Mappa del Sito

Mogoro

gif

I servizi e la consulenza per approntare al meglio la tua attività di commercio elettronico li trovi in
MARALB
SOLUZIONI PER IL COMMERCIO ELETTRONICO.

Banner
Home -- ORISTANO -- Mogoro
 
Aggiungi il sito ai tuoi preferitiAggiungi pagina ai tuoi preferitiScegli come HomepageCondividi questa paginaInvia questa pagina via mail
Mogoro PDF Stampa E-mail
Scritto da MARALB   
Questo articolo è stato letto: 934 volte
Mogoro





Mogoro



panorama


I
l paese di Mogoro è situato nel settore centro-occidentale dell'isola sarda e si eleva ad un'altezza media di circa 135 m s.l.m. È adagiato sul versante meridionale dei contrafforti vulcanici dell'Arci e conta una popolazione di circa 5000 abitanti. Ubicato nell'estrema porzione meridionale della provincia di Oristano, confina con Masullas a nord, con Gonnostramatza e Collinas ad est, con Sardara a sud-est, con Pabillonis a sud, con S. Nicolò d'Arcidano a sud-ovest ed infine con Uras ad occidente
 

Il paese

    * Popolazione residente: 4636
    * Superficie: 48,94 kmq
    * Altimetria: 135 m s.l.m.

cuccuradaIl paese di Mogoro è situato nel settore centro-occidentale dell’isola sarda e si eleva ad un’altezza media di circa 135 m s.l.m. E’ adagiato sul
 versante meridionale dei contrafforti vulcanici dell’Arci e conta una popolazione di circa 5000 abitanti. Ubicato nell’estrema porzione meridionale
 della provincia di Oristano, confina con Masullas a nord, con Gonnostramatza e Collinas ad est, con Sardara a sud-est, con Pabillonis a sud,
con S. Nicolò d’Arcidano a sud-ovest ed infine con Uras ad occidente. La regione geografica d’antica appartenenza, all'interno dello storico
 Giudicato d’Arborea, è denominata Parte Montis.

Il territorio Mogorese è, inoltre, inserito nel Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna, Area 1, Monte Arci, riconosciuto dall’U.N.E.S.C.O.

Mogoro con i suoi 4 mila 636 abitanti è uno dei maggiori centri della provincia. Agricoltura e allevamento sono le principali attività economiche, seguite da un fiorente artigianato, tessile, del legno e agroalimentare che, insieme al settore vitivinicolo, ha un’importante vetrina nell’ormai tradizionale fiera del tappeto.

arratzu  C’è un sogno che assorbe Mogoro da anni: coniugare artigianato fiorente a poesia, narrativa, arte e cultura. A questo lavorano da tempo Pro Loco, Premio  Letterario Marmilla e la compagnia Teatro Tragodia insieme ad altri artisti. L’obbiettivo è creare un polo d’attrazione culturale ed artistica salvaguardando e  diffondendo lingua e cultura della Sardegna. Ed è questo lo scopo del teatro comunale a conchiglia di prossima ultimazione: uno spazio di 1500 posti che  permetterà anche alle grandi manifestazioni di approdare nel cuore della Marmilla.

 Oggi la maggior parte degli studiosi concorda nel far risalire il toponimo Mogoro al basco Mokòr e allo spagnolo Mogòte = altopiano, cima collinare, collina  bassa. Ma altre ipotesi sono state avanzate nel corso del tempo. Giovanni Spano lo fa derivare da mogheròs = luogo faticoso o da mahor = stanziamento od  ospizio, ma ipotizza anche un’origine dal fenicio makor = fonte, dato che a Mogoro ci sono due rioni denominati s’Arrocchibi e Funtanedda dove esistono due  sorgenti d’acqua. Il Ferrer affianca il toponimo Mogoro a Moko- r = altura, elevazione e al catalano antico mùgoro e minorchino mugarò = punta di mammella.

La lingua che si parla a Mogoro appartiene alla variante Marmillese-Partemontese. È una varietà della lingua sarda che, pur contraddistinta da una serie di fenomeni fonetici caratteristici (nasalizzazioni vocaliche, labializzazione e dileguo delle laterali e metatesi consonantiche) presenta un lessico coincidente con gli altri cosiddetti dialetti rustici del Campidano. Questo lessico è conosciuto in modo abbastanza approfondito grazie al dizionario ottocentesco di Vincenzo Porru, su cui il maestro della linguistica sarda, Max Leopold Wagner, espresse giustamente un ottimo giudizio, definendolo uno dei migliori vocabolari che siano stati pubblicati su una parlata dialettale romanza. Eppure, come scrive il linguista Giulio Paulis, malgrado l’opera del Porru e le successive ricerche di vari linguisti tra cui primeggia il già citato Wagner, ma anche il poeta Faustino Onnis, non tutto quello che si dovrebbe sapere ancora si sa, come dimostra il fatto che a tutt’oggi nel leggere i componimenti dei poeti e scrittori campidanesi, è possibile imbattersi in espressioni idiomatiche e parole non riportate nei dizionari sinora pubblicati. E infatti gli studiosi si attengono alla lingua spontanea e rifugge dall’artificiosità a cui taluni, per malinteso senso della modernità, cedono in questi ultimi tempi, con l’unico risultato di rendere oscuro il contenuto del loro discorso.
La lingua parlata a Mogoro merita ulteriori attenzioni da chi in seguito vorrà proseguire l’azione meritoria di ricerca e studio delle sue caratteristiche e peculiarità.

Gli abitanti si distinguono facilmente dagli altri paesi dell’oristanese per alcune caratteristiche come il suono aperto della A e della E, ma anche la pronuncia della L come doppia.

Come ricorda Francesco Sonis nel suo Mogoro: due secoli di vita municipale, nel 1835 a Mogoro c’erano circa 600 telai che tessevano lino e lana. E un battere sordo tipico del telaio si poteva ascoltare in molte case mogoresi fino a qualche decennio fà, residuo di un’antica tradizione trasmessa di mamma in figlia. Fu così che, per amore della tradizione, alla fine degli anni Cinquanta alcune donne del paese organizzarono corsi di tessitura per avere la possibilità di tramandare e riappropriarsi della lavorazione dell’arazzo e del tappeto partecipando a mostre e fiere in cui ricevettero importanti riconoscimenti.

bonorciliIntaglio della cassapanca sarda Eccellenti manifatture tessili su cui ogni anno si accendono i riflettori in occasione dell’ormai tradizionale fiera del tappeto e dell’artigianato nata nel 1961 e ormai conosciuta anche oltre i confini della Sardegna. Ma se arazzi e tappeti sfavillano nella più importante mostra mercato dell’artigianato artistico sardo anche scanni impagliati, cassepanche, piattaie e tavoli in nodoso ginepro, castagno, faggio o noce, intagliati secondo un’arte che affonda le sue radici in un passato lontano, contribuiscono non poco a fare di Mogoro la patria di oggetti unici e apprezzati in Europa e nel mondo.

Anche il settore agroalimentare ha da sempre una grande importanza. Mulino, caseificio e pastificio sorsero a Mogoro fin dagli inizi del Novecento grazie all’intraprendenza della famiglia Marchinu ed ancor oggi è attivo nel paese un mulino della famiglia Maccioni che lavora il grano duro coltivato nelle colline della Marmilla.
Il pane di sapa Produzioni tradizionali dei panifici del paese sono su civrasciu, su coccoi e la focaccia, a cui si uniscono anche dolci locali come pani saba, pabassini, ciambelle, bianchini, formagelle di ricotta, seadas, “gattou” e altri dolci di mandorle. Non mancano produzioni di nicchia come formaggi caprini e altre lavorazioni biologiche, mentre in un laboratorio d’avanguardia si lavorano le pregiate uova di muggine per fare un’eccellente bottarga che viene esportata in tutto il mondo anche grazie al commercio elettronico.

I Mogoresi sono conosciuti come infaticabili lavoratori, ma anche come inguaribili festaioli, che non si limitano a celebrare le feste locali, ma espandono la loro voglia di far festa anche nei paesi limitrofi invadendo con la loro presenza feste e sagre, tant’e vero che è stato coniato il detto che si presta a varie interpretazioni come “Lobai, funt arribbendi is Mogoresus" (guardate, stanno arrivando i mogoresi)

Questa particolarità è ribadita anche nelle numerose statue dei santi ancora oggi presenti nella chiesa parrocchiale che dimostrano l’attaccamento ed il fervore alla fede cristiana del popolo mogorese e non solo. Ne è testimonianza anche la fioritura delle professioni religiose che insieme al clero secolare risulta il più copioso dei paesi della diocesi di Ales. Senza contare le due storiche confraternite, le prioresse e i comitati che di anno in anno si adoperano per la realizzazione di radicate manifestazioni religiose e tradizionali.

Festa di San BernardinoAl momento le feste più importanti sono quattro: Sant’Antioco, antico patrono di Mogoro, che si celebra il quindicesimo giorno dopo Pasqua, San Bernardino da Siena, attuale patrono festeggiato a maggio, la Madonna del Carmine a cui si fa festa per due giorni a metà luglio e la festa campestre della madonna di Carcaxia fissata nell’ultima settimana del mese di agosto.

Per queste feste fino a un passato non troppo lontano erano d’obbligo i fuochi d’artificio ancora oggi presenti, le corse dei cavalli, il circo, le fiere del bestiame, le processioni a volte con trecento gioghi di buoi bardati a festa che insieme ai balli e ai canti estemporanei ed alla presenza di una moltitudine di variegate bancarelle davano tono caratterizzando queste feste.
Festa di Sant'Antioco

La statua di Sant'Antioco Si festeggia la seconda domenica dopo Pasqua.
È una festa ancora molto partecipata e sentita, soprattutto dai mogoresi, che prendono parte numerosi alla processione religiosa che porta l’effigie del Santo per le vie del paese, ma anche alla visita tradizionale di quadri e icone conservati nella chiesetta di Sant’Antioco, ex voto al Santo a cui la chiesa è dedicata e soprattutto a san Bernardino spesso intervenuto in aiuto a mogoresi in difficoltà.

San Bernardino da Siena


San Bernardino da Siena è il patrono di Mogoro. I festeggiamenti in suo onore si svolgono dal 19 al 21 maggio di ogni anno. Ancora oggi è una festa che richiama una gran folla di persone non solo di Mogoro, ma dell’intera Sardegna perché moltissimi sono gli affezionati al Santo che non mancano mai alla processione e ai riti religiosi. Grazie anche alla Pro loco si sono mantenute intatte tradizioni e usi chiesa  riguardanti la celebrazione della festa, come la sfilata dei cavalli e dei buoi in processione con la successiva premiazione delle migliori traccas e dei cavalli bardati a  festa.

 I buoi bardati a festaSuggestiva la partecipazione delle due confraternite mogoresi di ormai secolare tradizione con i costumi tipici che in processione intonano  insieme alla popolazione preghiere in lingua sarda come si faceva un tempo, ma soprattutto le centinaia di gigli bianchi che adornano il simulacro in legno dipinto  d’oro di San Bernardino e sono offerti ogni anno come ex voto al Santo protettore di Mogoro da tantissimi devoti in segno di riconoscenza.
 Banda musicale e gruppi folk di centri vicini oltre a quello del paese fanno da seguito all’imponente processione religiosa che attraversa vecchi e nuovi quartieri  del  paese. Incantevoli le strade addobbate a festa per l’occasione con bandierine e i mille colori dei petali di fiori lanciati sul manto stradale a formare un  variopinto tappeto dal profumo di basilico e menta.
 Ultimo weekend di Agosto, lunedì compreso.
 Nel 1921, a seguito della ristrutturazione della chiesa, ripresero i festeggiamenti in onore della Madonna di Cracaxia, la cui chiesetta apparteneva ad una villa  medioevale dell’antica curatoria di Bonorcili, distrutta dai saraceni nel XV secolo quando la maggior parte dei superstiti si rifugiarono in quello che oggi è l’abitato  di Mogoro. Le mura dell’antica chiesetta furono infatti restaurate in soli cinque mesi con una sottoscrizione e con il lavoro gratuito di numerosi mogoresi. Da allora ripresero le celebrazioni in onore di Santa Maria Carcaxia ogni anno e nel 1979, a seguito di una seconda ristrutturazione e grazie all'impegno della Pro Loco, la festa fu rilanciata nel tentativo di recuperare la tradizione della festa dell'uva. Sino a metà degli anni Novanta, la sagra si svolgeva nella seconda domenica di settembre. Ma a seguito della crisi vitivinicola, la festa venne riportata alla vecchia tradizione che prevedeva i festeggiamenti nell'ultima domenica di agosto.

La processione che dal paese di Mogoro porta alla chiesetta campestre Caratteristica di questa festa la lunga processione che il sabato pomeriggio accompagna il simulacro della Madonna dalla chiesa di San Bernardino alla piccola chiesetta campestre a due passi dalla cantina “il Nuraghe”. Migliaia i devoti che a piedi percorrono i cinque chilometri di distanza procedendo al passo lento del giogo di buoi della Santa adornata di oro e gioielli. Insieme a loro traccas e soprattutto trattori bardati a festa con grappoli d’uva, arazzi e tappeti, fiori e cestini colorati. La domenica moltissimi i mogoresi che cenano sotto il cielo stellato, nel prato attrezzato realizzato intorno alla chiesetta dai volontari del rinato comitato, autore della recentissima rivalutazione della festa. Ma la festa si conclude il lunedì con il rientro della Madonna nel paese all’imbrunire dopo la processione di cinque chilometri. L’arrivo nel centro abitato è un tripudio di colori e la processione si trasforma in fiaccolata con centinaia le candele accese e i fuochi d’artificio.

carmine  Preparazione del carro a buoiImmancabili i trattori addobbati, i cavalli, ma anche banda musicale e confraternite che con l’intera popolazione del paese e della  zona riunita riportano la Madonna splendente nella chiesa di San Bernardino

 6 Luglio o la domenica più prossima a tale data.
 La festa dedicata alla Madonna del Carmine si svolge nel suggestivo scenario della chiesetta dedicata alla Madonna in stile romanico e gotico a cui è annesso  un convento dei Padri Carmelitani da tempo chiuso.

 Oltre alle celebrazioni religiose, la piazza antistante ospita balli folk, spettacoli teatrali e musicali, ma anche stand con carapigna, torrone e dolci tipici.

 Domenica di Pasqua.
 Mogoro conserva ancora intatta la tradizione de “S’incontru”, l’incontro appunto tra il Cristo Risorto e la Madonna.

È un appuntamento di rito a cui la mattina di Pasqua nessun mogorese rinuncia. Dopo la Santa messa partono infatti due distinte processioni che attraversano due zone del paese al seguito dei simulacri del Cristo Risorto l’una, della Madonna vestita di nero in segno di lutto l’altra. Al loro seguito della prima gli uomini della confraternita e del gruppo folk, ma anche banda musicale e tanti mogoresi. Nella seconda, le donne del gruppo folk, ma anche le donne della confraternita.

La processione de S'IncontruL’incontro tra madre e figlio avviene nell’incrocio tra via Nuova e via Gramsci e tra applausi e fuochi d’artificio la Madonna abbandona il lutto e torna all’azzurro per riprendere la processione e arrivare in parrocchia al suono delle campane in festa.
Su Sartigliu

Su sattigliu mogoresu I festeggiamenti del carnevali hanno origini remote.
Anni addietro erano incentrate sulla manifestazione popolare "Su Sartigliu " che riguardava una corsa a cavallo dove i cavalieri avevano come bersaglio una gallina viva appesa per le zampe ad una fune, ma anche pentole di coccio piene di sabbia, scherzi o dolci tipica simile all’attuale Pentolaccia, ma fatta sul cavallo.

Questa tradizione per molto tempo non è stata più in uso. È ripresa nel 2006 durante la domenica della Pentolaccia ed è organizzata dal neonato gruppo ippico mogorese.


diga



Meteo Mogoro - Previsioni Meteo offerte da Meteo Webcam







fonte:  http://www.comune.mogoro.or.it/moguru/export/sites/default/italiano/









 

expedia


 

Ricerca personalizzata

Meteo Oristano

Min Max
Lun. coperto pioggia 12 18
Mar. coperto pioggia 15 18
Mer. coperto pioggia 16 20
Scegli la città
Cosa ti piace di più della Sardegna
 
Qual è la spiaggia più bella della Sardegna??
 
Quale sezione del sito ti piace di più?