aradili (in sardo Baradìle) è un comune di 95 abitanti della provincia
di Oristano. È noto per essere il più piccolo comune della Sardegna, ed
uno dei più piccoli in Italia. Il suo aspetto è quello di un borgo
medioevale con numerose case storiche.
Feste e sagre
Ogni anno vi si svolge, il 13 luglio, la sagra del raviolo. Il 24
agosto la sagra della mattanza greca
Amministrazione comunale
Sindaco: Lino Zedda (lista civica) dal 28/05/2006
Centralino del comune: 0783 95095
Posta elettronica: non_disponibile
Viaggiando nell'interno della Sardegna, non ci si può non fermarsi a
Baradili, il più piccolo, con i suoi 105 residenti, ma non per questo
meno bello comune d'Italia. Situato in Marmilla alle falde della Giara,
si presenta come un borgo medievale vista la presenza di numerose case
antiche (Monte Granatico, casa Usai , casa Lavra, ecc.), resti nuragici
(fra i quali una fontanella scavata nella roccia dai nuragici e
ricostruita qualche secolo fa, la cui acqua è usata tutt'oggi nella
chiesa parrocchiale).
Una delle maggiori attrazioni è il parco comunale facilmente visibile
dalla strada principale (parco giochi, percorso trekking, campo da
tennis, da calcetto e punto di ristoro). Nel paesaggio collinoso ad
occidente e pianeggiante a sud si notano numerosi vigneti, oliveti e
mandorleti dai quali gli abitanti ottengono ottimi vini, oli e dolci.
Il paese essendo molto tranquillo e silenzioso, è adatto a coloro che
intendono trascorrere una vacanza rilassante e serena con la
possibilità di visitare le varie attrazioni della zona ( Barumini,
Giara di Gesturi, Giara di Siddi, Villanovaforru, Monte Arci, ecc.), e
gustare le specialità locali. Non
esistono documenti che dimostrino con certezza in quale periodo fu
fondata Baradili. Il territorio fu certamente abitato nel periodo
nuragico,
come dimostra la presenza di alcuni nuraghi (Nuraxi Cibixina, Nuraxi
Candeu, Nurattò).Si dice addirittura che lo stesso paese sia stato
costruito
sulle rovine di un nuraghe. Tra questi nuraghi il più
importante sembra essere "nuraxi candeu".Si tratta di un nuraghe
monotorre, e, se saliamo
sopra di esso e, lo immaginiamo nella sua altezza originaria,
è possibile vedere "su nuraxi"di Barumini.
Vicino al nuraghe, si trova una graziosa fontana scavata nella roccia
dai nuragici e ricostruita poi nei secoli successivi. L'acqua della
fontana è da sempre usata nella chiesa di santa Margherita per i
bambini che la bevono "a campanedda" per la festa della santa. Anche
Baradili nuragica seguì
la stessa sorte del resto della Sardegna e fu conquistata Prima dai
cartaginesi poi dai romani.Tracce romane si trovano in varie zone del
territorio (cibixia, pranu ena, serra bingia, ecc.).Racconta infatti
Vittorio Angius (nel dizionario geogr. storico statistico commerciale
di G. Casalis, voce
Baratili Marmilla) che , in "cibixia" si vedevano le
fondamenta di un edificio diviso in venticinque vani, di cui nessuno
era più lungo di metri 2.50 e
largo m. 1,probabilmente destinato a bagni.Si rinvennero
inoltre alcune tombe di epoca romana contenenti anforette e lucerne
fittili che purtroppo andarono in frantumi. Dopo questo periodo ,il
primo documento scritto risale al 1342,anno in cui troviamo
"Baratuli"nelle "rationes decimarum
Italiae Sardiniae (in pratica sarebbe la denuncia dei redditi
odierna). Nell'archivio storico del comune di Cagliari è conservata una
pergamena
lunga 9 m. e larga uno,nella quale sono riportati tutti i nomi dei
paesi sardi e dei loro rappresentanti, i quali, secondo il volere di
Eleonora d'Arborea,firmarono il 24 gennaio 1388,la pace con gli
Aragonesi.Il sindaco (majore) e sei consiglieri (juratis) di Baradili
sottoscrissero il
documento alla presenza del curatore della
Marmilla,Augustinus Ferrali in questo modo:Item a Margiano De Bosai
Majore ville de Baradili,
Salvatore Dunnali, Margiano Dunnali, Niccolau Isquintu, Deusdaddu
Tronce et Dominigu De Loy ,juratis et Johanne Suceia de Villa proxime
dicta.
In epoca spagnola e giudicale, ritroviamo un altro documento scritto in
lingua sarda . Si tratta della consegna , da parte del parroco uscente
di Sini e Baradili a quello entrante ,di un volume cosiddetto "dei
cinque libri".Tale consegna ,venne fatta alla presenza di importanti
autorità, quali il procuratore Gontini Craba, don Gustian Trogu e donj
Frau de Tamis come testimoni del Santo Ufficio e, don Nanj Pironj,
Tabianu Azori , Antonio Lay ,e, tutti is obreris della confraternita e
il sindaco majori donu Antony Carena.
Scorcio del centro storico
Il volume contenente i nomi dei battezzati,comunicati, cresimati,
matrimoni, defunti della chiesa di Santa Margheritae, datato 19
febbraio1617 diceva:Yo Damianu Demula curadu de Siny et Baladirj, hoy
al 19 de su mese presente de Sanctu Andria apo dadu su ljberu de
quinque ljbrorum in manos de su precuradorj de magistad Gontinj Craba
Jn presentia de su majori donu Antony Carena et de don Gustian Trogu et
donj Frau de Tamis Sarj de su Santu Officu et donu Nanj Pironj et
Tabianu Azorj Antonj laj et los obreros tottu de ditta villa sos cales
sunt folos C.46 cent quarantes idem nuda manu propia. Da ciò si desume
che il paese funzionava un po' come i comuni di oggi già da allora.
Nel 1834, scrive Vittorio Angius nel dizionario del Casalis, Baratili
di Marmilla è nella provincia di Isili, distretto di Barumini,tappa
(ufficio di insinuazione-oggi ufficio del registro) di Masullas.Le
abitazioni si trovano su una piccola altura,esposta a tutti i venti e
in una valletta esposta a ponente e a tramontana.Vi è nebbia in tutte
le stagioni,d'estate un calore cocente e d'inverno un freddo penetrante
e umido.Vi sono circa venti case e 112 abitanti.Le strade sono strette
e mal tracciate . Le malattie più comuni sono la febbre perniciosa e
periodica e ,le infiammazioni viscerali, dovute all'umidità' del clima
e alle acque malsane che si bevono.Le acque salubri si trovano a Nuraxi
Candeu.Nel paese esistono solo quattro poveri telai in cui le donne
tessono alcune canne di tela grossolana ,che non bastano al bisogno.La
Chiesa parrocchiale dedicata a Santa Margherita Martire è governata da
un prete che ha il titolo di Vicario, e che è amovibile a volontà del
Vescovo o del Canonico che ne gode la prebenda. Il cimitero è attorno
alla chiesa .La superficie del territorio Baratilese si calcola di 5
miglia quadrate, in cui si potrebbero seminare 800 starelli di grano.
L'agricoltura è poco praticata e, il monte granatico è dotato di 250
starelli di grano ( litri 9840 ) ed ha in denaro una somma di lire
nuove 343,68. I terreni potrebbero essere sfruttati meglio se si
usassero dei sistemi di coltivazione più moderni. Si è soliti seminare
ogni anno 300 starelli di grano,100 d'orzo, 10 di fave ,12 di ceci e
una piccola quantità di granturco e lenticchie. La produzione è 10 per
uno, mentre in altre zone è del 20 per uno.Si producono circa 2500
litri di vino di scarsa qualità che appena bastano fino a dicembre per
i proprietari. Gli alberi fruttiferi (mandorli, ulivi, melograni e
sorbi)sono circa 80.In un medesimo campo si coltivano cipolle
,pomidoro, melograni e cavoli;in vari luoghi zucche e meloni ; non si
raccoglie più di un cantaro di lino (kg.40,65). Gli animali che si
possiedono non superano i 150 tra buoi, asini, cavalli e pecore. Poche
case hanno il pollaio e, si producono circa 20 cantari di formaggio.Il
paese si trova tra due ruscelli,che nascono entrambi dalla Giara.Sono
il Cilixia e il Saduru, uno a nord e l'altro a sud ,e , si
congiungono entrambi con il Rio Santarbara in territorio di
Turri. Spesso questi ruscelli straripano e causano gravi danni alle
colture .Essi sono ricchi di grasse anguille. Il comune è
incorporato con la Marmilla al feudo di Quirra. La Curia del feudo ,a
cui si fanno i pagamenti feudali ,risiede in Ussaramanna con
giurisdizione sopra gli undici paesi che compongono il
dipartimento.
Nella Relazione Diocesana del 1761 Baradili ha 243
abitanti,Sini 296, Baressa 310. Possiede inoltre due chiese rurali, una
di Santa Maria e l'altra di Santa Restituta,che si trovano
vicino al paese .Tra queste la prima era cadente ,la seconda era ancora
ufficiata. Nel 1839 , con la fine del feudalesimo Baradili fu
riscattata da un'altra potente famiglia Spagnola: gli
Osorio.Da quel momento il paese segue la storia di tutte le comunità
del Regno di Sardegna fino all'avvento in Italia del
fascismo. Il 25.5.1927, Baradili perde la sua autonomia e diventa
frazione del comune di Baressa assieme a Sini, Gonnosnò e Figu. Dopo
varie vicissitudini, e, con la caduta del fascismo agli
abitanti del paese stava stretta la mancanza di quella autonomia che
avevano sempre avuto.Cominciarono quindi a lottare in tutti i
modi per riacquistare il proprio diritto alla autonomia . Arrivarono
perfino a disertare le elezioni, per cui, le autorità competenti,
preoccupate per il caso , premettero affinché si arrivasse in
tempi rapidi all' autonomia. E questa giunse il 2 marzo 1958, con un
referendum al quale i cittadini risposero si all' autonomia. Di questo
successo il paese è debitore soprattutto alla famiglia Usai , che è
sempre stata in prima fila nella difesa delle aspirazioni di Baradili.
Dal 1958 ad oggi molte cose sono cambiate, il paese si è ammodernato
e,dotato dei servizi necessari allo svolgimento della vita quotidiana.
Si è ristrutturato il centro storico, con rifacimento delle strade in
acciottolato, e ristrutturazione delle facciate delle case, si sono
ristrutturate vecchie abitazioni e il monte granatico;si sono
rimboschite parte delle colline con lecci e pini.
Rappresenta un ottimo richiamo turistico "la sagra del raviolo" che si
svolge in una delle tre feste in onore di Santa Margherita, esattamente
la domenica dopo il 13 luglio . Essa è originata da un'antica
"leggenda" secondo cui , quel medesimo giorno di un tempo lontano,
venne ritrovata in campagna la "statuina"di Santa Margherita mentre
alcuni giovani stavano rincasando dopo la Messa per andare a pranzo .
La statuina venne riportata dal parroco che , nel frattempo era già
seduto a tavola , davanti ad un piatto di tre ravioli .
Tanta era la felicità del parroco che invitò al pranzo frugale i tre
giovani , non solo , ma tutte le persone che accorrevano a vedere sia
il ritrovamento della statuina ma anche a quel piatto di ravioli che
sembrava non finire mai , ma il bello è che tutti ne rimasero sazi . Da
quel momento si festeggiò Santa Margherita agattada (trovata) o de is
cruguxionis (dei ravioli). La santa viene festeggiata anche il 22
maggio , la festa più importante , la festa principale , la festa "dei
fanciulli" perché sono invitati dal parroco a suonare un'antica
campanella d'argento i cui tintinni sembrano avere il potere di far
riacquistare la favella a chi l'ha perduta e di far riacquistare il
linguaggio a chi ascolta il tintinnire argentino e prega con fede Santa
Margherita. In oltre si beve la famosa "acqua a campanedda" così
chiamata perché si beve con una piccola campanella d'argento . L'altra
ricorrenza è quella del 20 luglio , che è la festa patronale della
Santa di Baradili .
Margherita nacque ad Antiochia di Siria nel IV secolo d.C. da genitori
pagani. Ben presto orfana di madre fu affidata dal padre ad una balia
che nonostante averla accudita la educò anche nella fede. Quando il
padre si accorse che sua figlia, ormai divenuta adolescente, era
cristiana andò su tutte le furie. Le vari torture inflittegli dal padre
non la smossero dalla sua fede per Cristo. Il governatore Eulibrio
s'innamorò di questa ragazza tanto da volerla sposare. C'è però una
condizione impossibile per la giovane Margherita: rinunciare a Cristo e
tornare alle divinità pagane. Lusinghe, minacce, torture e percosse non
smuovono la giovane di Antiochia, che preferisce la CROCE di CRISTO
alle gioie del palazzo. Venne così condotta al martirio. Margherita
morì poi per decapitazione.