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Scritto da MARALB   
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Borutta







Borutta


panorama


I
l borgo, la cui origine medievale è caratterizzata dalla piccola chiesa di Santa Croce (XI secolo), si sviluppa lungo la valle del rio Frida, in una regione che costeggia il monte Pelau situata sulla parte settentrionale della piana si Sorres. Le vicende storiche dell'abitato, a carattere prevalentemente agricolo-pastorale ma legato ad alcune forme di artigianato tradizionale, tra le quali sopravvive quella della lavorazione delle pelli, sono comunque strettamente connesse a quelle della non lontana Cattedrale di San Pietro di Sorres, che sorge sulla sommità di un piccolo altipiano calcareo che domina l'ampio panorama della vallata sottostante. Di notevole interesse, dal punto di vista archeologico e naturalistico, è la grotta Ulàri, non molto distante dal paese. La grotta ha due ingressi ed è formata da una galleria principale che si prolunga per 190 metri da altre diramazioni, per uno sviluppo complessivo di 350 metri. Al suo interno sono stati rinvenuti materiali litci e ceramici attribuiti alla "Cultura di Ozieri" (3500 - 2700 a.C.). La grotta ospita inoltre una delle più folte colonie di pipistrelli della Sardegna. Una bellezza del paese è rappresentata dai viottoli del centro storico sui quali sorgono caratteristiche abitazioni. Queste hanno assunto dei "curiosi" nomi in lingua sarda, come ad esempio, "Su cuzzone mannu" e "Carrela de su monte". Nomi antichi che contraddistinguevano le attuali "via Silvio Pellico" e "via Arborea". Altri luoghi suggestivi sono le antiche fonti ottocentesche di "Cantaru" e "Funtana". Per tradizione, la popolazione raccoglie le acque di queste fonti e utilizza ancora il lavatoio pubblico.

san pietro  La presenza dell'uomo nel territorio dell'attuale comune di Borutta è antichissima.
 Il primo insediamento è quello stanziatosi nella grotta naturale "Ulàri", diventata ora ricettacolo di pipistrelli, abitata nel neolitico recente (3500 a.C.) nell'ambito  di quella che viene definita la cultura di San Michele di Ozieri. Tale tesi è avvalorata dal rinvenimento di numerosi reperti come asce, manufatti in selce e  ossidiana, stoviglie, ossa umane conservate nel museo archeologico di Cagliari. Successivamente sorse il villaggio il cui nome antico fu Gruta (gruta - grotta).  Altre testimonianze di insediamenti preistorici sono i numerosi nuraghi situati nel territorio. Tali culture sono comprese tra Bonu Ighinu (neolitico medio - 4500  a.C.) e quella di Bonnanaro (età del bronzo antico - 1800 a.C.).

 La località sovrastante la grotta Ulàri, chiamata monte Sorrano, è di grande importanza per via della città di Sorres (o Sorra), che, insieme al villaggio di  Borutta, in epoca medievale, apparteneva alla curatoria del Mejlogu nel giudicato di Torres. Sorres assume particolare rilievo per via della sua importanza  militare e religiosa. Dalla rocca di Sorres infatti, era possibile il controllo dei Doria che tentavano invano di mantenere i propri feudi;. Gli spagnoli costruirono una sorta di bastita intorno alla rocca che fu motivo di una serie di scontri conclusisi soltanto alla fine del secolo con l'annessione dell'isola alla Spagna. La popolazione di Sorres sopravvissuta ai vari massacri si riverserà su Borutta che, alla fine del 1388, manderà alla firma dell'atto di pace tra il re Giovanni D'Aragona ed Eleonora D'Arborea alcuni propri rappresentanti, tra i quali il Majore de villa Matheo Solinas. Dagli inizi del XII secolo sino ai primi del XVI, Sorres fu sede vescovile suffraganea dell'arcidiocesi di Torres. Alberto fu il primo vescovo della serie storicamente accertata. Compare infatti nell'atto di donazione della chiesa di San Nicolò di Trullas da parte del giudice di Torres Costantino e della moglie Marcusa nell'anno 1113. L'ultimo dei prelati succedutisi è Giacomo di Podio. La diocesi venne soppressa l' 8 dicembre 1503 con bolla del Papa Giulio II.

Attraverso il codice sorrense si è venuti alla conoscenza degli avvenimenti più importanti della diocesi e degli intensi rapporti commerciali con gli ebrei dell'Aljamia di Alghero, che possedevano a Borutta alcune botteghe di manufatti, abbigliamento, gioielli. Si crearono dei rapporti talmente intensi tra ebrei e cristiani da destare le ire del vescovo Stefano che, con lettera pastorale del 26 agosto 1439, minacciò di scomunicare l'intera popolazione se avesse continuato ad intrattenere rapporti con gli ebrei. Tale minaccia però, si rivelò inefficace perché questi rapporti erano intensi anche tra il clero. La decadenza di Sorres comincia dalla seconda metà del XV secolo. I vescovi risedevano a Borutta e firmavano i decreti "in domo habitationis nostrae de Boruta" e la chiesa di Santa Croce acquista il titolo di Cattedrale, sede di numerosi sinodi. Nel periodo spagnolo, Borutta fa parte del marchesato di Valdecalzana fino alla soppressione dei feudi nel 1837. Ciò che resta dell'antica città di Sorres è la splendida cattedrale intitolata a San Pietro. Questo capolavoro dell'arte romanica, costruito tra la seconda metà dell' XI secolo ed il 1190, rappresenta il vertice dell'arte toscana in Sardegna, con influssi di derivazione francese. La chiesa è stata riaperta al culto nel 1955 e sui ruderi dell'antica canonica è stato impiantato un monastero benedettino.

La basilica di S. Pietro di Sorres è di stile romanico-pisano. La sua costruzione è stata iniziata durante il pontificato del Beato Goffredo da Meleduno (1171 - 1178), e probabilmente condotta a termine nella prima metà del 1200.

La facciata è formata da una navata centrale, fiancheggiata da due navate laterali più piccole: molto decorata da intagli e da intarsi, da cornici, archi, pilastri e colonnine.Nelle lunette degli archi spiccano gli intarsi a cerchi, rombi e croci; in alto, filari di pietra scura.

La pietra scura che appare come elemento decorativo della facciata, come in tutto il resto dell' edificio, è la pietra vulcanica, detta basalto, che abbonda nell' isola.

La facciata è rivolta ad ovest e porta tre finestrelle rotonde e, al centro, una finestra bifora.

Sulla faccia della soglia del portale si trova l'unica scritta di tutto il monumento: una crocetta e il nome MARIANE MAISTRO: probabilmente vuole indicare il maestro d'arte che ha diretto la costruzione.
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L'interno della basilica è a tre navate: una centrale e due laterali: otto pilastri, a guisa di otto grandi tronchi d'albero, sostengono con gli archi le volte delle navate. L'architettura è forte ed insieme elegante per il variare della pietra chiara e scura.

I pilastri sono cruciformi, perché hanno la pianta a croce greca. Gli archi della navata centrale sono a tutto sesto, cioè a semicerchio, mentre gli archi delle navate laterali sono a sesto rialzato e leggermente a forma di ferro di cavallo, allo scopo di contenere le spinte delle volte e scaricarne il peso sulle lesene perimetrali.

Le volte sono a crociera rialzata, come una vela quadrangolare gonfiata dal vento.

Dal piano della platea con una leggera gradinata si sale al piano del presbiterio dove è collocato l'altare basilicale a forma di mensa sostenuta da sei colonnine.

Dietro l'altare è l'abside quasi semicircolare, nella quale è la nicchia che forma la cattedra episcopale.

A circa metà altezza nell'abside si apre una finestra alta e stretta a strombatura per lasciare entrare la luce. Altre monofore della stessa forma sono distribuite nelle pareti delle navate e lasciano entrare quel tanto di luce necessaria senza togliere quella silenziosa penombra che sembra un suggerimento alla preghiera.

Poche le sculture di rilievo: il pulpito di stile gotico; un sarcofago che la tradizione indica come la tomba del Beato Goffredo da Meleduno, vescovo di Sorres. A lui si attribuisce anche l'immagine scolpita nella pietra sopra il sarcofago.

Più tardiva, 1400 circa, la statua lignea che rappresenta Maria, Madre di Gesù, col titolo di Madonna delle Grazie e Regina di Sorres.

Da una porta vicina all'altare si può passare nella sacrestia formata da due ambienti coperti da volta ogivale. Dalla sacristia si può passare nella sala capitolare per la maggior parte ricostruita sotto la direzione del P. Agostino Lanzani. E' coperta con volta a botte. Attualmente ospita una 'Via Crucis' composta da 15 litografie del pittore contemporaneo Aligi Sassu.

L'esterno della basilica è dato, oltre che dalla facciata di cui si è parlato, dal lato sud e dal lato nord, e dall'abside esterna rivolta ad est.

L'abside è particolarmente pittoresca quando al mattino è illuminata dal sole. II suo frontone è arricchito dalla loggetta cieca formata da due pilastrini d'angolo e da quattro colonnine a sostegno dei cinque archi ascendenti verso il centro dove si trova la croce a intarsio esattamente come nel frontone della facciata. Nell'abside troviamo la continuazione di elementi decorativi già esistenti sui fianchi: il fregio a denti di sega, le mensoline, i filari di pietra scura, gli archetti pensili con gli intarsi nelle lunette. Questi intarsi sono dei veri ricami geometrici nella pietra.

Sui lati nord e sud, e anche nell' abside, si trovano le eleganti strombature delle finestrelle o monofore proprie dello stile romanico.

Una particolarità del lato sud sono le due porte laterali con arco di scarico.

Tanto sul lato nord che sul lato sud in basso si notano delle strutture murarie di fattura antica: fanno pensare che l'attuale basilica fu, probabilmente costruita utilizzando in parte le fondazioni di una chiesa precedente più piccola.

E' certo che all'attuale basilica fu aggiunto un corpo di fabbricato che comprendeva la sacristia e la casa canonica: lo si deduce dal fatto che una delle monofore della basilica è totalmente coperta all'esterno dal muro di costruzione e, all'interno della sacristia, continuano le decorazioni e gli archetti del lato sud.

 


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fonte:     http://www.comune.borutta.ss.it/?modulo=contenuti&id=74










 

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