ituato nell'Alta Marmilla, tra l'Altopiano della Giara, il Monte Arci
e il Grighine, a 265 m. sul livello del mare, il Comune di Villa
Sant'Antonio, sorge intorno alla chiesa di Sant'Antonio Abate,
edificata per consacrare il luogo di rinvenimento di un simulacro del
santo. Il territorio è prevalentemente collinare e ricco di sorgenti;
sono presenti formazioni vulcaniche alle quali si affiancano arenarie,
marne e calcari ricchi di fossili, mentre rocce granitiche formano
"Cuccuru Turri". Fra le testimonianze archeologiche che rivelano la
costante presenza dell'uomo nel territorio, particolare attenzione
meritano le necropoli a Domus de Janas di "Is Forrus" e di "Genna
Salixi", ed i menhir singoli o in gruppi di Carapassa e Cardixeddu.
* altitudine: 265 m s.l.m.
* Superficie: 19,13 Kmq
* Abitanti: 440
* Attività economiche: Agricoltura e
pastorizia
Si trova in provincia di Oristano, più precisamente nell'antica
curatoria di Brabaxiana-Valenza che è oggi denominata Alta Marmilla.
Ubicato tra l’Altopiano della Giara, il Monte Arci e il Grighine, il
comune confina a nord con Ruinas, a ovest con Mogorella e Usellus, a
sud con Albagiara e Assolo. Il piccolo centro è d'impianto recente. Nel
1702 fu istituito un novenario, da cui deriva appunto il centro
moderno, intorno alla chiesa di S. Antonio Abate edificata per
consacrare il luogo di rinvenimento di un simulacro del Santo da parte
di alcuni abitanti di Baressa. Nel 1720 il villaggio di S. Antonio fu
riconosciuto ufficialmente feudatario con atto notarile prendendo il
nome di Villa di Sant’Antonio de Funtana Coberta e fu inserito fra i
villaggi della baronia di Senis. In seguito il paese cambiò nome più
volte: Villa Nova S. Antonio agli inizi del 1800, S. Antonio di Ruinas
nel 1863 e infine Villa S. Antonio nel 1985. Il territorio comunale è
ricco di testimonianze archeologiche, preistoriche, protostoriche e di
età romana, che rivelano la costante presenza dell’uomo nel territorio.
La regione è prevalentemente collinare e ricca di sorgenti; sono
presenti formazioni vulcaniche alle quali si affiancano arenarie, marne
e calcari. Tali caratteristiche geologiche hanno determinato la
distribuzione delle attività agricole e di allevamento, a tuttoggi le
principali risorse economiche, che si sono affermate nelle zone meno
impervie. Villa S. Antonio è uno dei quindici paesi costituenti
l'organizzazione consortile Sa Perda Iddocca, nata per la gestione di
attività aventi finalità di sviluppo economico e sociale del territorio
nonché di valorizzazione delle risorse locali e dei beni ambientali.
Il villaggio prenuragico
Frammento di parete di vaso globulare decorato a
scanalatureL'insediamento prenuragico si estende su un lungo pianoro
situato sul Monte Padrillonis, circa 2 Km. a Nord del paese. Delimitato
a Nord e a Est dalle ampie valli scavate dal Flumini Imbessu, esso
digrada dolcemente nei versanti opposti, verso Pranu Suergiu ad Ovest e
Brentoni-Cara Bassa al meridione. Un tempo florido bosco, è stato
percorso nel 1983 da un violento incendio che ne ha messo in evidenza i
resti archeologici.
La cultura di Ozieri
Essa prende il nome dal sito del suo primo rinvenimento nel 1915, la
grotta di San Michele ai Cappuccini di Ozieri, ma si estende
effettivamente a tutta la Sardegna. Il suo contesto evidenzia elementi
di cultura materiale di derivazione orientale, come si può vedere dal
confronto con le coeve culture dell'oriente mediterraneo, soprattutto
per quanto riguarda gli aspetti concernenti le ceramiche e le
sepolture. Essa si manifesta però con caratteristiche peculiari che ne
esaltano la specificità. Nei suoi sviluppi si inseriscono
progressivamente nuovi elementi culturali, quali il megalitismo, di
promanazione occidentale.
Essa riprende ed incrementa lo sfruttamento dell'ossidiana del Monte
Arci, l'oro nero dell'antichità, di cui la Sardegna era una fonte
inesauribile. La Cultura di Ozieri appare fondamentalmente compatta ed
omogenea in tutta l'isola, ma con facies di carattere regionale. Al
centro e nelle barbagie si afferma progressivamente nel suo ambito il
Megalitismo, e presso le numerosissime domus de janas appaiono i grandi
menhir.
Nelle pianure cagliaritane ed oristanesi emerge invece il suo carattere
agricolo, mantenendo però gli aspetti di cultura materiale comuni con
il resto della Sardegna. La sua cronologia relativa è fissata fra il
3300 ed il 2500 a.C., anche se taluni aspetti, racchiusi sotto la
definizione di sub-Ozieri perdurano ancora nelle successive fasi delle
culture di Abealzu e Filigosa.
Come in tutto il centro della Sardegna, anche nel territorio comunale
di Villa Sant'Antonio vi è da rilevare la presenza di un certo numero
di Nuraghi. Si tratta di dieci esemplari riconducibili principalmente a
quattro tipologie: un nuraghe a corridoio, tre nuraghi complessi,
cinque, nuraghi monotorri, uno a tancato. Il nuraghe probabilmente più
antico è il Nuraghe Spei, un nuraghe a corridoio con due piani
sovrapposti la cui costruzione risale alle fasi finali del Bronzo
Antico (1800-1500 a.C.).
Di poco successiva deve essere la costruzione dei nuraghi complessi, il
Nuraghe Crannaiou ed il Nuraghe Genna Sa Pira, senza dubbio
inquadrabili in pieno bronzo medio (1500-1200 a.C.), la cui costruzione
ha visto però durante i secoli numerose aggiunte posteriori. Incerta, a
causa dell'assenza di scavi stratigrafici, è l'attribuzione cronologica
dei nuraghi monotorri, mentre il Nuraghe Caìu è certamente il residuo
di un nuraghe a tancato, cioè due torri che racchiudono un cortiletto
interno, inquadrabile probabilmente al termine del Bronzo recente.
Nel territorio di Villa Sant'Antonio la presenza romana è testimoniata
da ben quattro insediamenti abitativi situati sia a nord sia a sud del
paese; a nord in zona Pranu Cilixia, nei pressi del nuraghe Perra, e in
zona Sa Sedda 'e s'aurras di monte Padrillonis; a sud in zona di
Funtana Menta, nei pressi del nuraghe Spei e sulla riva sinistra del
rio Imbessu , dove attualmente si trova il nuraghe Su Mogoru, è stato
individuato l'antico villaggio di Mogoro.
Uno dei grandi pregi della dominazione romana è costituito dalla fitta
rete stradale che ha consentito di evitare l'isolamento dei centri più
interni del territorio sardo. Strade commerciali, vie militari, strade
costiere e strade di penetrazione a carattere locale univano il nord
con il sud della Sardegna, consentendo lo scambio dei prodotti, il
miglioramento della società e la diffusione della lingua latina
dappertutto, compresa la Barbagia.
Una delle vie più note a carattere militare e locale era senz'altro la
"Forum Traiani - Colonia Julia Uselis - Valentia". Partendo da Forum
Traiani la strada si inerpicava fino a raggiungere Allai dove,
attraversato il ponte romano, si raggiungeva Barbariana, nome recato da
una curatoria medioevale. Da qui, passando attraverso la sede
di un antico insediamento sorto col nome di Gennana (o Ghentiana) e di
una chiesetta bizantina dedicata a San Teodoro, si puntava dritto su
Ruinas.
La tappa successiva era la "statio" del pozzo di Sant'Antonio, noto col
nome di "Funtana" . Nel 1500 erano qui visibili i ruderi di un paese
ormai estinto, come pure era spopolato il villaggio di Mogoro, poco
distante, di cui ci resta qualche traccia nel nuraghe "Mogoro", sito
nella campagna della Barlagiana. Il mistero di questi villaggi
spopolati non è stato mai chiarito: peste o malaria? Epidemia oppure
assalto e saccheggio da parte dei popoli della Barbagia? Furono gli
abitanti di Mogoro i fondatori del villaggio di Mogorella, ossia
"piccola Mogoro"?
Lucerna di epoca romana con decorazione a bassorilievo di una gallina
La strada proseguiva e si raggiungeva la "statio" di Santa Lucia. Qui
le tracce romane sono ancora più evidenti: un pavimento in "opus
signinum" e varie iscrizioni funerarie di età imperiale sono state
notate dallo Spano nel secolo scorso. In zona è stata individuata una
necropoli ed un edificio termale con calidarium absidato.
Successivamente in età bizantina o vandalica, è stata costruita una
chiesa dedicata al santo cavaliere San Giorgio. Ancora oggi iscrizioni
romane sono incorporate fra la muratura della chiesa campestre di Santa
Lucia. La strada subiva qui una biforcazione; proseguendo sulla destra
si raggiungeva la fonte di San Pietro, ai piedi di un antico nuraghe a
cui si aggiungerà in epoca medioevale la chiesetta di "Sancti Petri de
villa Solu". Da qui al alla colonia romana di Uselis il passo era breve
e agevole con l’ultimo tratto in salita verso la collinetta di Santa
Reparata. La strada sulla sinistra di Santa Lucia si inerpicava per
colline sempre più ripide, si superava Genadas (villaggio scomparso nel
XIV sec.) e si raggiungeva Genoni e poi Valentia, postazione militare
di grande rilievo per il controllo del centro-Sardegna.
Dopo la battaglia di Sanluri (1409) il giudicato di Arborea venne
invaso dalle truppe di occupazione aragonese e il giudice Guglielmo III
di Narbona fu costretto alla fuga. Nel marzo 1410 furono firmati i
trattati di pace e il giudicato di Arborea venne abolito, diviso in
parti e concesso in feudo ai cavalieri aragonesi, catalani e valenzani
più valorosi. Ebbe così origine, nel 1417, la baronia di Senis allorché
il re don Alfonso di Aragona nominò Luigi Ludovico Pontons, nobile
cavaliere aragonese, signore delle curatorie di Parte Valenza e di
Parte Barigadu che comprendevano i villaggi di Senis, Assolo, Ruinas e
Mogorella. Il feudo non poteva essere diviso, ampliato o ceduto per
vendita senza permesso regio, ma affidato solo a Catalani, Aragonesi o
Sardi fedeli al sovrano. All'atto di infeudazione di Michele Margens,
barone di Senis, risulta che nel 1518 oltre ai villaggi di Senis,
Assolo, Ruinas e Mogorella esistevano nella baronia tre ville
spopolate: Mogoro Funtana e Nurapey. Questi villaggi, pieni di vita in
epoca romana e altomedioevale, erano disabitati in epoca giudicale o
composti da poche famiglie. Di essi si è perso ben presto il ricordo.