Clicca (Ctrl+D) per aggiungere questa pagina!Devi fare questo manualmente!Compila il modulo sottostante
Cossoine
Scritto da MARALB
Questo articolo è stato letto: 658 volte
Cossoine
Cossoine
Cenni Storici
R
ecenti indagini archeologiche hanno dimostrato che il territorio di
Cossoine era abitato fin dal neolitico, come testimoniano le numerose
Domus de Ianas, ancora in ottimo stato; notevole la presenza dell’uomo
anche in epoca successiva durante l’Età Nuragica, Romana e medioevale.
Questi periodi sono rappresentati in maniera esemplare nel sito
archeologico di Corruoe (tutt’ora in corso di
scavo), dove in perfetta stratigrafie emergono i resti di un villaggio
nuragico con nuraghe e di una villa romana riutilizzata anche in
periodo altomediovele come testimoniano gli abbondanti
resti ceramici rinvenuti durante gli scavi.
Tra le vestigia medioevali sicuramente la più importante e la
più famosa è la chiesa bizantina di Santa Maria Iscalas, che risale
presumibilmente al VI sec. d. C., durante il primo dominio
bizantino in Sardegna. All’età romana è attribuibile la
necropoli che si estende per un vasto raggio nell’area
circostante la chiesa e in prossimità di un nuraghe, che
sorge all’estremità dell’altopiano a ca 100 m dall’ edificio
di culto.
Le prime citazioni storiche risalgono tuttavia al
XI secolo, come testimoniano gli Annales Camaldulenses, dove viene
citata con il nome di santa Maria di Curin.
Probabilmente in questo stesso periodo sorgeva intorno alla chiesetta
un piccolo villaggio, la cui popolazione, insieme a quella di
altri piccoli centri sparsi nel territorio, intorno al 1350
diede vita alla villa medioevale di “Consedin” o “Cossein”, il toponimo
è di origine incerta, anche se pare richiamare il sardo
logudorese e campidanese cossu, nel significato di conca o tino per il
bucato, oppure un nome di persona cossu che può dipendere da
un corsus, originario della Corsica (nel 1388 gli abitanti di
Cossoine erano 225, corrispondenti a 45 famiglie).
Tra i numerosi centri abitati che caratterizzarono il
territorio durante il medioevo, (tra cui si ricordano santa Maria de
Inu Nou, Teclata, Campuj, Androliga, Paule e
Taccariu) merita particolare attenzione il villaggio di San
Pietro di Alchennor, situato nella valle dell’omonimo fiume, affluente
del Temo, nel quale sorgeva una abazia con relativo monastero, di
proprietà dei monaci camaldolesi.
In questo sito in tempi molto brevi verrà effettuata una compagna di
scavo per riportare alla luce i resti dell’abitato. Il paese di
Cossoine in origine sorgeva presso la località di Santu Giolzi,
dove si trovava l’antica e omonima parrocchiale attigua al
rione oggi denominato Funtana. Nel 1480 la chiesa di San Giorgio di
Cossoine ospitò addirittura un sinodo della diocesi di
Sorres, presieduto dal suo vescovo,
che era Giacomo de Pojo (1461-1497). Per costante tradizione si
racconta che il paese, assai più grosso e popoloso
dell’attuale, venne quasi completamente distrutto da una pestilenza
(sicuramente ci si riferisce a quella del 1527-28) e che da quel tempo
Cossoine fu ridotto a un centro di scarsa importanza. I pochi
sopravvissuti spostarono le loro abitazioni in direzione di
Funtana e da lì via via salendo
fino alla collina di Sa Serra. Approfittando dell’abbandono
del pese e della sua chiesa, i pozzomaggioresi trafugarono la statua di
san Giorgio, che ancora oggi si può ammirare nell’omonima
chiesa del loro paese, allora da poco elevata. Secondo gli
storici sassaresi, Fara e Vico, quella peste , entrata in Sardegna
dall’Italia, maltrattò crudelmente le città di Sassari, Alghero,
Castellaragonese (oggi Castelsardo), come pure le ville di
Codrongianus, Banari,
Mores, Ozieri, Bisarcio, Cossoine, e tanti altri paesi del Logudoro. Il
contagio durò per molti mesi e cessò il giorno della
commemorazione del martirio
di san Sebastiano, il 20 gennaio del 1529.
Per ringraziamento gli abitanti di Cossoine eressero
l’omonima chiesa, tutt’ora in uso; e non è da escludere che la
tradizionale ardia in onore del santo, tradizione ancora viva e
molto sentita dai cossoinesi, risalga proprio a
questo periodo, infatti insieme a quella di San Costantino di Sedilo
è una delle più antiche dell’isola ( nel 1589 la popolazione
era di 932 abitanti, corrispondenti a 233 famiglie). Tralasciata e
ubicata fuori del nuovo agglomerato, l’antica parrocchiale di
San Giorgio doveva versare in pietose condizioni quando, nel 1704,
trovandosi a Cossoine, l’arcivescovo turritano Sicardo ribadì
l’obbligo e l’urgenza di restaurarla. L’Angius nel 1839 ne
parla come di una chiesa di campagna “ a pochi passi dalle
case verso ponente, dove già soleansi seppellire i morti” cioè sino
alla costruzione dell’attuale cimitero nel 1829 . Il 12 gennaio 1388
convennero a Monteleone Roccadoria i rappresentanti del Comune di
Cossoine e di altri paesi del territorio dei Doria, per dare
procura a chi li avrebbe rappresentati a Cagliari per la
firma del trattato che avrebbe dovuto sancire la
liberazione di Brancaleone Doria marito di Eleonora
D’Arborea, Cossoine era rappresentato da Joanne Poddighe denominato
appunto “Majore della villa de Cossein”. Il paese fu del Giudicato di
Torres ed appartenne alla curatoria di Cabu Abbas. Fu Sotto
il domino dei Malaspina, dei Doria e poi cadde in potere degli
Aragonesi, quando Nicolò Doria nel 1436 dovette soccombere per fame
nella fortezza di Monteleone Roccadoria assediata dagli
spagnoli. Il Primo feudatario fu Serafino di Montagnan, sassarese, che
partecipò con gli spagnoli alla conquista della Rocca di
Monteleone; questi con diploma del 20 luglio 1436, dato in Teano,
comprò per 1300 ducati d’oro , da Alfonso V, la Baronia di Cossoine e
Cabu Abbas la quale comprendeva anche le ville di Jafa (Giave),
Torralba, Silaghe (Siligo), Sestem (Semestene), Banar, Bunanara,
Boruta, Thiesi, Rebeccu e i villaggi scomparsi di Lachesos,
Todorache , Terchido e Nieddu. Il 20 aprile 1505 ne fu investita la
famiglia dei Castelvì, nel 1590 la casa Alagon, nel 1621 il marchese di
Villasor. L’ultimo feudatario, investito il 30 aprile 1807,
fu don Giuseppe de Silvia, di origine spagnola, che aveva i
titoli di Marchese di Villasor, Conte di Monte Santo, Barone di Capu
Abbas, Signore di Cossoine e Giave. L’attuale parrocchia
dedicata a Santa Chiara ha strutture romaniche e
gotico-aragonesi, venne edificata nel XVI secolo e poi ampliata nel
XVIII secolo come si evince da una targa in pietra infissa nella
facciata posteriore. La chiesa conserva alcuni stemmi
gentilizi. Uno scudo porta i pali di Aragona; un altro ripetuto anche
in facciata, sostenuto da due angeli serafini presenta tre piccole
montagne simbolo del casato di Serafino di Montagnan, primo feudatario
di Cossoine. Tra le chiese si ricorda anche il piccolo
oratorio di Santa Croce risalente al XVII.
Il paese sorge in posizione dominante nel cuore di un territorio
caratterizzato dalla varietà del paesaggio del contesto ambientale.
L'abitato ha un centro storico dalle inalterate fisionomie sei
settecentesche nel quale spicca la chiesa parrocchiale di S. Chiara di
impronta tardo gotica. Il territorio è caratterizzato da cospicue
testimonianze archeologiche che rivelano l'ininterrotta attività umana.
Il comune di Cossoine è compreso nella regione geografica del
Logudoro-Meilogu. Esso confina con i territori dei comuni di Romana,
Thiesi, Giave, Bonorva, Semestene, Pozzomaggiore, Mara, Padria,
Monteleone Roccadoria, ed un breve tratto di Cheremule. I rilievi
principali sono il monte Traessu ( m 717 ) costituito da vulcaniti
terziarie, posto al confine con il comune di Giave, risulta essere il
più elevato del territorio, la Costa del Cossoinese di natura
basaltica, su TANGULERI (m 583 ), punto più elevato dell'altopiano
basaltico dove è sito l'abitato diimmagini Cossoine cossoine. Nel
territorio non vi sono pianure di grande ampiezza, eccettuata la piana
bonificata di CAMPU GIAVESU, di cui solo una modesta porzione ricade
nel comune di Cossoine ( SU PADRU ). L'idrografia superficiale è
caratterizzata da corsi d'acqua di tipo torrentizio e stagionale, i
maggiori sono il RIU BADU 'E LUDU a nord del territorio ed il rio
MULINO - ALCHENNERO a sud.sono inoltre presenti alcuni laghetti
artificiali nell'area forestale di monte TRAESSU utilizzati in caso di
incendio. Il clima del territorio Cossoinese è caratterizzato da
precipitazioni che di rado assumono natura nevosa. Si hanno inverni
piuttosto rigidi, con gelate e brinate notturne ed estati molto
siccitose e calde.Nelle aree non sottoposte a coltivazione o pascolo,
la flora è data da essenze tipiche della macchia mediterranea, con
piante arboree quali il leccio, la roverella, la sughera ed arbusti
come il lentisco, il cisto, l’erica, il corbezzolo, il mirto, ecc. Tale
copertura è ben conservata nel settore di M. Traessu – M. Castanza,
dove è presente un’area di forestazione e di sistemazione ambientale.
La fauna selvatica è costituita da Mammiferi quali la volpe, il
cinghiale, la martora, il topo quercino, la donnola, il riccio, ed
altri tra cui diverse specie di pipistrelli; da Uccelli, fra cui il
nibbio reale, la poiana, il gheppio, il barbagianni, talvolta si può
osservare i grifone, proveniente dal non lontano territorio di Bosa, la
pernice sarda, il corvo imperiale, e vari Passeri formi. Nei laghetti
collinari sono frequenti gli Anatidi (germano reale, mestolone, ecc).
Tra gli Anfibi sono da citare la raganella sarda, il discoglosso sardo,
il rospo smeraldino e tra i Rettili la tartaruga comune, la luscengola,
il gongolo, il biacco, la natrice viperina.
Nel territorio di Cossoine si conoscono attualmente 25 grotte naturali,
(Sa Tumba è sa Pala è s’Ulumu, Su Tumbone è Iscala Accas, Grotta
seconda di Iscala Accas, Grotta terza di Iscala Accas, SaUcca è Sa
Lande, Sa Ucca è Malupensu, Grotta Tuntana su Colvu, Sa Ucca è Coa è
Mazzones, Sa Ucca è Mammuscone, Sa Ucca è Mammuscone Pizzinnos, Sa Ucca
è Su Vicariu, Grotta di Suiles, Grotta di su Anzu, Grotta su disterru è
Toe, Grotta sa Mazzonera, Grotta sa Ucca è Pelaia, Grotta su Tumbone,
Grotta prima di Sarò, Grotta seconda di Sarò, Grotta terza di Sarò,
Grotta di Pascialzu, Grotta di sas Monzas, Grotta Mignone, Grotta
Sorigalza) la maggior parte delle quali si apre nelle rocce calcaree,
mentre alcune sono situate in rocce di natura vulcanica. In ambito
provinciale è uno dei comuni col più alto numero di grotte, per cui da
questo punto di vista riveste un interesse particolare. Queste grotte
sono state esplorate e rilevate dal Gruppo Speleologico Sassarese (GSS).
La più importante grotta del territorio è Sa Ucca è su Peltusu, che con
i suoi 3180 m di sviluppo costituisce la più grande grotta della
provincia di Sassari. Nel suo interno è possibile osservare notevoli
fenomeni di erosione carsica, con la presenza di un torrente
sotterraneo e un deposito di ostriche fossili mioceniche di grande
rilevanza, forse unico in ambito regionale.
La Grotta di Suiles, scoperta di recente in seguito agli scavi per la
condotta idrica, si presenta riccamente ornata di concrezioni di
notevole bellezza perfettamente intatte, e meriterebbe particolare
attenzione per lasua tutela.
Sa Ucca è Mammuscone è la più conosciuta grotta di Cossoine, citata da
numerosi autori fin dalla prima metà dell’800 e con numerose leggende
che la riguardano. Ritenuta in passato un cratere vulcanico, è una
cavità ad andamento verticale che si sviluppa inizialmente nelle rocce
vulcaniche e successivamente nel calcare e che raggiunge la profondità
di 63 metri, costituendo la più profonda grotta del comune.
Alcune grotte di Cossoine rivestono importanza per la fauna
cavernicola, con presenza di particolari organismi, fra i quali citiamo
per tutti la specie Patriziella nuragica, un rarissimo coleottero
troglobio endemico, noto nel mondo esclusivamente a Sa Ucca è
Mammuscone.
La valorizzazione delle grotte di Cossoine si rende oggi piuttosto
necessaria, con la pubblicazione di uno studio conoscitivo, la
creazione di una mostra che ne evidenzi le caratteristiche e con la
realizzazione di un eventuale percorso di visite guidate in quelle più
interessanti, escludendo comunque la possibilità di un vero e proprio
sfruttamento turistico nel termine classico della parola.
La Grotta Suelis
Sa Ucca 'e su Peltusu Chiesa
Santa Chiara
Nell’ultimo ventennio del 500 si cominciava pure la costruzione della
nuova parrocchiale di Cossoine, dedicata a Santa Chiara. Di schema
gotico - catalano, con abside quadrangolare voltata a crociera
costolonata, più bassa e stretta dell’aula, secondo la versione
isolana, e navata segnata lateralmente da cappelle, essa subì tra la
fine del XVII secolo e gli inizi del successivo il rifacimento del
presbiterio e dell’aula secondo moduli classicistici ormai imperanti
nell’Isola, che però più che all’ideologia barocca riportano alla
temperie plateresca. Il primo, eseguito nel 1696 dal maestro Francisco
Tola fu prolungato così da assumere un impianto rettangolare e coperto
con volta a botte impostata su una cornice ornata da mutuli e
baccellature. Per l’arco trionfale si adottava invece la serie di punte
di diamante che costituisce una sigla delle chiese del Meilogu e in
generale del Logudoro. Quasi un decennio dopo, nel 1704, si costruivano
le volte della navata, in origine coperta in legname.
Santa Maria Iscalas
La chiesa di è la più antica di tutte le chiese presenti a
Cossoine e risale al periodo dell’impero bizantino.La chiesa, con
pianta a croce gre ca, ha bracci voltati a botte è corpo centrale
cupolato, consta nel suo aspetto esteriore di diversi corpi di fabbrica
risalenti ai secoli XI-XIII ma verosimilmente fu fondata nel VI secolo
d.C. durante il primo periodo di dominio bizantino in Sardegna.Un
gruppo di persone si stabilì presso Santa Maria Iscalas chiamata così
perché posta sopra un sentiero difficile da percorrere. Santa Maria
apparteneva a una delle famiglie più potenti: quella di Don Petru Atzen
che aveva sette figli ed era padrone di tutta la zona di Cossoine. Alla
sua morte i sette figli si divisero le terre e ognuno, con la sua
famiglia, vi si stabilì. Prima era chiamata S. Maria de Curin e anche
S. Maria de Agunza come risulta da diversi documenti.Essa costituisce
uno degli esemplari più antichi dell’architettura religiosa dell’isola.
Itinerari archeologico-ambientale meriterebbe anche la zona del rio
Alchennero, caratterizzata dalle imponenti pareti calcaree tra le quali
scorre il fiume e dalle numerose necropoli ipogeiche del Neolitico
Recente tra le quali spicca quella di Furrighesos, nonché
interessantissimi resti dell’insediamento nuragico in località Santu
Pedru che fu sede di abitato anche in età romana e tardoantica e nel
quale è verosimile porre l’ubicazione dello scomparso villaggio
medievale di Alchennor noto nelle fonti documetarie dell’epoca.La festa
di Santa Maria Iscalas si svolge nell’ultima domenica di Agosto o la
prima domenica di Settembre.E’ considerata la festa dei giovani in
quanto sono loro in prima persona che si occupano dei preparativi e
inoltre per l’occasione vengono invitati cantanti di spicco. Santa
Maria Iscalas è situata sopra un sentiero difficile da percorrere.
Prima era chiamata S. Maria de Curin e anche S. Maria de Agunza come
risulta da antichi documenti trovati nella chiesa di S. Pietro.
San Sebastiano
Sorge sopra un gran conglomerato di conchiglie e fossili. La facciata
si trova sopra un ampio piazzale con gradinate d’accesso. Possiede un
campanile rudimentale. Si racconta che sia stata costruita per
ringraziare il santo dopo una peste di bestiame. La pianta della chiesa
è a croce latina formata da una navata centrale e due cappelle
laterali. Su quella di sinistra c’è la Madonna de Binu Nou
trasportata da Taccariu dalla chiesetta de Binu Nou che venne poi
distrutta. Sulla cappella destra si venera l’Arcangelo Raffaele mentre
sull’altare maggiore si notano tre nicchie di santi: a sinistra
Sant’Antonio, al centro San Sebastiano e a destra Sant’Antonio Abate.
S. Sebastiano - 2° Domenica di Maggio (2gg)
Storia
Il paese fu probabilmente fondato nel primo Medioevo da una tribù
corsa, proveniente dalle coste nordorientali della Sardegna, come
testimonia l'appellattivo di "Corsein" presente nelle carte geografiche
più antiche e l'alta frequenza del cognome Unali (da "Gunale", toponimo
storico di una curatoria del Giudicato di Gallura).
Nel suo territorio si trovano anche testimonianze di civiltà
antecendenti, tra cui alcuni Nuraghi, trovandosi esattamente nella
cosiddetta valle dei Nuraghi. Non mancano testimonianze del passaggio
di altri popoli, tra cui i Romani con "Lucentia" o "Castrum Lucentinum"
(oggi "Lughentinas") e i Bizantini con l' insediamento di "Kourin",
presso la chiesa di Santa Maria Iscalas , tra le più antiche dell'
isola.
Altro luogo noto di Cossoine è la spaventosa voragine di Mammuscone,
che nel Medioevo era considerata dalla credulità popolare la porta
dell'Inferno: si dice che per ordine del Clero o dei feudatari locali
(nobili iberici di ascendenze germaniche) vi venissero gettate le
adultere, i vecchi non più utili ai lavori di campagna ormai incapaci
di pagare corvèe e decime, e soprattutto le coppie che si rifiutavano
di sottostare allo Ius primae noctis, che veniva crudelmente imposto a
tutte le donne. È probabimente questo terribile istituto giuridico il
motivo per cui oggi gli abitanti di Cossoine (soprattutto quelli delle
famiglie di più antico radicamento e meno miste con forestieri)
presentano una statura più alta, tratti sottili, occhi chiari e una
complessione generale meno mediterranea rispetto al circondario; sono
presenti addirittura i capelli rossi con una frequenza davvero anomala
per l'isola. Queste caratteristiche vanno di pari passo con la quasi
totalità di cognomi sardi, per cui risulta difficile trovare
spiegazioni alternative a un' effettiva attuazione storica dello Ius
primae noctis .
Questo e altri soprusi fecero sviluppare negli abitanti del villaggio
un carattere indomito e anarchico rispetto alle autorità dei dominatori
e dei nobili collusi col potere, tanto da ricevere l'appellattivo di
"Orgosoleddu". Fino all'Ottocento il Paese era lo spauracchio dei
parroci della sede vescovile per la sua inospitalità all' autorità
spirituale e il cattolicesimo era praticato prevalentemente dalle
famiglie delle classi alte, mentre le masse popolari aderivano ad un
culto distorto con superstizioni e reminiscenze di culti pagani. Il
territorio, allora ricco di foreste nei monti e di paludi nelle valli,
tra i più selvaggi della provincia di Sassari, era il paradiso dei
protagonisti del banditismo locale, quali i fratelli Cabizza ddel
villaggio stesso e Peppino Marceddu di Pozzomaggiore, e anche di altri
emendamenti, come il famigerato Francesco De Rosas di Usini.
Nel Novecento il progresso delle comunicazioni portò il villaggio ad un
certo grado di sviluppo economico e sociale. Il quasi completo
abbattimento degli alberi durante la costruzione della ferrovia impedì
ogni futuro insediamento di banditi, tanto che Cossoine restò immune
dal fenomeno dei sequestri di persona, che nell'isola invece
aumentavano insieme allo sviluppo economico.
Dopo alcuni decenni le migliori condizioni nutritive e sanitarie
portarono come rovescio della medaglia ad un eccesso di popolazione,
che a partire dagli anni 50 provocò inevitabilmente una notevole
emigrazione, soprattutto in Argentina, Nord Italia e Nord Europa.
Il Comune, dopo il disastro urbanistico casuato da un lungo periodo di
amministrazione della Democrazia cristiana, è stato dagli anni 80 sino
al 2000 guidato da una maggioranza di Sinistra.
Tradizioni
Cossoine è citato in diverse fonti storiche per una singolare
caratteristica dei suoi canti : al contrario della comune consuetudine
sarda di un canto "a tenore" esclusivamente maschile , in questo
villaggio esisteva una tradizione femminile , che da più di un secolo è
purtroppo andata tristemente e irreversibilmente persa .