an Nicolò d’Arcidano è chiuso tra le catene del Monte Linas e del
Monte Arci, ultimo Comune a Sud della Provincia di Oristano, al confine
con la nuova Provincia del Medio Campidano.
Il territorio è prevalentemente pianeggiante, la quota più alta dello
stesso si trova a soli metri 29,33 sopra il livello del mare. Confina
con i Comuni di Terralba, Uras, Mogoro, Pabillonis e Guspini e si
estende per una superficie complessiva di 28,40 Kmq, la viabilità
esistente consente l’arrivo a San Nicolò d’Arcidano in modo abbastanza
semplice e agevole da qualsiasi direzione: infatti il paese formato da
un unico agglomerato urbano, è attraversato dalla Strada Statale 126 e
dalla Strada Provinciale 47. La prima consente il rapido raggiungimento
del Comune di Terralba da una parte, per poi potersi dirigere verso
Oristano, e di Guspini e Pabillonis dall’altra, la seconda permette un
rapido collegamento ( 4 Km ) alla Strada Statale 131 che conduce a
Cagliari e Oristano.
L’ubicazione del paese consente di raggiungere in modo veloce le coste
della Marina di Arbus e Arborea, che distano rispettivamente 20 e 10
Km. Nel periodo estivo per via della vicinanza a queste località
balneari si ha un notevole incremento di traffico verso il mare. Il
territorio è attraversato da due corsi d’acqua, il “Flumini Mannu” e il
“Rio Sitzerri”.
Particolarmente significativa è la coltivazione della vite da cui si
producono vini di grande pregio, è coltivata in modo estensivo l’uva
bovale nelle sue diverse varietà : Bovale di Spagna e Bovale Sardo o
Muristellu, da queste particolari uve si producono nelle cantine
sociali della zona e in cantine dei singoli produttori dei vini molto
particolari e apprezzati.
La Storia
La data di fondazione del nostro paese risulta incerta in quanto non
sono stati ritrovati documenti ufficiali.
Da un’analisi del territorio effettuata prima delle bonifiche del 1933,
si può dedurre che la zona del fiume che scorre vicino al paese fosse
un tempo un grande delta che poteva essere ritenuto appetibile dagli
uomini che approdavano via mare, cioè dai primi abitanti della Sardegna.
Il luogo più vicino in cui sono stati notati alcuni segni è Marceddi,
dove abbondavano le fucine per la lavorazione dell’ossidiana, e
presumibilmente anche nel nostro paese esistevano di queste fucine
infatti sono state trovate punte di frecce costruite con detto
materiale.
Dell’epoca nuragica abbiamo invece notizie che provano l’esistenza nel
nostro comune di 7 nuraghi.
Di qualcuno si possono notare ancora i ruderi.
Il più importante era il nuraghe di ”Peppi Tzappus”, che era un nuraghe
composto, cioè con più di una torre, che si trovava nella regione di
“is codinas”.
Non restano elementi che confermino il punto esatto in cui era situato
tale nuraghe.
Gli altri nuraghe sono:
* Nuraghe “Nuracciolu”, che si trovava
nella medesima regione.
* Nuraghe “Fromiga”che si trovava sulla
destra della strada che porta a “Bau Angius.
* Un altro nuraghe si trovava dove oggi
è sita la chiesa.
* Un altro ancora era situato dove oggi
si trova la casa di campagna dei Signori Murgia
L’epoca romana è l’unico periodo che si presta ad un’ analisi più
completa, anche perché la vicinanza di S. Maria di Neapolis al nostro
paese deve per forza avere lasciato qualche traccia nella nostra storia.
Nel nostro comune si notano 3 insediamenti Romani:
* Is codinas, dove si sono ritrovate
tracce di muratura in mattoni che secondo gli esperti risalgono all’
epoca Romana.
* S. Pantaleo, dove, durante la messa a
dimora di un vigneto, vennero alla luce delle urne con dentro dei resti
umani, che purtroppo vennero distrutte da persone incapaci di cogliere
il valore degli oggetti ritrovati.
* S. Barbara, sito in cui si nota un
insediamento Romano. Sono state ritrovate, durante l’aratura per la
semina, delle urne funerarie con dei resti umani. Queste urne furono
portate in paese e usate come recipienti per la fermentazione dell’uva.
Si usa dire che in questi siti si trovassero le antiche fondamenta del
vecchio paese ma l’estensione dei territori esclude la possibilità di
insediamenti di gruppi sufficientemente numerosi.
La cosa più probabile può essere che ci fossero delle Ville Romane,
premio dell’imperatore ai centurioni per le loro prestazioni durante le
campagne militari.
Risalente all’epoca Romana è anche il cippo che tiene la croce posta
all’uscita del paese nella strada per Uras di recente distrutto durante
un incidente stradale.
Nel periodo dei Giudicati Arcidano apparteneva alla regione “Parte
Montis” e faceva parte della curatoria di “Bonorcili”.
Pare che sino alla metà del 1300 esistessero due piccoli villaggi
“Architano Magno” con una chiesa dedicata a San Nicolò e “Architano
Parvo” con una piccola chiesa dedicata a San Pantaleo.
Questo è implicitamente confermato da Ugone III giudice di Arborea che
nel suo testamento lascia in eredità alla chiesa di “Sant Nicolao de
Architano Magno” 20 pecore e 2 buoi.
Dopo la metà del ’300 in Sardegna furono abbandonati molti piccoli
villaggi, fra i quali “Architano Parvo”.
La parola Architano potrebbe voler significare sulla via dell’Arci,
ossia villaggio attraverso il quale si procede per il Monte Arci, luogo
in cui gli uomini di mare si recavano a far incetta di ossidiana.
La nostra zona si presentava infatti abbastanza comoda per favorire
l’attracco delle navi Barbaresche, esisteva ancora il porto di
Neapolis, e gli arabi che sbarcavano mettevano a ferro e fuoco tutto il
circondario.
Di questi pirati si dice che vennero sconfitti nel sito “Fossaus” da
una sortita di saccheggiati.
Loro si erano ubriacati e rientrando dal saccheggio di alcuni vilaggi
non avevano trovato la strada per fare ritorno a bordo.
I pirati oltre a saccheggiare e bruciare i paesi che prendevano di
mira, violentavano le donne e uccidevano gli uomini, e a volte li
prendevano come schiavi.
In particolar modo venivano presi prigionieri i piccoli, perché erano
più facili da addestrare alla vita dei pirati.
Si ha la notizia che uno di questi ragazzi detto “Scacciadiavoli”,
venne preso da piccolo e divenne il peggiore dei pirati, temutissimo da
tutti.
Numerosi furono gli attacchi da parte dei barbari, ma ne ricordiamo uno
in particolare.
Nel 1563 il corsaro Drugut tentò diversi sbarchi nel golfo di Oristano
e nel porto di “Marcellino” ,attuale marceddì, ci fu uno scontro fra
gli uomini appena sbarcati ed una grossa comitiva di ritorno dal una
battuta di caccia tenuta nelle selve di “Ercolento” durante il quale
Drugut ebbe la peggio.
Quelli erano anni in cui i villaggi venivano attaccati di continuo e
gli abitanti erano costretti a rimboccarsi le maniche e ricostruire
tutto.
L’ultima ricostruzione pare sia avvenuto attorno al 1660 confermata
dalle tesi riguardanti la chiesa parrocchiale.
Non si hanno notizie certe circa l’edificazione dell’esistente
parrocchia di San Nicolò.
Per mezzo di segnalazioni tramandate oralmente si presume che la prima
Cappella sia stata costruita, accanto al Cimitero dell’epoca, intorno
al 1300 probabilmente in stile romanico – gotico.
I primi documenti posseduti rimandano al 1665, anno in cui viene
indicata la presenza in Arcidano del Sacerdote Gavino Floris.
Vi è traccia poi nei “quinque libre” del 1676, dove si parla di un
edificio in stile eclettico, e nei Registri di Amministrazione del 1741.
Questo breve excursus ci ricorda che questo paese è di recente
costruzione e ciò lo dimostra anche la struttura attuale.
Non ci sono strade strette, non ci sono edifici che possano essere
datati prima dell’inizio dell’800, nelle nostre campagne non esistono
fabbricati antichi.
Sant’Isidoro: Protettore degli Agricoltori.
La festa, organizzata dal comitato spontaneo, si tiene la prima
settimana del mese di Giugno. Particolarmente suggestiva è la
processione che partendo dalla Parrocchia di San Nicolò Vescovo si
snoda lungo un percorso campestre di circa 6 Km per raggiungere la
località “ Is Codinas “, parco comunale attrezzato dove è stata
edificata una cappella in onore del Santo dove si tiene la messa.
Il Santo è trainato da un giogo di buoi, è accompagnato da un nutrito
numero di cavalli bardati, trattori addobbati con antichi e attuali
oggetti in uso nel mondo agricolo, gruppi in costume e da un
consistente numero di fedeli. Normalmente si tengono due o tre giorni
di festeggiamenti civili.
Festa di Santa Margherita
I festeggiamenti ricadono il 20 Luglio, il comitato tradizionalmente è
composto da sole donne, organizza tre giorni di festa ad iniziare dal
vespro.
La processione è particolarmente partecipata da mamme e bambini.
Festività dell´Assunta e Festa dell´Emigrato
La manifestazione è organizzata congiuntamente il 14 Agosto dalla
Parrocchia e dal Comune, si tiene nel piazzale adiacente il sagrato
della Chiesa, la sera si tiene una ricca processione, al rientro in
Chiesa è organizzata la cerimonia in onore degli emigrati presenti, con
consegna di attestati di riconoscimento.
Dopo la cerimonia grigliata per i partecipanti, la serata è animata da
musica popolare.
San Nicolò Vescovo: Patrono
La festività ricade il 6 Dicembre, mentre per tradizione si solennizza
il 10 Settembre.
E’ la festa grande per gli Arcidanesi, viene organizzata da un comitato
spontaneo e normalmente si sviluppa su tre o quattro giorni, dove si
concentrano manifestazioni di diversa natura, sportive, folkloristiche,
culturali.
Particolarmente sentita e partecipata anche la processione che
attraversa buona parte del paese.