aratili San Pietro (in sardo Boàtiri) è un comune di 1.251 abitanti
della provincia di Oristano, nella regione del Campidano di Oristano.
Amministrazione comunale
Sindaco: Renzo Murru (lista civica) dal 29/05/2007 (2º mandato)
Centralino del comune: 0783 413901
Posta elettronica: non_disponibile
Tutta la zona circostante lo stagno di Cabras costituì un luogo ideale
per l'insediamento dei primi gruppi umani, che si dedicavano alla
raccolta dei frutti di mare e di stagno. Baratili S.P. e situato in una
zona importante sotto il profilo geologico - geografico, " SA PAUI DE
BOATIRI", oggi in parte prosciugata e in parte convogliate nel rio
"MARE FOGHE", che va a toccare Riola e da li sfocia in "PISCHEREDDA".
Dal momento che recenti ricerche archeologiche hanno individuato tracce
di insediamento preistorici in tutto il territorio al nord dello stagno
di Cabras, una ricerca più attenta potrebbe forse, individuare tracce
di insediamenti anche nel territorio di Baratili San Pietro.
Secondo alcuni storici il rio Marefoghe corrisponderebbe al " rio Zenu
" citato nel condaghe di S. Maria di Bonarcado, proprietà dei monaci
Camaldolensi, che vennero chiamati dai giudici sardi intorno al 1100 -
1140. L'esistenza di Baratili è documentata fin dalla metà del secolo
XII, con il nome di "Oiratili".
Infatti, nell'atto redatto il 31 ottobre 1157, Barisone, giudice di
Arborea, da, a titolo di " antefatto" e donazione per nozze, a favore
della sua sposa, la nobil donna catalana Agalbursa, le tre corti di San
Teodoro, Bidoni e Oiratili. Baratili, col nome di "Baratuli",
"Baracoli", figura nell' elenco dei paesi che pagavano le "decime" e i
censi nel 1341, 1342, 1350, 1357 e 1359.
In occasione del trattato di pace, stipulato il 31 agosto 1368 e
trascritto il 24 gennaio 1388, tra Eleonora D'arborea e Pietro IV
d'Aragona, tra rappresentanti delle "ville" presenti all'adesione di
pace vi erano anche quelli di Baratili, che a quel tempo aveva il nome
di "Ville de Baratili".
Nel 1410 il giudicato di Arborea fu smembrato e ridotto al Marchesato
di Oristano. Baratili, in questo periodo, è un villaggio rurale di
modeste dimensioni, appartenente al marchesato di Oristano; questo fu
confiscato a Leonardo d'Alagon il15 ottobre 1477 e incorporato nella
Corona, sotto la dominazione Spagnola sino al 1762 circa.
A Baratili si potevano leggere fino al 1957 nelle 2 campane le date
1545 e 1662; attualmente si può leggere solo l'anno 1545. Nel 1720 la
Sardegna cadeva in mano ai piemontesi. Baratili e altri paesi verso il
1767 erano stati incorporati nel Marchesato di Arcais, feudo per i soli
redditi civili perché la giurisdizione era prerogativa riservata alla
Corona. Con il R. editto del 30 giugno 1937 fu accertato il
corrispettivo delle prestazioni feudali dovute da ogni villaggio del
feudo al Marchesato di Arcais. Baratili vi contribuiva con le lire
sarde 502,7,4. Tutto il feudo, comprendete i tre campidani (Campidano
Maggiore, di Milis e di Simaxis ) fu riscattato dal R. Patrimonio nel
1838 mediante la somma di lire sarde 400.000, con la corresponsione di
lire 20.000 annue a D. Francesco Floris Nurra, ultimo feudatario.
Nel 1954 a ricordo del anno Mariano viene innalzato il monumento alla
Madonna e nel 1958 il monumento alla croce di via Oristano è già
restaurato.
In località "S' arzoa" vengono costruiti gli edifici scolastici; il
viale del Prauchi, che collega Riola a Baratili, è privato dei suoi
ombrosi alberi e da zona di pianeggiante diventò zona industriale e di
insediamento abitativo.
Gli anni 70' e 80' vedono lo sviluppo di nuove zone abitative e di
nuovi edifici.
Nel 1981 viene eretto il monumento ai caduti, nel 1982 si gioca a
calcio nel nuovo impianto sportivo, nel 1983 viene inaugurata la
Biblioteca Comunale - nel 1990 si brinda con "vernaccia" alla
inaugurazione della "Cantineta" (ex lavatoio).
Nel 1994 grande festa al Circolo ACL Roxy Pub.
Nel 1996 la parrocchia ha un nuovo salone Parrocchiale.
Nel 1997 l' edilizia popolare è una realtà, accanto a nuove abitazioni
"stile villetta".
SVILUPPO DEL CENTRO
URBANO
Il
primo nucleo abitativo, intorno alla fine del 1800, si estendeva
prevalentemente sul lato sinistro della via Roma, che collega Riola con
Zeddiani, parallelamente alla zona paludosa "sa paui de mare foghe ".
Al centro la chiesetta "sa Cresia de Is Animasa" dalla caratteristica
pianta a croce, demolita intorno agli anni 60 per far posto a un
anonimo salone parrocchiale affiancata alla più imponente e attuale
chiesa di San Salvatore circondata dalla zona cimiteriale.
La piazza della Chiesa era ed è attraversata dalla via chiesa che
inizia da una piazza che s' affaccia sulla via Roma denominata piazza
dei balli, perché
vi si svolgevano e si svolgono i balli sardi, occasione di
divertimento è d'incontro durante le feste e il Carnevale.
Alberata fino a qualche anno fa, ombrosa e fresca d' estate, era anche
luogo d' incontro dopo una piacevole passeggiata lungo la via Roma,
alberata anch'essa, che si prolungava nel viale dei Prauchi.
La via Roma aveva inizio prima dell'attuale via Grazia Deledda. Da
Piazza della Chiesa, un tempo anche luogo di mercato, si diramano via
Eleonora, via Dante, che confluisce nell'attuale Piazza del Monumento;
in questo piazzale si trova una casa dagli stipiti della finestra e
della porta particolarmente intagliati e decorati con motivi di
tradizione presumibilmente islamica, (anni fine 800).
Il centro abitato antico prosegue fino all'incrocio in via Roma e sul
lato sinistro di questa fino alla Croce.
Il lato destro della via era presumibilmente, intorno alla fine del
1800, abitata fino all' attuale edificio ristrutturato in Bar.
L'espansione urbana proseguiva in via Nuova, parte via Zeddiani -
attuale via Vivaldi e angolo via S. Pietro.
Durante i primi decenni del novecento su questo lato sono stati
costruiti importanti edifici di grande interesse collettivo come il
monte granitico "Su Magasiu de su Monti" e il lavatoio . Questo
iniziale tessuto urbano, era circondato da zone incolte di proprietà
Comunale. Una grande area di essa "Is Arzoas" era adibita a deposito
dei manipoli dei cereali (grano, fave, orzo, avena) portati con i carri
giornalmente dai contadini, pronti per essere trebbiati.
Un grande fervore di attività si svolgeva per un periodo che oscillava
, a seconda dell'annata, intorno ai 30 giorni, tra la metà di Luglio e
la metà di Agosto.
Dopo il trasporto dei cereali che servivano per l' alimentazione degli
animali da cortile e per il pane, avveniva il trasporto della paglia
con carri la cui portata era aumentata da particolari intrecci con su
"Feu": I ZEDRASA.
Questa veniva riposta nei pagliai o negli spazi ai lati del cortile.
La via Roma, in direzione di Riola, era alla fine dell'800 terreno
prevalentemente agricolo adibito a vigne e orti dell'avvocato Pischedda
originario di Seneghe.
Questo notabile, particolarmente importante per la sua attività di
promotore dell'antiquarium Arborense, possedeva in questa proprietà un
casa- fattoria che corrisponde all'attuale abitazione della Signora
Carta Maria Luisa. Questa casa era circondata da un ampio giardino con
ogni tipo di piante e di fiori; ampie cantine e magazzini, spazi e
recinti per l'allevamento degli animali. Questa casa venne acquistata
intorno agli anni 40 e il terreno circostante lottizzato e adibito a
costruzioni private che si sono estese fino all'abbeveratoio, intorno
agli anni 50 e successivamente a occupare tutto il viale Prauchi.
L'attuale centro storico di Baratili previsto dal piano urbanistico,
occupa una ristretta zona del paese intorno alla Chiesa e non tiene
conto della esistenza di edifici interessanti dal punto di vista
urbanistico - storico situati nelle altre parti del paese.
Particolarmente interessato è l'edificio situato in via Roma, antica
abitazione alla fine dell'800 di un'importante proprietario terriero,
il Signor Carta e successivamente donata alla Chiesa, adibita ad asilo
intorno agli anni 50, e attualmente proprietà del comune.
Particolarmente interessanti sono gli stipiti in basalto e le
lavorazioni artigianali della porta d'ingresso e delle stanze. Un'altra
casa di particolare interesse urbanistico storico è quella situata in
via Roma di proprietà Perra, sia per la sua struttura tipologica e per
i particolari degli interni.
Originalissimi, per la ricchezza e varietà di particolari, sono gli
stipiti dell'abitazione situata in piazza del monumento dei signori
Masala - Murru, importante per la sua caratteristica tipologia.
E auspicabile che queste abitazioni vengano tutelate e adeguatamente
ristrutturate e mantenendo le loro originarie caratteristiche storiche
- urbanistiche.
La casa tipica di Baratili cioè quella del medio coltivatore diretto,
come ancora oggi documentato dalle abitazioni ancora esistenti,
presentava questa struttura tipo: facciata formata da 2 stanze di cui 2
comunicanti tra di loro, da un lato di un ampio spazio o ingresso
chiamato SA O'MANNA e di una terza stanza dall'altra parte. Altre 2
stanze interne e quindi prive di aperture esterne, occupavano il
rimanente spazio ai lati dell'ingresso e presentavano delle aperture
sui tetti coperte da "SA TEBIA DE CRISTALLU", che permettevano il
passaggio della luce. Spesso una porta metteva in comunicazione SA O'
MANNA con uno spazio centrale chiamato "SU STAI" dal quale si accedeva
al cortile. Ai due lati di questa stanza erano poste la cucina e
un'altra stanza adibita a diversi usi (ripostiglio, stanza ecc...).
Molto spesso i cortili si prolungavano in un ampio spazio adibito a
orto e frutteto.
La casa più comune e più diffusa, è quella più povera, sia di stanze
che di arredamento. Poteva presentare 2 stanze più cucina che si
affacciavano all'ingresso principale, "SA O' MANNA", o poteva essere
composta da 4 stanze ai 2 lati dell'ingresso. Il cortile non cambia,
sempre per il motivo di permettere ai carri di entrare e scaricare
diversi prodotti.
La più alta emigrazione viene registrata negli anni 1963 con numero 49
abitanti e nel 1982 con numero 64 abitanti.
La più bassa negli anni 1991 con numero 16 abitanti e nel 1999 con
numero 13 abitanti.
Dei 49 abitanti emigrati nel 1969 ben 45, sono emigrati dalla Sardegna;
all'estero, Germania e Svizzera, e in "continente" a Torino, Ivrea,
Roma e Napoli, lavorando come operai e domestiche. I risparmi degli
emigrati vengono investiti in paese per la costruzione d'abitazioni.
La natalità, anche a Baratili, è notevolmente diminuita negli ultimi
anni, in media due figli per nucleo familiare, in contrasto con gli
ultimi anni 50 - 60 (media di 6 figli).
Nel 1999, la popolazione è comunque in notevole crescita 1300 abitanti,
favorita dalla ridottissima emigrazione (13 abitanti) e da una forte
immigrazione (n° 42 abitanti), e dell'allungamento della vita.
Negli anni 50 la Chiesa Parrocchiale presenta la struttura attuale dopo
i lavori di completamento degli anni 1946 -1947 e il rifacimento della
facciata.
Le pareti dell'interno, sono ancora tutte affrescate e il pavimento e
di piastrellato marmoreo.
Nel 1957 il campanile pericolante, viene ristrutturato e si procede
alla nuova fusione delle due campane in cui comparivano le date 1545 e
1662.
Sopra il frontale della chiesa viene innalzata la statua marmorea di
SAN SALVATORE.
Negli anni 60 si e preceduto alla ritinteggiatura in bianco delle
pareti laterali, della volta e dell'abside mantenendo solo gli
affreschi, meglio conservati, delle cappelle laterali dello Spirito
Santo, di S.ANNA e del ROSARIO.
Nel 1964, nella cappella di CRISTO CROCIFISSO, viene costruito un
altare marmoreo, restaurato negli anni 90 dalla sovrintendenza. Durante
questo intervallo, al centro dell'abside è stato costruito l'altare, è
stata rifatta la pavimentazione e sistemata la sacrestia.
Il carnevale tradizionale baratilese coinvolge tutto il paese, a
partire dalla prima domenica dopo Natale fino a Martedì Grasso. E'
caratterizzato da balli sardi "su ballu tundu" accompagnati dal
fisarmonicista, posto al centro della piazza, che acquistano
particolare intensità a partire dal Giovedì Grasso "sa Zobia de
perdaiou". Su questo giorno c'è un detto "Sa Zobia de perdaiou
femminasa bezzasa a su crazou" in quanto era tradizione
preparare e consumare "Is Gabadiasa", cioè un piatto di cotiche e piedi
di maiale, in gelatina. "Su Mattisi Coau" il Martedì grasso i balli
iniziano la mattina per le vie del paese e culminano "cun su ballu de
sa Zappitta" alla presenza dei "Zappittatorisi" che con andatura
saltellante, fanno la richiesta di offerte di denaro e battendo il
piede per terra e inchinandosi, approvano l'offerta fatta. Questa
tradizione è stata ripresa con particolare interesse dall' anno 1974.
Attualmente balli mascherati e serate danzanti completano il Carnevale
tradizionale.
LA SAGRA DELLA VERNACCIA.
Dal 1986, la prima domenica di agosto è dedicata alla sagra della
vernaccia, momento di incontro, sfilate e vendita di prodotti locali,
nonché di degustazioni della vernaccia. L'obbiettivo della sagra è
fondamentalmente quello di riporre e favorire la commercializzazione
del vino tipico Baratilese e, contemporaneamente costituisce un momento
di richiamo turistico per il paese, dove l'agriturismo è ormai un
settore di sviluppo economico.