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Ittireddu
Scritto da MARALB
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Ittireddu
Ittireddu
L
e origini antichissime del territorio
di Ittireddu sono testimoniate
dall'esistenza del vulcano spento del Monte Lisiri le cui formazioni
trachitoidi risalgono al terziario cioè a più di due milioni di anni
fa, mentre la parte vulcanica vera e propria che si compone di lave,
ceneri e lapilli appartiene al periodo quaternario. Il territorio è
stato intensamente abitato sin dal neolitico (2700-3000 a.C.), come
dimostrano le necropoli a domus de janas di Partulesi, San
Giacomo, Monte Pira, Monte Ruju, Monte Nieddu e i numerosi reperti
rinvenuti, (frecce in selce e ossidiana, materiali fittili
delle varie culture etc.). Ampie le testimonianze della civiltà
nuragica. Nei pressi del paese Sa Domo 'e s'Orku, uno degli esempi più
antichi del tipo a corridoio, e il nuraghe Funtana. Un
apporto fondamentale per la storia del Monte Acuto è segnato dalla
romanizzazione che spiega la parlata romanza dei nostri
giorni, il logudorese, ampiamente diffuso nei vari strati della
popolazione.
Necropoli a domus de janas Le
strade per Hafa, per la colonia di Turris Libisonis e per Tibula, lo
inseriscono in un quadro insediativo tradizionale servito da
una viabilità che assicurava il rapido collegamento con le
città portuali. Il complesso di Olensas, presso Ittireddu, può
riportarsi a un tipo di insediamento connesso alle attività
produttive. L'attuale ubicazione del paese risale probabilmente al
periodo bizantino, epoca a cui appartiene la chiesa di Santa Croce
situata nel centro storico. Intorno all’anno 1000 sul Monte
Zuighe si presuppone esistesse un castello di cui parlano il La Marmora
e l’Angius. Dal secolo XI e fino al 1272 fece parte del
Giudicato di Torres, nella Curatoria di Ardara o di Oppia, entrambe
acquisite dai Doria a metà del 1200 e in seguito dal Giudicato d’Arborea.
Dopo la conquista dei Catalano-Aragonesi (1421) fu infeudata a Bernardo
de Centelles. Dopo una lunga serie di transazioni fu unito tra il 1462
e
il 1519 al Monte Acuto e da quel momento le sue vicende furono legate
alla Signoria di Oliva. Diversi riferimenti al paese si trovano nel
Codice di San Pietro
di Sorres in cui si parla di Issir, Ithir o Ithiry.
Veduta frontale della chiesetta di Santa Croce
Dal 1600 che troviamo il nome Itirifustialbos da Itiri=
cerbiatto, capriolo, fustialbos = pioppo. Probabilmente l'aggiunta
della parola è da ricercarsi con la necessità di non confondere il
paese con Itiri che in quel periodo iniziò a chiamarsi Itiri Cannedu.
Il toponimo Ittireddu, letteralmente piccola Ittiri, è denominazione
che risale solo al 1626. Questo nome ha suscitato l'interesse di molti
studiosi che hanno cercato di stabilirne l'origine etimologica. Le
ipotesi più interessanti sono tre: Massimo Pittau sostiene che il
termine Ittireddu derivi dal vocabolo preromano e protosardo "bitte,
bitteru, bitta, bittaru" che significa muflone, capriolo. Il canonico
Spanu sostiene che Ittireddu derivi dalla lingua orientale e
precisamente dal termine
Batar (separazione) e Bteharas (casa dello sposo). La terza ipotesi
sostiene che il nome derivi dal latino Iter-Itineris (cammino, strada)
e sia da collegarsi alla presenza dei resti di un ponte romano che
collegava il Meilogu con il Logudoro ed il Goceano.
Nella campagna di Ittireddu sorge la chiesa di San Giacomo,
probabilmente la parrocchiale dello scomparso villaggio di Cherchedu,
spopolato nel secolo XV. Le mura in conci a vista sono un
caratteristico tratto costruttivo dello stile romanico, principale
rappresentante dell'architettura del medioevo sardo, espresso in forme
assai semplici: pianta ad aula unica e copertura in capriate lignee.
Degna di attenzione è la piccola Chiesa di Santa Croce nel
cuore del centro storico di Ittireddu. L'originale impianto bizantino
fu rielaborato nel tempo a più riprese. In principio la
struttura dell'edificio era a impianto centrale con tre absidi;
l'apparecchiatura muraria in trachite rivela un ampliamento del XIII
secolo, mentre al XVII è da ascrivere il campaniletto pensile
posto alla sommità del tetto. La facciata è sormontata da un portale ad
arco acuto di chiara matrice gotica.
La fontana è ubicata nell'omonima zona del centro storico,
nelle vicinanze della piccola chiesa di Santa Croce. La fonte venne
edificata nel 1861 in blocchi squadrati di tufo rosato
provenienti dalla vicine cave. Preceduta da una rampa di gradini
monolitici in granito grigio, è costituita da un corpo centrale a
pianta quadrata serrato da pilastri che disegnano brevi ali
in diagonale, da un vascone posto ad un livello sottostante e da un
abbeveratoio.