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Semestene
Scritto da MARALB
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Semestene
Semestene
S
emestene e il suo territorio sono parte integrante della regione del
Logudoro Meilogu , luogo di mezzo, compreso tra l'altopiano di Campeda,
le catene montuose del Marghine Goceano, il Monte Acuto ed il Sassarese.
La morfologia del territorio è caratterizzata da ampie
pianure, modesti rilievi delimitano fertili vallate, e si trasformano,
nella parte sud occidentale, in massicci montani. Le
variazioni morfologicche del territorio, trachiti e tufi trachitici,
calcari miocenici, basalti, ha determinato la distribuzione dei centri
abitati ai margini degli altipiani e lungo le incisioni,
favorendo le attività agricole e pastorali, con prevalenza delle
seconde sulle prime.
Ubicato ad un'altitudine di 408 metri sul livello del mare,
nella fertile valle solcata dal rio Sa Orta e sa Cariasa, l'abitato, si
articola secondo uno schema urbanistico medievale intorno
alla chiesa di Santa Croce ed alla parrocchiale di S. Giorgio con
sviluppo quasi radiale. Nel rapporto tra centro abitato e agro
circostante risulta evidente la vastità del territorio
comunale con un'estensione di 39.72 kmq, rispetto alle esigue
dimensioni del paese.
Gli affreschi, di notevole livello pittorico ed iconografico, sono
presumibilmente coevi o di poco successivi alla donazione della chiesa
camaldolese avvenuta intorno al 1115. Essi riguardano le volte delle
due campate, l'arco trionfale, il catino absidale nonché alcuni
frammenti di un velario dipinto nella fascia inferiore dell'abside, pur
interessando all'origine, l'intera estensione delle superfici interne.
(inserire un'altra immagine dell'interno della chiesa)
Iconograficamente si rifanno al libro dell'Apocalisse, con la
rappresentazione delle gerarchie celesti celebranti la gloria di Dio
secondo una raffigurazione in cerchi concentrici e ritmo quaternario,
frequente nelle miniature medioevali, dalle quali riprendono anche lo
stile prezioso e calligrafico.
L'Apocalisse, attribuita all'apostolo Giovanni, significa rivelazione,
rimozione di un velo che copre gli avvenimenti della storia i quali si
svolgono secondo la logica profonda di un progetto proprio di Dio, che
a prima vista risulta impenetrabile, da parte degli uomini.
L'Apocalisse, durante il Medioevo e dopo, ha fatto tremare e sperare
gli uomini, di volta in volta con differente intensità, e coloro che
non sapevano leggere, potevano, alzando il capo, vederne le scene
raffigurate negli arazzi, nelle vetrate delle chiese attraversate dalla
luce del sole oppure nelle pareti affrescate. (Inserire immagine
generale del catino absidale)
Nel catino absidale al centro, il Cristo Pantocrator giganteggia su un
trono gemmato con ai lati quattro figure di cui una tiene in mano un
cartiglio con la scritta:
GLORIAR I/ME OPOR/TET IN/CRUCE/D(OMI)NI MEI/IHC XRI che l'identifica in
San Paolo.
Il Cristo, con la veste bianca e il mantello rosso, è seduto su cuscino
rosso in un trono di grandi dimensioni, decorato ai lati con motivi
geometrici di ovali e triangoli inseriti in un graticciato di colore
rosso su ocra.
Re David
La figura alla sinistra del Cristo sembra avere un mantello che può
alludere ad un ordine monastico (al Santo fondatore dell'Ordine
camaldolese, San Romualdo) aperto, scuro all'esterno e chiaro
all'interno. Le due figure alla destra del Cristo sono aureolate.
Nell'arco trionfale rimangono i lacerti di 12 medaglioni che
raffiguravano probabilmente i profeti, tutti portanti un cartiglio, tra
le quali si riconosce
una coronata da identificarsi in re David.
La campata vicina all'abside è interamente affrescata. Lacerti di
affreschi dimostrano che la decorazione originaria interessava tutte le
superfici compreso l'interno delle monofore a doppio gradino.
Tre diversi motivi decorativi con elementi geometrici alternati
interessano le cornici che delimitano le pareti laterali tra i quali
una fascia che si origina dai pennacchi,
decorata da una teoria di foglie di vite alternate a grappoli
con i toni cromatici del rossi, bruni, azzurri e bianchi.
Al centro della volta, entro il cerchio iridato costituito da fasce di
colore dentellate, si dipartono quattro fasce verdi che segnano gli
spigoli della crociera, e dentro il medaglione è raffigurato sul
piedistallo l'agnello mistico di cui si intravedono tre zampe e una
parte del collo con aureola.
All'esterno del medaglione, è rappresentato il cielo degli uomini, con
i 24 vegliardi che, sotto un cielo stellato, a passo quasi di danza,
offrono il calice all'agnello mistico.
“E attorno al trono stavano assisi 24 vegliardi avvolti in
candide vesti e sul loro capo corone d'oro e in mezzo al trono e
intorno al trono i quattro viventi pieni d'occhi davanti e di dietro,
il leone, il toro, l'aquila e l'uomo.”
Nei quattro pennacchi sono raffigurati i quattro Evangelisti intenti a
ricopiare l'incipit del Vangelo a loro attribuito mostrato loro dai
propri simboli teriomorfi: il bue per
Luca, l'angelo per Matteo, l'aquila per Giovanni e il leone per Marco.
A destra del catino absidale, il brano pittorico meglio conservato
rappresenta Luca, raffigurato in sembianze virili con capelli e barba
scuri all'interno di un'edicoletta a padiglione coperta da tendaggio
bianco, seduto nel suo scriptorium con aperto il volume del Vangelo.
Il santo è raffigurato con veste bianca, mantello bruno-rossastro e
piedi calzati in sandali infradito, che poggiano su uno sgabello
finemente intarsiato con gemme ovoidali e tessere di mosaico.
Evangelista
Luca
Degli altri tre Evangelisti solo la figura di Giovanni con l'aquila è
sufficientemente leggibile e rappresenta il santo seduto nel suo
scriptorium intento a scrivere l'incipit del proprio Vangelo con
l'aquila al suo cospetto che gli mostra il libro aperto nella prima
pagina, mentre degli altri evangelisti, raffigurati nella stessa
posizione ed entro gli stessi elementi architettonici, si scorge appena
la figura canuta di Matteo, e il volteggiante mantello dell'angelo
ritratto al suo cospetto, così come appare di difficile lettura
l'immagine di Marco con il leone, fortemente abrase e lacunose.
Nella seconda campata, nonostante i brani pittorici siano fortemente
compromessi, è raffigurato il cielo degli angeli, con 12 figure alate
con scettro e sfera nelle quattro vele della volta, addobbate con
preziosissime sopravesti guerriere a formelle quadrate con piccole
tessere di pietre preziose a imitazione della tecnica musiva e secondo
moduli e stilemi bizantini, mentre il medaglione centrale illeggibile
nella raffigurazione interna, è inquadrato dalla stessa cornice a
dentelli iridata.
Evangelista
Giovanni
Nei quattro pennacchi della campata otto angeli serafini, le figure più
vicine a Dio nella gerarchia celeste, fornite di sei ali e cosparse di
occhi, tengono con la mano destra la spada e con la sinistra la sfera
entro la quale si leggono, ripetute tre volte, S C, e cioè l'inno:
"Santo, Santo, Santo, il Signore Dio onnipotente".
La cornice dell'intradosso dell'arco della volta della controfacciata è
decorata con motivi vegetali intrecciati con foglie a viticcio nei
colori bruno rossastro, azzurro e bianco, secondo un motivo tipico
della miniatura che ha lontana ascendenza irlandese.
L'intero ciclo presenta analogie iconografiche5 e stilistiche con
affreschi e mosaici disseminati nel resto d'Italia, a partire dai
motivi decorativi delle foglie di vite e dei grappoli presenti negli
affreschi di Saccargia, così come il velario dipinto rimasto in alcuni
lacerti dell'abside dei San Nicola di Trullas e conservato nel primo
registro dell'abside della chiesa della SS. Trinità.
Statua con Cavallo
Non si sono trovate delle complete analogie iconografiche con il ciclo
dell'Apocalisse raffigurato nelle volte della chiesa campestre di
Semestene.
Alcuni elementi iconografici si sono potuti ritrovare nelle grandi
decorazioni musive del palazzo dei Normanni a Palermo e negli affreschi
di Sant'Angelo in Formis, mentre gli elementi fitomorfi e geometrici
presenti nelle fasce decorative che delimitano gli spazi affrescati
sono ricorrenti in epoca medievale e sono presenti analoghi in
affreschi e mosaici conservate in Lombardia, Lazio e Campania
realizzate tra l'XI e il XII secolo.