arbolia è un comune di 1.809 abitanti della provincia di Oristano.
Il comune, a vocazione agropastorale, deriva il suo nome da Nurapolis
(Città dei Nuraghi): nel territorio del comune sono infatti presenti
numerosissimi siti nuragici, tra i quali Tombe dei Giganti, Domus de
Janas e Nuraghi di svariate dimensioni.
Il paese si trova nella regione del Campidano di Oristano, a 18 km dal
capoluogo e permette un facile accesso a moltissime spiagge e al vicino
Montiferru.
Il centro storico del paese è stato recentemente ristrutturato e offre
molti esempi di come si costruivano anticamente le abitazioni in pietra
locale (basalto).
Curiosità
Nel territorio comunale sorge la spiaggia di Is Arenas, sulla quale
nell'estate 2006 si è spiaggiato un capodoglio. Narbolia si trova nella
regione del Montiferru
Amministrazione comunale
Sindaco: Pietro Fabrizio Fais (lista civica Narbolia il Vento che
Cambia) dal 16/06/2008
Centralino del comune: 0783 57513
Posta elettronica: comune@comune.narbolia.or.it
Narbolia è un piccolo centro di appena 1700 abitanti, a 18
km. da Oristano. Si affaccia sul mare e si caratterizza per
la produzione di sughero, agrumi, uva e olive, tipici
prodotti dell’isola.
Di notevole interesse paesaggistico è la vicina pineta di Is
Arenas, terminante sul mare con l'omonima spiaggia. E’ una
vera e propria oasi naturale: alberi di eucalipti, un
sottobosco di piante di mirto e lentisco e in primavera di mimose,
un habitat per ghiandaie, donnole e volpi. La pineta fu
impiantata intorno agli anni 50 per fermare la continua
formazione di dune dovuta alle forti raffiche di maestrale.
Dalla sabbia affiorano spesso acacie e pini, ginepri e palme
nane (queste ultime soprattutto vicino allo stagno di Is
Benas). Sul punto più a nord della spiaggia sorge l'arco di
pietra di S'Archittu scavato dal mare. Per raggiungere Is
Arenas, da Cagliari, si percorre la “Carlo Felice” sino
all’altezza di San Vero Milis. Superati i resti del nuraghe
S’Urachi si prende la statale 292, in direzione Santa
Caterina di Pittinurri. Prima di giungere alla strada che
porta al nuraghe Tradori, c’è una deviazione che va imboccata
e percorsa fino al primo incrocio con una strada sterrata.
La Sardegna è terra di nuraghi e Narbolia propone quello di
Mesumaiore e di Tradori. Del primo resta ben poco, le rovine
individuano una costruzione quadrilobata, ossia formata da 4 torri
affiancate alle mura perimetrali, con una torre più grande al
centro. Il nuraghe era stato costruito per tenere sotto controllo il
Riu Maistu Impera.
Il Tradori si è conservato meglio. Interamente in basalto
nero, l’ingresso con arcata ogivale è molto basso, la camera
interna è a pianta circolare con volta a cupola alta e
conica. All’esterno presenta una muraglia di grandi massi che
verso sud-est si apre in un cunicolo discendente in
profondità, forse proprio sotto la costruzione.
Narbolia - Città dei Nuraghi
Se la Sardegna è la terra dei nuraghi, se ne contano più di 7.000,
Narbolia è il paese dei nuraghi.
Nurapolia, che significa “città dei nuraghi”, è l’antico toponimo del
paese di Narbolia, lo troviamo scritto per la prima volta nell’atto di
pace del 24 gennaio 1388 fra il re di Aragona e Eleonora d’Arborea,
giudicessa del Regno di Arborea e promulgatrice della celebre “Carta de
Logu”, codice che rimase in vigore fino al 1800.
Narbolia, piccolo centro agricolo di circa 1800 abitanti, è posto sul
versante meridionale del Montiferru e si affaccia sul mare con la
spiaggia di Is Arenas, chiamata dai Narboliesi “Sa Praia Manna” per la
sua estensione, circa 7 chilometri.
Il territorio del comune di Narbolia, circa 40 chilometri quadrati, è
parte in piano, al confine del Campidano, la valle del fiume Tirso, e
parte in collina. Il terreno è fertile perché riparato dai venti freddi
ed abbastanza irrigato, ciò consente una buona produzione di cereali e
legumi, aranci e limoni, il clima è ottimo per ulivi e mandorli, poche
le vigne anche se il vino è di buona fattura, vernaccia e canaiuola.
I pascoli rigogliosi permettono un buon allevamento prevalentemente di
ovini, bovini e equini, mentre il terreno incolto è ricoperto di mirto
e lentisco, da quest’ultimo anticamente le donne di Narbolia
raccoglievano le bacche e ne facevano dell’olio.
I mestieri più importanti, a parte quelli legati
all’agricoltura e all’allevamento, sono quelli legati alla lavorazione
della pietra, sia per la costruzione delle case, quasi tutte
le case di Narbolia sono in basalto nero, sia per le decorazioni di
architravi e stipiti di porte e finestre, famosi sono i Picaperdas che
continuano da secoli la tradizione gotico-catalana, il
bellissimo centro storico ne è pieno, sia per la costruzione dei
muretti a secco, usati per dividere i vari appezzamenti
agricoli. Anticamente in ogni famiglia non mancava il telaio
con il quale si lavorava il lino per tende, tovaglie, tappetti e
coperte con disegni in rilievo chiamate “Fanugas”, altro
lavoro antico era quello di tagliare e cuocere le pietre calcaree.
Dalle colline di Narbolia dette “Is roccas de s’accorru”, Su
Cucuru de Coronas, Su Cucuru de Zepara e Su Cucuru de s’Eremita si può
godere di un bellissimo panorama che abbraccia tutto il
Campidano di Oristano, la Penisola del Sinis con le sue bellissime
spiagge e l’isola di Maldiventre, bruttissima traduzione del
toponimo sardo Maluentu, vento cattivo.
Alle pendici di Su Cucuru de s’Eremita, detto anche la Rocca
di Fra Matteo, si trova una piccola chiesetta dedicata all’eremita
Matteo o Hermanu Matteo, ricordato anche perché nel 1794 scoprì
all’interno del nuraghe Tunis un pozzo con l’acqua della vicina fonte
Neddio, all’interno del quale trovò monete d'epoca romana e statuette
in terra cotta.
Narbolia fù abitata sin dai tempi preistorici, come testimoniano gli
oltre 30 nuraghi, oltre alle numerose tombe dei giganti, il più famoso
è quello di Tradori, interamente costruito in basalto nero, se non
altro perché è uno dei meglio conservati e perché è in una posizione
molto visibile essendo sulla strada statale 292, litorale panoramica
che collega Oristano ad Alghero. Gli altri nuraghi, oltre ai già
menzionati Tunis e Tradori, sono Crabia, Niu de Crobu, Coronas, Littu,
Aranzolas o Arangiola, Accas, Straderi, Vervecargius, Scala de Cuaddu,
Foddeus, Porcus, Cracherosu, Mura, Baccas, Magarzosa, Ligius, Madavò,
Serra Cacus, Zoddias, Laudi.
Altro sito degno di nota è “Sa Muralla”, muraglione sopra il rio
Cunzau, che per la sua posizione strategica si pensava fossero i resti
di un castello voluto da Eleonora d’Arborea per sorvegliare le strade
fra il Montiferru e il Campidano, mentre da recenti studi si suppone
sia di epoca punico-fenicia.
Di immenso valore naturalistico è la pineta di Is Arenas, impiantata
intorno agli anni 50 per fermare l’avanzare della sabbia per il forte
maestrale. Oggi habitat ideale per ghiandaie, picchio rosso,
tartarughe, volpi, donnole e nei mesi invernali anche del cinghiale.
Nel sottobosco sono presenti ginepri, palme nane, acacie, lentisco e
bellissimi esemplari di orchidee selvatiche.