Lei è un comune di 601 abitanti della provincia di Nuoro.
Amministrazione comunale
Sindaco: Michelina Cadau (lista civica) dal 10/05/2005
Centralino del comune: 0785 40805
Posta elettronica: non_disponibile
I
l paese di Lei, 645 abitanti secondo il censimento del 2001, è
edificato su una serie di colline poste ad altitudine di mt 500 s.l.m.
con esposizione a sud est, su un territorio, di Kmq 19,01 (di cui
destinato a bosco Ha 645), che comprende la parte centro occidentale
della Catena del Marghine. Il territorio comunale è compreso fra 192 e
1133 metri s.l.m. Per chi percorra la Statale 129 (Macomer-Nuoro), il
paese appare allungato parallelamente all'adattamento della Catena
montuosa che estende le propaggini di verde fino ai limiti del
perimetro urbano. Negli ultimi anni il paesaggio si è arricchito di
superfici boscate a roverella ed essenza della flora mediterranea
interna, anche a motivo del progressivo abbandono delle campagne.
L'origine del Centro è antica, insediamenti umani sin da epoche
preistoriche sono testimoniati dai ritrovamenti in località Su
Furrighesu e Muros, asce, ossidiane, bracciali in bronzo attualmente
conservati presso il Museo Sanna di Sassari. Terrecotte ed altre
suppellettili di epoca medioevale sono state ritrovate nei dintorni
della chiesa di S. Michele e dell'attuale boschetto sottostante la
"Roccia della Madonnina" all'ingresso del paese. Compare nell'elenco
delle decime che i vari centri abitati della Sardegna pagavano alla
Curia di Roma per gli anni 1342/1350.
Distanze: da Macomer Km 17, da Nuoro Km 45, Oristano Km 70, Cagliari Km
170, da Sassari Km 86, da Alghero Km 120.
Cenni Storici
Il nome del paese compare per la prima volta nel Condaghe di Santa
Maria di Bonarcado con la grafia Lee, la cui pronuncia era Le: Coiuvedi
Goantine Mameli, serbu de sancta Maria de Bonarcadu, cun Maria de Lee,
ancilla de iudice de Gallul.... In seguito è attestato con la forma
Ley. È citato anche nella Chorographia Sardiniae di Giovanni Francesco
Fara, del secolo XVI. Il territorio di Lei fu popolato sin dall'epoca
preistorica, come attestano i ritrovamenti in località Su Furrighesu e
Muros, e i nuraghi Beraniles e Pattada. Nel periodo giudicale la villa
di Lei fece parte della curatoria del Marghine nel regno di Torres.
Questa curatoria comprendeva i paesi di Bìrori, Dualchi, Gitil,
Bolotana, Borore, Lei, Mulargia, Noragugume, Bortigali, Saucu, Santu
Antipatre e Silanus, oltre alla capitale Macomer. Caduto il regno, di
fatto nel 1259 con la morte della giudicessa Adelasia, la curatorìa,
contesa fra i Doria e gli Arborea, fu annessa al regno arborense. Tra
il 1340 e il 1341 Lei pagava le decime alla cattedrale di Ottana,
essendo compresa in quella diocesi, che fu soppressa nel 1504, anno in
cui il paese entrò a far parte della diocesi di Alghero. Nel 1388 è uno
dei paesi che sottoscrivono la pace fra i regni di Arborea e Aragona.
Subito dopo la fine del regno, nel 1410, la villa passò al visconte di
Narbona, e poi, nel 1420, agli Aragonesi, che la concessero in feudo al
valenzano Bernardo Centelles. Questi la cedette nel 1439 a Salvatore
Cubello, che nel 1463 la incluse nel marchesato di Oristano. Estintasi
la famiglia Cubello nel 1470, il paese passò a Leonardo Alagón, sino al
1477, quando fu condannato per fellonia. Nel 1478 tornò in possesso dei
Centelles. A partire da questa data, e poi per tutta l'epoca spagnola,
Lei tornò ad essere inclusa nella contea di Oliva, infeudata prima ai
Centelles, creati conti di Oliva nel 1449, e poi, per successione, ai
conterranei Borgia. Estinta la
famiglia, la villa fu concessa a Maria Josefa Pimentel, erede
dei Borgia e moglie di Pedro Téllez Girón, ai quali rimase sino al
riscatto definitivo del feudo nel 1843. In base alle
successive suddivisioni amministrative del territorio, fissate dal
governo sardo-piemontese, la comunità di Lei fu inclusa nel 1821 nella
provincia di Cuglieri; nel 1848, abolite le province e
istituiti i comuni, Lei fu compreso nella divisione amministrativa di
Nuoro, e in seguito, con R.D. 3702/1859, nella provincia di
Sassari, circondario di Nuoro, mandamento di Bolotana. Istituita la
provincia di Nuoro con R.D.L. 02/01/1927, n. 1, entrò a far
parte di tale provincia.
S.Marco, il 24 e il 25 aprile. E' la festa più importante del
paese. Pellegrinaggio alla chiesa di San Marco (sa cresia 'e dai) in
località Sos Contones, nell'agro di Silanos, il 24 aprile di
ogni anno. I fedeli in processione, accompagnati da cavalieri, portano
i tipici pani di San Marco (sa cogone 'e Santu Marcu) esclusivo
pane locale fatto di semola, decorato con fiori, uccellini,
caprioli, collocato su canne, adorni di nastri multicolori. Dopo tre
fermate si arriva alla chiesa. I confratelli di Zesucristu e
di Nostra Signora si occupano della statua e dell'organizzazione delle
celebrazioni insieme al prete. Durante la messa si benedicono i
pani, di cui in seguito una parte si mangia come protezione
per le persone, le case, il bestiame e i campi, e una parte viene messa
da parte per l'anno successivo. La mattina del 25, in Sa Roca, il prete
benedice i campi sottostanti. A settembre (seconda domenica) seconda
festa di san Marco a carattere religioso e civile, con spettacoli
folkloristici e vari.
Sant'Isidoro, con processione e benedizione dei campi, nel mese di
maggio di ogni anno. Sul monte, in uno spiazzo sotto gli alberi, si
celebra la messa davanti alla nicchia del Santo protettore dei
contadini.
San Pietro, il 29 giugno, è il patrono del paese.
La trebbiatura
Una delle attività tradizionali, come in tutta la Sardegna, era la
trebbiatura. Si mette il grano sull’aia e ci si fa passare un giogo di
buoi che trascinano una pietra piatta, sa pedra de triulare, sopra. Una
volta passati i buoi, si ventila. Il grano si macina nella macina, in
sardo mola: si versa nella tramoggia e l’asino attaccato con un palo fa
girare la macina. Il grano macinato cade nel trogolo e si raccoglie
dalla porticina.
Tipico del paese è il pane, detto cogone o cocoiedda, che si fa per la
festa di San Marco, il 24 e 25 aprile. È un pane tondo, che può anche
avere un foro al centro, o a forma di croce greca, con un diametro che
va dagli 8 ai 30 cm. È decorato con uccellini, fiori, frutta e foglie.
Altri tipi di pane sono su tzichi, sa sìmula, sa fresa, sa cogone 'e
s'ou, sa coca, su pane cun berdas, su pane modde, s'orzatu, su pane
corru, su pane de cane. Un piatto tradizionale era quello de sos
macarrones de arzola. I dolci sono: amaretos, pilichitos, pabassinos,
sospiros, germinos, casadinas e sebadas.