urachi si trova nella zona centro occidentale della Sardegna, lungo la
ss 292, a circa 10 Km da Oristano. Il suo territorio si estende nella
penisola del Sinis sino allo stagno di Cabras.La chiesa di S. Giovanni
Battista di Nurachi costituisce uno dei complessi altomedievali più
importanti della Sardegna.
Particolarmente interessante è l'antica chiesa parrocchiale dedicata a
S. Giovanni Battista. Gli scavi archeologici e gli ultimi restauri,
conclusi nel 1983, hanno messo in luce la preesistenza di una basilica
romanica risalente all'alto medioevo (VI secolo d.C. circa). Ma
potremmo dire che il perimetro della chiesa è il documento principale
di tutta l'evoluzione storica dell'uomo nel territorio di Nurachi,
della quale conserva vistose tracce.
Il centro urbano di Nurachi ha origini antiche testimoniate
dai resti di un nuraghe complesso situato negli spazi occupati dagli
attuali serbatoi dell’acqua, dal quale deriva lo stesso toponimo del
centro:la presenza di insediamenti umani nel sito risale tuttavia al
periodo prenuragico.
Sono stati gli scavi effettuati durante i lavori di restauro della
chiesa parrocchiale a mettere in luce gran parte del materiale
archeologico con il quale possiamo documentare il passato di Nurachi
dal terzo millennio a.c. ai giorni nostri.
Tali testimonianze attestano una continuità abitativa che non è mai
venuta meno dall’epoca prenuragica ad oggi. I motivi che hanno
giustificato l’insediamento sono da ricercarsi nella vicinanza degli
stagni, ricchi di pesce e selvaggina e nella presenza dei fertili
terreni limitrofi adatti alla coltivazione. Inoltre fin dai tempi più
antichi da qui passava la strada di collegamento tra i principali
insediamenti della Sardegna centro-occidentale.
L’abitato si impianta su quella esigua fascia di terreno che si eleva
di qualche metro al di sopra delle circostanti aree paludose:
Gli scavi hanno restituito testimonianze risalenti all'epoca neolitica,
con reperti litici e fittili databili alla prima metà del terzo
millennio a.C. E' ormai appurato che là dove sarebbe sorta la basilica
romanica già nel periodo prenuragico era presente un villaggio di
capanne.
La stratografia sottostante le fondamenta della chiesa è ricca anche di
reperti nuragici: sono stati ritrovati sia mensoloni che conci a "T",
forse provenienti dal nuraghe che sorgeva nell'area dell'attuale centro
abitato di Nurachi. Nel periodo romano Nurachi era la statio Ad
Nuragas, stazione di sosta lungo la strada da Cornus a Othoca.
E' stata rinvenuta nel corso dello scavo archeologico un'iscrizione
funeraria in marmo di età imperiale, mentre sul piazzale della chiesa
da tempo immemorabile esisteva un cippo funerario in calcare,
utilizzato come scalino di accesso ad uno stabile della parrocchia;
entrambi indizi di un'area funeraria pagana. Col diffondersi del
cristianesimo, all'area funeraria si sostituì un piccolo edificio di
culto cristiano, con annesso battistero.
I dati archeologici permettono di ascrivere la chiesa ed il battistero
paleocristiani al VI secolo d.C.
La fonte battesimale, quadrilobato ed inscritto in
un cerchio sembrerebbe inserire Nurachi accanto ai complessi cristiani
di
Cornus e Tharros nel quadro della diffusione di formule di architettura
cristiana importata dall'Africa dai vescovi africani trasferiti in
Sardegna.
Dal VI secolo Ad Nuragas appartiene alla diocesi di Sines
(Sinis/Tharros), trasformatasi al termine dell'alto medioevo in
Archidiocesi Arborense, con sede dal 1070 in Aristanis (Oristano).
Con la dominazione spagnola subentra in Sardegna l'architettura gotica.
La chiesa di Nurachi viene notevolmente ampliata durante
l'Arcivescovado di Antonio Canopolo (1588-1621); l'edificio è
strutturato in tre navate, viene eretta una Capilla mayor e la
Sacrestia.
Poco tempo dopo è costruita la cappella della Madonna del Rosario e, in
data ancora successiva, la cappella delle Anime. Nel corso del XVII
secolo viene costruita anche la cappella dell'Immacolata, mentre nel
XVIII secolo si opera un riadattamento dell'edificio con la
copertura con volta a botte.
Numerosi sono stati gli interventi di restauro e rifacimento nel
Novecento. Fra i principali si ricordano: la costruzione della cappella
del Sacro Cuore (1934) con l'utilizzo del materiale di recupero dovuto
al crollo dell'Oratorio delle Anime; la demolizione della torre
campanaria (1955) per far spazio alla costruzione della cappella di
Sant'Antonio (1958); la costruzione delle cappelle di San Sebastiano e
della Madonna della Neve (1958); l'apertura di una finestra circolare
sulla facciata (1958); il rifacimento della facciata (1967); gli ultimi
interventi di restauro, con la costruzione della nuova torre campanaria
antistante l'edificio (1983).
L'origine di Nurachi ha radici profonde.
In NURACHI - STORIA DI UNA ECCLESIA, RAIMONDO ZUCCA scrive
Nurachi è un centro di origine preistorica
. Il primo nucleo abitativo
dei paese risale infatti al periodo Neolitico (6000-2700 aC): nella
zona di Gribaia, appena fuori l'attuale abitato rinvenimenti
superficiali raccontano e testimoniano la storia di un modesto
villaggio neolitico. E anche se tanti secoli sono passati il
villaggio vive ancora nell'immaginario popolare degli anziani del
paese, liberi di raccontarlo in versioni tanto irreali quanto
suggestive. E' la magia dell'oralità che riporta alla luce
una civiltà sepolta e permette di familiarizzare con quei lontani
predecessori.
Gli antenati arrivarono dall'Oriente e dall'Asia Minore e anche se la
"rivoluzione neolitica" invade nel VI millennio a C tutta la Sardegna,
sarà il Sinis a presentare il vantaggio di favorevoli approdi e con gli
stagni la ricchezza delle risorse alimentari a disposizione.
La motivazione di quella prima e lontana dimora a Gribaia era la
vicinanza dello stagno, che permetteva al villaggio un ricco e sicuro
approvvigionamento di
pesci, uccelli e altra selvaggina oltre ai materiali di costruzione dei
primi ripari : palafitte fatte di legno ed erbe palustri.
Nella zona di Mari e Pauli il ritrovamento di un'idoletto in pietra,
interpretato come raffigurazione femminile di una divinità materna, la
cosiddetta
Dea Madre, testimonia la presenza anche del primo lontano luogo di
culto. Testimonianze o, come direbbero gli archeologi,
documenti di un lontano nucleo di persone che scelsero di vivere,
pregare e seppellire i loro morti in un territorio a ridosso degli
stagni.
Lo stesso territorio viene successivamente scelto dai
Nuragici. Sono i resti dell'antico nuraghe (Nuraghe de
Pische) ancora visibili nel cuore dei paese a costituire ancora una
volta testimonianza e documento forte e indelebile della scelta del
sito.
Lo stesso territorio scelto dai Romani come stazione di sosta lungo la
strada che collegava le due civitates di Cornus e di Othoca e dove
l'impulso all'edilizia religiosa di vescovi africani comportò la
creazione di una ecclesia baptisterialis.
Lo stesso territorio che via via attraverso il tempo viene scelto da
diverse genti sino ad arrivare alla comunità nurachese di oggi.
La motivazione che sta alla base della nascita del paese e del suo
lungo cammino storico, il seme dell'origine, è la presenza dello stagno.