli monumenti a struttura dolmenica addossati
a spuntoni di roccia granitica, in felice posizione panoramica ai bordi
del pianoro di Su Maccarrone. Le camere, a pianta quadrangolare,
risultano depredate in antico e completamente svuotate del deposito
archeologico. Il dolmen più piccolo, che è anche quello meglio
conservato, mostra un unico lastrone di copertura di circa m 1,20 per
1, provvisto di ampio taglio ortogonale in cui è incassato il portello,
ancora in posizione originaria. La chiusura era completata con
scaglioni. e rinzeppature di pietre, in parte rimosse; a sud‑est
probabili tracce di un peristalite. Nel campo arato adiacente si
raccolgono frustoli di ceramica preistorica e schegge di ossidiana.
Dei circa trenta nuraghi tramandati dalla letteratura archeologica fin
dagli inizi del secolo, molti dei quali dati già in condizione di Tomba
dei Gigantiavanzata rovina, meno della metà sono ancora riconoscibili
sul terreno, conservando parti più o meno evidenti del loro alzato. Le
cause di questo degrado si devono ricercare, oltre che nell'ottuso
accanimento di scavatori abusivi senza scrupoli, anche nelle modalità
stesse con cui questi monumenti vennero edificati, con soluzioni che
privilegiarono l'impiego di massi di media pezzatura messi in opera
spesso direttamente sulla roccia naturale. L'assenza di fondazione,
unitamente alle dimensioni non proprio megalitiche del materiale da
costruzione. devono aver certamente favorito la distruzione operata dal
tempo e dall'uomo.
Il percorso espositivo dei monumenti più significativi parte idealmente
dal massiccio calcareo del Monte Albo e si dirige verso est
sino
all'ampia fascia litoranea, dominata da alcuni nuraghi
costieri con
spiccata funzione di avvistamento.
Nuraghe Sas Piperas. Nuraghe monotorre arditamente edificato
in blocchi
squadrati di calcare sul ciglio di un pianoro a 580 m di
altitudine,
sul fianco sud‑orientale di Punta Gantinerios. L'alzato si
conserva per
diversi metri su tre lati: la parte più danneggiata è quella
dell'ingresso, rivolto ad est sul pianoro. Assieme ai nuraghi di
Punta
'e Su Pitzu e Bona Fraule, appena leggibili sul terreno,
costituiva il
sistema di controllo più elevato rivolto su entrambi i versanti di
Monte Albo.
Nuraghe Concas. Nuraghe presumibilmente complesso situato
sulle prime
propaggini di Monte Albo, a quota 150 m s.l.m. stato
edificato su un
costone di roccia calcarea che scende a strapiombo,
utilizzando grossi
blocchi poligonali di calcare che sfruttano l'andamento
naturale della
roccia. Lo stato generale delle murature superstiti e il
crollo, che
ricopre gran parte delle strutture, rendono di difficile
lettura la
planimetria generale del monumento.
Nuraghe Sa Punta 'e Sa Thurulia. Nuraghe monotorre che
svetta
a 180 m
di altitudine di fronte al versante sud‑est di Monte Albo, dominando
tutta la piana del Rio di Locoli. La camera, interrata ai
tempi del
Taramelli, si presenta oggi in gran parte svuotata per interventi di
scavo abusivo, che hanno evidenziato l'ingresso volto a
nordest e un
vano irregolarmente circolare. Il monumento è costruito in calcare e
non supera nell'alzato residuo i tre metri. Attorno si notano le tracce
di alcune capanne.
Nuraghe Punta Nurache. Nuraghe presumibilmente complesso, tra i più
imponenti del territorio. t sito sull'omonima cima a 169 m di
altitudine in perfetto collegamento, verso ovest, con i nuraghi P.ta Su
Ramasinu, Ischiriddè e P.ta 'e Su Pitzu; in direzione nord, lo sguardo
spazia invece per tutta la vallata del Rio di Siniscola fino al
Castello della Fava di Posada. Il monumento, edificato con blocchi
squadrati di scisto di grandi e medie dimensioni, ha subito ripetuti
sconvolgimenti che hanno danneggiato l'elevato e il paramento interno,
rendendo problematica la Lettura complessiva della planimetria.
Attualmente sono visibili una camera fornita di nicchia e un piccolo
vano ellittico.
Nuraghe Sa Gurutta. Nuraghe presumibilmente complesso posto su
un'altura a 115 m di altitudine, di fronte al versante orientale di
Monte Lattu. Costruito in blocchi poligonali e subsquadrati di calcare
bianco, è stato messo in luce da ripetuti scavi abusivi, che hanno
evidenziato una camera non perfettamente circolare munita di tre
nicchie a luce trapezoidale e copertura a volta ogivale. A destra
dell'ingresso, volto a sud‑est, si apre un corridoio cieco ad andamento
curvilineo e di fronte a questo una piccola nicchia. Attorno al
monumento affiorano brevi tratti di muratura non chiaramente definibili.
Nuraghe Gorropis. Nuraghe complesso situato ai piedi di Monte Tintiri,
non lontano dalla strada che conduce a La Caletta. Edificato per lo più
con blocchi squadrati e appena sbozzati di calcare bianco con
l'aggiunta di lastre di scisto. Maggiormente visibile è la torre
principale che svetta per circa due metri dal deposito eolico che ne
ricopre la base. Appena distinguibili nei lati est ed ovest due corpi
aggiunti di pianta circolare affioranti sul terreno.
Nuraghe Sa Domo Bianca. Il monumento, situato presso la foce del Rio di
Siniscola all'interno del giardino di un'abitazione, si ricollega con
ogni probabilità alla tipologia dei nuraghi a corridoio. Si eleva dal
piano di campagna per circa due metri, mostrando nella costruzione
esterna grossi blocchi poliedrici di calcare bianco con qualche inserto
di basalto e scisto. La struttura ha subito pesanti rimaneggiamenti in
epoca moderna per la costruzione di alcuni caseggiati che le sono stati
addossati. Presenta un perimetro esterno quadrangolare e una camera di
pianta ellittica allungata messa in luce da scavi abusivi.
Nuraghe Conca Umosa. Il piccolo nuraghe monotorre, edificato in blocchi
appena sbozzati di granito rosa, ricade nella valle di Bèrchida,
all'interno di un complesso di rilevante interesse archeologico e
naturalistico. Un percorso provvisto di cartelli esplicativi, che
illustrano anche altri resti monumentali di età nuragica, conduce sino
alla cima di un erto spuntone di roccia granitica, dove gli agenti
atmosferici hanno modellato una profonda cavità sicuramente sfruttata
come vedetta dagli antichi abitatori del sito.
Nuraghe Paule 'e Luca. Nuraghe monotorre sito nella valle di Bèrchida
non lontano dalla costa, lungo il corso terminale del Rio Bèrchida. L
stato edificato in blocchi parallelepipedi di granito su un leggero
rilievo, integrando nel suo perimetro due spuntoni di roccia naturale.
Interventi di scavo abusivo lo hanno danneggiato pesantemente.
Nuraghe Artora. Nuraghe complesso, ubicato sull'estrema punta di Capo
Comino a 158 m di altitudine, a dominio di un vasto tratto della costa
orientale sarda. Nonostante risulti quasi occultato dalla costruzione
di una piattaforma in cemento utilizzata a fini bellici sino al secondo
conflitto mondiale, merita senz'altro una visita per lo splendido
panorama che offre in direzione del litorale. La sua posizione di
vedetta costiera doveva essere condivisa, più a sud, dal nuraghe Nidu
de Abile, ridotto oramai ad un cumulo di rovine sulla cima dell'omonima
Punta (126 s.l.m.).
Nelle immediate vicinanze di gran parte delle torri nuragiche,
dovettero svilupparsi agglomerati più o meno estesi di capanne, oggi a
stento individuabili dall'occhio dello specialista: nel caso del
nuraghe Domus de Janas Gorropis, ad esempio, la presenza del villaggio
è testimoniata unicamente dalle ceramiche nuragiche sparse nei campi
arati circostanti. Due villaggi privi del nuraghe di riferimento si
localizzano invece a Luthuthai e Lettu Rucratu, estremamente impoveriti
dalla costruzione di una strada il primo, da un'intensa attività
pastorale il secondo. La località di Luthuthai, ubicata ai piedi di
Monte Albo presso le sorgenti di S. Giuseppe, è ricordata, a partire
dagli anni trenta, in diversi scritti di Giovanni Lilliu che segnalò
una ventina di capanne e cospicui resti di suppellettile archeologica.
Ciò non valse a salvaguardare il sito dalla costruzione della nuova
S.S. 131 bis, che ha praticamente distrutto l'insediamento nuragico
rendendone difficile l'individuazione. Il villaggio di Lettu Rucratu
occupa invece i fianchi di un sistema collinare che guarda la vallata
del Rio Caddare, e per quanto rimaneggiato da attività agropastorali,
conserva
sul terreno numerose tracce di strutture murarie, celate e
preservate allo stesso tempo dalla fitta
vegetazione di alberi e
arbusti.
Luoghi
di sepoltura e di culto
Il monumento funerario per eccellenza della civiltà nuragica, la Tomba
di Giganti (in realtà un'imponente sepoltura collettiva, costituita da
un corridoio originariamente coperto e due braccia curvilinee ai lati
dell'ingresso), è testimoniata a Siniscola in almeno sei esemplari,
numero neanche troppo esiguo se rapportato ai nuraghi superstiti.
Gravemente danneggiata e a stento riconoscibile è la tomba di S.
Giacomo, oggi ridotta ad un cumulo di macerie nei pressi dell'omonima
chiesetta, mentre valorizzata e inserita in un percorso archeologico
debitamente segnalato è quella di Su Itichinzu. Aspetti decisamente più
monumentali si colgono a Sas Kolovranas e a Su Piccante, che impiegano
nella loro costruzione il granito messo in opera, però, con tecniche
diverse. La prima, ripetutamente sconvolta e danneggiata da interventi
abusivi, è situata lungo la vecchia strada Siniscola‑Nuoro, non lontano
dalla chiesetta campestre di S. Giacomo: la camera mostra un elegante
paramento di blocchi parallelepipedi perfettamente squadrati che
tendono a chiudere verso l'alto. La seconda si localizza sul vasto
pianoro soprastante il Rio Caddare in regione lorgi Ufrattu, e prevede
invece, nel lungo corridoio, l'utilizzo di lastroni posti di coltello
in alternanza con blocchi disposti a filari: la copertura era in questo
caso a piattabanda mentre l'ingresso doveva essere fornito di stele
monumentale, oggi asportata. Gli sconvolgimenti operati anche con i
mezzi meccanici nella parte posteriore e all'intermo della camera,
sembra abbiano risparmiato la zona dell'esedra della quale sussistono,
ancora verticali, alcuni lastroni. Poco oltre si localizza un altro
sepolcro miracolosamente scampato ai mezzi meccanici che hanno
distrutto l'adiacente villaggio: tra la folta vegetazione si intravede
il corridoio con l'abside e porzione dell'esedra.
Sul fronte dei luoghi di culto, nonostante sia stata documentata una
piccola fonte vicino ai miseri resti del nuraghe Scurtha 'e Muru, nota
come Sa Funtana 'e Sa Tumba, rimane la grotta di Sa Preione 'e S'Orcu
l'edificio di maggior interesse architettonico. La grotta si apre alla
falde del Monte Albo, in mezzo al canalone di Riti Siccu. Vi si accede
tramite un angusto pozzetto realizzato in muratura con pietre di grandi
dimensioni, da cui si diparte una stretta e ripida scalinata elicoidale
composta da 17 gradini che scendono con andamento sinistrorso. Al
termine della scalinata si accede, dopo un salto di 5 m, in un vasto
salone da cui si dipartono ambienti di varia ampiezza e conformazione.
Prima di un discutibile intervento di valorizzazione, che ha gravemente
compromesso l'habitat naturale della cavità, si notavano vari scassi
operati dai clandestini con conseguente dispersione di molti frammenti
di ceramica nuragica, resti carboniosi e malacologici. Il sito sembra
presentare strette analogie con la grotta-santuario di Su Benatzu a
Santadi.
Fonte: Siniscola e il suo passato - Breve guida
archeologica del territorio - Comune di Siniscola - Soprintendenza
Archeologica per le province di Sassari e Nuoro a cura di Roberta Relli
1999.
expedia
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