eti è un comune di circa 800 abitanti della provincia di Nuoro.
È un centro agricolo a 58 km sud-ovest da Nuoro, nella Barbagia di
Ollolai.
Siti
archeologici
* Santuario Nuragico di Abini
Amministrazione
comunale
Sindaco: Pietro Galisai ("lista civica") dal 29/05/2007
Centralino del comune: 0784 68023
Posta elettronica: non_disponibile
Teti ha una storia millenaria legata ai reperti ritrovati nel villaggio
nuragico di Abini e alle capanne si S'Urbale. Non si hanno certezze
sulla nascita dell'abitato di teti, secondo la teoria più accreditata
pare che il nome derivi dalla pianta "smilax aspera", "titione" nel
dialetto di Teti, che cresce in tutto il territorio. Nell'ottocento il
paese veniva apprezzato per la sua straordinaria bellezza: posto sulle
montagne, ricco di numerose specie arboree tra cui il leccio e la
quercia da sughero, inoltre erano presenti circa 200 sorgenti, nove
ruscelli che si collegavano ai fiumi Taloro e Tirso. I suoi boschi
erano abitati da diverse varietà di animali come: cervi, daini,
cinghiali, volpi, lepri, e vi nidificavano varie specie di uccelli. Nel
1865 a Teti si svolgono i primi scavi archeologici, viene rinvenuto nel
villaggio di Abini diverso materiale bronzeo conservato attualmente nel
Museo delle Antichità di Cagliari. Oggi Teti è un paese di circa 800
abitanti, l'economia è basata sul terziario e sulla pastorizia. Dal
1990 è attivo il Museo Archeologico ove sono conservati numerosi
reperti bronzei provenienti da Abini, e vari oggetti di ceramica
provenienti dal Villaggio Nuragico di " S'Urbale ", di cui tra l'altro
si può ammirare la straordinaria e fedele ricostruzione di una capanna
nuragica. E' stata inoltre restaurata una casa antica sita nel centro
storico dell'abitato, arredata secondo lo stile storico cui si rifà con
esposizione di utensili tipici della tradizione locale.
Il territorio di Teti presenta un patrimonio naturale di grande
interesse, sia dal punto di vista vegetazionale che faunistico. La
vegetazione prevalente di questo territorio è quella legata al clima
tipico delle aree collinari con basse temperature invernali e un
periodo estivo piuttosto arido che determina un forte deficit idrico.
Le specie arboree più rappresentate sono il leccio, sughera, roverella
con qualche inserimento di castagno, e presenza di essenze tipiche
della macchia mediterranea: corbezzolo, fìllirea, lentisco, cisto,
ginestra ecc. Sono presenti inoltre fiori endemici comuni anche ad
altre aree della Sardegna: Ornithogalum biflorum, Vinca sardoa, Crocus
minimune le coloratissime orchidee, ecc. Dal punto di vista faunistico
è segnalata la presenza di volpi, cinghiali, donnole nonché diverse
specie di rapaci fra cui l'aquila reale, il gheppio, l'astore, la
poiana. Ricco di fauna lacustre è anche il bacino artificiale di
Cucchinadorza, a circa 9 km dal paese sulla strada provinciale per
Olzai, sede di una centrale idroelettrica e particolarmente
affascinante per la sua strategica posizione che lo fa somigliare ad un
lago naturale. L'habitat naturale ricco di boschi favorisce inoltre la
crescita abbondante di funghi, tanto che questo territorio ricchissimo
di specie fungine è meta di appassionati e ricercatori. Per i locali i
funghi rappresentano un'importante risorsa entrata oramai a far parte
della gastronomia locale.
Santuario di era nuragica Abini è situato nel territorio di Teti. I
suoi resti sono in buona parte interrati nella valle percorsa da un
fiume che sfoccia nella valle del Tirso. Il primo
ritrovamento risale al 1865 quando alcuni pastori ispirati da
ricorrenti sogni fecero degli scavi nella località di Abini, questi
portarono alla luce una varietà di oggetti. Abini risale ai
secoli VIII e VII a.c.. Il villaggio ha una superficie di 20.000 mq.,
si estende nell'area prossimale al corso d'acqua ed è
costituito da 26 capanne e da un "recinto delle riunioni",
dove si trova un pozzo sacro. Di quest'ultima costruzione non è
attualmente visibile nessuna forma di costruzioni, se non
alcuni "conci di coda" in trachite con la faccia a vista accuratamente
lavorata. Lo scavo vero e proprio del sito archeologico venne
compiuto per la prima volta nel 1930 dal Taramelli
che vi rinvenne una notevolissima quantità di bronzi nuragici di ottima
fattura e in buon stato di conservazione, esposti adesso nel
Museo Archeologico di Cagliari