oroneddu è un comune di 173 abitanti della provincia di Oristano,
nella regione storica del Barigadu
Boroneddu
è situato su un costone basaltico che dall'altapiano del Ghilarzese
degrada dolcemente sulla vallata del fiume Tirso, un po' più
a monte dell'antica villaggio di
Boele, oggi scomparso in seguito alla creazione dell'invaso del lago
Omodeo. Dopo aver lasciato la SS 131 bis Abbasanta-Nuoro, lungo la
strada provinciale n° 15 e dopo appena tre chilometri si arriva a
Boroneddu, piccolo centro della regione storica del Guilcier, paese che
si trova immerso in uma vallata incontaminata a pachi chilometri di
distanza dal lago Omode. Boroneddu si trova a 230 metri sul livello del
mare, dista 40 chilometri da Oristano e a soli tre chilometri dalla SS
131 bis Abbasanta-Nuoro. La vicinanza con questa strada permette di
poter raggiungere molto facilmente Boroneddu per scoprirne tutto il suo
fascino e le sue attrattive. Il suo nome così curioso é un
po' complesso da spiegare, soprattutto per le diverse interpretazioni
che vengono date alla radice del nome Bor, che potrebbe significare
nuraghe o sorgente. Secondo una prima interpretazione Boroneddu
deriverebbe da Barene a da Orene, nome presente anche nelle
carte antiche che indicava uno dei tanti paesi del Guilcier:
con questa termine Boroneddu significherebbe paese nuraghe, più
interpretando la radice Bar come nuraghe. La seconda linea di pensiero
tende ad attribuire al nome Boroneddu il significato di sorgente a di
località ricca d'acqua, partendo dalla radice semitica Bor o Ber che ha
appunto questa significato. La presenza di ben sette nuraghi nel suo
territorio patrebbe
dare validità alla prima ipotesi, ma non è da escludere anche la
seconda per la ficinanza di Boroneddu con la vallata del fiume Tirso.
Realizzate su costoni rocciosi, le Domus de janas
servivano per garantire ai defunti una continuità tra la vita e la
morte, rappresentata dalla presenza dei corredo funerario
con oggetti della vita quotidiana (vasi, piatti, etc.) messi accanto ai
corpi deposti in posizione rannicchiata o fetale per simboleggiare il
rito in seno alla Dea Madre, dea
femminile della fertilità, protettrice dei defunti.
La Dea Madre ha come partner maschile il Dio Toro raffigurato con le
protomi o le corna.
A Boroneddu diversi sono gli appuontamenti festivi presenti
nel corso dell'anno. Si parte a gennaio, con la festività di S. Antonio
Abate, in occasione del quale, alla vigilia, viene acceso un
falò. Questa festività prevede tra l'altro la degustazione di un dolce
tipic "sa panischedda", un dolce a base di sapa di fichì
d'india e di frutta secca, come mandarle e noci; l'assaggio
di questo dolce e accompagnato da un buon bicchiere di vino locale. A
marzo, invece viene organizzata la sagra degli asparagi e dei
finocchi selvatici, appuntamento che costituisce un buon inizio di
primavera. Il 10 agosto é la data nella quale viene celebrata la festa
patronale in onore di San Lorenzo Martire per la quale sono
previsti dei festeggiamenti sia religiosi, che cilivili. Indubbiamente
la festa più importante di Boroneddu è
quella di San Salvatore, per la quale sono previsti ben nove gionrni di
flesteggiamenti che si svolgono nel Novenario campestre
dedicato ad Santo. La festa inizia il terzo venerdì di
settembre con l'accompagnamento in processione della statua del
Santo e poi prosegue per nove giorni consecutivi con
una serie di festeggiamenti di carattere religioso e civile.
L'ultimo appuntamento dell'anno è quello della sagra dei fichi d'india.
Arrivando a Boroneddu, non si può non rimanere colpiti e
meravigliati dalla presenza di splendidi esemplari di piante di fico
d'india, che si trovano abbarbicate sui costoni basaltici che
circondano tutto il paese. Il fico d'india ha trovato in questa
territorio le condizioni ideali per crescere casi rigoglioso e ormai a
tutti gli effetti può considerarsi tipica di questa ambiente, anche se
sappiansa che questa specie e stata introdotta in Europa dal Messico.