aese del tamericio, questo il significato di Gonnostramatza (Gonnos =
luogo - tramatzu = tamericio),borgo di origini nuragiche. Nel
territorio, esteso 17,52 Kmq, si trovano le tracce medievali del
periodo giudicale durante il quale (nel 1388) Eleonora
d'Arborea stipula a Gonnostramatza il trattato di pace con Pietro IV
con l'intervento dei rappresentanti di tutti i borghi vicini. Il
territorio comunale ora comprende anche il distrutto borgo di "Serzela"
nel quale si trova la chiesa di "San Paolo" ove e' murata la lapide con
l'iscrizione in lingua sarda sulla distruzione della vicina "Uras" per
mano dei "Turcus e Morus". Attraversata dal "Rio Mogoro" o "Isca" ,
fino a pochi anni fa fonte di preoccupazione per le frequenti
alluvioni, che divide l'abitato in due rioni "su xiau mannu" (grande
rione), e "su xiadeddu" (piccolo rione). I rioni sono collegati da tre
ponti. uno, quello che si trova lungo la strada provinciale
Ales-Gonnostramatza che ora porta in pochi Km alla strada piu'
importante della Sardegna, la S.S. 131, fu fatto erigere nel XVI secolo
dal Rettore Aru. Al posto del ponticello che sta all'interno
dell'abitato vi era un ponte di epoca romana a 5 campate (è riportato
sullo stemma del Comune), abbattuto nel 1928 per costruire gli argini
sulle sponde del fiume. Il terzo è stato costruito negli anni ' 60 per
consentire il collegamento delle strade provinciali di Cagliari e
Oristano. Il Comune di Gonnostramatza per decreto regionale, e per
aspirazione, e' Comune ad economia turistica sia per il patrimonio
ambientale che per quello archeologico, architettonico, storico e
culturale presente nel territorio. Per favorire ciò il Comune di
Gonnostramatza aderisce al Consorzio Turistico "Sa Corona Arrubia". Le
campagne di Gonnostramatza sono ritenute il miglior campo di gara
d'Europa per cani da ferma a"caccia" di pernici e quaglie.
Gonnostramatza
ha sicuramente origini nuragiche di cui si trovano le tracce nel
territorio. La zona geografica nella quale insiste il territorio di
Gonnostramatza è denominato "Marmilla", derivato dalla conformazione
geologica fatta, appunto, a "mammille" cioè di dolci colli simili a
mammelle. Le origini nuragiche sono confermate dagli insediamenti
presenti e dalla scoperta di reperti scientificamente rilevanti. Tra
questi reperti spicca il più antico monile d'oro della Sardegna:
il collier della tomba eneolitica di Bingia 'e Monti, che era
parte del corredo funerario di un pastore-guerriero della cultura del
Campaniforme, di circa quattromila anni fa. La tomba di Bingia 'e Monti
è costituita da una ampia nicchia rettangolare scavata nella roccia
sedimentaria, alla quale si addossa un ambiente quadrangolare
delimitato da quattro grandi pietre poste verticalmente con pareti in
muratura a secco. La struttura funeraria è stata utilizzata in un
primo momento dalle genti appartenenti alla Cultura
eneolitica di Monte Claro e successivamente nell'ambito dell'aspetto
campaniforme e della Cultura di Bunnannaro. Nei livelli campaniformi
più bassi sono state individuate tre strutture a cista litica sigillate
da lastroni calcarei contenenti resti scheletrici umani riferibili a
più individui. Sopra le lastre di copertura delle ciste erano stati
deposti altri defunti accompagnati da elementi di corredo di
particolare pregio rappresentati da reperti ceramici, oggetti in
metallo, in pietra, in osso, e da elementi di ornamento tra i quali si
distingue il collier d'oro. Si tratta di un oggetto esclusivo che
doveva essere riservato a una persona di elevato rango sociale
all'interno della comunità e che
quindi doveva assumere la valenza di status symbol.
Fino al XVII secolo era il centro piu' popolato ed importante della
Marmilla, e, dall'XI secolo, sede di capoluogo della Parte
Montis inclusa nel Giudicato di Arborea. Tanto importante che
Eleonora d'Arborea nel 1388 sceglie Gonnostramatza come sede per la
stipula del trattato di pace con Pietro IV d'Aragona con
l'intervento dei rappresentati di tutti i borghi del circondario. Del
Regno di Arborea seguì tutte le sorti: dal Marchesato di
Oristano fu annesso alla Contea di Quirra (1478 a seguito
della sconfitta di Leonardo d'Alagon); Il Marchese di Nules ne prese
possesso nel 1504 e nel 1675 fu' possesso del Duca di Gandia
Francesco Borgia. Le faide familiari all'interno del Marchesato di
Nules fecero in modo che nel 1798 il possesso di
Gonnostramatza fosse affidato a Filippo Carlo Maria Osorio de
La Cueva Castelvi. Gonnostramatza, probabilmente come quasi tutta la
Sardegna, ha subito le influenze e le invasioni barbariche
comprese quelle di Turchi e Mori, accomunata in queste alla Sicilia ed
alla Spagna. Durante le razzie barbariche moltissimi villaggi
della zona furono distrutti: tra questi Uras. La "villa" di Uras fu'
distrutta nel 1515 da Turchi e Mori. Il pirata che comandava i mori era
il famoso e temuto Khair ad-din, detto Barbarossa forse dal
nome del fratello Baba Urug. Nella chiesa campestre di San Paolo è
murata la lapide che ricorda una della più nefaste incursioni
barbaresche del XVI secolo: "El V de arbili MCXV esti istada isfata sa
vila de Uras de manu de turcus e morus effudi capitanu de morus
Barbarossa". Sérzela fu' definitivamente abbandonata dopo il 1775, per
inedia e per decreto di Mons. Pilo, e i suoi abitanti si trasferirono a
Gonnostramatza. Nel periodo fascista a Gonnostramatza furono annesse le
frazioni di Gonnoscodina e Simala.Gonnostramatza passa dalla provincia
di Cagliari a quella di Oristano nel 1975 con l'istituzione della nuova
provincia.
La chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo risulta edificata in
due distinti periodi. Il primo impianto fu' costruito durante la prima
metà del XV secolo in stile gotico-aragonese. Di tale impianto rimase
in piedi solamente l'abside con l atipica volta a crocierea i cui
costoloni poggiano su peducci scolpiti con figure simboliche che
qualcuno vorrebbe ricondurre agli Apostoli. Nella chiave di volta,
decorata con un motivo a tortiglione, è rappresentata la vittoria di
San Michele Arcangelo sul demonio.La navata, costruita nel
1666, è tripartita all'interno da due grandi arcate, che dividono la
volta a botte, in campate e delimitano con i relativi pilastri gli
spazi su cui si aprono gli archi delle cappelle.Interessante, anche se
piu' recente, l'altro prospetto delimitato in alto dai salienti ornati
da archetti pensili, per l'ampio spazio animato dal chiaroscuro dovuto
all'alternarsi delle fasce aggettanti e dall'apertura della grande
trifora centrale incorniciata da un arco.La chiesa è internamente
impreziosita da un discreto arredo marmoreo intrasiato che comprende
l'altare maggiore, le balaustre, gli altari laterali, il fonte
battesimale, e il pulpito.La chiesa conserva alcuni "tesori" artistici
di inestimabile valore: oltre ad alcune statue lignee e un crocifisso
con drappo damaschinato risalente al XVI secolo, nell'abside è
custodito il famosissimo retablo del pittore Lorenzo Cavaro, esponente
della "Scuola di Stampace", datato 1501.
Il retablo ha un valore storico considerevole per il fatto che
l'attribuzione è certa in quanto reca l'iscrizione vergata dall'autore
in gotico minuscolo "En any MDI es estada feta lò dit retaul per ma(n)s
de mestre Lore(n)s Cavaro de Stampas feta a xv de dese(m)ber any de sus
dit".