lassai è situata nel cuore dell'Ogliastra, tra le sue rocce. Il suo
territorio comunale si estende per 122 km2, dal paese fino al confine
con la Provincia di Cagliari. Il centro abitato appare incassato fra il
grande complesso del Tacco di Ulassai a nord e l'imponente Monte
Tisiddu a sud: alle pendici del Tacco di Ulassai vi si trova un
complesso sistema di grotte, la più famosa delle quali, la Grotta di Su
Marmuri con i suoi 800 metri di lunghezza e le sue concrezioni interne,
è la principale meta turistica dell'intera Vallata del Pardu; da queste
grotte in periodi di intensa piovosità fuoriescono da un versante più a
valle le imponenti cascate di Lequarci. Nelle foreste sempreverdi dei
Tacchi vive una ricca fauna, protetta dalla recente istituzione
dell'Oasi faunistica di Girisairi. A sud, il paese è dominato dagli
altissimi dirupi del Monte Tisiddu e della sua cima più alta, il Bruncu
Matzeu, dalla cui cima, a 957 metri di altezza, nei giorni di bel tempo
si può vedere il Massiccio del Gennargentu. A est, la valle del Rio
Pardu è coltivata a uliveti; ad ovest, una strada segue il lato sud del
Tacco di Ulassai, proseguendo ai piedi del grande Tacco di Su Àccara,
con la sua punta "Seccu" di 1000 metri, la più alta del territorio
comunale, giungendo in località Santa Barbara, ove sorge una chiesa
campestre del 1600, e le loggette ai fianchi "is cumbessias", località
conosciuta soprattutto per le grandi cascate di Lequarci che durante la
stagione delle piogge riversano a valle le acque dell'intero Taccu
soprastante.
Il territorio comunale poi si snoda verso sud, attraversando diverse
vallate, tra le quali quella del Flumineddu e del Rio Su Luda, patria
dei pastori ulassesi in un ambiente stepposo dominato dal cisto, si
scorge Monte Codi che in inverno è pericoloso per via delle abbondanti
nevicate, talvolta interrotto dai rimboschimenti di pini nelle quote
più elevate; la lunga fascia in comune di Ulassai si interpone poi fra
i comuni di Jerzu e di Perdasdefogu, allargandosi infine nello
sconfinato e disabitato altopiano di Quirra.
Le fontane sono state di fondamentale importanza nel paese, è proprio
da esse che è nato il paese stesso. Nel centro abitato se ne contano
diverse: la più importante è sa "Funtana e s'era" fontana dell'edera,
conosciuta anche come "Funtana e susu", sorge in una parete del
lavatoio comunale, divenuta fulcro dell'intero impianto compositivo
dell'opera di Luigi Veronesi., "Fontana della Sorgente". Al ricordo
d'uomo e di tante generazioni, tale fontana è perenne, non si è mai
seccata, anticamente era importante per la suddivisione
dell'irrigazione degl'orti di Comidalecca, is Molinusu e Surderas. Di
rilievo c'è sa Funtana e Coccori, utilizzata maggiormente nei tempi
passati come abbeveratoio di mucche e cavalli, abbellita ultimamente
dall'opera scultorea in omaggio allo scautismo. Importante è anche sa
"Funtana e serì", la cui acqua era usata anticamente per la
panificazione. Dentro l'abitato vero e proprio c'è sa Funtana e Aledda,
la quale è presente in diverse scene di alcuni film e documentari
regionali. Le fontane scomparse dentro l'abitato sono: Funtana e
Ferreli e Funtana e partaloi.
La maggior fonte di sostentamento ad Ulassai in passato era la
pastorizia, e il paese era abitato prevalentemente da pastori o
allevatori di capre, pecore, vacche e cavalli. Si è arrivati ad avere
ben oltre 20000 capi caprini. I pastori nei periodi invernali
effettuavano la transumanza, "tramuda" verso i paesi del Campidano,
alle volte anche in estate " a sa stula e fai" in "lampadas" cioè al
maggese delle fave a giugno, e " a sa stula e trigu" e al maggese del
grano in "orgiolasa" cioè il luglio. Nella storia del paese tanti di
questi pastori, costretti a vivere diversi mesi fuori paese e lontani
dalle proprie famiglie spesso e volentieri erano soggetti o
organizzatori di bardane e grassazioni, tanti di loro erano banditi,
tanti di loro erano schiavi del codice delle faide. Alcuni di loro sono
ancora noti alla memoria collettiva del paese e della zona, come i
famigerati fratelli Billeddu e i fratelli Cannas Trappanti, banditi
efferati e sanguinari degli inizi dell'Ottocento. Oltre alla pastorizia
era molto radicata anche l'agricoltura: si vantavano, intorno agli anni
quaranta, ben 450 giuoghi di buoi. Nel corso del tempo sono nati i
cantieri forestali, dove diversi pastori e artigiani vi sono entrati
per lavorare, ancora oggi però ci sono diverse aziende agropastorali.
La caratteristica predominante del paese dagli anni Sessanta in poi è
stata la passione per lo studio e oggi il paese vanta un numero elevato
di laureati, Ulassai è uno dei paesi con maggior densità di laureati di
tutta la Sardegna.[senza fonte]
Di rilievo è la recente nascita dell'imponente Parco Eolico di Larensu,
l'Oasi Faunistica di Girisaire e la Stazione dell'arte. l'energia
eolica ha dato diversi posti di lavoro e migliorato il territorio
agropastorale, con l'apertura di nuove strade e l'aratura in diverse
aree. L'oasi faunistica premette la tutela dei cervi e altri posti di
lavoro. Il Museo di Arte Contemporanea Fondazione Stazione dell'arte è
stato inaugurato l'8 luglio 2006, presso l'ex stazione ferroviaria da
tempo dismessa appena fuori il centro abitato, attraverso la donazione
di oltre 130 opere da parte dell'artista Maria Lai ora è conosciuto e
apprezzato da tantissimi amanti della cultura di tutto il mondo che
costantemente arrivano per visitarlo. Il paese negli anni è diventato
uno dei poli attrattivi e turistici più conosciuti dell'isola.
Il paese di Ulassai è un paese molto tradizionale, è molto conosciuto e
apprezzato per il lavoro antichissimo del telaio orizzontale, tra i
pochi in Ogliastra. Tante donne del paese ancora oggi custodiscono i
telai in casa, anticamente si lavorava con una tecnica chiamata "a
preale", oggi soprattutto con quella a "pibionis" più semplice e meno
vincolata nelle forme e nelle dimensioni. Molto apprezzata è anche la
lavorazione delle bisacce "taschittas", dei "Taglieris" e delle
"Stiariccas" di alcuni artigiani del paese. Per quanto riguarda la
panificazione, ci sono diversi tipi di pane, il paese custodisce i
segreti del "pane pintau" o "pane e coia", il cosiddetto pane bianco
per i matrimoni, dalle arcaiche forme come "s'appintau a mossiu", "su
caboniscu" ecc. Su "pane e gida" il pane della settimana, che consumano
tuttora i pastori quando sono in campagna, o anche la gente comune, "su
pani 'e inu cottu", unico e particolare, oggi realizzato più come un
dolce; seguono gli altri più comuni come "su civargiu" o "moddissosu" e
il pistoccu a sfoglie rettangolari. In ogni casa del paese c'è il forno
a legna, i dolci tipici sono: is pabassinasa, is pardulasa, di
importazione is amarettusu e is piricchittusu. Ottimi sono i vini
Cannonau della Valle del Pardu sottostante, il miele amaro di
corbezzolo, e l'olio d'oliva. Diversi pastori ancora oggi producono il
loro formaggio pecorino soprattutto di capra, producono "su cagliu", su
"casu agedu" e su "fiscidu" o "casu 'e merca". Molto interessanti sono
i "culurgiones a ispighitta", di menta e patata, e quelli di forma
quadrata "culurgiones a tenda", si cucinano in diversi modi, sia al
sugo che in bianco con un po' di olio d'oliva e formaggio grattugiato,
oppure fatti all'antica, cioè cotti nella cenere del camino, bagnati da
un po' di olio d'oliva "ogliu ermanu", e degustati senza piatto e
forchetta, poi seguono ir marracconir de ungula, sa coccoi prena di
patate e menta, e sa coccoi e corcoriga tipiche della zona ogliastrina.
Gli arrosti sono allo spiedo, di capra, di pecora, di manzo e infine di
maialetto "pessa 'e coppiu", con l'arcaica tecnica de "su furria
furria". IL paese è molto apprezzato anche per la produzione del
prosciutti e salami casarecci, e per un particolare tipo di acquavite "
su Mescuru" o "Abbardente cun meli".