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Cossoine






Cossoine



is calas


Cenni Storici

R
ecenti indagini archeologiche hanno dimostrato che il territorio di Cossoine era abitato fin dal neolitico, come testimoniano le numerose Domus de Ianas, ancora in ottimo stato; notevole la presenza dell’uomo anche in epoca successiva durante l’Età Nuragica, Romana e medioevale. Questi periodi sono rappresentati in maniera esemplare nel sito archeologico di  Corruoe  (tutt’ora in corso di scavo), dove in perfetta stratigrafie emergono i resti di un villaggio nuragico con nuraghe e di una villa romana riutilizzata anche in periodo altomediovele come testimoniano  gli abbondanti resti  ceramici rinvenuti durante gli scavi.
nuralvos  Tra le vestigia medioevali sicuramente la più importante e la più famosa è la chiesa bizantina di Santa Maria Iscalas, che risale presumibilmente al VI sec. d. C.,  durante il primo dominio bizantino in Sardegna. All’età romana è attribuibile la necropoli  che si estende per un vasto raggio nell’area circostante la chiesa e in  prossimità di un nuraghe, che sorge  all’estremità dell’altopiano a ca 100 m dall’ edificio di culto.
 Le prime citazioni storiche risalgono tuttavia  al XI secolo, come testimoniano gli Annales Camaldulenses, dove viene citata con il  nome di santa Maria di  Curin. Probabilmente in questo stesso periodo sorgeva intorno alla chiesetta un piccolo villaggio, la cui popolazione, insieme a quella di  altri piccoli centri  sparsi nel territorio, intorno al 1350 diede vita alla villa medioevale di “Consedin” o “Cossein”, il toponimo è di origine incerta, anche se pare richiamare il  sardo logudorese e campidanese cossu, nel significato di conca o tino per il bucato, oppure un nome di persona  cossu che può dipendere da un corsus,  originario della Corsica (nel 1388 gli abitanti di Cossoine erano 225, corrispondenti a 45 famiglie).
 Tra i numerosi centri abitati che caratterizzarono il territorio durante il medioevo, (tra cui si ricordano santa Maria de Inu Nou, Teclata, Campuj, Androliga,  Paule e Taccariu)  merita particolare attenzione il villaggio di San Pietro di Alchennor, situato nella valle dell’omonimo fiume, affluente del Temo, nel quale sorgeva una abazia con relativo monastero, di proprietà dei monaci camaldolesi.
In questo sito in tempi molto brevi verrà effettuata una compagna di scavo per riportare alla luce i resti dell’abitato. Il paese di Cossoine in origine sorgeva presso la località di Santu Giolzi, dove  si trovava l’antica e omonima parrocchiale attigua al rione oggi denominato Funtana. Nel 1480 la chiesa di San Giorgio di Cossoine ospitò addirittura un sinodo  della diocesi di Sorres, presieduto dal suo vescovo,
che era Giacomo de Pojo (1461-1497). Per costante tradizione si racconta  che il paese, assai più grosso e popoloso dell’attuale, venne quasi completamente distrutto da una pestilenza (sicuramente ci si riferisce a quella del 1527-28) e che da quel tempo Cossoine fu ridotto a un centro di scarsa importanza. I pochi sopravvissuti spostarono le loro abitazioni  in direzione di Funtana e da lì via via janassalendo fino  alla collina di Sa Serra. Approfittando dell’abbandono del pese e della sua chiesa, i pozzomaggioresi trafugarono la statua di san Giorgio, che ancora oggi si può ammirare nell’omonima chiesa  del loro paese, allora da poco elevata. Secondo gli storici sassaresi, Fara e Vico, quella peste , entrata in Sardegna dall’Italia, maltrattò crudelmente le città di Sassari, Alghero, Castellaragonese (oggi Castelsardo), come pure le ville di Codrongianus, Banari,
Mores, Ozieri, Bisarcio, Cossoine, e tanti altri paesi del Logudoro. Il contagio durò per molti mesi  e cessò il giorno della commemorazione del martirio
di san Sebastiano, il  20 gennaio del 1529.
Per ringraziamento  gli abitanti di Cossoine eressero l’omonima chiesa, tutt’ora in uso; e non è da escludere che la tradizionale ardia in onore del santo, tradizione ancora viva e molto  sentita  dai cossoinesi, risalga proprio a questo periodo, infatti insieme a quella di San Costantino di Sedilo è  una delle più antiche dell’isola ( nel 1589 la popolazione era di 932 abitanti, corrispondenti a 233 famiglie). Tralasciata e ubicata fuori  del nuovo agglomerato, l’antica parrocchiale di San Giorgio doveva versare in pietose condizioni quando, nel 1704, trovandosi a Cossoine, l’arcivescovo turritano  Sicardo ribadì l’obbligo  e l’urgenza di restaurarla. L’Angius nel 1839 ne parla come di una chiesa di campagna “ a pochi passi  dalle case verso ponente, dove già soleansi seppellire i morti” cioè sino alla costruzione dell’attuale cimitero nel 1829 . Il 12 gennaio 1388 convennero a Monteleone Roccadoria i rappresentanti del Comune di Cossoine e di altri paesi del territorio  dei Doria, per dare procura a chi li avrebbe rappresentati a Cagliari per la firma  del trattato che avrebbe dovuto sancire  la liberazione di Brancaleone Doria  marito di Eleonora D’Arborea, Cossoine era rappresentato da Joanne Poddighe denominato appunto “Majore della villa de Cossein”. Il paese fu del Giudicato di Torres ed appartenne alla curatoria di  Cabu Abbas. Fu Sotto il domino dei Malaspina, dei Doria e poi cadde in potere degli Aragonesi, quando Nicolò Doria nel 1436 dovette soccombere per fame nella fortezza di Monteleone Roccadoria  assediata dagli spagnoli. Il Primo feudatario fu Serafino di Montagnan, sassarese, che partecipò con gli spagnoli alla conquista della  Rocca di Monteleone; questi con diploma del 20 luglio 1436, dato in Teano, comprò per 1300 ducati d’oro , da Alfonso V, la Baronia di Cossoine e Cabu Abbas la quale comprendeva anche le ville di Jafa (Giave), Torralba, Silaghe (Siligo), Sestem (Semestene), Banar, Bunanara, Boruta,  Thiesi, Rebeccu e i villaggi scomparsi di Lachesos, Todorache , Terchido e Nieddu. Il 20 aprile 1505 ne fu investita la famiglia dei Castelvì, nel 1590 la casa Alagon, nel 1621 il marchese di Villasor. L’ultimo feudatario, investito il 30 aprile 1807,  fu don Giuseppe de Silvia, di origine spagnola, che aveva  i titoli di Marchese di Villasor, Conte di Monte Santo, Barone di Capu Abbas, Signore di Cossoine e Giave.  L’attuale parrocchia dedicata a Santa Chiara  ha strutture romaniche e gotico-aragonesi, venne edificata nel XVI secolo e poi ampliata nel XVIII secolo come si evince da una targa in pietra infissa nella facciata posteriore. La chiesa conserva  alcuni stemmi gentilizi. Uno scudo porta i pali di Aragona; un altro ripetuto anche in facciata, sostenuto da due angeli serafini presenta tre piccole montagne simbolo del casato di Serafino di Montagnan, primo feudatario di Cossoine. Tra le  chiese si ricorda anche il piccolo oratorio di Santa Croce risalente al XVII.


Il paese sorge in posizione dominante nel cuore di un territorio caratterizzato dalla varietà del paesaggio del contesto ambientale. L'abitato ha un centro storico dalle inalterate fisionomie sei settecentesche nel quale spicca la chiesa parrocchiale di S. Chiara di impronta tardo gotica. Il territorio è caratterizzato da cospicue testimonianze archeologiche che rivelano l'ininterrotta attività umana.
Il comune di Cossoine è compreso nella regione geografica del Logudoro-Meilogu. Esso confina con i territori dei comuni di Romana, Thiesi, Giave, Bonorva, Semestene, Pozzomaggiore, Mara, Padria, Monteleone Roccadoria, ed un breve tratto di Cheremule. I rilievi principali sono il monte Traessu ( m 717 ) costituito da vulcaniti terziarie, posto al confine con il comune di Giave, risulta essere il più elevato del territorio, la Costa del Cossoinese di natura basaltica, su TANGULERI (m 583 ), punto più elevato dell'altopiano basaltico dove è sito l'abitato diimmagini Cossoine cossoine. Nel territorio non vi sono pianure di grande ampiezza, eccettuata la piana bonificata di CAMPU GIAVESU, di cui solo una modesta porzione ricade nel comune di Cossoine ( SU PADRU ). L'idrografia superficiale è caratterizzata da corsi d'acqua di tipo torrentizio e stagionale, i maggiori sono il RIU BADU 'E LUDU a nord del territorio ed il rio MULINO - ALCHENNERO a sud.sono inoltre presenti alcuni laghetti artificiali nell'area forestale di monte TRAESSU utilizzati in caso di incendio. Il clima del territorio Cossoinese è caratterizzato da precipitazioni che di rado assumono natura nevosa. Si hanno inverni piuttosto rigidi, con gelate e brinate notturne ed estati molto siccitose e calde.Nelle aree non sottoposte a coltivazione o pascolo, la flora è data da essenze tipiche della macchia mediterranea, con piante arboree quali il leccio, la roverella, la sughera ed arbusti come il lentisco, il cisto, l’erica, il corbezzolo, il mirto, ecc. Tale copertura è ben conservata nel settore di M. Traessu – M. Castanza, dove è presente un’area di forestazione e di sistemazione ambientale.
La fauna selvatica è costituita da Mammiferi quali la volpe, il cinghiale, la martora, il topo quercino, la donnola, il riccio, ed altri tra cui diverse specie di pipistrelli; da Uccelli, fra cui il nibbio reale, la poiana, il gheppio, il barbagianni, talvolta si può osservare i grifone, proveniente dal non lontano territorio di Bosa, la pernice sarda, il corvo imperiale, e vari Passeri formi. Nei laghetti collinari sono frequenti gli Anatidi (germano reale, mestolone, ecc). Tra gli Anfibi sono da citare la raganella sarda, il discoglosso sardo, il rospo smeraldino e tra i Rettili la tartaruga comune, la luscengola, il gongolo, il biacco, la natrice viperina.
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Nel territorio di Cossoine si conoscono attualmente 25 grotte naturali, (Sa Tumba è sa Pala è s’Ulumu, Su Tumbone è Iscala Accas, Grotta seconda di Iscala Accas, Grotta terza di Iscala Accas, SaUcca è Sa Lande, Sa Ucca è Malupensu, Grotta Tuntana su Colvu, Sa Ucca è Coa è Mazzones, Sa Ucca è Mammuscone, Sa Ucca è Mammuscone Pizzinnos, Sa Ucca è Su Vicariu, Grotta di Suiles, Grotta di su Anzu, Grotta su disterru è Toe, Grotta sa Mazzonera, Grotta sa Ucca è Pelaia, Grotta su Tumbone, Grotta prima di Sarò, Grotta seconda di Sarò, Grotta terza di Sarò, Grotta di Pascialzu, Grotta di sas Monzas, Grotta Mignone, Grotta Sorigalza) la maggior parte delle quali si apre nelle rocce calcaree, mentre alcune sono situate in rocce di natura vulcanica. In ambito provinciale è uno dei comuni col più alto numero di grotte, per cui da questo punto di vista riveste un interesse particolare. Queste grotte sono state esplorate e rilevate dal Gruppo Speleologico Sassarese (GSS).
La più importante grotta del territorio è Sa Ucca è su Peltusu, che con i suoi 3180 m di sviluppo costituisce la più grande grotta della provincia di Sassari. Nel suo interno è possibile osservare notevoli fenomeni di erosione carsica, con la presenza di un torrente sotterraneo e un deposito di ostriche fossili mioceniche di grande rilevanza, forse unico in ambito regionale.
La Grotta di Suiles, scoperta di recente in seguito agli scavi per la condotta idrica, si presenta riccamente ornata di concrezioni di notevole bellezza perfettamente intatte, e meriterebbe particolare attenzione per lasua tutela.
Sa Ucca è Mammuscone è la più conosciuta grotta di Cossoine, citata da numerosi autori fin dalla prima metà dell’800 e con numerose leggende che la riguardano. Ritenuta in passato un cratere vulcanico, è una cavità ad andamento verticale che si sviluppa inizialmente nelle rocce vulcaniche e successivamente nel calcare e che raggiunge la profondità di 63 metri, costituendo la più profonda grotta del comune.
Alcune grotte di Cossoine rivestono importanza per la fauna cavernicola, con presenza di particolari organismi, fra i quali citiamo per tutti la specie Patriziella nuragica, un rarissimo coleottero troglobio endemico, noto nel mondo esclusivamente a Sa Ucca è Mammuscone.
La valorizzazione delle grotte di Cossoine si rende oggi piuttosto necessaria, con la pubblicazione di uno studio conoscitivo, la creazione di una mostra che ne evidenzi le caratteristiche e con la realizzazione di un eventuale percorso di visite guidate in quelle più interessanti, escludendo comunque la possibilità di un vero e proprio sfruttamento turistico nel termine classico della parola.
La Grotta Suelis
    
Sa Ucca 'e su Peltusu
    
santa chiaraChiesa Santa Chiara

Nell’ultimo ventennio del 500 si cominciava pure la costruzione della nuova parrocchiale di Cossoine, dedicata a Santa Chiara. Di schema gotico - catalano, con abside quadrangolare voltata a crociera costolonata, più bassa e stretta dell’aula, secondo la versione isolana, e navata segnata lateralmente da cappelle, essa subì tra la fine del XVII secolo e gli inizi del successivo il rifacimento del presbiterio e dell’aula secondo moduli classicistici ormai imperanti nell’Isola, che però più che all’ideologia barocca riportano alla temperie plateresca. Il primo, eseguito nel 1696 dal maestro Francisco Tola fu prolungato così da assumere un impianto rettangolare e coperto con volta a botte impostata su una cornice ornata da mutuli e baccellature. Per l’arco trionfale si adottava invece la serie di punte di diamante che costituisce una sigla delle chiese del Meilogu e in generale del Logudoro. Quasi un decennio dopo, nel 1704, si costruivano le volte della navata, in origine coperta in legname.

Santa Maria Iscalas
La chiesa di  è la più antica di tutte le chiese presenti a Cossoine e risale al periodo dell’impero bizantino.La chiesa, con pianta a croce gre ca, ha bracci voltati a botte è corpo centrale cupolato, consta nel suo aspetto esteriore di diversi corpi di fabbrica risalenti ai secoli XI-XIII ma verosimilmente fu fondata nel VI secolo d.C. durante il primo periodo di dominio bizantino in Sardegna.Un gruppo di persone si stabilì presso Santa Maria Iscalas chiamata così perché posta sopra un sentiero difficile da percorrere. Santa Maria apparteneva a una delle famiglie più potenti: quella di Don Petru Atzen che aveva sette figli ed era padrone di tutta la zona di Cossoine. Alla sua morte i sette figli si divisero le terre e ognuno, con la sua famiglia, vi si stabilì. Prima era chiamata S. Maria de Curin e anche S. Maria de Agunza come risulta da diversi documenti.Essa costituisce uno degli esemplari più antichi dell’architettura religiosa dell’isola. Itinerari archeologico-ambientale meriterebbe anche la zona del rio Alchennero, caratterizzata dalle imponenti pareti calcaree tra le quali scorre il fiume e dalle numerose necropoli ipogeiche del Neolitico Recente tra le quali spicca quella di Furrighesos, nonché interessantissimi resti dell’insediamento nuragico in località Santu Pedru che fu sede di abitato anche in età romana e tardoantica e nel quale è verosimile porre l’ubicazione dello scomparso villaggio medievale di Alchennor noto nelle fonti documetarie dell’epoca.La festa di Santa Maria Iscalas si svolge nell’ultima domenica di Agosto o la prima domenica di Settembre.E’ considerata la festa dei giovani in quanto sono loro in prima persona che si occupano dei preparativi e inoltre per l’occasione vengono invitati cantanti di spicco. Santa Maria Iscalas è situata sopra un sentiero difficile da percorrere. Prima era chiamata S. Maria de Curin e anche S. Maria de Agunza come risulta da antichi documenti trovati nella chiesa di S. Pietro.

San Sebastiano
Sorge sopra un gran conglomerato di conchiglie e fossili. La facciata si trova sopra un ampio piazzale con gradinate d’accesso. Possiede un campanile rudimentale. Si racconta che sia stata costruita per ringraziare il santo dopo una peste di bestiame. La pianta della chiesa è a croce latina formata da una navata centrale e due cappelle laterali. Su quella di sinistra c’è la Madonna de Binu Nou  trasportata da Taccariu dalla chiesetta de Binu Nou che venne poi distrutta. Sulla cappella destra si venera l’Arcangelo Raffaele mentre sull’altare maggiore si notano tre nicchie di santi: a sinistra Sant’Antonio, al centro San Sebastiano e a destra Sant’Antonio Abate.

S. Sebastiano - 2° Domenica di Maggio (2gg)  


 Storia

Il paese fu probabilmente fondato nel primo Medioevo da una tribù corsa, proveniente dalle coste nordorientali della Sardegna, come testimonia l'appellattivo di "Corsein" presente nelle carte geografiche più antiche e l'alta frequenza del cognome Unali (da "Gunale", toponimo storico di una curatoria del Giudicato di Gallura).

Nel suo territorio si trovano anche testimonianze di civiltà antecendenti, tra cui alcuni Nuraghi, trovandosi esattamente nella cosiddetta valle dei Nuraghi. Non mancano testimonianze del passaggio di altri popoli, tra cui i Romani con "Lucentia" o "Castrum Lucentinum" (oggi "Lughentinas") e i Bizantini con l' insediamento di "Kourin", presso la chiesa di Santa Maria Iscalas , tra le più antiche dell' isola.

Altro luogo noto di Cossoine è la spaventosa voragine di Mammuscone, che nel Medioevo era considerata dalla credulità popolare la porta dell'Inferno: si dice che per ordine del Clero o dei feudatari locali (nobili iberici di ascendenze germaniche) vi venissero gettate le adultere, i vecchi non più utili ai lavori di campagna ormai incapaci di pagare corvèe e decime, e soprattutto le coppie che si rifiutavano di sottostare allo Ius primae noctis, che veniva crudelmente imposto a tutte le donne. È probabimente questo terribile istituto giuridico il motivo per cui oggi gli abitanti di Cossoine (soprattutto quelli delle famiglie di più antico radicamento e meno miste con forestieri) presentano una statura più alta, tratti sottili, occhi chiari e una complessione generale meno mediterranea rispetto al circondario; sono presenti addirittura i capelli rossi con una frequenza davvero anomala per l'isola. Queste caratteristiche vanno di pari passo con la quasi totalità di cognomi sardi, per cui risulta difficile trovare spiegazioni alternative a un' effettiva attuazione storica dello Ius primae noctis .

Questo e altri soprusi fecero sviluppare negli abitanti del villaggio un carattere indomito e anarchico rispetto alle autorità dei dominatori e dei nobili collusi col potere, tanto da ricevere l'appellattivo di "Orgosoleddu". Fino all'Ottocento il Paese era lo spauracchio dei parroci della sede vescovile per la sua inospitalità all' autorità spirituale e il cattolicesimo era praticato prevalentemente dalle famiglie delle classi alte, mentre le masse popolari aderivano ad un culto distorto con superstizioni e reminiscenze di culti pagani. Il territorio, allora ricco di foreste nei monti e di paludi nelle valli, tra i più selvaggi della provincia di Sassari, era il paradiso dei protagonisti del banditismo locale, quali i fratelli Cabizza ddel villaggio stesso e Peppino Marceddu di Pozzomaggiore, e anche di altri emendamenti, come il famigerato Francesco De Rosas di Usini.

Nel Novecento il progresso delle comunicazioni portò il villaggio ad un certo grado di sviluppo economico e sociale. Il quasi completo abbattimento degli alberi durante la costruzione della ferrovia impedì ogni futuro insediamento di banditi, tanto che Cossoine restò immune dal fenomeno dei sequestri di persona, che nell'isola invece aumentavano insieme allo sviluppo economico.

Dopo alcuni decenni le migliori condizioni nutritive e sanitarie portarono come rovescio della medaglia ad un eccesso di popolazione, che a partire dagli anni 50 provocò inevitabilmente una notevole emigrazione, soprattutto in Argentina, Nord Italia e Nord Europa.

Il Comune, dopo il disastro urbanistico casuato da un lungo periodo di amministrazione della Democrazia cristiana, è stato dagli anni 80 sino al 2000 guidato da una maggioranza di Sinistra.

Tradizioni

Cossoine è citato in diverse fonti storiche per una singolare caratteristica dei suoi canti : al contrario della comune consuetudine sarda di un canto "a tenore" esclusivamente maschile , in questo villaggio esisteva una tradizione femminile , che da più di un secolo è purtroppo andata tristemente e irreversibilmente persa .



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fonti:   http://it.wikipedia.org/wiki/Cossoine    e     http://www.comunecossoine.it/frame/framecompletohome.html








 

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