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Sedilo





Sedilo



santuario



S
edilo è un comune di 2.445 abitanti della provincia di Oristano, nella regione storica del Barigadu - Guilcier. Si ritiene che l'altopiano su cui sorge sia un antico vulcano spento. L'origine del nome si ricollegherebbe al latino "sedulus", cioè "lavoratore".

Tra le numerose ricorrenze religiose particolarmente famosa è l'Ardia che si tiene tutti gli anni la sera del 6 di luglio e viene riproposta l'indomani mattina. Tale festa si concretizza in una sfrenata corsa-processione a cavallo che partendo dalla periferia del paese si svolge intorno al Santuario di San Costantino imperatore. A Sedilo si festeggiano anche San Basilio Magno (corsa degli asini), Sant'Antonio abate (il grande falò in cui brucia "sa tuva"), San Giacomo (santu Jaccu) con la sagra della pecora, S.Giovanni Battista, S.Leonardo. Da segnalare che il paese si affaccia sul lago Omodeo, che fino a pochi anni fa era il più grande lago artificiale d'Europa. Nel territorio di Sedilo passa anche il fiume Tirso, il fiume più lungo della Sardegna, che ha le sue sorgenti a Buddusò e sfocia nel mar di Sardegna vicino ad Oristano.


Amministrazione comunale

Sindaco: Francescangelo Putzolu (lista civica) dal 10/05/2005
Centralino del comune: 0785 56001
Posta elettronica: segretario@comune.sedilo.or.it

Archeologia

Sedilo è ricchissima di monumenti nuragici: info su Le tombe dei giganti di Iloi - Sedilo (Or). Ci sono diverse domus de janas (località Iloi, Sa Serra, Lochele,...), villaggi nuragici, fonti nuragiche (Puntenarcu), e un centinaio di nuraghi. Tra i nuraghi più belli e meglio conservati citiamo: Lighei, Lure, Tosinghene (con l'inusuale scala a destra), Perra, Iloi, Talasai,Sa Maddalena (a corridoio), Busoro, Ruiu, Irghiddo, Orbezzari. Ricordiamo che i nuraghi erano edifici di culto religioso e di culto dei morti costruiti dagli antichi Nuragici, ed esistono solo in Sardegna.



ardia


Sedilo è situato nell'altopiano di Abbasanta, che ad oriente si congiunge con la Media Valle del Tirso.

Il paese consta di antiche case in pietra gravitanti intorno alla chiesa di San Giovanni Battista e il suo nome deriverebbe dall'aggettivo latino "sedulus", che significa "laborioso".

Fin dalle epoche più antiche il territorio conobbe insediamenti umani, documentati da nuraghi, pozzi nuragici e tombe di giganti ubicati nel parco archeologico di "Iloi".
Sedilo è certamente famoso per l'Ardia di Santu Antinu (San Costantino) ("bardiare", significa "fare la guardia", cioè difendere il santuario dagli attacchi esterni) che vi si svolge nei giorni tra il 5 e l'8 Luglio.

La chiesa di San Costantino, risalente al XVI secolo, è ubicata su un'altura che guarda verso il lago Omodeo, ed ospita all'interno del suo recinto sculture di epoca nuragica, tra cui la cosiddetta "perda fitta" che rappresenterebbe il simbolo di una divinità femminile. Nello spazio antistante si svolge appunto la cavalcata in cui abili cavalieri si misurano con corse spericolate e coinvolgenti, che ogni anno attraggono l'attenzione di numerosi visitatori non solo dall'isola.

La festa intende onorare la Battaglia di Ponte Milvio vinta da Costantino contro Massenzio nel 312 d.C, emblema della vittoria della cristianità sul paganesimo. La prima fase della festa si svolge nella piazza del paese, dove il parroco seleziona tre cavalieri che avranno l'onore di rappresentare la cristianità: questi riceveranno le "pandelas", tre bandiere rispettivamente colorate di giallo, rosso e bianco. I tre fantini vengono affiancati da tre scorte, tre cavalieri dotati di lance e stendardi con il compito di difendere le pandelas. La galoppata ha origine nel "su frontigheddu", con il via del cavaliere più importante (colui che porta la bandiera gialla), che sceglie repentinamente e all'improvviso un momento inaspettato dagli altri. Alla cavalcata partecipano altri cavalieri impetuosi tra scatti veloci e coraggiose gesta ippiche.

campanile

Il lago Omodeo, situato al confine tra il Barigadu e il Guilcer,è un bacino di origine artificiale. Fu ideato e realizzato tra il 1918 e il 1924 con scopi d'irrigazione, produzione di energia elettrica e moderazione delle piene del Tirso, dall'ingegnere milanese Angelo Omodeo, uno dei maggiori esperti di opere idrauliche dell'epoca.
Lungo 5 km, largo fino a 3 e con una capacità di circa 400 milioni di metri cubi d'acqua, nacque dallo sbarramento del tratto medio del fiume Tirso, con la diga di Santa Chiara D'Ula realizzata nel 1923.
L'opera,in muratura di pietra e trachite,è alta 70 metri e lunga al coronamento 260 metri; si sviluppa longitudinalmente con luci di 15 metri di larghezza tra gli assi dei contrafforti, creando un salto di circa 40 metri .
A quota 61 metri è collocata la centrale di energia elettrica, ormai dimessa.
Per costruire l'invaso, l'intero paese di Zuri fu scomposto e riedificato, compresa l'antica chiesa romanica dedicata a San.Pietro.
Una nuova diga, realizzata in territorio di Busachi tra il 1982 e il 1997, e dedicata a Eleonora d'Arborea ( Sa Cantonera) innalzerà ulteriormente il livello delle acque, sommergendo lo sbarramento di Santa Chiara.
L'invaso, a massimo regime, dovrebbe contenere circa 800 milioni di metri cubi d'acqua, coprendo una superficie di 29,37 kmq, raggiungendo una larghezza di 5 km e una lunghezza di 25.
L'Omodeo, per la sua vastità, la forma irregolare e la diversa conformazione delle sponde, che a nord lo rendono simile a un immenso stagno e a sud gli danno un aspetto quasi alpino, nonostante la sua origine artificiale, costituisce una meta turistica molto interessante, e si trova immerso in un'area importante sia dal punto di vista florofaunistico che archeologico.
la bellezza dei paesaggi potrà essere ammirata grazie all'ausilio di canoe, partendo dalle sponde del lago e risalendo il fiume Tirso e il Taloro.
Il Tirso, con i suoi 159 km di lunghezza è il fiume più lungo della Sardegna; le sue sorgenti si trovano sull'altopiano di Buddusò, e sbocca in mare sulla costa occidentale a ovest di Oristano.
Nel suo corso si individuano tre sezioni dai caratteri molto diversi: il tratto superiore, fino a nord di Ottana incassato in rocce granitiche; il tratto medio, fino a Villanova Truschedu, comprendente il lago Omodeo, che scorre sui tufi, trachiti e basalti; e il tratto inferiore che si svolge nella piana oristanese.
Il Taloro, nasce nella Barbagia di Ollollai, nelle campagne di Teti forma il laghetto artificiale "Benzone" e nelle campagne di Sedilo confluisce nel fiume Tirso.
L'area del lago è interamente ricompresa all'interno del S.I.C. (sito d'importanza comunitaria) "Media Valle Del Tirso e Altopiano di Abbasanta", individuato dalla Regione Sardegna nel 1997 (Progetto Bio Italy), come area di importanza per la tutela delle biodiversità, nell'ambito della rete europea "Natura 2000", network continentale di aree naturali protette.

 

Feste e tradizioni

16/17 gennaio
Sant'Antonio Abate.
Il giorno 16, nel piazzale antistante la chiesa dedicata al Santo, viene allestito il tradizionale falò (su fogu e Sant'Antoni), alimentato con grandi alberi secchi non sezionati, le tradizionali "Tuvas".
La mattina dello stesso giorno, i bambini rinnovano un antico rito, si presentano nelle case del paese a "pedire sa fitta", ricevendo in dono i caratteristici papassini (Sos pabassinos).

Marzo
Sirbon trophy
Gara di trekking a piedi, a squadre, organizzata dall'associazione archeologica Iloi.

Maggio
San Giacomo
Il giorno 3 si svolge la processione in onore del Santo. La settimana precedente, nel piazzale dell'omonima chiesetta campestre, si tengono balli e spettacoli prevalentemente improntati alla riscoperta delle tradizioni locali.


chiesa


14/15 maggio
Sant'Isidoro
La processione che si tiene la mattina del 15, è sicuramente l'espressione più alta della festa.
Partecipano numerosi cavalieri e mezzi agricoli inghirlandati con mazzi di grano, decorazioni floreali,arazzi e tappeti sardi.
La statua del santo viene fata sfilare su un carro agricolo trainato dai buoi. I festeggiamenti sono organizzati dal comitato di sant'Isidoro.

24/25 Giugno
San Giovanni Battista (patrono del paese)
Nel pomeriggio del 24 si tiene la processione, accompagnata da numerosi cavalieri. Nei diversi rioni del paese alcuni gruppi spontanei rinnovano il rito dei caratteristici fuochi (sos fogos de Santu Iuanni).
I festeggiamenti sono organizzati dal comitato di San Giovanni Battista.

29 Giugno
San Pietro
Nel tardo pomeriggio, presso il santuario di San Costantino, si svolgono le prove ufficiali delle tre pandelas, i capicorsa dell'Ardia.

Giugno
S'arzola
Rappresenta il momento culminante di una più ampia serie di manifestazioni (Sa Semena, Sa marronadura, Su messonzu) volte a ricordare il ciclo della coltivazione e utilizzazione del grano.

5/6/7 Luglio
San Costantino
Sedilo è nota in tutta l'isola per la festa in onore di san Costantino Imperatore e per L'Ardia, spettacolare e spericolata corsa a cavallo che si svolge il 6 di pomeriggio e il 7 di mattina.
La manifestazione rievoca la battaglia vinta dall'Imperatore Costantino contro Massenzio sul ponte Milvio a Roma nel 312 D.C.
Luogo della festa è l'omonimo santuario, distante circa un km dall'abitato. Il percorso si snoda tra l'interno e l'esterno della corte di "Santu Antinu",delimitata da una sorta di muraglia che racchiude la chiesa, i muristenes e la casa de "Su Erimitanu" ( il custode)
Si accede alla corte da due archi: uno moderno di trachite e cemento; uno più antico,risalente al XVI secolo, detto "Su portale e ferru".
Il momento più coinvolgente della sagra è rappresentato dall'Ardia.
Sa prima pandela, il capocorsa, che a suo tempo aveva iscritto il proprio nome nel registro delle pandele tenuto dal parroco, accompagnato da numerosi cavalieri, riceve dallo stesso sacerdote lo stendardo di broccato, di colore giallo, detto "Sa pandela de Santu Antinu"che dovrà proteggere durante la corsa senza che nessuno lo superi, disonorandolo.
Ai due assistenti,scelti dal capocorsa, vengono assegnati uno stendardo rosso alla seconda pandela, e uno bianco alla terza.
Ogni pandela sceglie, a propria discrezione, "Sas iscortas", che avranno il compito di impedire il superamento de sas pandelas, facendo uso di un vessillo rosso consegnato dal parroco.
Parroco, sindaco, pandelas, scorte e cavalieri si dirigono verso il santuario accompagnati dai fucilieri che scandiscono i momenti più significativi della corsa.
L'Ardia può avere inizio: Sa prima pandela sa cogliere il momento propizio per lanciarsi a galoppo da "Su Frontigheddu", inforcando con maestria l'arco di Costantino che immette nell'area del Santuario, seguito dagli altri cavalieri. Raggiunta la chiesa, hanno inizio i giri votivi, che dovranno essere in numero dispari.
La galoppata del capocorsa muove ora verso "Sa Muredda", una rotonda in pietra con al centro una croce.
Terminato un momento di preghiera, i cavalieri compiono tre giri in senso orario e uno in senso antiorario, per piegare nuovamente verso la chiesa, concludendo la corsa che si ripeterà l'indomani mattina.
Nel pomeriggio del 7, lungo le vie del paese, si svolge l'imponente processione in onore del Santo.
Nel giorno dell'ottava, fissato per tradizione nella seconda domenica successiva ai giorni della festa, sullo stesso percorso, in una sola edizione, si svolge di mattina "S'Ardia a pe".
I festeggiamenti sono organizzati dall'associazione Santu Antinu.

31 Agosto/1 settembre
San Basilio
La mattina del primo settembre si tiene la processione religiosa. Nel pomeriggiop, lungo l'intero corso Eleonora, si svolge la tradizionale corsa degli asinelli. Nello stesso sito, nei giorni precedenti, si tengono giochi e intrattenimenti diversi (tiro alla fune, albero della cuccagna).
I festeggiamenti sono organizzati dal comitato di San Basilio.

 
san giovanni

Storia
Sedilo è un paese ricco di siti archeologici di notevole importanza, i più antichi risalgono al neolitico, i più recenti al medioevo, e sono stati portati alla luce e censiti i vent'anni di scavi e ricerche coordinate dalla Dottoressa Giuseppa Tanda, uno dei massimi esperti d'archeologia preistorica e protostorica italiani, e all'impegno del Dipartimento di Scienze Umanistiche e dell'Antichità dell'Università di Sassari e del Centro Interdipartimentale per la Preistoria e Protostoria del Mediterraneo dell'Università di Cagliari e in collaborazione con il Comune di Sedilo.
Il progetto denominato "Iloi Sedilo, uso del territorio dal neolitico all'età medioevale" ha interessato circa 250 monumenti tra domus de janas, tombe di giganti, nuraghi, villaggi e fonti nuragiche:
Il complesso di Iloi è costituito da un nuraghe complesso di tipo misto, con planimetria a sviluppo irregolare, da un villaggio di capanne e da un'area funeraria.
Il nucleo originario, più antico potrebbe essere individuato nel corpo di forma quadrangolare trapezoidale che costituisce la parte occidentale del complesso monumentale.
Sul lato orientale della struttura si appoggia il corpo trilobato; l'ingresso al complesso è compreso tra le due torri di forma circolare. Alla torre orientale si accede da un ingresso architravato aperto sulla parete a sud est.
L'interno è di pianta circolare, voltata a tolos e presenta, in asse con l'ingresso, una profonda nicchia.
Sulla parete di sinistra si apre l'accesso sopraelevato, mentre in direzione nord est si sviluppa l'ampio tratto di cortina muraria che congiunge questa torre con una terza posta a nord.
Le tombe di giganti del complesso sono due, la prima conserva la camera rettangolare che ha una lunghezza di 10 metri e una larghezza di circa 1,40 metri, con il peristalite su cui in origine poggiavano le lastre del paramento esterno, l'abside e parzialmente, l'esedra. Di quest'ultima , in parte distrutta, si conserva il grande concio dentellato.
La seconda tomba, presenta una camera di 4,70 metri di lunghezza per 0,80 di larghezza, con un pavimento costituito da lastre di grandi dimensioni.
Si può ipotizzare che il monumento avesse una copertura a doppio spiovente. La parte inferiore verticale è perfettamente conservata .
Della parete di fondo si conservano un monolite e un blocco di dimensioni minori sovrapposto.
Il paramento esterno è costituito da lastroni in opera isodoma.
La necropoli ipogeica di "Ispiluncas" è composta da almeno 33 ipogei (domus de janas) che rappresentano tipologie note nella Sardegna prenuragica, con impianti prevalentemente pluricellulari con anticella semicircolare, che riproduce nel soffitto la travatura del tetto delle abitazioni. Gli ingressi delle tombe sono di varie tipologie, semplici o a corridoio, che talvolta è di modeste dimensioni e altre ampio.


municipio


Interessante è lo sfruttamento verticale del costone roccioso che ha portato all'escavazione di vani su più livelli.
Gli scavi effettuati tra il 1993 e il 1995, hanno permesso il ritrovamento di un vaso a collo con raffigurazione atropo-zoomorfa, riconducibile alla fase Ozieri. I fitili, appartenenti all'orizzonte campaniforme, presentano talvolta una particolare sintassi decorativa piuttosto complessa che, allo stato attuale, non trova analogie in ambito europeo o nordafricano.
Di gran rilievo la decorazione eseguita ad incisione profonda, che disegna un particolare motivo a meandri con appendici uncinate.
In riva al lago, a circa un km di distanza dalla necropoli, è stato rinvenuto il villaggio neolitico di Serra Linta che è costituito da numerose strutture abitative disposte su una superficie vasta circa 45 ha.
Le strutture meglio conservate sono una decina, costruite in pietre basaltiche di medie dimensioni, in conformità ad un modulo formato da due vani, uno rettangolare e uno semicircolare, adiacenti uno all'altro.
All'interno sono stati rinvenuti numerosi manufatti in ossidiana.
Ai margini settentrionali sono state individuate alcune sacche di deposito archeologico e numerosi resti ossei animali nonché materiale ceramico e litico.
Dall'analisi delle caratteristiche del territorio emerge la vocazione spiccatamente agricola dell'area, che è documentata dai numerosi rinvenimenti di macine, macinelli, pestelli in pietra levigata.
Il sito di Lochele Pedra e Cuba, (località Sa Serra), è costituito da sette domus de janas scavate alla base e nelle sommità di alcuni affioramenti ignimbritici: Gli ipogei sono di tipo bicellulare, di pianta quadrangolare o subcircolari, pluricellulare a sviluppo longitudinale e a "T" con sette divisori e banconi sopraelevati.
Sulle pareti e sul soffitto di alcune, s'individuano tracce d'intonaco dipinto mentre in altre si osservano, nel pavimento, delle fossette circolari di tipo votivo.
Rari gli elementi architettonici, rappresentati da particolari cornici che riquadrano alcuni portelli d'ingresso degli ipogei.
Poco distante in località Perra è presente un nuraghe particolare, con un corridoio che passa lungo tutto il perimetro della torre.
IL nuraghe Talasai prende il nome dall'omonima località ed è di tipo monotorre. La torre, di pianta circolare, ha un'altezza di 9 metri. L'ingresso è architravato; Dal corridoio si accede, a destra a una nicchia e, sulla sinistra al vano scala ricavato entro lo spessore murario nel quale sono visibili gli scalini irregolari. La camera ha copertura a tolos attualmente crollata.
All'esterno, il monumento ha un rifascio in grossi blocchi poligonali, a N e O una muraglia di terrazzamento rafforza il bordo del rilievo.
Situato in località Lure, l'omonimo nuraghe è un monotorre in basalto realizzato in opera isodoma.
Dall'ingresso, orientato a est, si accede a un corridoio che immette in una cella su cui si aprono due nicchie e, sulla sinistra è presente una scala.
Il nuraghe Lighei è prossimo all'abitato di Sedilo e lo si individua agevolmente a destra della strada che da Noragugume porta al paese. Si tratta di un monotorre in opera basaltica subquadrata con grossi massi via via minori verso l'alto. L'ingresso, architravato, è orientato a est; da esso, parte una scala poco agibile, che percorre elicoidalmente tutto il monumento fino a raggiungere il piano superiore, dove rimangono poche tracce di una camera ora completamente distrutta. Il corridoio immette nella camera circolare che presenta tre nicchie, disposte secondo lo schema cruciforme.
In località "Su Padru" è presente il nuraghe Araiola: il suo ingresso, orientato a SE è sormontato da un'architrave e conduce a un corridoio piattabondato. A destra si apre il vano a solaio piano con un grosso lastrone basaltico. All'esterno, il lato NE è parzialmente crollato mentre a O vi è una sorta di rifascio interno e NO un vano quadrangolare di piccole dimensioni realizzato con filari regolari di pietre di media grandezza.


lloi


In località Ruju sorge l'omonimo nuraghe: è un monumento a planimetria complessa con torre a tolos. L'ingresso, architravato, è esposto a SE, il corridoio ha un'apertura ogivale. Il vano d'andito è provvisto sulla sinistra, di una scala elicoidale che conduce alla parte superiore tutt'ora percorribile. la planimetria della camera è articolata da tre nicchie disposte a croce.
Al nuraghe Tosinghenesi accede da una strada di penetrazione agraria "Brogotti", di fronte al bivio per Borore-Sedilo, e si presenta come una semplice torre troncoconica realizzata con ordinati filari di blocchi pressoché isodomi, accuratamente lavorati a martellina, di dimensioni sempre più piccole rispetto alla sommità. Si accede all'interno tramite un ingresso in parte interrato, con un'architrave lesionato e spiraglio di scarico molto piccolo e stretto che conduce al corridoio. Questo, realizzato con blocchi accuratamente lavorati, presenta sulla sinistra una nicchia, e, sulla destra una scala che conduce al piano superiore attualmente a cielo aperto.
La camera circolare ha due nicchie poco profonde ai lati e mostra una tolos alta circa otto metri costituita da massi appena sbozzati nei filari di base , e da corsi più regolari , con conci accuratamente lavorati verso l'alto.
Situata in località S'Adde, la fonte nuragica di Puntanarcu è stata realizzata con blocchi parallelepipedi isodomi, di basalto, sia nel parametro esterno che in quello interno. Un portello di luce rettangolare permette l'accesso alla piccola cella di luce che contiene la vena sorgiva.
All'interno del sagrato del Santuario di San Costantino sono presenti diverse testimonianze storiche che vanno dal periodo nuragico fino al XVIII secolo: cippi, urne cinerarie alcuni conci di tombe di giganti e numerosi betili e nel pianoro soprastante i resti di un nuraghe di tipo arcaico e una tomba di giganti.
Da segnalare ancora i nuraghi di Orbezzari, Busurtei, Serra Majore, Serra sa nae, Su Nuracheddu de sa Serra, i due nuraghi dell'area di Filigorri , Monte Majore, Ulinu, Pulitone, Iscudu, Busoro, Culumbos, Serra, Ladu, Mura Surzaga, Perra Nei pressi di quest'ultimo è presente una costruzione circolare denominata "Su Portazo"; il nuraghe dell'area di Sa Madalena, dove si trovano tracce di insediamenti utilizzati fino al XVI° secolo; Nei chiusi limitrofi vi si trovano cippi , pressoi, betili e un'area sacrificale. Nelle vicinanze i resti di una chiesetta da cui prende il nome l'area, in uso fino al 400.
Nell'area di Bonaera vi sono i resti di una necropoli a incinerazione e si intravedono tracce di strutture d'età storica, una piccola necropoli a domus de janas e due vasche di basalto di notevoli dimensioni e, su un colle davanti alla necropoli, un piccolo nuraghe denominato Su Nou de su erre.
Infine, in località Putzola è presente una strada romana.


Cultura


Il Museo del territorio, il Museo dell'Ardia e il Museo dei Muristenes, rappresentano il patrimonio museale di Sedilo.
Il Museo del Territorio situato nei locali dell'ex centro polivalente, lungo la strada che conduce al Santuario di San Costantino, è così denominato perché racchiude la storia delle popolazioni che hanno vissuto nell'area di Sedilo e dell'intera zona attorno al bacino del lago Omodeo.
Esso si compone di una parte ambientale e una archeologica, dove sono esposti i reperti rinvenuti durante le campagne di scavo effettuate negli ultimi venti anni, coordinate e dirette dalle Dottoresse Giuseppa Tanda e Stefania Bagella, Anna Depalmas, Giuseppina Marras e Maria Grazia Melis.
Le ricerche sono state condotte grazie alle risorse finanziarie dell'Amministrazione Comunale e della Regione Autonoma della Sardegna, all'impegno del Dipartimento di Scienze Umanistiche e dell'Antichità dell'Università di Sassari e del Centro interdipartimentale per la Preistoria e Protostoria del Mediterraneo dell'Università di Cagliari.
Il museo è stato progettato e realizzato, per la parte scientifica, da un gruppo di ricerca coordinato dalla Dott.ssa Stefania Tanda e costituito dalle Dott.sse Stefania Bagella, Carla Del Vais, Anna Depalmas, Giuseppina Marras e Maria Grazia Melis.
La progettazione e l'allestimento museografico, sono stati curati da Chiara Negri e Marco Mirabella Roberti, mentre il restauro è stato eseguito da Daniela Orrù, in collaborazione con Sergio Orrù, della Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari e Oristano.
Il museo è stato ideato come un percorso di pannelli e vetrine a tema, dove sono illustrate in modo esaustivo le diverse fasi degli insediamenti e la cultura delle civiltà, attraverso i numerosi reperti recuperati e restaurati durante le campagne di scavi a Iloi, Serra Linta, Ispiluncas e Lochele.
Vi sono esposti un gran numero di manufatti litici e in ceramica: dalle punte di ossidiana alle mazze preistoriche, dalle macine nuragiche ai cippi romani, oltre a un ricco corredo funerario medioevale con collane d'ambra, orecchini e monete in bronzo, e numerosi betili, sculture in pietra che simboleggiano le divinità della fertilità venerate dai nuragici.
La sezione ambientale del museo del territorio è suddivisa in tre aree:
- La prima introduce il visitatore presentando l'inquadramento geo morfologico e litologico del territorio, le sue georisorse e l'uso del basalto e della trachite a Sedilo.
- La seconda, dove è presente una xiloteca, e rappresenta un viaggio nell'ambiente naturale attravverdo l'esplorazione dei 5 paesaggi tematici:
1) PAESAGGIO DEI QUERCETI SEMPREVERDI DEL MEDITERRANEO, che, in territorio di Sedilo è costituito prevalentemente da sugherete, talvolta con leccio, e, soprattutto roverella, e costituiscono la vegetazione naturale potenziale prevalente del territorio sui suoli profondi e argillosi degli altipiani e delle vallate. I boschi costituiscono un ecosistema complesso, ospitando numerose specie animali e vegetali: dalla cinciarella all'astore sardo, all'assiolo,al cinghiale, al ciclamino che è la specie erbacea più tipica dei querceti sempreverdi mediterranei.
Questo immenso e prezioso patrimonio è purtroppo minacciato dagli incendi che causano danni inestimabili di tipo ecologico, ambientale ma anche economico.

santuario di san costantino


Il bosco è infatti anche fonte di reddito con i suoi prodotti: sughero, legnami, funghi e prodotti derivati dall'allevamento dei suini come salsicce, salami, coppa, guanciale (su randule) e prosciutti.
2) PAESAGGIO DELLE BOSCAGLIE AD OLIVASTRO, che rappresenta nel territorio di Sedilo un elemento prevalente del paesaggio e costituisce la vegetazione naturale potenziale dei substrati più poveri del territorio in corrispondenza di affioramenti rocciosi o suoli poco evoluti. A esso si accompagnano specie termofile come l'euforbia arborescente e l'asparago bianco.Tra gli animali piu' frequenti troviamo la tordela (uccello migratore), lo storno nero (stanziale), che hanno una funzione ecologica fondamentale in quanto favoriscono la diffusione dei semi d'olivastro.
3) PAESAGGIO DELLA MACCHIA MEDITERRANEA. La macchia mediterranea è costituita da comunità vegetali eterogenee che rappresentano lo stadio di degradazione di un tipo di bosco, e quindi un grande serbatoio di biodiversità, grazie all'alto numero di specie vegetali che la costituiscono; tra le più frequenti vi sono il mirto, il corbezzolo, la lavanda e il lentischio.
Tra gli animali ricordiamo i piccoli passeriformi stanziali e migratori che hanno l'importante ruolo ecologico di dispersori dei semi degli arbusti, e alcuni insetti come la farfalla e le api che producono mieli prelibati.
4) PAESAGGIO DEI PASCOLI E DELLE PRATERIE. I pascoli sono comunità erbacee seminaturali, costituite da specie autoctone, ma derivanti dall'azione antropica sulle preesistenti comunità forestali ed arbustive. Essi ospitano numerose specie erbacee dalle vistose fioriture, tra le quali la più comune è l'asfodelo, numerose orchidee spontanee come l'ofride gialla e l'orchidea cornuta.Tra gli animali più comuni vi sono i mammiferi (lepre); tra gli uccelli, frequenti, i fasianidi, come la pernice sarda e, tra i rettili, la lucertola tirrenica.
Dai pascoli si ricava un importante fonte di reddito derivante dall'allevamento di capi ovini e bovini ai quali è legata la produzione di formaggi di vario tipo come la peretta (casizzolu), formaggio a pasta filata prodotto con latte vaccino, "Sa Fresighedda", il pecorino sardo, la ricotta.
Da non dimenticare la produzione di pane e dolci tipici del posto come "su tzichi" "su ladu russu", "sa simbula", "su pane modde", "sa fresa", e, tra i dolci, "sos pirichittos", "sos pabassinos", "sas sebadas", "sa pasta violada", "sos ruiolos" "sas tzipulas" "sas tziricas" e le formagelle.
Un'attività zootecnica complementare a quella ovina e bovina, è quella legata all'allevamento del cavallo; tale fenomeno è da ricollegare sicuramente all'ardia, la secolare corsa a cavallo dedicata a San Costantino.
La razza allevata è l'anglo arabo sardo, adatto come struttura fisica alle difficoltà del percorso dell'Ardia. La sempre maggiore specializzazione nell'allevamento e un'accurata attività di selezione, hanno consentito ad alcuni esemplari allevati a Sedilo di conseguire risultati di eccellenza sia nelle rassegne di allevamento, sia nei più importanti palcoscenici regionali delle corse al galoppo.
5) PAESAGGIO FLUVIALE, che nel territorio di Sedilo è costituito dai boschi di salice comune con frassino pioppo bianco e ontano. molti gli animali che vivono lungo i corsi d'acqua; tra gli uccelli è presente l'airone cinerino, mentre, il più comune tra i rettili è senz'altro la testuggine palustre e, tra gli anfibi la raganella tirrenica.

1. La terza è dedicata all'inquadratura geografica del territori, attraverso un grande plastico in scala 1:5000, dove sono rappresentati il nucleo abitato di Sedilo, i principali monumenti, strade e corsi d'acqua. Sono inoltre segnalati i siti conosciuti e censiti. un altro grande pannello presenta il territorio della valle del Tirso.

Il Museo dell'Ardia, ricavato nei locali de "S'Asilo Ezzu", edificato nel 1884, nasce con l'intento di illustrare e cercare di rendere comprensibile al visitatore il mistero che avvolge le remote origini dell'Ardia, la derivazione del suo nome, il senso simbolico delle sue rievocazioni storiche, le radici antropologiche e tutti i suoi rituali.
Nelle sale dell'esposizione permanente sono presenti dei pannelli corredati da testi e foto, che documentano i molteplici aspetti dell'Ardia a cavallo e a piedi, una sala consultazioni e una sala proiezioni: il centro museale si avvia infatti a diventare un centro di raccolta permanente di documenti, immagini e testimonianze orali sull'ardia e su tutto ciò che a vario titolo a lei afferisce.
Nell'androne, è invece stata collocata una riproduzione a grandezza naturale di un cavallo con bardatura equestre tradizionale sarda e la ricostruzione delle bandiere dei capocorsa e delle scorte.
Il percorso si articola nelle seguenti stazioni:
- DEDICA: descrive la missione del museo e il suo manifesto d'intenti.
- I SANTUARI CAMPESTRI: Studio antropologico dei Santuari campestri in Sardegna.
- La festa: Sviluppa una disamina sul senso etnografico delle feste nei paesi agropastorali della Sardegna.
- SA CORTE: Segue la storia del santuario campestre di San Costantino tra attestazioni e leggende.
- L'ARDIA: Una doppia stazione descrive la spericolata corsa equestre in memoria di Costantino imperatore e Santo.
- IL TRACCIATO DELLA CORSA: E?' rappresentata un'immagine aerofotogrammetria del circuito in cui si svolge la corsa, commentata da didascalie esplicative.
- ELENCO DELLE PRIME PANDELE A CAVALLO.
- VITA DI COSTANTINO: la vita del Santo Imperatore, tra successi militari e imprese politiche.
- LA PAROLA: una breve panoramica sulle diverse teorie ricostruttive dell'etimologia della parola Ardia.
- LA STORIA: il destino dell'opera di Costantino e del suo impero cristiano visto attraverso il mirabile ritratto lasciatoci da Dante nella Divina Commedia.
- L'INVESTITURA: descrizione del rituale segreto dell'investitura del capocorsa.
- LA CHIESA DI ROMA: La santità di Costantino ufficiale in oriente e solo "popolare" in occidente.
- L'ARDIA A PIEDI: la replica a piedi dell'ardia a cavallo altrettanto spettacolare e avvincente.
- LE PRIME PANDELE A PIEDI.
- LA CAVALLERIA NEI SECOLI: la storia militare della cavalleria. La sua valorizzazione per opera di Costantino, la nascita e il tramonto del binomio cavalleria-nobiltà.
- LA BARDATURA SARDA: una sagoma di cavallo a grandezza naturale, una bardatura tradizionale completa, i paramenti del capocorsa e un pannello esplicativo.
- L'ALBO D'ORO DEI CAVALLI: L'elenco completo dei cavalli delle prime pandele dal 1941 ai giorni nostri.
Il Museo dei Muristenes, dedicato al culto di San Costantino, è ospitato nei vecchi muristenes del santuario, edificati nel XVIII° secolo e recentemente restaurati.
Il presidio si candida a diventare un importante centro sulla venerazione del Santo in Sardegna.
Nelle sale del centro museale sarà possibile trovare informazioni sulla storia di Costantino imperatore, ma anche parallelismi e differenze tra la venerazione di altri santi di origine bizantina.
Particolare attenzione verà dunque data all'aspetto religioso,alla speciale devozione al Santo imperatore da parte dei numerosi pellegrini provenienti soprattutto dal Goceano, dal Logudoro, dallAnglona e dal Meilogu. Una sala del museo è infatti interamente dedicata agli ex voto, che sono degli oggetti offerti dai fedeli in adempimento di un voto o in segno di riconoscenza per grazia ricevuta, e che permettono di cogliere la dimensione della devozione popolare verso il Santo.



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fonte:    http://www.comune.sedilo.or.it/?modulo=contenuti&id=83   e   http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Sedilo&oldid=22289850










 

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