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Siligo
Scritto da MARALB
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Siligo
Siligo
Siligo è un piccolo paese posto al centro di una delle zone più
affascinanti della Sardegna, il Logudoro Mejlogu, luogo noto per i
bellissimi paesaggi, le tante formazioni geologiche, uniche nel loro
genere e le grandi cattedrali romaniche. All' interno del paese sono
presenti minimarket, bar, pizzerie e ristoranti,oltre ad un
osservatorio astronomico e un planetario, aperti tutto l’anno.Di
particolare interesse è il museo dedicato a Maria Carta, straordinaria
interprete e custode delle tradizioni canore della sua terra, che qui
nacque e trascorse parte della sua esistenza. Il centro offre anche la
possibilità di visitare i luoghi che videro l’ambientazione letteraria
del famoso romanzo di Gavino Ledda ( il quale risiede ancora a Siligo)
“Padre Padrone”, e delle scene dell’omonimo film che vinse la Palma
d’oro a Cannes. Un soggiorno a Siligo è l’occasione giusta per
effettuare escursioni archeologiche verso nuraghi, domus de janas,
dolmen, santuari nuragici, sempre immersi in una natura intatta e
rigogliosa e, tutto ciò, a pochi chilometri dalle spiagge di Alghero e
del nord Sardegna.
Il paese di Siligo è collocato a breve distanza dal valico
tra Monte Santo e Monte Pelau, alle falde del Monte Sant'Antonio, su
cui troviamo i ruderi del santuario federale nuragico e del
castello medioevale: un paesaggio straordinario, scavato tra i calcari
miocenici, inciso tra i basalti e le vulcaniti quaternarie e
modificato dall'uomo, che è presente almeno dal neolitico,
anche se gli archeologi non hanno censito monumenti e testimonianze che
precedano l'età nuragica, che pure sono frequenti nelle aree
di contorno.
L'età più opulenta di questo territorio fu il Bronzo Antico e
comunque l'età protostorica: i Nuraghi di Siligo sono ben 25, con non
pochi protonuraghi e almeno sette nuraghi complessi, tra i
quali si distinguono i nuraghi collocati ai margini dell'altopiano di
S'Aspru, che evidentemente obbediscono a logiche di difesa:
il nuraghe Conzattu, con mastio e bastione a profilo
concavo-convesso; il nuraghe Ponte Molino o Sa Rena; il nuraghe Santu
Filighe e il nuraghe S'Iscala Ruia. Tra i nuraghi complessi
si può ricordare infine il nuraghe Santu Oltolu in località Truviu, al
confine con Banari.
I monumenti più straordinari sono però quelli di Monte
Sant'Antonio o di Cherchizza: un complesso di edifici sacri gravemente
danneggiati dai tombaroli, un tempio a pozzo, una torre capanna
circolare, un vero e proprio accesso monumentale verso l'area sacra, un
recinto, un edificio circolare ed un tempietto in antis, cioè dotato di
ante sul prospetto, un edificio a doppia abside, un villaggio che
vediamo come il terminale di un commercio di collane di ambra che
collegava la Sardegna al Mar Baltico nel corso dell'età del Bronzo
finale. Un mondo misterioso che lentamente ritorna alla luce.
Nell’attuale
territorio di Siligo, in un’area gravitante intorno alle immediate
vicinanze dell’abitato, è documentata l’esistenza di tre villaggi sorti
in epoca medievale, dei quali poco o niente oggi è rimasto. Due di
questi risultano già scomparsi in epoca tardo medievale (seconda metà
del sec. XV) mentre il terzo fu definitivamente abbandonato in epoca
relativamente recente (primi anni del secolo XIX).
Per stabilirne con certezza il sito originario di fondazione ci siamo
basati su una accurata ricerca condotta sia sui toponimi, dove ciò è
stato possibile, che su fonti documentarie scritte attualmente
conosciute, mettendo poi a confronto i dati emersi.
Il villaggio di Siligo condivideva, dunque, quello che è il suo attuale
territorio con altri tre villaggi:
CAPULA: castello con borgo, la cui chiesa era Sant’Antonio di
Montecastello, o Montecaptili, situata sull’omonimo monte.
CHERCHEDU: centro demico denominato nelle fonti anche Terquiddo. La sua
parrocchiale, San Nicola, si trovava nell’odierno Borgo San Nicolò,
considerato erroneamente il nucleo storico originario di Siligo.
VILLANOVA MONTESANTO: valle situata nei pressi dell’omonima fonte
(Biddanoa) e della chiesa campestre di San Vincenzo Ferreri (forse la
sua parrocchiale).
Cittadini
illustri
Francesco Cossiga
...per questo la mia "Vita Silighese", mi è oggi particolarmente
presente, e costituisce un dolce e robusto ricordo dei miei anni
giovanili, che concorre a costruire la ragione della mia attuale
esistenza.
F. Cossiga
Marrakech 31 Dicembre 2001
Francesco Cossiga (Sassari, 26 luglio 1928) è stato l'ottavo Presidente
della Repubblica Italiana, dal 1985 al 1992, e da allora è senatore a
vita. A seguito di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri
può fregiarsi del titolo di Presidente emerito della Repubblica
italiana.
È stato ministro dell'Interno nel Governo Andreotti III dal 1976 al
1978, quando si dimise in seguito al rapimento di Aldo Moro. Dal 1979
al 1980 fu presidente del Consiglio e fu presidente del Senato della
Repubblica nella IX legislatura dal 1983 al 1985, quando lasciò
l'incarico perché fu eletto al Quirinale.
Maria Carta
Nasce a Siligo il 24 giugno 1934 in Via Brigata Sassari, da
Giovanna Maria Delogu e da Antonio Carta, Maria
Giovanna Agostina Carta: Giovanna perché nasce il giorno della festa di
S. Giovanni e Maria Agostina per ricordare la nonna materna
(sennorese di nascita).
Maria cresce serena fino all’età di otto anni, quando perde
il padre per una grave malattia ed è costretta,
come del resto tutti i bambini della sua condizione
sociale, ad affrontare le fatiche quotidiane sia in casa sia in
campagna.
Fin da bambina mostra di avere una bella voce, lavora e
canta, canta e lavora. Il suo primo pubblico è la
gente del paese: le donne che assieme a lei
raccolgono le olive, le donne che sarchiano il grano, le
donne che lavano i panni al fiume, i pastori, i contadini.
Gavino Ledda
Gavino Ledda nasce a Siligo, il 30 dicembre 1938; fa il pastore fino a
20 anni, senza frequentare alcun tipo di scuola. Nel 1958 decide di
arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Nel 1959 diventa sergente
esperto in radiotecnica presso la scuola di trasmissioni della
Cecchignola, a Roma, e nel 1961, a Pisa, consegue da privatista la
licenza media. Nell’aprile 1962 si congeda dall’esercito e ottiene,
sempre da privatista, la licenza ginnasiale a Ozieri, in Sardegna, dove
è nel frattempo rientrato.
Successivamente, è ammesso alla terza liceo classico, e nel 1964
sostiene la maturità classica. Si iscrive quindi all’Università “La
Sapienza” di Roma e nel 1969 si laurea in Glottologia, con una tesi sul
dialetto sardo.
Nel 1970 è all’Accademia della Crusca con Giacomo Devoto e nel 1971 è
assistente di Filologia romanza e di Linguistica sarda a Cagliari.
Nel frattempo inizia a scrivere “Padre padrone. L’educazione di un
pastore”, che completa nel 1974; nell’aprile 1975 il libro viene
pubblicato da Feltrinelli e riscuote un notevole successo, ottiene il
Premio Viareggio, viene tradotto in quaranta lingue e, nel 1977,
diventa un film con la regia dei fratelli Taviani, che vince la Palma
d’oro al Festival di Cannes.
Efisio Arru
..ricordarlo è ricordare Siligo a cui era indissolubilmente legato non
solo per i legami familiari, ma anche per quelli che aveva con i sui
abitanti e col territorio, fiero com’era delle sue radici contadine.
G. Garippa
Ricordo di Efisio Arru
Nato a Siligo l’11 novembre 1927, nel 1952 consegue il Diploma di
maturità classica nel Liceo Ginnasio Azuni di Sassari. Iscrittosi nello
stesso anno al corso di Laurea in Medicina Veterinaria presso
l’Università di Sassari, frequenta come allievo interno l’Istituto di
“Patologia generale e Anatomia Patologica Veterinaria” usufruendo di
una borsa di studio regionale. Si laurea il 10 novembre 1956 col
massimo dei voti e la lode, discutendo, con Prof. Arturo Carta, una
Tesi dal titolo “Sui nematodi gastrointestinali degli equini”.
Immediatamente dopo la laurea inizia la lunga carriera universitaria
tutta svolta presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Sassari,
inizialmente come assistente e collaboratore, poi libero docente e
infine Professore Ordinario e Straordinario di Malattie Parassitarie
degli animali domestici, nonché Direttore dell’Istituto di Patologia
Generale e Anatomia Patologica Veterinaria, fino al pensionamento
avvenuto nel 1997.
Molto intensa e importante l’attività di Ricercatore di Parassitologia
nonché l’attività didattica svolta dal 1959 al 1997.
Gavino Contini
A una limba mala ruza e rude
li rispondo cun tonu mansuetu
Ognunu a sos errores est suggettu
tantu in bezzesa che in gioventude
ca ue fiorit bella una virtude
bi naschet pro natura unu difettu
Non pianghedas nerzende ite dolu
Ca si deo so goi non so solu.
Gavino
Luciano Contini nasceva il 12 dicembre del 1855 da genitori poveri.
Come la maggior parte dei giovani del suo tempo, lavorava sodo come
pastorello
e alle dipendenze dei benestanti del paese fino all’età di
vent’anni, quando si arruolò nelle Guardie Regie. Mostrava sin da
piccolo una spiccata tendenza
per l’improvvisazione poetica che perfezionava in occasione d’incontri
con altri poeti del paese o dei paesi vicini. Il soggiorno a Roma e in
altre importanti località del continente gli offriva la possibilità di
arricchirsi culturalmente e di affinare il suo stile di vita. Non
trascurava tuttavia la poesia che considerava
sempre la sua più grande passione. Passava successivamente tra gli
Agenti di Custodia ed era trasferito in Sardegna, a Castiadas, dove si
congedava per malattia nel 1890. Ritornava quindi a Siligo e si
dedicava finalmente a tempo pieno alla poesiaPortamento distinto,
cappello (sumbreri) in testa e ramoscello
di assenzio nel taschino della giacca, Gavino è sempre stato
un uomo di compagnia, grande conversatore e, purtroppo, anche accanito
bevitore. Dava l’impressione a chi lo ascoltava di aver frequentato le
scuole superiori; correva anche voce che avesse studiato in seminario,
mentre in realtà non era andato oltre la terza elementare. Eccelleva
nell’improvvisazione poetica e riusciva a comporre con sorprendente
rapidità versi arguti e briosi che incantavano l’uditorio. La sua
cristallina vena poetica costituiva un forte richiamo ovunque si
recasse. Nel 1896 fu d’accordo con gli altri poeti estemporanei, e in
particolare con Antonio Cubeddu di Ozieri, nel sostenere che le gare
poetiche si svolgessero sul palco e che il vincitore o i primi tre
poeti scelti dalla giuria ricevessero un premio in danaro in
sostituzione o insieme al tradizionale trofeo (su pannu). Inoltre diede
un sostanziale contributo all’evoluzione della poesia sarda da poesia
di “forma” a poesia di “sostanza”. Per oltre 20 anni Gavino ha calcato
i palchi di tutta la Sardegna ingaggiando memorabili duelli dai quali è
emersa la sua figura di combattente indomito che lo ha reso famoso
negli angoli più sperduti dell’isola. Sovente il vino gli creava dei
problemi, sempre più accentuati di mano in mano che avanzava con l’età.
Non gradiva però che il vizio gli venisse rinfacciato in pubblico dai
colleghi e chi osava farlo incorreva nelle sue frecciate. Un
comportamento del tutto diverso aveva invece coi silighesi che per
questa sua debolezza lo rimproveravano a fin di bene. La sua acuta
sensibilità lo portava a riconoscere che il suo “avversario” Pirastru
aveva ragione quando diceva “chi su inu faghet male”. Tuttavia mentre
alle insinuazioni di Pirastru rispondeva in modo aggressivo, ai
rimbrotti dei silighesi reagiva restando a lungo lontano dal paese o
con ottave sul tipo di questa riportata, tanto pacifica da non sembrare
sua. E forse neppure lo è, o quanto meno è difficile provarlo, per il
fatto che all’epoca la maggior parte delle poesie, comprese quelle
composte “a tavolino”, erano memorizzate e tramandate oralmente.