antu Lussurgiu (in sardo Santu Lussurzu) è un comune di 2.664 abitanti
della provincia di Oristano. Sorge sul versante orientale del
Montiferru, regione storica sarda ma più propriamente un antico e ormai
inattivo complesso vulcanico di cui rimangono ancora tracce. Nei pressi
del centro abitato si nota infatti un cono vulcanico avventizio spento
da circa 1,5 milioni di anni.
Vicino al paese di Santu Lussurgiu sono presenti due delle più belle
località boschive della Sardegna: San Antonio al monte e San Leonardo.
La prima si trova sulla strada da Macomer a Santu Lussurgiu, è un monte
di 808 m ricoperto dalla vegetazione, si trovano varie specie arboree
di quercia e altri alberi, alcuni hanno più di 100 anni. Sul monte è
presente una chiesa costruita dai fedeli nel 1944 in onore di
Sant'Antonio, sulla vetta sono presenti due statue una della Madonna e
l'altra di Sant'Antonio e un altare per celebrare la messa all'aperto.
Per raggiungere la chiesetta bisogna percorrere la via crucis
disseminata di statue che rappresentano la passione di Cristo. La
località di San Leonardo invece è molto più vicino a Santu Lussurgiu. É
un piccolissimo insediamento abitato per la maggior parte del tempo nel
periodo estivo. Le persone si rifugiano in questo posto in cerca di un
clima più fresco. Questo posto e famoso per le siete fuéntes (in
italiano le sette fontane) da cui sgorga acqua limpida e potabile.
Volendo in entrambe le localita si possono fare delle scampagnate e
pic-nic.
Amministrazione comunale
Sindaco: Emilio Chessa (lista civica) dal 09/05/2005
Centralino del comune: 0783 5519
Posta elettronica: sindaco@comunesantulussurgiu.it
Santu Lussurgiu è un paese ricco di storia, di vicende e di personaggi
illustri. Il nome del paese rivela un'antica devozione per il martire
cristiano San Lussorio che, secondo la leggenda, era solito raggiungere
la località per predicare la Parola di Cristo e battezzare i pagani.
Lussorio (da Lux Oriens, luce che sorge, trasformatosi poi in Lusciori,
Rossore, Lussurgiu), come ci documenta l'epistolario di S. Gregorio
Magno, fu nel V secolo guardia del corpo del governatore Delfio al
tempo di Diocleziano.
A Cagliari divenne cristiano e una volta scoperto come tale, fu chiuso
in carcere e successivamente martirizzato nell'attuale Fordongianus
(Forum Traiani).
Prima del 1000 il culto di San Lussorio era molto diffuso in
particolare nella Sardegna centrale e il suo nome fu dato a molte
località campestri.
Secondo la tesi di alcuni storici, intorno al 1000 alle falde del
Montiferru, grazie alla presenza di acqua delle sorgenti perenni, si
formò un villaggio circostante la chiesa dedicata appunto a S.
Lussorio, oggi detta di Santa Croce, il cui altare, fu consacrato nel
1185 dal vescovo di Bosa.
Oggi San Lussorio è venerato in tutta la Sardegna oltre che a Pavia,
Firenze e Pisa dove si conservano le sue reliquie. Via via nel corso
dei secoli, personaggi illustri della chiesa, della politica, ma anche
lussurgesi dotti e facoltosi hanno dato lustro al paese.
In epoca giudicale
Santu Lussurgiu, in epoca Giudicale, pare non abbia svolto un ruolo
significativo nella vita politica e sociale nell'ambito del Giudicato
di Torres (900 c. - 1259/72) prima, e di Arborea (900 c. -1420)
successivamente.
Ma già a partire dal 1478 il paese fu animato dall'arrivo dei Frati
Minori Osservanti e soprattutto dalla figura prestigiosa di San
Bernardino da Feltre, per volontà dei quali vennero edificati il
convento e la chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Moti antifeudali
Ma è principalmente con i con i moti antifeudali (1796-1803) guidati da
Giovanni Maria Angioy di Bono, che Santu Lussurgiu fu uno dei paesi che
si segnalò nel Regno Sardo Piemontese.
Documenti che risalgono a quel periodo, infatti, descrivono Santu
Lussurgiu come un fiorente paese del regno, sia dal punto di vista
economico che sociale: vi era un gran numero di sacerdoti e di famiglie
nobili (Obino, Massidda, Porcu, Meloni-Cherchi), qualche avvocato ed
agiate e colte persone, famiglie nobili di altri paesi (la feudataria
Donna Maddalena Manca e la nuora Donna Anna Amat di San Filippo, donna
Maria Imbenia Borro marchesa della Planargia), che in dimore di loro
proprietà erano soliti trascorre a Santu Lussurgiu il periodo estivo
per la nota salubrità dell'aria e l'amenità del luogo.
La presenza di letterati e uomini di cultura diffusero anche a Santu
Lussurgiu gli ideali francesi di libertà e di uguaglianza, che
circolavano ormai in tutta l'Isola, vessata ed oppressa dai feudatari
locali. La piccola nobiltà ed il clero (i vassalli), alimentati dagli
ideali libertari e mal sopportando le ingiuste e arbitrarie vessazioni
cui erano sottoposti, risposero alle prepotenze dei baroni spingendo il
popolo alla ribellione.
Fu così che, al canto di "Procurade 'e moderare, Barones, sa
tirannia…!" (Cercate di moderare, o Baroni la [vostra] tirannia…!),
esplosero in Sardegna i moti antifeudali. Nella vicenda dei moti
antifeudali, Santu Lussurgiu può essere considerata una roccaforte: è a
Santu Lussurgiu, infatti, che Giovanni Maria Angioy, alternòs per il
Capo di Sopra, potè radunare un gran numero di notabili e popolani,
pronti a dirigersi verso Cagliari per manifestare il proprio
malcontento davanti al viceré. Angioy, a Santu Lussurgiu, poteva
contare sulla amicizia e sull'appoggio di diversi signorotti locali e
di tanti popolani, disposti a sacrificare la propria libertà in nome
della giusta causa. Alcuni di essi infatti furono arrestati, ed altri,
ricercati, furono costretti a fuggire oltre mare.
Fra i tanti lussurgesi dissidenti, Felice Cerchi Paba nel suo libro Don
Michele Obino e i moti antifeudali lussurgesi (1796-1803) segnala: Don
Antonio Martino Massidda; Giovanni Antonio Cherchi; Angelo Cherchi;
Francesco Serra; il notaio Francesco Ricciu; il reverendo Nicolò
Meloni; la famiglia degli Obino con Don Raffaele, Don Agostino e il
sacerdote Don Michele Obino. Don Michele Obino, brillante professore di
Decretali dell'Università di Sassari, liberale e volitivo, animato da
uno spirito ribelle, contribuì a far circolare a Santu Lussurgiu gli
ideali illuministici. Nell'ambiente sassarese, come del resto in tutta
l'Isola, godeva di numerose amicizie altolocate e di grande prestigio.
Fu intimo amico di Giovanni Maria Angioy, e tenne a Sassari segrete
conferenze contro il potere dispotico dei feudatari alleati dei Savoia.
Accusato ingiustamente di essere repubblicano, di avere pubblicato e
fatto circolare libri rivoluzionari, di essere fomentatore dei tumulti
di Sassari e di tutto il Capo di Sopra, fu destituito dall'incarico
universitario e processato. Michele Obino così riparò in Francia, a
Parigi, dove pare abbia ricoperto la Cattedra di Decretali e di Diritto
Canonico alla Sorbona.
L'800 e il '900
Nicolo Meloni Tra l'ottocento e il novecento Santu Lussurgiu conobbe un
periodo di grande sviluppo, diventando un florido centro della Sardegna
che raggiunse i 6000 abitanti. Merita un'attenzione particolare la
fondazione, a metà dell'ottocento, di una scuola di latinità e
retorica, grazie ai cospicui lasciti (terreni, bestiame e case) di
Pietro Paolo Carta e Giovanni Andrea Meloni, ai quali si aggiunsero
successivamente quelli di Luigi Cerchi e Nicolò Carippa. Al fine di
gestire i lasciti per la fondazione della scuola, si costituì l'Ente
Morale Carta-Meloni.
La scuola, fu data in gestione agli Scolopi, e successivamente ai
Salesiani che fecero diventare il paese di Santu Lussurgiu un
importante centro culturale per tutta la Sardegna. Tra i numerosi
alunni della scuola, che in età adulta ricoprirono importanti incarichi
istituzionali nell'Isola, citiamo, uno per tutti, Antonio Gramsci
fondatore del Partito Comunista Italiano. Oggi, la scuola è gestita
dalla Cooperativa Culturale Carta-Meloni che attualmente opera con
alcuni Istituti Superiori.
Altre figure degne di nota per il paese di Santu Lussurgiu, sono Nicolò
Meloni e suo figlio Deodato. Don Nicolò Meloni, agronomo, allievo del
celebre Ottavi, fu importante in quanto introdusse nel paese, agli
inizi del secolo scorso, innovative tecniche di viticoltura e di
distillazione del vino.
Aprì una distilleria nella quale veniva prodotto il rinomato "Cognac
Meloni" che pare si esportasse persino nelle lontane terre d'America.
Don Deodato Meloni, introdusse a Santu Lussurgiu la vite americana,
importante per debellare la fillossera, ma più di ogni altra cosa, il
suo nome è legato all'allevamento dei cavalli ed in particolare alla
razza Anglo-Araba-Sarda per l'affermazione della quale si è fortemente
battuto, stimolando al miglioramento del patrimonio equino locale. Don
Deodato Meloni con un suo lascito, contribuì alla costruzione
dell'Istituto professionale per l'Agraricoltura di Oristano
(Nuraxinieddu) e dell'ippodromo di Chilivani a lui appunto intitolati.
Vicino ai nostri tempi
Nei due secoli che ci precedono, l'economia lussurgese fu fortemente
influenzata dalla presenza di numerosi torrenti rendendo possibile il
sorgere di attività agroindustriali che caratterizzarono il paese: qui
sorsero mulini e gualchiere, azionati dalla forza motrice dell'acqua. I
rigogliosi pascoli resero possibile oltre che l'allevamento degli
ovini, anche quello dei bovini, rappresentando tra ottocento e
novecento, l'attività principale del paese.
La razza bovina sardo-modicana era quella che più di ogni altra
rispondeva alle esigenze dei lussurgesi, assicurando, oltre a una buona
produzione di latte, di formaggi e di carne, un ottimo strumento di
lavoro nei campi. L'artigianato è stata una voce molto importante nella
vita economica e sociale di Santu Lussurgiu. Gli artigiani, infatti,
hanno svolto un'attività di supporto a quella agro-pastorale, fornendo
una grande varietà di prodotti e utensili che consentivano lo
svolgimento delle attività domestiche e campestri.
La concorrenza dei manufatti industriali, diede un brutto colpo alle
attività agroindustriali di Santu Lussurgiu determinando la scomparsa
di quelle attività che maggiormente caratterizzarono il nostro paese.
Cessò l'opera dei mulini e delle gualchiere, mentre nei campi l'opera
dei buoi venne sostituita dai trattori, ed il cavallo perdeva la sua
importanza come mezzo di locomozione.
Il periodo delle emigrazioni
Dopo la seconda guerra mondiale, molti furono i lussurgesi che
lasciarono il paese per emigrare in Australia, in Svizzera e negli
altri paesi d'Europa: il paese oggi conta meno di 3000 abitanti.
L'Ambiente del territorio del Montiferru, ed in particolare quello del
comune di Santu Lussurgiu, è molto probabilmente uno dei più ricchi di
sorgenti tra tutti i paesaggi sardi. L’acqua ha sempre svolto una
rilevanza essenziale all’interno dell’economia del paese, basti pensare
ai tanti mulini e gualchiere che ruotavano le loro pale grazie alla
forza di questo elemento. Percorrendo il territorio è veramente
semplice imbattersi nelle tante sorgenti che circondano il paese: il
percorso potrebbe iniziare senza dubbio alcuno dalle fonti di San
Leonardo e poi spingersi verso la linea di confine con Borore per
imbattersi nelle fonti di Santa Filidiga, Funtana Urtigu e Abbaiumpa,
dove nasce il Rio Merchis, che sfocia poi nel lago Omodeo. Alle spalle
del borgo di san Leonardo sgorga la fonte di Silbanis e, poco discosto
dal borgo, spingendosi nelle campagne verso il paese, ecco la sorgente
di Sa Preda Lada, le cui acque sono anche gustabili nella fontanella
posta lungo la strada tra il paese e San Leonardo.
All’interno del paese ci s’imbatte nella sorgente de Su Sauccu, dove si
trovava il vecchio lavatoio del paese, ora scomparso. Sopra e attorno
al paese, dirigendosi verso la cima di Monte Oe s’incontra la sorgente
di S’Ena ‘e s’Alinu, quelle di Pala Rubiu, di Zi’Attori e di Ziu
Brunnu.. Spingendosi nella strada di Bau ‘e Mela, che conduce alle cime
più alte del territorio, ci si imbatte in Sa funtana ‘e Sos Crabalzos e
più in cima nella bellissima e scenografica fonte di Elighes Uttiosos,
dove l’acqua sgorga da sotto dei lecci secolari In questa zona nascono
diversi torrenti, uno di questi, Su Riu ‘e Sos Molinos, funge da
confine tra i comuni di Santu Lussurgiu e Bonarcado, lungo il quale si
trova “Su foiu de Tiu Panne Dente “ piccolo laghetto dove i ragazzi
lussurgesi imparavano a nuotare; poco più avanti si arriva a S’istrampu
‘e Sos Molinos, oggi comunemente noto come le cascate dei Mulini.
Questa ricchezza di fonti ha consentito da sempre un ambiente ricco di
vita, la flora e fauna trovano gli elementi necessari all’esistenza,
infatti sono tanti i boschi e diverse le specie che vivono tra i monti.
I BOSCHI E LA FAUNA
Montiferru - Santu LussurgiuLa parte più ricca di boschi e maggiormente
suggestiva è quella compresa fra Santu Lussurgiu, Seneghe, Bonarcado e
Cuglieri. Altrove i boschi di querce e di lecci si alternano a prati e
pascoli, mentre in prossimità del centro abitato si trovano uliveti e
vigneti, oltre a castagneti e alcune piante di ciliegio, presenze
residue di antichi e prosperi ciliegeti. La fauna del Montiferru è
rappresentata in modo molto significativo dal cinghiale, tanto è vero
che lo stesso nome del massiccio montuoso potrebbe essere una
trasformazione del nome Monte Verro, data l’elevata presenza di questi
animali. Altri animali selvatici caratteristici sono la volpe, che si
può incontrare spesso nelle campagne, le donnole, che spesso
attraversano le strade degli uomini ad alta velocità, i ricci, le lepri
e, nel cielo upupe, pernici, falchi, corvi e gruccioni. Da alcuni anni
nel territorio sotto tutela dell’Ente Foreste sono stati reintrodotti
mufloni, cervi e grifoni, nella speranza che i fuochi dannosi accesi
dall’ignoranza non ne turbino ancora l’esistenza.
Alcune parole meritano le coltivazioni dell’olio e della vite che,
seppure non così rilevanti come in altri centri del Montiferru,
rivestono un’importanza storica nell’ambiente lussurgese. I paesaggi
mediterranei creati da queste colture sono ritrovabili principalmente
nel territorio compreso tra Santu Lussurgiu e Paulilatino, che diventa
la residenza fittizia di molti lussurgesi nei mesi di Settembre e
Ottobre, durante la vendemmia, quando i campi pullulano dell’attività
de “sos inzatteris”, che poi trascorreranno i mesi seguenti nell’attesa
del vino nuovo, per potersene infine beare durante “su Carrasegare”, il
carnevale lussurgese, dove il vino scorre a fiumi.
FEBBRAIO ---
Cantigos in Carrela - Sabato 21
Manifestazione itinerante, lungo le suggestive vie del centro storico,
che vede l’esibizione di svariate formazioni tradizionali regionali e
non. Durante la manifestazione, che interessa alcuni rioni del paese,
grazie
all’ospitalità dei lussurgesi, è possibile degustare un buon bicchiere
di vino, dolci e prodotti tipici locali. [entra]
Carrela 'e Nanti - Dom. 15 Dom. Lun. Mar. 22,23,24
Spericolata corsa a pariglie composta da due o tre cavalli che si
lanciano al galoppo lungo la tortuosa "Carrela 'e nanti" (Via Roma). I
suoni e i colori de "Sa Carrela" la rendono una delle più suggestive e
tradizionali manifestazioni che il panorama carnascialesco può offrire
ai turisti ed è una buona occasione di incontro con l'ospitalità dei
lussurgesi. [entra]
--- APRILE---
Sa Chida Santa - dal 05 al 12 Marzo
Con la Domenica delle Palme, in cui vengono distribuite ai fedeli,
palme e ramoscelli di ulivo benedetti, ha inizio la Settimana Santa.
Organizzata dalle 4 confraternite del paese (Rosario, S. Croce, Carmine
e addolorata). Particolarmente toccanti sono i riti de "Su Nazarenu"
(Mar. Santo), de "S'Incravamentu" (Giov. Santo) e de "S'Iscravamentu
(Ven. Santo) accompagnati dalle struggenti note degli antichi canti a
Cuncordu. Il giorno di Pasqua "S'Incontru" tra il Cristo e la Madonna
chiude il rito. [entra]
Luoghi e Percorsi del Gusto -
Appuntamento con la manifestazione promossa dall'amministrazione
attuale, l'intento è quello di promuovere i prodotti tipici del
Montiferru attraverso spettacoli e degustazioni nella piazza Mercato da
poco rinnovata nel suo aspetto architettonico e principale [entra]
--- GIUGNO ---
Fiera Regionale del Cavallo
Per festeggiare i 100 anni ufficiali della Fiera, l'amministrazione
Comunale insieme a FieraCavalli di Verona e uno staff tecnico locale,
stanno lavorando per rinnovare completamente l'evento. Gare sportive,
spettacoli equestri, Salone delle Attrezzature, importanti rassegne
allevatoriali, saranno i nuovi ingredienti della manifestazione
fieristica. [Entra nel sito ufficiale www.cavallinfiera.it]
Ardia Su Coro 'e Zesus - Fine Giugno primi Luglio
I cavalieri de "Su Sotziu" organizzatore, con in testa il Priore il
Sottopriore, a cui vengono consegnate le bandiere, effettuano con passo
sostenuto "Sos Inghirios" attorno alla parrocchiale di San Pietro: tre
giri a destra e tre giri a sinistra. In seguito, attraverso le vie in
acciottolato del centro storico, rese ancora più sdrucciolevoli dai
ferri dei cavalli, i cavalieri, con l'antico costume lussurgese
addosso, raggiungono di corsa la croce del santo festeggiato nel rione
di Seligheddu. [Visualizza le foto della passata edizione]
--- AGOSTO ---
Rassegna di balli folkloristici - 21 Agosto
In occasione delle festività del Santo Patrono l’Associazione di
Cultura e
Tradizione Popolare “Ammentos Lussurzesos” organizza la terza rassegna
di musica e balli folkloristici.
Per ulteriori informazioni Tel: 338.2501620
oppure 0783.551094
Ardia San Lussorio - 21 Agosto
La manifestazione si svolge seguendo i riti elencati nell'ardia
precedente con la differenza che si festeggia il patrono del paese: San
Lussorio. Nei giorni attigui al 21 Agosto, la festa principale in onore
di "San Lussorio" riempie le serate lussurgesi con balli, canti e
spettacoli in genere, nella piazza del Mercato nel centro del paese.