Mappa del Sito

Arborea

gif

I servizi e la consulenza per approntare al meglio la tua attività di commercio elettronico li trovi in
MARALB
SOLUZIONI PER IL COMMERCIO ELETTRONICO.

Banner
Home -- ORISTANO -- Arborea
 
Aggiungi il sito ai tuoi preferitiAggiungi pagina ai tuoi preferitiScegli come HomepageCondividi questa paginaInvia questa pagina via mail
Arborea PDF Stampa E-mail
Scritto da MARALB   
Questo articolo è stato letto: 719 volte
Arborea





Arborea



scorcio




A
rborea [ar-bo-rè-a] (in sardo Arborea) è un comune di 3.927 abitanti della provincia di Oristano, nella regione del Campidano di Oristano. Fondata durante il ventennio fascista ed inaugurata il 29 ottobre 1928 con il nome Mussolinia di Sardegna, acquisì la denominazione attuale alla fine della guerra. Il nome è un riferimento a Mussolini, pochè durante il regime fascista da questi instaurato (1925-1945) fu completata la bonifica della piana di Terralba, già avviata in età giolittiana, fino ad allora una zona paludosa. La città fu concepita come centro urbano di tale bonifica, ma si dovette attendere il secondo dopoguerra perché tale progetto fosse realizzato completamente, quando la malaria, secolare piaga dell'area, fu debellata grazie all'opera della fondazione Rockfeller che finanzió una vasta opera di bonifica tramite l'agente DDT, peraltro oggi considerato cancerogeno.


Lingua

Ad Arborea è parlato, soprattutto dagli anziani, un veneto portato dai migranti delle zone di Treviso, Rovigo, Vicenza, Padova e Venezia, arrivati durante la costruzione della città durante il fascismo. Il vernacolo sta via via scomparendo a favore del sardo e dell'italiano.

Economia

redentoreL'economia di Arborea è caratterizzata principalmente dalla presenza della Cooperativa Produttori, specializzata nella filiera delle verdure in busta di IV gamma e forte partner, fino a pochi anni fa (la produzione della multinazionale si è spostata di qualche chilometro, a Terralba), di Bonduelle Italia.

Il fiore all'occhiello è la 3A (Assegnatari Associati Arborea), che commercializza il Latte Arborea, uno dei più forti brand nel mondo del latte a lunga conservazione d'Italia, esportato anche all'estero. Ha recentemente rilevato il gruppo Coapla, portando la quota di conferimento di latte vaccino sardo al 95%, attuando un vero e proprio monopolio che lo porta ad essere un marchio di spessore nel contesto nazionale dominato dalle multinazionali. Vende decine di milioni di litri di latte all'anno a Parmalat e Granarolo. Grazie a una prestigiosa sinergia, nello stabilimento è presente la linea produttiva di latte in Brik più veloce del mondo (oltre 15 mila pezzi ogni ora) della TetraPak. Produce latte in busta anche per le Private Labels, come la catena di discount PuntoDì.

Amministrazione comunale

Sindaco: Giuseppe Costella (lista civica) dal 09/05/2005
Centralino del comune: 0783 80331
Posta elettronica: sindaco@comune.arborea.oristano.it

Gemellaggi

    * Mortegliano (UD)
    * Sermoneta (LT)
    * Zevio (VR)

eleonora  

 Eleonora d'Arborea (Molins de Rei, 1340 – Oristano, 1404) è stata una sovrana sarda, la cui fama si fonda sull'essere stata l'ultima regnante indigena della Sardegna,  aver conservato il trono più a lungo dagli attacchi stranieri, e per la promulgazione della Carta de Logu, considerata uno dei primi esempi di costituzione al mondo.

 I Catalani, successivi dominatori sulla Sardegna, resero omaggio alla legislatrice, estendendo la giurisdizione in cui era applicata la Carta de Logu a tutta l'isola,  conservandola in vigore per secoli, fino alla sostituzione col Codice di Carlo Felice (il 16 aprile 1827, ormai alle soglie del Risorgimento). Il significato simbolico che  localmente è attribuito alla figura di Eleonora è principalmente focalizzato sulla durata del suo Giudicato, ultimo a cadere in mano straniera. Eleonora è infatti l'ultima  reggente di uno stato sardo indipendente (anche il Regno di Sardegna, infatti, malgrado la denominazione della corona, aveva una sede esterna) e del sentimento di  nazione e popolo sardo.





Primi anni

Eleonora nacque intorno al 1340 da Mariano IV Cappai de Bas-Serra e dalla nobile catalana Timbora di Roccabertí. Sorella di Ugone e Beatrice, visse i primi anni della giovinezza ad Oristano. Quando nel 1347 morì il giudice Pietro III di Arborea senza discendenti, la Corona de Logu del Giudicato (un'assemblea dei notabili, prelati, funzionari delle città e dei villaggi) elesse giudice il padre di Eleonora Mariano IV, fratello dello scomparso, che resse il giudicato dal 1347 al 1376.

Relazioni dinastiche

museoEleonora sposò prima del 1376 il quarantenne Brancaleone Doria, del celebre casato genovese. Il suo matrimonio rientrava nel più generale disegno di un'alleanza tra gli Arborea ed i Doria, che già controllavano vasti territori della Sardegna in funzione antiaragonese. Dopo le nozze, abitò a Castelgenovese (l'attuale Castelsardo), dove nacquero i figli Federico e Mariano.

Sembra ormai accertato che nel 1382 Eleonora abbia elargito un prestito di 4000 fiorini d'oro a Nicolò Guarco, doge della repubblica di Genova, e che
questi da parte sua s'impegnasse a restituire la somma nel termine di dieci anni; in caso contrario, avrebbe pagato il doppio. Accessoriamente fu sottoscritta
la condizione che, se nel frattempo fosse pervenuto alla pubertà Federico (figlio di Eleonora), la figlia del doge Bianchina avrebbe dovuto sposarlo e, nel
 caso che tale matrimonio non si fosse potuto celebrare (per causa di morte o altro caso fortuito), l'atto sarebbe diventato nullo.

Un simile prestito ad una potente famiglia di Genova, e questa clausola del contratto, segnalano un disegno dinastico di Eleonora la quale, accordando tal credito, insieme mantenne alto il prestigio della sua casata e riconobbe l'importanza degli interessi dei liguri. In più, pose delle basi concrete per un'alleanza che le avrebbe consentito il ricorso a risorse logistiche e di collegamento (mediante la potente flotta doriana) presso buona parte dei porti del Mediterraneo. In sostanza, si immise con rango paritario nel gioco della politica europea.

Quando però ad un certo punto Ugone III di Arborea si ammalò, e si profilò il problema della sua successione, Eleonora scrisse al re d'Aragona perché sostenesse le ragioni di suo figlio Federico, piuttosto che quelle del visconte di Narbona, vedovo di sua sorella Beatrice morta nel 1377. Nel 1383 Ugone fu però assassinato nel suo palazzo di Oristano, ed il suo regicidio poteva avere diverse motivazioni e giovare a diversi interessi.

Le ragioni esterne essendo quelle degli aragonesi e dei nemici di Arborea, quelle interne potevano individuarsi nel malcontento delle classi dei proprietari e dei mercanti, in reazione al suo atteggiamento autoritario e per le vessatorie contribuzioni (necessarie a mantenere i mercenari tedeschi provenzali e borgognoni, che Ugone aveva assoldati più che altro per evitare che venissero assoldati da altri) cui erano obbligati.

La successione a giudice di Arborea

Giudicati sardi.

dolcetta  In questo clima di crisi e di malcontento, con l'Aragona già scopertamente intenzionata a conquistare l'intera isola, nel 1383 Eleonora scrisse al re una relazione sulle  condizioni della Sardegna e chiese appunto che riconoscesse il proprio figlio Federico come legittimo successore di Ugone. Inviò quindi il marito Brancaleone a trattare  direttamente col re. Al tempo stesso scrisse alla regina, chiedendole di intercedere presso il re a favore del figlio perché potesse così terminare il disordine che regnava  nell'isola.

 Eleonora intendeva riunire nelle mani del figlio quei due terzi della Sardegna che Ugone, prima della sua uccisione, aveva occupato. Questo disegno insospettì il re, che non  ritenne conveniente avere una famiglia tanto potente nel suo regno, tanto più che non essendoci erede diretto maschio di Ugone, quei possedimenti, "iuxta morem italicum",  avrebbero dovuto essere incamerati dal fisco. Brancaleone fu trattenuto col pretesto di farlo rientrare in Sardegna non appena una flotta fosse stata allestita, ma  effettivamente era divenuto un vero e proprio ostaggio (e strumento di pressione contro la giudicessa ribelle).

 Eleonora non si perse d'animo, e confermò la sua politica di guerra: partì all'azione e non appena fece rientro ad Oristano, punì i congiurati e si autoproclamò giudicessa di  Arborea secondo l'antico diritto regio sardo, per cui le donne possono accedere sul trono al loro padre o al loro fratello. In pratica, la prassi elettiva era l'opposto  dell'infeudazione regia e discordava dalla linea politica aragonese. Gli Arborea si rifacevano invece alla loro antica autonomia di origine alto medievale ed all'esercizio di una piena sovranità nei propri territori.

La politica di Eleonora d'Arborea

Per quanto riguarda la politica, la prassi e gli orientamenti di governo la giudicessa si riallacciò direttamente all'esperienza del padre, abbandonando definitivamente la politica autoritaria del fratello Ugone III, garantì la difesa della sovranità e dei confini territoriali del giudicato e attuò un'opera di riordino e di sistemazione definitiva degli ordinamenti e degli istituti giuridici locali che diede vita alla Carta de Logu.

Eleonora non mostrò mai la visione assolutista del signore al vertice di un'oligarchia e lontano dalle ragioni del popolo, ma piuttosto quella di chi ritiene di avere la propria legittimazione a regnare proprio nel popolo. Per ragioni politiche, venivano contestati gli stessi diritti alla successione, addotto il pretesto che gli Arborea erano figli "bastardi", ma le ragioni dinastiche sembrarono avere per lei minor valore della legittimazione popolare e, semmai, avrebbero avuto vigore per quella parte dei territori ricevuti dal re a titolo personale e non per quelli che facevano parte del giudicato.

Gli interessi della giudicessa furono legati a quelli dello stato con un nodo gordiano e fu sempre lei a riportare la legge e l'ordine per porre un freno al dilagare della violenza dei sardi durante la guerra. Le regole, le leggi garantirono la pace, cioè l'ordine nel tempo, il futuro.

Connesso a questo ordine e a queste regole è il tema dell'indipendenza, il dilemma "vassalli o proprietari". E ancora intrecciato a questo il tema della terra e della nazione, del popolo, della gente e del territorio Stato in cui è garantita la terra a tutti, in cui la terra è di tutti. Eleonora fu regina di uno Stato che ebbe la sua legittimazione nel popolo e, unica forse nell'Europa dell'epoca, non aveva fiducia nel re e nell'istituto della monarchia in generale. Si sentì sempre dalla parte del suo popolo e si confuse con la propria gente, ne ascoltò anche di nascosto le ragioni.

Non cedere mai il potere fu per Eleonora un punto vitale. Il potere era veramente la scelta tra la vita e la morte, non solo per sé ma per tutta l'isola. Dopo essere riuscita a completare il progetto del padre di riunire quasi tutta l'isola sotto il suo scettro di giudicessa reggente, tenendo in scacco e ricacciando ai margini dell'Isola (in alcune fortezze sulla costa) le truppe di una monarchia potente come quella aragonese, vide crollare il suo progetto, per "malignità della fortuna"[senza fonte], per un'imprevedibile incognita della sorte: la peste, che consegnò senza combattere la Sardegna agli Aragonesi.

La Carta de Logu
    

giudiciPer la Carta de Logu, non si può negare l'apertura alla modernità di talune norme e la saggezza giuridica che contiene elementi della tradizione romano-canonica, di quella bizantina, della giurisprudenza bolognese e del pensiero dei glossatori della stessa cultura curiale catalana, soprattutto dell'elaborazione giuridica locale delle consuetudini sarde compiute dal diritto sardo di tipo municipale.

I sovrani di Arborea, nel reagire ai tentativi di infeudazione aragonese, emanarono una nuova disciplina giuridica nei loro territori, che pure erano in uno stato di perenne agitazione politica. Tale legislazione si segnalò come la componente di una più vasta politica tesa allo sviluppo dello stato arborense e fu nettamente avanzata rispetto alle legislazioni giuridiche ed amministrative del tempo.

Eleonora dimostrò con la sua reggenza di voler uscire dal medioevo puntando anche sulla liberazione dei servi, "i lieros", e di voler adibire alla propria lotta di tipo nazionale, oltre alle truppe mercenarie, quelle costituite dai suoi concittadini.

Si tratta del periodo in cui dalla storia antica si passa a quella medievale e in cui il concetto di Sardegna territoriale sta per mutare in quello statuale, con l'Isola divisa in varie entità politiche sovrane. I quattro regni giudicali di Càlari, Torres, Gallura e Arborea, sono complesse singolari costruzioni istituzionali, insolite nell'Europa del Mille. Piuttosto che da elementi preesistenti, essi sembrano avere origine dalla "capacità dei Sardi, liberi da dominazioni straniere ad autogestirsi" mediante forme complesse quali quelle del sistema curatoriale, l'amministrazione assembleare delle "coronas de logu".

Le prerogative regie giudicali, che non sono riscontrabili in nessun territorio continentale di formazione bizantina o barbarica, hanno una connotazione tale da togliere importanza alla matrice di provenienza e ne fa una originale organizzazione di governo.

Tra i giudicati sardi, solo quello di Arborea si propose di costruire una nazione tutta sarda. Come tutti gli stati centrali, l'Arborea dovette sempre combattere per non soccombere alle pressioni degli stati confinanti. Uno dei caratteri della sua guerra fu quello di essere di preferenza offensiva, piuttosto che difensiva, e di concepire una politica di conquista cercando di svolgere un ruolo propulsivo che riuscisse ad aggregare intorno a sé anche le energie locali degli altri giudicati.

Gli altri giudicati non seppero recepire quelle istanze e le compresero solo quando le popolazioni che erano diventate suddite del Regno di Sardegna e Corsica dei Catalano-Aragonesi si resero conto del disagio provocato dal loro dominio e si unirono all'Arborea per realizzare per la prima volta nella storia dell'Isola, uno Stato tutto Sardo basato sulla volontà del Popolo, ovvero dell'antica Nazione Sarda, sotto le insegne dell'albero deradicato (stemma arborense).

Curiosità

eradcato  Il Falco Eleonorae (in italiano Falco della regina), un rapace ampiamente diffuso nel bacino del mediterraneo, prende il nome dalla sovrana sarda. Stranamente, solo  il nome italiano non ricorda Eleonora d'Arborea, mentre in tutte le principali lingue viene chiamato con il suo nome. In francese si chiama Faucon d'Éléonore, in  inglese Eleonora's Falcon, in spagnolo Halcón de Eleonor e anche in tedesco è Eleonorenfalke.

 Nel dicembre del 1918 la Banca Commerciale Italiana dava vita alla Società Bonifiche Sarde. Alle 850.000 lire versate dall’Istituto milanese si aggiungevano le  quote di altri tre soci, Fernando Adamoli, Giuseppe Menada e Giulio Dolcetta, ciascuna pari a cinquantamila lire. Menada assumeva l’incarico di presidente della  società mentre l’ingegnere vicentino Giulio Dolcetta era nominato amministratore delegato. Egli partecipa alla grandiosa impresa della costruzione della diga sul Tirso  e diviene ben presto uno degli animatori delle associazioni imprenditoriali cagliaritane. Apostolo della modernità, Dolcetta avrà un ruolo di spicco fino al 1933,  quando, per varie ragioni, preferirà abbandonare l’isola.

 

 La S.B.S. nasceva con lo scopo di trasformare radicalmente un’area estesa quasi ventimila ettari. Il territorio era in gran parte occupato da stagni ed acquitrini. La  presenza dell’uomo era limitata a pochi pastori, mentre gli specchi d’acqua offrivano rifugio alla zanzara anofele. La malaria impediva ogni tipo di attività stabile.  Occorreva procedere in due direzioni. Per prima cosa, prosciugare il territorio della piana regolando il corso di fiumi e torrenti che dal Monte Arci si riversavano  con disordine a valle.

 

In secondo luogo, bisognava rendere produttive le terre strappate alla palude, creare una nuova e redditizia agricoltura per ottimizzare gli investimenti della Società, attingendo ai fondi cospicui assegnati per legge in materia di “bonifica integrale”. Da tutto il circondario accorsero operai a giornata per la costruzione di strade e canali, ponti ed argini, pozzi e serbatoi, officine e ferrovie, ambulatori e case coloniche. In questa fase il ruolo dei sardi fu essenziale. La certezza di un guadagno sicuro richiamava giornalmente centinaia di muratori, fabbri, falegnami, operai generici, abituati fra l’altro a convivere con la malaria, inquadrati nei vari comparti aziendali come la cava, la bloccheria, l’edilizia civile, i lavori di prosciugamento o di rimboschimento.

 

Più complesso era il discorso relativo alla creazione delle aziende familiari contadine. In questo caso si preferì ricorrere a coloni continentali – padani specialmente – che avrebbero assicurato all’impresa un maggior attaccamento al fondo assegnato ed una più matura dimestichezza con il patto di mezzadria sottoscritto e con i ritmi produttivi richiesti.

Attorno ai vari centri colonici, spiccavano – giorno dopo giorno – nuove case e nuove stalle, appena imbiancate e pronte ad accogliere i nuovi arrivati ed il bestiame assegnato. Il 29 ottobre 1928 veniva inaugurato il “Villaggio Mussolini”, assurto a comune autonomo due anni dopo con il nome di Mussolinia di Sardegna. Questa fu la prima città di fondazione creata dal fascismo, dotata di tutte le principali strutture amministrative e politiche ed abitata da un numero crescente di residenti: oltre tremila, ad appena sei anni dalla fondazione. Il nome della città muterà per decreto il 17 febbraio 1944: “nasceva” così Arborea, una comunità certo molto giovane ma non per questo priva di storia.

Nel 1946, infine, viene eletto il primo Consiglio Comunale.



piazza



Meteo Arborea - Previsioni Meteo offerte da Meteo Webcam






 fonte:  http://www.comune.arborea.or.it/index.aspx?m=53&did=95   e     http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=21627157










 

expedia


 

Ricerca personalizzata

Meteo Oristano

Min Max
Lun. coperto pioggia 12 18
Mar. coperto pioggia 15 18
Mer. coperto pioggia 16 20
Scegli la città
Cosa ti piace di più della Sardegna
 
Qual è la spiaggia più bella della Sardegna??
 
Quale sezione del sito ti piace di più?