orbello è posto presso i margini orientali del vasto tavolato
basaltico del Guilcier, e s’affaccia, da oriente a settentrione, sulla
splendida e ampia valle dipinta dal rio Siddo, culla dell’agglomerato
di Domusnovas Canales, parte integrante del Comune.
Il vasto panorama spazia verso oriente, sui contorni sinuosi dell’ampia
conca disegnata dal lago Omodeo (laddove correva libero il fiume Tirso
– il maggiore dell’Isola) e sul lontano profilo di creste, come una
spalla verso le alture della Barbagia.
Alla stessa porzione d’altopiano, alto circa 350 metri sul mare,
partecipano con diverso paesaggio le cittadine d’Abbasanta e di
Ghilarza, alle quali l’abitato di Norbello si ricollega fisicamente,
senza quasi soluzione di continuità, a corona dello sbocco della
rigogliosa valletta del rio Chenale, come un profondo parco fra le case
dei tre villaggi.
Territorio
La
stretta vicinanza delle tre comunità determina la particolare
configurazione del territorio di Norghiddo, lungo poco più di 10 km;
quasi un ampio corridoio, disposto secondo la linea Nordovest – Sudest
e largo in media 2,5 km, con una sensibile espansione nel tratto
meridionale, dove si trova il nucleo di Domusnovas Canales.
Un’estensione molto fertile, di complessivi 2620 ettari, tutti
direttamente soggetti alle attività agricole e pastorali.
Il territorio di Norbello è un’estensione geologica del Monte Ferru (o
Montiferru), del quale costituisce un prossimo lembo pianeggiante.
Aspetti geologici
Le eruzioni tardo– pleistoceniche e plioceniche del vicino vulcano,
hanno formato la crosta dei basalti e delle ignimbriti disposti in
superficie. Al di sotto sono banchi miocenici di marne e arenarie con
calcari organogeni colluviali, osservabili nelle pareti dei dirupi e
nei pendii delle ampie valli, apertesi con la progressiva frattura dei
margini dell’altopiano, sottoposto ad antichissime alluvioni. Nella
prossima valle del Tirso, oggi occupata dal lago Omodeo, gli strati
profondi custodiscono tronchi d’alberi fossili, che affiorano intorno
per ampi spazi, laddove il suolo appare più dilavato.
Ambiente
Il paesaggio del felice territorio di Norbello è segnato da estensioni
di bosco a roveri, lecci e sughere, olivastri, bagolari, olmi e
perastri, mentre fra le essenze arbustive prevale il lentisco; più rari
sono il mirto e il corbezzolo e, singolarmente, rarissimo l’olivastro.
Molta parte è occupata dai pascoli alberati, costellati di roveri e
sugheri e in alcune zone si concentrano le colture intensive di oliveti
e vigne, in appezzamenti mai molto grandi. La rinomata bontà dei
prodotti agro–pastorali di Norbello e Domusnovas Canales è pari alla
feracità del territorio: ridente in primavera, piacevole in estate,
tiepido e struggente in autunno, piacevole d’inverno.
La flora naturale è ricca di volatili, roditori, mustelidi, volpi e
cinghiali. Oltre il diffuso allevamento di ovini, suini e bovini,
grande attenzione e partecipazione riscuote l’allevamento di superbi
cavalli selezionati, di razza anglo–arabo –sarda.
Cenni sull’idrografia
Alla specificità e alla feracità del paesaggio di Norbello
concorrono i rii, le risorgive e i piccoli bacini naturali, che a lungo
tengono l’acqua accumulata nel periodo piovoso, come si
osserva a Cracheriga, presso il paese; a Sa Paule ‘e s’Istoia (il
maggiore, prosciugato per la prima volta nel 1870); a S. Ignazio, ma
anche verso il meridione del nuraghe Truischea ed in numerose
altre aree minori.
Il maggiore corso d’acqua è il rio Siddo o Siddu (nell’800
indicato come Funtana Majore) importante affluente di destra del Tirso.
Nel suo procedere, il Siddo [nome derivato dal dio Sid –
metatesi giovanile del fenicio–punico Bahal?] riceve le acque di
numerosi rigagnoli prima d’immettersi nel richiamato lago
artificiale Omodeo.
Fra le sorgenti più importanti del territorio sono quelle di
Suei, prossime all’abitato e assai abbondanti in antico, poste giusto
alle origini del solco vallivo del rio Benas, dal nome
significativo (vene, ovvero sorgenti). Altre scaturigini perenni, da
Nord verso Sud, sono le fontane di Orconale e Montigu, S’Àinas, Sos
Bidiles, Ampridorzos, Àlinos, de Seurra e de Sella o Mulinu ‘Etzu. In
quest’ultima, di particolare qualità, ancora fino a qualche decennio
addietro s’approvvigionavano i Norbellesi e Domusnovas Canales e la
tradizione popolare vuole sia indicata per la guarigione dei malati.
Testo di Giacobbe Manca
Riferimenti bibliografici
1. Un ampio racconto della vita di Norbello, dalle
origini fino alla socialità dei giorni attuali, è nel volume “Norbello
e Domusnovas Canales, appunti di vita comunitaria, di G. Manca, A.
Pinna, F. Parascandalo, M. Marras, 2004, edito dal Comune di Norbello.
2. La storia di Norbello, il paesaggio, i
monumenti e vicende sociali, feste e in particolare i riti attorno a Sa
Tuva, sono narrati nel film documentario Da Norghiddo a Norbello, per
la regia di Ignazio Figus, testi e narrazione di Giacobbe Manca, edito
nel 2006 dall’Amministrazione Comunale di Norbello.
Le origini di Norbello
L’antichità
delle origini di Norbello (fino all’Ottocento chiamato Norghiddo) e di
Domusnovas Canales sono riccamente testimoniate dai numerosissimi e
importanti monumenti archeologici, il cui orizzonte cronologico prende
avvio da fasi neolitiche, bene attestate dagli esiti di due villaggi
(Sorralia e S. Maria della Mercede) e da quattro piccole necropoli a
domos de janas. Fra queste eccelle quella di Sunu Marras o Livrandinu,
immersa in un ambiente silvestre “misterioso”.
Dall’Eneolitico all’Età del Bronzo, il territorio fu costellato da
oltre trenta nuraghes, dei quali abbiamo 28 testimonianze. Tra i
quattro nuraghes a bastione, il Sirboniga – ancora ben alto per ampia
parte del perimetro, esprime una singolare monumentalità megalitica e
il fascino del mistero ancora in esso racchiuso; il Suei, segnalato
nella letteratura fin dalla fine dell’Ottocento e ancora ben
visitabile, testimonia di una particolare tipologia di edifici arcaici.
Fra i nuraghes circolari, a sviluppo verticale, sono ben conservati il
Ruiu e il Perdu Cossu: quest’ultimo unico per le sue specificità
architettoniche.
Fra le undici tombe di giganti, ascrivibili dalle fasi arcaiche del
nuragico a quelle più evolute, sono ben fruibili le due di Perdu Cossu
con la prossima di Tanca Suei. Particolarmente interessanti
scientificamente per le strutture composite, con elementi arcaici e
sovrapposizioni evolute (parti di stele centinata e conci lavorati con
tecniche isodome), sono anch’esse meta anche di appassionati cultori
della radioestesia, che ritengono di trarre vantaggi salutari
nell’esporsi al magnetismo benefico sprigionato – secondo questa
“scuola di pensiero” – proprio nel loro ingresso.
Nel territorio si segnalano sei fonti sacre e fra esse è di
particolare interesse quella di Ampridorzos.
Straordinariamente importanti per la ricerca archeologica,
sono i ben 17 siti che restituiscono urne cinerarie (una
particolarissima sepoltura praticata tra il periodo punico e
quello romano). Questi singolari, piccoli monumenti – diffusi solo in
poche aree della Sardegna –, non sono stati ancora adeguatamente
studiati, e questi di Norbello e Domusnovas Canales hanno
caratteristiche peculiari.
Nel territorio si segnalano ancora sette piccoli dolmens
(ascrivibili dal Tardo Antico all’epoca vandala) e tracce di ben 23
villaggi di ogni epoca, dal Neolitico al Medioevo, con una
quantità di manufatti, diversamente distribuiti, a testimonianza.
Speciale, nella sua singolare composizione e per interesse
scientifico, è il monumento circolare di Sa Codina ‘e S’Ispreddosu: un
nuraghe avviato e mai concluso, successivamente adibito a
luogo di culto, nell’Età del Ferro.
Infine, attiguo alla Biblioteca comunale è un interessantissimo
antiquarium, dove sono raccolti molti reperti provenienti dal
territorio e dagli scavi archeologici praticati a Sorralia (Neolitico),
Suei, Perdu Cossu (Età del Bronzo), Santa Maria della Mercede (dal
Neolitico al Medioevo) e Orconale (luogo di culto del’Età del Ferro).